Papa Francesco esprime il suo dolore ai vescovi dell’Ucraina
“Una cosa del diavolo, che vuole distruggere”
Questa mattina, prima dell’Udienza Generale, Papa Francesco ha ricevuto i Vescovi del Sinodo della Chiesa greco-cattolica Ucraina nello Studio dell’Aula Paolo VI.
Nel corso dell’incontro, durato quasi due ore, dopo il saluto di Sua Beatitudine Svjatoslav Ševčuk, che ha ricordato la dolorosa situazione in cui versa il suo paese, con la crescita del numero di morti, di feriti, di persone torturate, e ha ringraziato il Papa per l’affetto dimostrato in tanti modi e in tante occasioni, sono intervenuti diversi partecipanti, ognuno per raccontare la sofferenza che in luoghi e modi diversi sta vivendo il popolo ucraino.
Nel parlare dell’incontro avuto con alcuni giovani russi nei giorni scorsi, il Papa ha poi fatto riferimento alla risposta data in merito ai giornalisti in aereo di ritorno dalla Mongolia.Anche i Vescovi del Sinodo della Chiesa Greco-Cattolica Ucraina (UGCC) hanno rilasciato una nota sull’incontro. I vescovi dell’Ugcc hanno espresso il dolore, la sofferenza e una certa delusione del popolo ucraino.
Su iniziativa di papa Francesco, l’incontro è iniziato un’ora prima del previsto “per avere l’opportunità di dialogare più a lungo con i vescovi ucraini”. Secondo Sua Beatitudine Sviatoslav, Padre e Capo della UGCC, “questo incontro è stato un momento di ascolto reciproco e un’opportunità di dialogo franco e sincero”.
I vescovi dell’Ugcc hanno chiesto a Papa Francesco di aprire l’incontro con una preghiera comune per una pace giusta in Ucraina e per tutti coloro “che stanno morendo in questo momento nel nostro Paese per mano dell’aggressore russo”. Il Santo Padre ha ringraziato per l’iniziativa e, insieme ai vescovi ucraini, ha recitato la preghiera del “Padre nostro” per l’Ucraina e il suo “popolo sofferente”.
“In un colloquio con il Santo Padre, abbiamo espresso al Papa tutto ciò che i nostri fedeli in Ucraina e nel mondo ci hanno affidato di trasmettere a Sua Santità. I nostri vescovi hanno parlato in ucraino, inglese, portoghese e italiano”, ha sottolineato Sua Beatitudine Sviatoslav. I vescovi hanno affermato che alcune dichiarazioni e gesti “della Santa Sede e di Vostra Santità sono dolorosi e difficili per il popolo ucraino, che attualmente sta sanguinando nella lotta per la propria dignità e indipendenza”. Le incomprensioni sorte tra Ucraina e Vaticano dall’inizio della guerra su vasta scala, hanno spiegato i vescovi, vengono utilizzate dalla propaganda russa per giustificare e sostenere l’ideologia omicida del “Mondo russo”, quindi “i fedeli della nostra Chiesa sono sensibili ad ogni parola di Vostra Santità come voce universale di verità e di giustizia”.
Riferendosi alle proprie parole e ai confronti che aveva rivolto, in particolare, ai giovani russi, il Santo Padre ha spiegato: “Di ritorno dalla Mongolia, ho affermato che il vero dolore è quando il patrimonio culturale di un popolo subisce una ‘diluizione’ ed è sottoposto alle manipolazioni da parte di un certo potere statale, a seguito delle quali si trasforma in un’ideologia che distrugge e uccide. È una grande tragedia quando una tale ideologia si intromette nella Chiesa e sostituisce il Vangelo di Cristo”.
Il Santo Padre ha anche ammesso che “il fatto che voi abbiate dubitato con chi sia il Papa è stato particolarmente doloroso per il popolo ucraino. Desidero assicurarvi la mia solidarietà e la mia costante vicinanza orante. Sono con il popolo ucraino”. Come gesto speciale e simbolo di vicinanza al popolo ucraino, Papa Francesco ha portato con sé un’icona della Theotokos (Madre di Dio), che ha mostrato ai vescovi dell’Ugcc. “Questa icona mi è stata donata da Sua Beatitudine Sviatoslav quando era un giovane vescovo in Argentina. Prego per l’Ucraina ogni giorno davanti a lei”.
I vescovi hanno anche ringraziato Papa Francesco per il suo costante sostegno all’Ucraina a livello internazionale, le sue azioni umanitarie, i suoi sforzi personali per liberare i prigionieri, la missione di pace dell’inviato speciale papale, il cardinale Matteo Zuppi, e l’umiltà delle sue parole nel chiedere perdono per il fatto che non era possibile fare di più per porre fine alla guerra in Ucraina.
I Padri sinodali hanno chiesto al Santo Padre di continuare i suoi sforzi per la liberazione dei prigionieri di guerra, in particolare hanno menzionato i sacerdoti redentoristi, p. Ivan Levytskyi e p. Bohdan Haleta, che sono ancora prigionieri in Russia.
Al termine dell’udienza, a nome dei Vescovi del Sinodo dell’UGCC, Sua Beatitudine Sviatoslav ha donato al Papa alcuni effetti personali dei Redentoristi prigionieri: una croce missionaria, un libro di preghiere e un rosario. “Queste cose, Santità, testimoniano la sofferenza della nostra Chiesa insieme al suo popolo di fronte agli orrori della guerra causata dall’aggressione russa. Ve li consegniamo come un tesoro inestimabile, con la speranza che presto in Ucraina arrivi una pace giusta”. Il capo dell’Ugcc ha anche donato a Sua Santità un’icona di Gesù Cristo, che era stata salvata dalla chiesa bruciata dai russi nel villaggio di Chervone nella regione di Zaporizhia.

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