Maschio e femmina li creò
La bontà del corpo sessuato: una risposta cristiana al paradigma di genere
In principio, la Genesi afferma che Dio creò l’uomo a sua immagine, maschio e femmina li creò (Gen 1,27). Questo disegno divino è stato ulteriormente sviluppato dall’antropologia cristiana, che approfondisce questa duplice natura sessuale degli esseri umani. Come sottolinea Abigail Favele nel suo libro, *The Genesis of Gender: A Christian Theory* (Rialp, 2024) , “la differenziazione sessuale non è un caso, ma motivo di celebrazione e meraviglia. Questa differenza è buona; i nostri corpi sono buoni e sono parte integrante dell’ordine creato, buoni fin dall’origine (p. 36)”. Siamo esseri viventi, polvere della terra e respiro divino, corpo e anima; un’unità sostanziale da cui scaturisce la dignità di ogni persona e la dignità del corpo umano sessuato.
Il paradigma della Genesi concepisce l’essere umano nella sua differenza sessuale. L’incarnazione del corpo e dello spirito rivela chi siamo, in modo tale che il corpo renda visibile lo spirito. Una visione opposta è lo gnosticismo – sia passato che presente – per il quale il corpo, la materia, è una realtà di scarsa importanza, superflua; l’unica cosa che conta è la dimensione spirituale. L’antropologia della Genesi, d’altra parte, in contrasto con questo pernicioso spiritualismo gnostico, propone un sano materialismo cristiano che mette in luce la dignità della carne, del corpo, inteso come dono della creazione. C’è nell’essere umano una realtà di corpo e spirito ricevuta fin dal concepimento, il cui dispiegarsi avviene nel tempo, tale che ciò che siamo chiamati a essere è connesso a ciò che siamo.
Tuttavia, in contrasto con la prospettiva antropologica cristiana, emerge il paradigma di genere , per il quale “non esiste un creatore; siamo liberi di creare noi stessi. Il corpo è un oggetto senza significato intrinseco; gli diamo qualsiasi significato vogliamo, usando la tecnologia per disfare ciò che è percepito come ‘naturale’. Non riceviamo significato da Dio, né dai nostri corpi, né dal mondo: lo imponiamo (p. 27)”. Questa deriva libertaria non riconosce la grammatica della realtà; non c’è nulla di dato a cui lo sviluppo della personalità dovrebbe conformarsi. Ci troviamo di fronte a una mentalità intrisa di emotivismo libertario, espresso nella seguente sequenza: “Voglio essere, posso farlo, quindi lo faccio”. Questa pretesa è già presente nel Faust di Goethe , per il quale il testo di San Giovanni, “In principio era il Verbo”, risulta scomodo, irritante e limitante. L’emotivista libertario non ammette una ragione creativa con un disegno prestabilito e stravolge il significato dell’espressione evangelica, affermando: “In principio era l’opera”. In altre parole, ciò che governa e decide è la volontà, con i suoi fondamenti emotivi, cosicché biologia, sesso e procreazione diventano meri accidenti privi di rilevanza. Il corpo diventa così un mero oggetto, come l’argilla plasmabile dai farmaci o dalle mani del chirurgo. L’antropologia transgender segue queste strade.
Chi siamo, qual è la nostra identità, restano domande urgenti a cui dobbiamo rispondere. La proposta di Abigail Favele affronta queste domande. Afferma: “Considerarsi un essere creato sposta la discussione sull’identità su un terreno nuovo, stabilendo il quadro di un ordine trascendente, un ordine al di là del naturale che sostiene l’esistenza. Essere una creatura, piuttosto che un accidente, stabilisce la persona umana come essere in relazione con il divino. Non siamo soli nel cosmo (…). Quando vediamo il mondo come un cosmo creato di cui siamo parte, questo trasfigura ogni cosa: incarnazione, sesso, sofferenza, libertà, desiderio – tutto questo si fonde in un mistero onnicomprensivo, una continua interazione tra l’umano e il divino (…). Una volta che la persona umana è compresa come creata, l’individualità, incluso il sesso, diventa un dono che può essere accettato, piuttosto che qualcosa che deve essere costruito (p. 218)”.
Abigail Favale offre una visione equilibrata – dalla prospettiva dell’antropologia cristiana – delle diverse sfaccettature teoriche e pratiche che compongono il paradigma di genere. La sua proposta mette in luce la bontà dell’ordine creato e ci aiuta a considerare con riverenza il dono del nostro corpo, praticando la libera accettazione del nostro essere.
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