30 Aprile, 2026

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Il “Tesoro” dell’Africa: Leone XIV torna a Roma con un messaggio di pace disarmata

Dopo il suo storico viaggio in Algeria, Camerun, Angola e Guinea Equatoriale, il Papa ha condiviso nell'Udienza Generale l'"inestimabile ricchezza" che ha trovato in un continente che definisce il futuro della Chiesa

Il “Tesoro” dell’Africa: Leone XIV torna a Roma con un messaggio di pace disarmata

Con lo sguardo ancora fisso sull’orizzonte africano, Papa Leone XIV ha dedicato l’udienza generale di mercoledì 29 aprile a ripercorrere i momenti più significativi del suo recente viaggio apostolico.  Dal 13 al 23 aprile, il successore di Pietro ha visitato quattro nazioni – Algeria, Camerun, Angola e Guinea Equatoriale – in un viaggio che non è stato solo pastorale, ma anche un fermo appello contro l’ingiustizia e a favore della riconciliazione globale.

Un ponte sul Mediterraneo e sull’Atlantico

«Sono andato come messaggero di pace e ritorno con il cuore colmo della fede dei miei fratelli e sorelle», ha esordito il Papa, rivolgendosi a migliaia di fedeli in Piazza San Pietro.  Leone XIV ha sottolineato che questo viaggio, desiderato fin dall’inizio del suo pontificato, intendeva offrire speranza in un contesto internazionale lacerato da conflitti e violazioni del diritto internazionale.

In Algeria, il Papa ha collegato il presente della Chiesa alle sue radici più profonde visitando Annaba (l’antica Ippona), città natale di Sant’Agostino.  Per Leone XIV, questa tappa era fondamentale per ricordare che il pensiero cristiano ha un DNA profondamente africano.

Contro la “piaga della corruzione” e del saccheggio

Uno degli aspetti più incisivi del suo discorso fu il commento sociale. Il Papa ricordò le sue visite in paesi “immensamente ricchi di risorse naturali ma segnati da forti contrasti”.  Durante i suoi discorsi a Yaoundé e Luanda, Leone XIV esortò i giovani e i leader a liberarsi dalla “piaga della corruzione” e a lavorare per un sistema giudiziario che non lasci indietro nessuno.

«L’Africa non è un territorio da sfruttare, ma un cuore che va ascoltato», ha insistito il Papa, ribadendo quanto già affermato nel suo messaggio per la Giornata Mondiale della Pace: la necessità di una «pace disarmata e disarmante», che non scaturisca dalla forza delle armi, ma dalla coerenza di vita e dal servizio al bene comune.

Una Chiesa dal volto giovane

Il viaggio è culminato in Guinea Equatoriale, dove 30.000 fedeli lo hanno salutato allo stadio di Malabo.  Da quell’incontro, il Papa ha sottolineato la “gioia contagiosa” di una Chiesa che cresce e si rafforza oltre i confini europei. “Ho visto una ricchezza inestimabile per il mio ministero”, ha confessato, riferendosi alla vitalità delle comunità locali che vedono in Cristo non qualcuno che “prende qualcosa”, ma qualcuno che “dà tutto”.

Il futuro della fede oggi si fonda sulla capacità di dialogo e sull’accoglienza delle sensibilità delle Chiese giovani.  Al termine dell’udienza, il Papa ha chiesto ai fedeli di continuare a pregare per l’Africa, affinché il seme di pace seminato in questi dieci giorni porti frutto in una «pace reale, umile e duratura».

Testo integrale dell’udienza generale:

LEONE XIV

UDIENZA GENERALE

Piazza San Pietro
Mercoledì, 29 aprile 2026

 

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Il Viaggio Apostolico in Algeria, Camerun, Angola e Guinea Equatoriale

 

Cari fratelli e sorelle, buongiorno e benvenuti!

Oggi desidero parlare del Viaggio apostolico che ho compiuto dal 13 al 23 aprile, visitando quattro Paesi africani: Algeria, Camerun, Angola e Guinea Equatoriale.

Fin dall’inizio del pontificato ho pensato a un viaggio in Africa. Ringrazio il Signore che mi ha concesso di compierlo, come Pastore, per incontrare e incoraggiare il popolo di Dio; e anche di viverlo come messaggio di pace in un momento storico marcato da guerre e da gravi e frequenti violazioni del diritto internazionale. Ed esprimo il mio “grazie” più sentito ai Vescovi e alle Autorità civili che mi hanno accolto e a tutti coloro che hanno collaborato all’organizzazione.

La Provvidenza ha voluto che la prima tappa fosse proprio il Paese dove si trovano i luoghi di Sant’Agostino, cioè l’Algeria. Così mi sono trovato, da una parte, a ripartire dalle radici della mia identità spirituale e, dall’altra, ad attraversare e consolidare ponti molto importanti per il mondo e la Chiesa di oggi: il ponte con l’epoca fecondissima dei Padri della Chiesa; il ponte con il mondo islamico; il ponte con il continente africano.

In Algeria ho ricevuto un’accoglienza non solo rispettosa ma cordiale, e abbiamo potuto toccare con mano e mostrare al mondo che è possibile vivere insieme come fratelli e sorelle, anche di religioni diverse, quando ci si riconosce figli dello stesso Padre misericordioso. Inoltre, è stata l’occasione propizia per mettersi alla scuola di Sant’Agostino: con la sua esperienza di vita, i suoi scritti e la sua spiritualità egli è maestro nella ricerca di Dio e della verità. Una testimonianza oggi quanto mai importante per i cristiani e per ogni persona.

Nei successivi tre Paesi che ho visitato, la popolazione è invece a larga maggioranza cristiana, e dunque mi sono immerso in un clima di festa della fede, di accoglienza calorosa, favorito anche dai tipici tratti della gente africana. Ho sperimentato anch’io, come i miei Predecessori, un po’ di quello che accadeva a Gesù con le folle della Galilea: Lui le vedeva assetate e affamate di giustizia, annunciava loro: “Beati i poveri, beati i miti, beati gli operatori di pace…” e, riconoscendo la loro fede, diceva: “Voi siete sale della terra e luce del mondo” (cfr Mt 5,1-16).

La visita in Camerun mi ha permesso di rafforzare l’appello a impegnarci insieme per la riconciliazione e la pace, perché anche quel Paese purtroppo è segnato da tensioni e violenze. Sono contento di essermi recato a Bamenda, nella zona anglofona, dove ho incoraggiato a lavorare insieme per la pace. Il Camerun è detto “Africa in miniatura”, in riferimento alla varietà e alla ricchezza della sua natura e delle sue risorse, ma possiamo intendere questa espressione anche nel senso che i grandi bisogni dell’intero continente li ritroviamo in Camerun: quello di un’equa distribuzione delle ricchezze; quello di dare spazio ai giovani, superando la corruzione endemica; quello di promuovere lo sviluppo integrale e sostenibile, opponendo alle varie forme di neo-colonialismo una lungimirante cooperazione internazionale. Ringrazio la Chiesa in Camerun e tutto il popolo camerunese, che mi ha accolto con tanto amore, e prego affinché lo spirito di unità che si è manifestato durante la mia visita sia mantenuto vivo e guidi le scelte e le azioni future.

La terza tappa del Viaggio è stata in Angola, grande Paese a sud dell’equatore, di plurisecolare tradizione cristiana, legata alla colonizzazione portoghese. Come molti Paesi africani, dopo aver raggiunto l’indipendenza, l’Angola ha attraversato un periodo travagliato, che nel suo caso è stato insanguinato da una lunga guerra interna. Nel crogiolo di questa storia Dio ha guidato e purificato la Chiesa convertendola sempre più al servizio del Vangelo, della promozione umana, della riconciliazione e della pace. Chiesa libera per un popolo libero! Al Santuario mariano di Mamã Muxima – che significa “Madre del cuore” – ho sentito pulsare il cuore del popolo angolano. E nei diversi incontri ho visto con gioia tante religiose e tanti religiosi di ogni età, profezia del Regno dei cieli in mezzo alla loro gente; ho visto catechisti che si dedicano interamente al bene delle comunità; ho visto volti di anziani scolpiti da fatiche e sofferenze e trasparenti alla gioia del Vangelo; ho visto donne e uomini danzare al ritmo di canti di lode al Signore risorto, fondamento di una speranza che resiste alle delusioni causate dalle ideologie e dalle vane promesse dei potenti.

Questa speranza esige un impegno concreto, e la Chiesa ha la responsabilità, con la testimonianza e con l’annuncio coraggioso della Parola di Dio, di riconoscere i diritti di tutti e di promuovere il loro effettivo rispetto. Con le Autorità civili angolane, ma anche con quelle degli altri Paesi, ho potuto assicurare la volontà della Chiesa Cattolica di continuare a dare questo contributo, in particolare in campo sanitario ed educativo.

L’ultimo Paese che ho visitato è la Guinea Equatoriale, a 170 anni dalla prima evangelizzazione. Con la sapienza della tradizione e la luce di Cristo, il popolo Guineano ha attraversato le vicende della sua storia e nei giorni scorsi, alla presenza del Papa, ha rinnovato con grande entusiasmo la sua volontà di camminare unito verso un futuro di speranza.

Non posso dimenticare ciò che è accaduto nel carcere di Bata, in Guinea Equatoriale: i detenuti hanno cantato a gola spiegata un canto di ringraziamento a Dio e al Papa, chiedendo di pregare “per i loro peccati e la loro libertà”. Non avevo mai visto nulla di simile. E poi hanno pregato con me il “Padre nostro” sotto una pioggia battente. Un segno genuino del Regno di Dio! E sempre sotto la pioggia è iniziato il grande incontro con la gioventù nello stadio di Bata. Una festa di gioia cristiana, con testimonianze toccanti di giovani che hanno trovato nel Vangelo la via di una crescita libera e responsabile. Questa festa è culminata nella celebrazione eucaristica del giorno dopo, che ha coronato degnamente la visita in Guinea Equatoriale e anche l’intero Viaggio apostolico.

Cari fratelli e sorelle, la visita del Papa è, per le popolazioni africane, occasione di far sentire la loro voce, di esprimere la gioia di essere popolo di Dio e la speranza in un futuro migliore, di dignità per ciascuno e per tutti. Sono felice di aver dato loro questa possibilità, e nello stesso tempo ringrazio il Signore per ciò che loro hanno donato a me, una ricchezza inestimabile per il mio cuore e il mio ministero.

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Saluti

Rivolgo il mio cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, saluto le famiglie del Movimento dei Focolari, i collaboratori del «Regnum Christi», le parrocchie Santa Maria Assunta in Canepina e San Giovanni Battista in Colletorto.

Saluto poi il Reggimento Lagunari «Serenissima» di Venezia, il Centro Addestramento Paracadutismo di Pisa e il 28° Reggimento «Pavia» di Pesaro.

Il mio pensiero va infine ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. La Liturgia celebra oggi Santa Caterina da Siena, Vergine domenicana e Dottore della Chiesa. Cari giovani, siate innamorati di Cristo, come lo fu Caterina, per seguirlo con slancio e fedeltà. Voi, cari ammalati, immergete le vostre sofferenze nel mistero d’amore del Sangue del Redentore, contemplato con speciale devozione dalla Santa senese. E voi, cari sposi novelli, col vostro reciproco amore siate segno dell’amore di Cristo per la Chiesa.

A tutti la mia benedizione!

Exaudi Redazione

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