“La Verità è più grande di noi stessi”
Il Papa inizia il suo viaggio apostolico in Spagna con un forte appello ad abbandonare le narrazioni divisive e a sostituire gli investimenti in armi con l'istruzione e il multilateralismo
Quindici anni dopo l’ultima visita papale in Spagna, Leone XIV è giunto a Madrid sabato 6 giugno, inaugurando un viaggio apostolico di sette giorni che lo porterà in diverse regioni del Paese. Il primo grande evento in programma si è svolto nella Sala delle Colonne del Palazzo Reale, dove il Santo Padre si è rivolto al Re e alla Regina di Spagna, alle più alte autorità istituzionali e politiche e al corpo diplomatico. Il suo discorso, lungi dall’essere una mera formalità, ha veicolato messaggi di rilevanza politica, sociale ed economica.
In un contesto internazionale segnato da conflitti armati e instabilità, il Papa ha esplicitamente riconosciuto il ruolo della Spagna sulla scena globale, ringraziando il Paese per la sua “fedeltà al diritto internazionale e al multilateralismo”. Secondo lui, questa posizione si traduce in un impegno attivo per la pace e la solidarietà tra le nazioni, un messaggio di particolare rilevanza data l’attuale situazione geopolitica globale.
Contro lo scontro e gli investimenti in armi
Leone XIV ha collegato le radici storiche e l’identità della nazione alle sfide contemporanee. Ricordando che la storia della penisola iberica dimostra che la stabilità e la prosperità nascono da una “cultura dell’incontro” e non dal confronto, il Papa ha rivolto un appello diretto a superare le “narrazioni divisive” e gli “approcci basati sull’identità” che frammentano la società civile.
Uno dei punti più incisivi del suo discorso è stato l’appello alle autorità economiche, politiche e istituzionali affinché intraprendano un “cambio di rotta” nelle priorità di spesa pubblica. Il Papa ha ammonito che la vera sicurezza non si costruisce con “armi e muri”, ma piuttosto “imparando ad andare avanti insieme, fianco a fianco”. A tal fine, ha proposto di spostare l’attenzione degli investimenti verso le comunità locali, la società civile e, in via prioritaria, verso scuole, università e ricerca.
L’esempio storico di Toledo
Per illustrare questo modello di coesistenza e sviluppo congiunto, il Vescovo di Roma si è rivolto al passato culturale spagnolo, citando come esempio la Scuola dei Traduttori di Toledo sotto il patrocinio di Alfonso X il Saggio. Leone XIV definì quell’istituzione medievale un vero e proprio “spazio di contatto” in cui la collaborazione tra diverse scuole di pensiero e di credo dimostrò che la conoscenza condivisa rafforza le nazioni anziché indebolirle.
Il Papa ha inoltre sottolineato la profonda impronta della fede cristiana sulla cultura del Paese e sulle espressioni di fede popolare, menzionando il patrimonio artistico e musicale e l’opera delle confraternite, descrivendole come un'”autentica drammaturgia della salvezza” e una dimostrazione di un popolo “pieno di passione e amante della vita”.
Un viaggio a più tappe
La cerimonia di benvenuto ha incluso anche un discorso del re Felipe VI, il quale, nel suo intervento, ha fatto riferimento per la prima volta agli abusi all’interno della Chiesa, contrapponendoli all’immensa opera sociale dell’istituzione e lodando la “chiarezza e la fermezza” dell’attuale Papa nel combatterli.
Questo incontro con le autorità dà il via a un programma che terrà Leone XIV a Madrid fino a martedì prossimo, con impegni immediati come la visita al progetto sociale “CEDIA 24 Horas” per i senzatetto a Carabanchel e una grande veglia con i giovani in Plaza de Lima. Successivamente, il viaggio apostolico proseguirà a Barcellona, Gran Canaria e Tenerife.
Testo integrale del discorso del Santo Padre:
VIAGGIO APOSTOLICO DI SUA SANTITÀ PAPA LEONE XIV
IN SPAGNA
(6-12 GIUGNO 2026)
INCONTRO CON LE AUTORITÀ, CON LA SOCIETÀ CIVILE E CON IL CORPO DIPLOMATICO
DISCORSO DEL SANTO PADRE
Palazzo Reale di Madrid
Sabato, 6 giugno 2026
_______________________________
Maestà,
Altezze Reali,
distinte Autorità e membri del Corpo Diplomatico,Signore
e Signori!
Rendo grazie al Signore ed esprimo la mia riconoscenza per l’invito a compiere questo viaggio apostolico in Spagna: un itinerario in più tappe, ciascuna delle quali rivelerà qualche aspetto della multiforme ricchezza di un grande Paese che da quasi due millenni ha ricevuto la Parola del Vangelo. La tradizione ha sempre collegato la prima evangelizzazione della Penisola iberica alla predicazione dell’apostolo Giacomo il Maggiore. Questo legame riveste un’importanza teologica considerevole, perché esprime la consapevolezza della Chiesa locale di essere in continuità con la missione apostolica nata dalla Pentecoste. L’antichissimo legame fra la fede cristiana e questa terra, se da un lato non ne esaurisce la composita identità del vostro popolo, dall’altro ne ha plasmato profondamente la cultura e rappresenta una riserva di speranza e di orientamento fra le sfide che oggi insieme, come famiglia umana, dobbiamo affrontare. Penso alle espressioni di fede popolare che, in ogni città e villaggio, rappresentano una vera e propria drammaturgia della salvezza al ritmo dell’anno e nei contesti di vita. Insieme al patrimonio artistico e musicale, alle molteplici confraternite e associazioni di natura caritativa, esse testimoniano il fecondo incontro fra Gesù Cristo e il vostro popolo. È un popolo pieno di passione, che ama la vita e lo manifesta!
Vengo tra voi a confermare, incoraggiare, ispirare una rinnovata fedeltà dei credenti al Vangelo e una più profonda riconciliazione e cooperazione fra le diverse anime di questa Nazione. Proprio la sua storia, infatti, suggerisce che non la cultura dello scontro, ma quella dell’incontro genera stabilità e prosperità. A ben vedere, il messaggio della pace, che in questi tempi, purtroppo, risuona per alcuni ingenuo, per altri provocatorio, trova accoglienza in chi non si chiude in ideologie preconfezionate ma si apre alla verità. Come ci ha insegnato Papa Francesco, esiste in effetti «una tensione bipolare tra l’idea e la realtà. La realtà semplicemente è, l’idea si elabora. Tra le due si deve instaurare un dialogo costante, evitando che l’idea finisca per separarsi dalla realtà. È pericoloso vivere nel regno della sola parola, dell’immagine, del sofisma» (Esort. ap. Evangelii gaudium, 231). Infatti – concludeva –, «la realtà è superiore all’idea» (ibid.). La verità è sempre più grande di noi e per questo ci stupisce e ci attrae su sentieri di purificazione e di riconciliazione, in cui il dialogo con gli altri – e con l’Altro con la maiuscola – diventa fondamentale.
A questo proposito, vorrei fare riferimento a due voci di questo Paese che da cinque secoli nutrono la vita della Chiesa e la ricerca spirituale di molti, anche oltre i suoi visibili confini. Si tratta di Giovanni della Croce e Teresa d’Avila, che divennero amici nella passione per il Mistero divino. La loro è una mistica dagli occhi aperti, vale a dire non estranea dalla storia, ma, al contrario, che porta alla radice delle questioni, al cuore della realtà. In particolare, nell’interpretare le trasformazioni e nel reggere le tensioni che rendono così buia la nostra epoca, ci è di aiuto il tema della notte, tanto caro a San Giovanni della Croce, del quale stiamo celebrando l’anno giubilare. Nella sua sete di luce, paradossalmente egli imparò ad apprezzare l’oscurità – «felice notte» [1] – come il tempo in cui l’anima è liberata da ciò che presumeva di conoscere e di possedere. Anche oggi, quanto ci spaventa di più, ciò che in molti provoca il buio della ragione e la violenza delle emozioni, è l’ignoto, di fronte a cui può prevalere la sensazione di non avere più mappe, il disorientamento. Allora servono, anche nella vita pubblica, uomini e donne che intuiscano nel buio la luce, nella fine un possibile inizio, quasi l’irrompere di una verità come luce che ancora acceca, ma che – se ci fidiamo e troviamo pace – delicatamente ci porterà verso di sé: «Notte che mi hai guidato! O notte amabil più dei primi albori! O notte che hai congiunto l’Amato con l’amata, l’amata nell’Amato trasformata!». [2] Il nostro tempo, che in superficie è sconvolto da terribili squilibri e conflitti, più profondamente chiama alla pace, a una nuova conoscenza della persona umana e della sua inviolabile dignità, alla civiltà dell’amore (cfr Lett. enc. Magnifica humanitas, 186).
Santa Teresa descrive il medesimo itinerario con l’immagine del castello interiore. Avanzando di stanza in stanza verso il luogo più interno – cioè ciascuno verso il proprio cuore, santuario della verità –, lo spazio si allarga, la mente si apre, le contraddizioni si compongono, le tensioni si sciolgono, gli altri trovano posto, l’universo diventa casa. Non una fuga intimistica, ma una radicale apertura al totus Alius et semper Novus, si realizza quando torniamo in noi stessi. Questa dimensione dell’essere umano è la ragione per la quale la libertà religiosa e di coscienza va tutelata.
Oggi, la tentazione di guadagnare popolarità soffiando sul fuoco delle polarizzazioni sembra crescere, invece di diminuire; la dignità umana non cessa di essere violata. Allora abbiamo bisogno di cultura, di interiorità, di educazione libera e di qualità, di trascendenza. Eppure, da queste notti oscure, uomini e donne fedeli alla verità sono stati spinti ad avanzare di stanza in stanza fino al punto in cui, nella coscienza, giustizia e pace si abbracciano. È dalla loro libertà che impariamo a essere liberi.
La Chiesa cattolica è a servizio di questa sete del cuore umano. Non in forma impositiva, ma con la testimonianza evangelica sostenuta da una moltitudine di martiri e santi, ed è pronta oggi a mettersi al servizio del futuro di un popolo che cerca riconciliazione e pace.
Invito tutti, per amore di verità, ad abbandonare le narrazioni divisive e polarizzanti della vostra realtà sociale e della sua storia, per passare dalle sterili semplificazioni all’apprezzamento fecondo della complessità. Vedo qui una specifica vocazione dell’Europa, di cui la Spagna è protagonista originale e fondamentale. È il dono che il Vecchio Continente può fare al mondo se vuole rimanere giovane, come giovane è chi sente di avere un futuro e una missione che interpellano ancora. Apprezzare la complessità e studiarla, imparare a non negarla e ad abitarla come benedizione, rifuggire quegli approcci identitari che sembrano rendere tutto chiaro, ma popolano il mondo di fantasmi e di nemici: ecco il compito di chi ha una grande storia alle spalle. Le nuove tecnologie sono divenute un ambiente artificiale in cui le nostre opzioni fondamentali sono messe alla prova: al suo interno i pregiudizi si esasperano, il pensiero critico si affievolisce, interessi prepotenti seminano pulsioni di morte. D’altra parte, il bene può resistere e comunicarsi.
Occorre, specialmente da parte di chi ha responsabilità economiche, politiche e istituzionali, un salto di qualità, un’inversione di rotta negli investimenti su scuola, università e ricerca, sulle comunità locali e sulla società civile come vivaio di partecipazione e di mediazione culturale. La sicurezza, che troppo spesso ci illudiamo venga dalle armi e dai muri, matura piuttosto nell’imparare a fare strada con l’altro, a crescere insieme, fianco a fianco. Lo testimonia la vostra stessa storia. La presenza dell’Islam nella Penisola iberica, ad esempio, costituì una realtà politica, culturale e religiosa di lunga durata. Durante quel periodo non vi fu soltanto confronto, si cercò di creare uno spazio di contatto, conversazione e dialogo sul senso della verità tra cristiani, musulmani ed ebrei. Nella scuola di traduttori di Alfonso X il Saggio, esperti appartenenti alle tre religioni collaborarono alla traduzione del ricco patrimonio arabo, greco ed ebraico, contribuendo alla diffusione di testi come, tra gli altri, quelli dei filosofi Averroè (1126-1198) e Maimonide (1138-1204). In particolare, città come Cordoba e Toledo divennero luoghi di mediazione tra lingue, religioni e saperi. Ma questa è la verità che raccontano le città europee, la loro stratificazione storica, il tessuto di solidarietà che nei secoli ha composto le loro differenze, trasformando gli inevitabili conflitti in punti di ripartenza.
Come ci ha insegnato un altro nobile figlio di questa terra, nelle prove e negli insuccessi è possibile ripensare tutto: Ignazio di Loyola ebbe questa audacia, dando credito alle tristezze e alle consolazioni del suo cuore, in un esercizio di discernimento e di immaginazione per cui alle armi preferì la pace, ai potenti i santi. Capì che non era utopia il bene da cui si sentiva attratto e allora la sua crisi si trasformò in grazia. Lo stesso può avvenire riguardo alle “cose nuove” che oggi ci turbano e su cui le nostre sensibilità al momento si dividono. «Evitiamo parole che umiliano o contrappongono. Scegliamo la chiarezza che illumina e la franchezza che apre vie. Non benediciamo entusiasmi ingenui, non alimentiamo paure sterili. Piuttosto, indichiamo criteri di discernimento – dignità della persona, destinazione universale dei beni, opzione per i poveri, cura della Casa comune, pace – e traduciamoli in prassi: progettazione responsabile, valutazioni d’impatto umano e sociale, inclusione dei più fragili, alfabetizzazione digitale, ricerca e industria orientate alla giustizia e alla pace» (Lett. enc. Magnifica humanitas, 14).
Maestà, Altezze Reali, Signore e Signori, esprimo apprezzamento al vostro Paese per la sua fedeltà al diritto internazionale e al multilateralismo, che si traduce in un attivo impegno per la pace e la solidarietà fra i popoli. Al tempo stesso, incoraggio a coltivare anche al suo interno il dialogo e l’amicizia sociale, a tenere conto del punto di vista dei poveri e dei giovani nell’immaginare il futuro, a volgere in positiva armonia le istanze di autonomia e quelle di unità, a favorire il processo di unione europea, non in contrapposizione ad altre potenze, ma come dono per l’intera famiglia umana.
Dio benedica la Spagna!
________________________________________
[1] S. Giovanni della Croce, Notte oscura, Canto dell’anima, 3: Opere, Roma 1979, 347.
[2] Ibid., 5.
Related
«Voglio sentire il vero battito della strada»
Exaudi Redazione
06 Giugno, 2026
3 min
Madrid con Leone XIV: la guida definitiva per non perdere l’inizio storico della visita papale
Exaudi Redazione
06 Giugno, 2026
4 min
Benvenuto Papa Leone XIV in Spagna
Exaudi Redazione
06 Giugno, 2026
4 min
L’antidoto al ritmo frenetico: il Papa ci chiede di smettere di essere “spettatori muti” nella vita
Exaudi Redazione
03 Giugno, 2026
7 min
(EN)
(ES)
(IT)
