11 Maggio, 2026

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Dalle stelle al deserto: Il Vaticano rafforza i suoi ponti con la scienza e l’Islam

Papa Leone XIV protagonista di un'agenda segnata dalla diplomazia in Sudan, dal dialogo interreligioso e dalla ricerca astrofisica

Dalle stelle al deserto: Il Vaticano rafforza i suoi ponti con la scienza e l’Islam

Raramente l’agenda del Palazzo Apostolico riesce a condensare in un solo giorno una visione così ampia dell’umanità. Oggi, Papa Leone XIV è passato dalla politica internazionale più urgente allo studio delle stelle, ricordando che la missione della Chiesa non conosce confini tra il terreno e il divino.

Il Sudan al centro della diplomazia vaticana

La giornata è iniziata con un’udienza chiave: l’incontro con il Primo Ministro del Sudan. In una riunione segnata dalla gravità della situazione nel Corno d’Africa, il Pontefice ha analizzato in prima persona le sfide che la nazione sta affrontando. Il Papa ha esortato la comunità internazionale a non dimenticare la sofferenza del popolo sudanese, lanciando un appello per la cessazione delle ostilità e la costruzione di una pace che nasca dal rispetto reciproco e dalla giustizia sociale.

Scienza e Fede: Guardando insieme verso il cielo

Senza soluzione di continuità, il Santo Padre ha dedicato parte della sua mattinata alla Vatican Observatory Foundation. Davanti ai membri di questa istituzione scientifica, il Papa ha rivendicato il ruolo della Specola Vaticana come ponte tra il rigore dell’astrofisica e la luce della fede. Per Leone XIV, lo studio dell’universo oggi è più necessario che mai, poiché ci invita a riconoscere la nostra responsabilità condivisa verso la «casa comune» e a stupirci di fronte alla grandezza del creato.

Un patto di fraternità con l’Islam

Il terzo grande pilastro di questa giornata è stato l’incontro con i partecipanti all’VIII Colloquio tra cristiani e musulmani. In un mondo frammentato dall’estremismo, il Papa è stato categorico: le religioni devono essere canali di pace, mai di divisione. Salutando i congressisti, ha insistito sul fatto che il dialogo tra credenti di diverse confessioni è l’unico cammino per disarmare i pregiudizi e costruire una convivenza basata sulla fraternità umana.

Il Vaticano ha inviato oggi un triplice messaggio al mondo: la pace si costruisce con la diplomazia sulla terra, con la sapienza nelle stelle e con la fraternità nel cuore di ogni credente.

Testo completo degli interventi di Papa Leone XIV

DISCORSO DEL PAPA LEONE XIV

AI MEMBRI DEL CONSIGLIO DELLA FONDAZIONE DELLA SPECOLA VATICANA

Sala del Concistoro – Lunedì 11 maggio 2026

Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. La pace sia con voi.

Eminenza, Signor Presidente del Governatorato, cari amici, cari fratelli e sorelle:

Sono profondamente grato di incontrarmi con voi, membri della Fondazione della Specola Vaticana, e vi ringrazio per il vostro fedele e generoso sostegno al lavoro dell’Osservatorio Vaticano — un’istituzione molto cara allo Stato della Città del Vaticano al servizio della Santa Sede e della Chiesa Universale.

Centotrentacinque anni fa, il mio predecessore Papa Leone XIII rifondò la Specola Vaticana affinché «tutti potessero vedere chiaramente che la Chiesa e i suoi Pastori non si oppongono alla scienza vera e solida, sia umana che divina, ma che la abbracciano, la incoraggiano e la promuovono con la più piena devozione possibile» (Ut Mysticam, 14 marzo 1891). In quell’epoca, la scienza veniva presentata sempre più come una fonte di verità rivale della religione, per cui la Chiesa sentì l’urgente necessità di contrastare la crescente percezione che fede e scienza fossero nemiche.

Tuttavia, oggi, sia la scienza che la religione affrontano una minaccia diversa e forse più insidiosa: coloro che negano l’esistenza stessa della verità oggettiva. Troppe persone nel nostro mondo si rifiutano di riconoscere ciò che sia la scienza che la Chiesa insegnano chiaramente: che abbiamo la solenne responsabilità di prenderci cura del nostro pianeta e del benessere di chi lo abita, specialmente i più vulnerabili, le cui vite sono messe in pericolo dallo sfruttamento temerario sia delle persone che del mondo naturale. È proprio per questo che il fatto che la Chiesa assuma una scienza rigorosa e onesta rimane non solo prezioso, ma essenziale.

L’astronomia occupa un posto particolare in questa missione. La capacità di contemplare con stupore il sole, la luna e le stelle è un dono concesso a ogni essere umano, indipendentemente dalla sua posizione o circostanza. Risveglia in noi sia lo stupore che un senso della misura che ci salva. Contemplare i cieli ci invita a vedere le nostre paure e i nostri fallimenti alla luce dell’immensità di Dio. Il cielo notturno è un tesoro di bellezza aperto a tutti — ricchi e poveri allo stesso modo — e, in un mondo così dolorosamente diviso, rimane una delle ultime fonti di gioia veramente universali.

Tragicamente, anche questo dono è ora minacciato. Per parafrasare Papa Benedetto, abbiamo riempito i nostri cieli di luce artificiale che ci acceca di fronte alle luci che Dio ha posto lì — un’immagine appropriata, suggerì lui, del peccato stesso (cf. Omelia, 7 aprile 2012).

È in questo contesto che esprimo la mia profonda gratitudine per l’opera della Fondazione. Il vostro impegno permette ai ricercatori vaticani di collaborare in modo significativo con il grande pubblico e con la comunità scientifica mondiale. La vostra generosità rende possibile che la Specola Vaticana condivida la meraviglia dell’astronomia con studenti di tutto il mondo e offra workshop e scuole estive a coloro che servono nelle scuole e nelle parrocchie cattoliche. Ed è, in ultima istanza, la vostra dedizione che mantiene i telescopi e i laboratori dell’Osservatorio come ciò che hanno sempre dovuto essere: luoghi dove la gloria della creazione di Dio viene incontrata con riverenza, profondità e gioia.

Non dobbiamo mai perdere di vista la visione teologica che anima tutto questo. La nostra è una religione dell’Incarnazione. La Scrittura ci insegna che, fin dal principio, Dio si è fatto conoscere attraverso le cose che ha creato (cf. Rom 1,20), e che Dio ha tanto amato questa creazione da inviare il proprio Figlio per entrarvi e redimerla (cf. Gv 3,16). Pertanto, non sorprende che le persone di fede profonda si sentano attratte a esplorare le origini e il funzionamento dell’Universo. La fame di comprendere la creazione più pienamente non è altro che un riflesso di quell’inquieto desiderio di Dio che risiede nel cuore di ogni anima.

Nell’esprimere ancora una volta la mia gratitudine per il vostro sostegno, invoco volentieri su di voi e sulle vostre famiglie le abbondanti benedizioni di Dio Onnipotente. Grazie!

SALUTO DI SUA SANTITÀ PAPA LEONE XIV

AI PARTECIPANTI ALL’VIII COLLOQUIO TRA IL DICASTERO PER IL DIALOGO INTERRELIGIOSO E IL REALE ISTITUTO PER GLI STUDI INTERRELIGIOSI Sala Clementina – Lunedì 11 maggio 2026

La pace sia con voi. Benvenuti. Sua Altezza Reale il Principe Hasan bin Talal, cari fratelli e sorelle:

Sono lieto di salutare tutti voi e vi ringrazio per la vostra presenza qui in occasione di questo ottavo colloquio, organizzato congiuntamente dal Dicastero per il Dialogo Interreligioso e dal Reale Istituto per gli Studi Interreligiosi.

Il tema che avete scelto quest’anno, “Compassione umana ed empatia nei tempi moderni”, è particolarmente opportuno per il nostro mondo attuale. Di fatto, non si tratta di sentimenti marginali, ma di atteggiamenti essenziali delle nostre due tradizioni religiose e aspetti importanti di ciò che significa vivere una vita veramente umana.

La tradizione musulmana associa la compassione, ra’fa, alla misericordia come un dono concesso da Dio nel cuore dei credenti, e uno dei nomi divini, al-Ra’uf, ci ricorda che la compassione ha sempre la sua origine in Dio stesso.

Allo stesso modo, nella tradizione cristiana, la Sacra Scrittura rivela un Dio che non rimane indifferente alla sofferenza, ma dice a Mosè: «Ho osservato la miseria del mio popolo… ho udito il suo grido» (Es 3, 7). In Gesù Cristo, questa compassione divina si fa visibile e tangibile. Dio va oltre il vedere e l’udire assumendo la nostra natura umana per diventare l’incarnazione vivente della compassione. Seguendo l’esempio di Gesù, la compassione cristiana diventa un condividere o «soffrire con» gli altri, particolarmente con i più svantaggiati. Per questa ragione, «l’amore per i poveri — qualunque sia la forma della loro povertà — è il marchio evangelico di una Chiesa fedele al cuore di Dio» (Dilexi Te, 103).

Per le nostre tradizioni, la compassione umana e l’empatia non sono qualcosa di aggiuntivo o opzionale, ma una chiamata di Dio a riflettere la sua bontà nella nostra vita quotidiana.

Questa convinzione, pertanto, ha implicazioni sociali. Papa Leone XIII insegnò che i poveri e gli emarginati sono degni di un’attenzione e di un aiuto speciale da parte della società e dello Stato (cf. Rerum Novarum, 37). In questo senso, desidero esprimere il mio apprezzamento per i generosi sforzi del Regno Hascemita di Giordania nell’accogliere i rifugiati e assistere i bisognosi in circostanze difficili.

Cari amici, purtroppo la compassione e l’empatia corrono oggi il rischio di scomparire. I progressi tecnologici ci hanno reso più connessi che mai, ma possono anche portare all’indifferenza. Il flusso costante di immagini e video delle traversie altrui può intorpidire il nostro cuore invece di commuoverlo. Papa Francesco ci avvertì che «ci siamo abituati alla sofferenza dell’altro [pensando]: non mi riguarda, non mi interessa, non è affare mio» (Omelia, Lampedusa, 8 luglio 2013). Questo tipo di apatia sta diventando una delle sfide spirituali più gravi del nostro tempo.

In tale contesto, cristiani e musulmani, attingendo alla ricchezza delle nostre rispettive tradizioni, siamo chiamati a una missione comune: riaccendere l’umanità dove si è raffreddata, dare voce a chi soffre e trasformare l’indifferenza in solidarietà. La compassione e l’empatia possono essere i nostri strumenti, poiché hanno il potere di restituire dignità all’altro.

È mia speranza che la Giordania continui a essere una testimonianza viva di questo tipo di compassione, nonché un segno di dialogo, solidarietà e speranza, in una regione segnata dalle prove.

Che la nostra collaborazione dia frutti in gesti concreti di pace, empatia e fraternità.

Grazie!

E, poiché nelle nostre tradizioni cerchiamo la pace come una delle benedizioni più importanti di Dio, chiedo la benedizione di Dio su tutti voi.

Il Signore sia con voi. La benedizione di Dio Onnipotente, Padre, Figlio e Spirito Santo, discenda su di voi e rimanga per sempre. Amen.

Exaudi Redazione

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