L’illusione del titolo professionale
Il vero lascito non entra in un biglietto da visita
Alla fine del 2008, mentre lavoravo in un’azienda di retail dove ero entrato due anni prima, mi comunicarono che ero stato promosso alla posizione di responsabile amministrazione delle risorse umane.
Senza dubbio, questa notizia generò entusiasmo in me, nella famiglia e tra gli amici. Ricordo ancora la telefonata piena di gioia e le parole di un buon amico dell’università: «Sei il primo del gruppo a raggiungere questa posizione!»
A proposito, qualche settimana fa, per motivi familiari, ho chiamato un amico con cui molti anni fa avevamo lavorato insieme: lui come stagista e io come suo capo in un’azienda importatrice di auto.
Oggi è responsabile delle risorse umane in un istituto finanziario e mi ha risposto con la stessa semplicità e vicinanza di oltre 25 anni fa.
Mi ha fatto ricordare due cose che dice di aver imparato da me e che applica ancora oggi nella vita personale e nel lavoro. Devo confessare che non ricordavo nemmeno di averle dette, e soprattutto di averle messe in pratica: salutare tutti senza eccezioni e non importa essere poveri ma onesti.
Dall’altro lato, qualche giorno fa ho visto una parte del podcast di un ex dirigente di una multinazionale, in cui parlava del «racconto del titolo nelle aziende» e di come la maggior parte di noi se lo sia comprato, quando invece ciò che conta davvero è ciò che le persone ricorderanno di te come essere umano.
Di sicuro, i tuoi ex colleghi non ti ricorderanno perché eri bravo con i numeri, con Excel, uno squalo nelle vendite, per l’auto che guidavi, ecc.
In questo senso, a partire da queste due storie, condivido con voi alcune lezioni e domande semplici, ma memorabili:
- I titoli e le persone passano in tutte le organizzazioni senza eccezione.
- Non farti prendere le vertigini dal titolo e dal potere: entrambi sono passeggeri.
- Non hai bisogno di un titolo altisonante per lasciare una buona impronta nel prossimo.
- Dai o offri più di quanto ricevi e trasformalo in un circolo virtuoso.
- Sei una luce, un esempio da seguire?
- Le persone con cui lavori (o hai lavorato) cosa ricorderanno di te e per quale motivo?
- Se domani incontrassi un ex collega o collaboratore, si avvicinerebbe a te o cercherebbe di evitarti?
Caro lettore, ti invito a riflettere e soprattutto ad agire e a prendere una decisione ferma, partendo da queste due frasi:
- «Chi non è buon servo non sarà buon padrone» – Platone.
- «L’ignorante afferma, il saggio dubita e riflette» – Aristotele.
Forza, c’è ancora tempo per cambiare, sia per te che per me. Ah, e non dimenticare: Rema, rema senza arrenderti, forte contro corrente e al largo in mare!
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