20 Giugno, 2026

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L’ultima mappa di Camillo Ruini: il Papa dà l’addio allo stratega che ha unito la fede e la sfera pubblica

Papa Leone XIV ha presieduto la messa funebre nella Basilica di San Pietro per il cardinale che ha guidato la Chiesa italiana per due decenni, sottolineando il suo motto: "La verità ci renderà liberi" di fronte al relativismo contemporaneo

L’ultima mappa di Camillo Ruini: il Papa dà l’addio allo stratega che ha unito la fede e la sfera pubblica

Giovedì 18 giugno 2026, la Basilica di San Pietro ha dato l’ultimo saluto a uno degli uomini che più di ogni altro hanno definito l’identità del cattolicesimo europeo a cavallo del secolo. Papa Leone XIV ha presieduto la messa funebre per il cardinale Camillo Ruini, scomparso dopo una lunga vita segnata da malattia e fragilità, all’Altare della Cattedra. In un’omelia di carattere spiccatamente spirituale, ma al contempo ricca di spunti di riflessione sulle sfide della società contemporanea, il Pontefice ha celebrato Ruini non solo come pastore, ma anche come forza trainante del “Progetto Culturale” che ha posto la voce dei cattolici al centro del dibattito civico e politico.

L’equilibrio tra umile servizio e potere dottrinale

Per diciassette anni alla guida della Conferenza Episcopale Italiana (CEI) e altri diciassette come Vicario del Papa per la Diocesi di Roma, Camillo Ruini è stato il grande stratega dell’era di San Giovanni Paolo II in Italia. Leone XIV ha iniziato il suo discorso dissipando la dicotomia tra amministratore politico e sacerdote, ricordando di aver servito con uguale dedizione “sia nei compiti più umili che in quelli di maggiore responsabilità”.

Il Papa ha citato le parole del cardinale Ruini tratte dal suo testamento spirituale per sottolineare la sua profonda umanità:  “Da loro ho ricevuto tanto quanto ho cercato di dare “, scrisse il cardinale, riferendosi alle comunità che aveva guidato. Per Leone XIV, questo pensiero è una lezione di umiltà applicabile a coloro che oggi ricoprono posizioni di responsabilità, sia all’interno che all’esterno della Chiesa.

Armonia con Giovanni Paolo II di fronte al relativismo

Uno dei momenti più carichi di significato simbolico dell’omelia è stato il ricordo della stretta alleanza tra Ruini e Karol Wojtyła. Il defunto cardinale scrisse nelle sue memorie di aver assistito in prima persona in Giovanni Paolo II all’indissolubile unione tra preghiera, vita e un coraggio capace di guidare la storia. Leone XIV suggerì che questa stessa forza si riflettesse nel percorso di Ruini, che adottò come motto episcopale la citazione giovannea  Veritas liberabit nos  (La verità ci renderà liberi).

A questo punto, il Papa ha pronunciato un messaggio che risuona direttamente con le attuali problematiche sociali, contrapponendo il rigore intellettuale del cardinale alle tendenze ideologiche odierne:

“Queste parole ci ricordano chiaramente un messaggio particolarmente significativo per il nostro tempo, in cui si corre il rischio di disorientarsi a causa di derive relativistiche e di visioni totalmente fluide della realtà e dell’essere umano.”

Il tratto finale: dall’influenza al silenzio della malattia

Gli ultimi anni di Ruini, trascorsi lontano dai riflettori, furono segnati dal silenzio sulla sua malattia fisica. Il Papa rivelò che la preghiera – che il cardinale descrisse nei suoi appunti come “semplice, vibrante in gioventù e maturata con il tempo” – fu la vera forza motrice che lo sostenne nei suoi ultimi giorni.

Verso la fine della liturgia, Leone XIV ha espresso pubblicamente la sua gratitudine alla famiglia e, in modo del tutto particolare, al personale medico e ai collaboratori che si sono presi cura del cardinale con “devota dedizione” fino ai suoi ultimi giorni. Con la sua scomparsa, la Chiesa saluta un intellettuale che ha dimostrato che la fede non teme il confronto con la modernità, ma anzi prospera quando trova il suo fondamento nella verità.

CAPPELLA PAPALE PER LE ESEQUIE DEL SIGNOR CARDINALE CAMILLO RUINI

OMELIA DEL SANTO PADRE LEONE XIV

Altare della Cattedra della Basilica di San Pietro
Giovedì, 18 giugno 2026

 

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Cari fratelli e sorelle,

celebriamo questa Eucaristia affidando alla misericordia del Signore il nostro fratello Cardinale Camillo Ruini, pastore saggio e sollecito del gregge di Cristo.

Per molti anni ha servito la Chiesa svolgendo con la stessa dedizione sia gli incarichi più umili sia quelli più gravidi di responsabilità che il Signore ha voluto affidargli, come sacerdote, Vescovo e Cardinale: nell’insegnamento, nello studio e nell’approfondimento teologico, nel servizio pastorale, nell’animazione giovanile, nell’ambito culturale, nella cura del laicato e delle vocazioni, nell’esercizio dell’autorità.

Moltissimo gli deve la Chiesa in Italia, che ha servito per circa diciassette anni come Presidente della Conferenza Episcopale; come pure la Diocesi di Roma, in cui per altrettanto tempo ha svolto il ministero di Vicario del Santo Padre. Ha saputo guidare il Popolo di Dio e i fratelli nell’Episcopato in momenti importanti e delicati, affrontando con entusiasmo, discernimento e coraggio molteplici sfide.

A lui si devono intuizioni e iniziative che hanno lasciato un segno profondo nel cammino della Comunità ecclesiale e anche di quella civile. Pensiamo al “Progetto culturale”; all’impegno profuso nel promuovere l’apporto del mondo cattolico nei più diversi ambiti della vita religiosa, civile e politica italiana; al grande lavoro del Sinodo diocesano e della sua applicazione, qui a Roma; alla sua presenza attiva e dialogante ai vari livelli della vita della Chiesa, come pure del mondo laico e della società.

Mentre lo ricordiamo e lo affidiamo alle braccia del Padre celeste, ci lasciamo illuminare dalla Parola di Dio che abbiamo ascoltato e anche da alcuni pensieri che lui stesso ha lasciato scritti.

Nella prima Lettura sono risuonate le parole vibranti dell’Apostolo Paolo: «Né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio» (Rm 8,38-39). È questa la verità che ha animato anche il Cardinale Ruini nel suo ministero. L’amore di Dio è fedele, niente può sconfiggerlo né separarcene, perché è dono suo, viene da Lui, e ci è profuso al di là di ogni nostro merito e debolezza. Molteplici sono state le vicissitudini attraverso le quali il nostro caro fratello ha accompagnato i fedeli e le comunità che gli sono stati affidati nel corso del suo lungo servizio, ed è proprio nella carità invincibile del Signore e nella risposta di fede a questo dono che dobbiamo cercare la radice della forza con cui le ha affrontate.

Nel suo Testamento spirituale, parlando delle tante persone nei confronti delle quali sentiva gratitudine per il bene elargitogli, il Cardinale Camillo ha scritto: «Da loro ho ricevuto non meno di quello che ho cercato di dare». Penso siano parole che possono aiutare anche noi a vivere le nostre responsabilità e i nostri diversi servizi con la stessa umiltà e con la medesima fiducia in Dio.

Del resto, egli stesso ha testimoniato che una delle risorse che più lo hanno accompagnato nella sua lunga esistenza, fin dall’infanzia, è stata la preghiera, semplice, accorata, fresca negli anni più teneri e poi maturata nel corso del tempo, fino alla stagione della fragilità e della malattia.

Un’altra frase della Scrittura che la Liturgia ci ha offerto, e che può aiutarci a vivere con frutto questo momento di grazia, sono le parole di Gesù che abbiamo ascoltato nel Vangelo: «Padre, voglio che quelli che mi hai dato siano anch’essi con me dove sono io» (Gv 17,24). In esse troviamo riassunto il programma, la direzione e lo scopo ultimo di una vita spesa per il bene dei fratelli e vissuta nella ricerca costante dei disegni di Dio per la propria e la loro salvezza. Il Cardinale Ruini ha scritto in merito: «Spero, Signore, di aver operato non per interessi personali ma per gli obiettivi che mi erano affidati e che condividevo di cuore» (Testamento spirituale). È bello ricordare, in questo momento, la realtà che ha animato nel profondo, al di là e al di sopra di ogni altra preoccupazione, il suo cuore di Pastore. Mentre lo accompagniamo con la preghiera e con l’offerta dell’Eucaristia, facciamo nostro il suo desiderio, di giungere là dove il Signore ci attende e ci desidera, nella gioia eterna, e di camminare verso la meta, gli uni con il desiderio di esserne partecipi assieme agli altri, uniti, in Lui e tra noi, per sempre.

Il Cardinale Camillo Ruini ha avuto la grazia di conoscere personalmente e di lavorare con alcuni grandi Santi dei tempi recenti, quali San Paolo VI e San Giovanni Paolo II. In particolare, del suo rapporto con Papa Wojtyła, del quale per tanti anni è stato collaboratore, ha scritto: «In Giovanni Paolo II ho sperimentato la tua presenza, Signore, ho potuto toccare con mano l’unione nella preghiera, l’inseparabilità di preghiera, vita e apostolato, il coraggio della fede che guida la storia, la capacità di amare e di perdonare» (ibid.). Ritengo che dall’esempio di unità di vita del grande Pontefice il Cardinale abbia saputo trarre tanto, perché possiamo ritrovare anche in lui molti dei tratti con cui descrive il Santo Papa; e penso che tale consonanza di sentimenti possa animare anche noi nel nostro cammino.

Come motto del suo Episcopato, il nostro fratello aveva scelto una frase ispirata al Vangelo di San Giovanni: Veritas liberabit nos, “La verità ci renderà liberi” (cfr Gv 8,32). Queste parole riassumono la profonda concezione di persona e di libertà che Cristo ci ha rivelato e che la Chiesa insegna: siamo fatti per la verità e per il bene, e solo in questo troviamo unità, pace e piena realizzazione, nella vita terrena e per l’eternità. Esse ci ricordano con chiarezza un messaggio particolarmente significativo per il nostro tempo, in cui si può essere disorientati da derive relativistiche e da visioni totalmente fluide della realtà e dell’uomo. Guardando alla vita del Cardinale Ruini, a come è vissuto e a come ha lasciato questo mondo, possiamo cogliere un segno della forza e della solidità con cui l’uomo cresce e matura quando trova nella Verità che viene da Dio il centro e il perno della propria esistenza.

Desidero, in conclusione, rivolgere una parola di ringraziamento alle persone che, come già accennato, hanno accompagnato, coadiuvato e sostenuto il Cardinale nel suo lavoro, durante il suo servizio pastorale e specialmente negli anni della vecchiaia e dell’infermità. In particolare, vorrei ringraziare chi gli è stato vicino fino all’ultimo con devota dedizione. Il Signore ricompensi tutti, doni conforto ai parenti e alle persone care, e conceda a lui il premio della sua pace che non ha fine.

Exaudi Redazione

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