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Exaudi Redazione

29 Novembre, 2025

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Papa Leone XIV a Istanbul: un gesto di pace alla Moschea Blu

Il Pontefice compie una visita silenziosa che rafforza il dialogo interreligioso in Turchia

Papa Leone XIV a Istanbul: un gesto di pace alla Moschea Blu

Con un gesto altamente simbolico, Papa Leone XIV ha iniziato sabato il terzo giorno del suo viaggio apostolico in Turchia con una visita all’iconica Moschea Blu di Istanbul, un luogo di culto che evoca secoli di storia ottomana e che è stato testimone di incontri pionieristici tra cristianesimo e islam. A piedi nudi e in profondo silenzio, il Pontefice è entrato nel vasto spazio decorato con oltre 21.000 piastrelle turchesi, seguendo le orme dei suoi predecessori Benedetto XVI e Francesco, in un chiaro messaggio di rispetto reciproco e fraternità tra le religioni. Questo gesto, parte di un più ampio itinerario di incontri privati ​​con leader cristiani e musulmani, sottolinea l’impegno della Santa Sede per il dialogo ecumenico e interreligiosi in un mondo segnato da tensioni geopolitiche.

La Moschea del Sultano Ahmed, universalmente nota come Moschea Blu per la tonalità celestiale delle sue piastrelle di İznik che ricoprono le pareti e la cupola, è molto più di un monumento architettonico. Costruita tra il 1609 e il 1617 per ordine del Sultano Ahmed I sulle rovine dell’ex Gran Palazzo di Costantinopoli, si erge come il principale luogo di culto dell’Impero Ottomano. La sua cupola centrale, di 23,5 metri di diametro e sostenuta da “zampe d’elefante”, è illuminata da 260 finestre che filtrano la luce nelle tonalità del blu e del verde, creando un’atmosfera eterea. Unica nel suo genere, vanta sei minareti – una rarità superata solo dai sette della Kaaba della Mecca – frutto, secondo la tradizione popolare, di un malinteso linguistico: il sultano chiese minareti “dorati” (altın in turco), ma l’architetto Sedefkâr Mehmed Ağa ne intese “sei” (altı). Otto volumi conservati nella Biblioteca di Topkapi ne documentano la costruzione, una testimonianza della grandezza ottomana che attrae milioni di visitatori ogni anno ed è patrimonio dell’umanità dell’UNESCO dal 1985.

Papa Leone XIV, 78 anni, nel suo primo viaggio internazionale come successore di Pietro, è arrivato alla moschea intorno alle 9:10 ora locale, accolto da una delegazione di alto livello che includeva il Ministro della Cultura e del Turismo turco, Mehmet Nuri Ersoy; il Mufti provinciale di Istanbul, Emrullah Tuncel; l’Imam Kurra Hafız Fatih Kaya; e il Muezzin Aşkın Musa Tunca. Accompagnato dai Cardinali Kurt Koch e George Koovakad, il Pontefice si è tolto le scarpe mentre attraversava il cortile interno, un gesto di umiltà che precedeva il suo ingresso nella sala di preghiera. Per circa 15-20 minuti, è rimasto in contemplazione, con le mani lungo i fianchi, lo sguardo fisso sui dettagli: il mihrab di marmo, la nicchia che indicava la direzione della Mecca e recante l’iscrizione della Sura 19 del Corano – che menziona la Vergine Maria –, il pulpito del muezzin e l’imponente cupola. Soltanto il gracidio occasionale di una cornacchia e la presenza di due gatti sul tappeto rosso rompevano il silenzio, interrotto brevemente dalle spiegazioni in inglese del muezzin, Tunca, sull’architettura del luogo.

«La visita si è svolta in silenzio, in spirito di raccoglimento e ascolto, con profondo rispetto per il luogo e la fede di coloro che vi si raccolgono in preghiera», ha riferito la Sala Stampa della Santa Sede attraverso il suo direttore, Matteo Bruni. Il muezzin Tunca, da parte sua, ha condiviso la sua impressione: «Ha detto che voleva vedere di più, che voleva sentire l’atmosfera della moschea, e l’ho trovato molto contento. Questa è la casa di Allah». Non ci sono state preghiere esplicite o gesti controversi, a differenza delle visite precedenti, che hanno evitato potenziali dibattiti e hanno enfatizzato l’attenzione alla contemplazione condivisa.

Non è la prima volta che un Papa mette piede in questo luogo sacro. Nel 2006, Benedetto XVI vi si recò in visita improvvisata il 30 novembre, pochi giorni dopo le polemiche che circondarono il suo discorso di Ratisbona, che riaccesero le tensioni con il mondo musulmano. Accanto al Gran Muftì Mustafa Cagrici, il Papa tedesco pregò in silenzio davanti al mihrab, un momento da lui stesso descritto nell’udienza generale del 6 dicembre: “Nel quadro del dialogo interreligiosi, la Divina Provvidenza mi ha concesso l’opportunità, quasi al termine del mio viaggio, di compiere un gesto inizialmente imprevisto, che si è rivelato molto significativo: una visita alla celebre Moschea Blu di Istanbul. Dopo aver trascorso alcuni minuti in preghiera in questo luogo di culto, mi sono rivolto all’unico Signore del cielo e della terra, Padre misericordioso di tutta l’umanità. Che tutti i credenti si riconoscano come sue creature e diano testimonianza di vera fraternità!”. Otto anni dopo, il 29 novembre 2014 – esattamente la stessa data di oggi – Francesco ha ripetuto il gesto, entrando a piedi nudi e pregando in silenzio accanto al mufti, rafforzando il ponte tra Roma e l’Islam.

La visita di Papa Leone XIV si è inserita in un’intensa giornata di impegni interreligiosi. Dopo la moschea, il Papa si è recato alla chiesa siro-ortodossa di Mor Ephrem a Yeşilköy, la prima nuova chiesa costruita in Turchia dalla fondazione della Repubblica, inaugurata nel 2023 nonostante i ritardi dovuti alla pandemia e al terremoto di quell’anno. Lì, in un incontro privato con i capi delle chiese e delle comunità cristiane, è stato ricevuto dal Patriarca siro-ortodosso Ignazio Ephrem II e dal Metropolita delle diocesi di Istanbul, Ankara e Smirne. L’incontro ha incluso una foto di gruppo, un inno allo Spirito Santo, discorsi dei rappresentanti e un discorso papale a porte chiuse, culminato con la recita del Padre Nostro guidata dal Vicario Patriarcale. Successivamente, ha pranzato presso la Delegazione Apostolica e ha concluso la mattinata presso la Chiesa Patriarcale di San Giorgio, sede del Patriarcato Ecumenico, dove si è unito al Patriarca Bartolomeo I per una dossologia. La giornata proseguirà con una tavola rotonda ecumenica, una Messa alla Volkswagen Arena per circa 4.000 persone e la firma di una Dichiarazione Congiunta al Fanar.

Questo viaggio, che includeva anche tappe in Libano e un precedente incontro con il Diyanet – l’autorità religiosa turca – ad Ankara, mette in luce la minoranza cristiana in Turchia (appena lo 0,15% della popolazione, rispetto al 40% di Istanbul all’inizio del XX secolo). In un contesto di tensioni regionali, come la riconversione di Santa Sofia in moschea nel 2020 sotto la presidenza di Erdoğan – una mossa che ha suscitato proteste da parte del Vaticano – la presenza di Leone XIV evoca l’eredità di Paolo VI, che pregò in Santa Sofia nel 1967, quando era ancora un museo. “Religione e Islam, preghiera”, come era intitolato il servizio in lingua tedesca, non cerca la controversia, ma piuttosto la costruzione di ponti: un silenzio che parla più forte delle parole.

Con questo gesto, Papa Leone XIV non solo onora la tradizione di dialogo del Vaticano, ma invita anche il mondo a riconoscere nella diversità religiosa una comune chiamata alla pace. Nella Moschea Blu, sotto la luce filtrata dalle sue finestre, il messaggio è chiaro: ascolto e rispetto sono i veri pilastri della fratellanza umana.

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