Leone XIV sul capitalismo e la giustizia per i fratelli e le sorelle migranti
Una proposta di carità politica alla luce della dottrina sociale della Chiesa e della destinazione universale dei beni
Come è noto, un principio cardine dell’attuale Pontefice è la diffusione e l’attuazione della Dottrina Sociale della Chiesa (DSC), dimensione costitutiva della fede, della missione e della vita morale essenziale. In questo senso, come la DSC ha dimostrato fin dagli inizi con Papi come San Paolo VI (PP 44) e San Giovanni Paolo II (CA 46) o lo stesso Francesco (EG 204), Leone XIV prosegue il suo insegnamento in Dilexi te (DT 92 e 114) o Magnifica humanitas (MH 163 e 201): la critica etica e la delegittimazione del capitalismo e dell’ideologia del liberalismo economico o neoliberismo; così come fa, allo stesso modo, in relazione al comunismo collettivista o al collettivismo.
In effetti, in continuità con gli insegnamenti di Benedetto XVI (CV 36), Leone XIV rifiuta questa ideologia pseudoscientifica, nota anche come “economia del gocciolamento”. Essa si riferisce al fondamentalismo del libero mercato che, rifiutando ogni regolamentazione etica e politica, presuppone che la sua accumulazione produca automaticamente e inevitabilmente un presunto progresso o benessere. Sia la scienza sociale ed economica, sia la realtà storica e la Dottrina Sociale della Chiesa, confutano questo totalitarismo mercantilista e questa falsa antropologia, con la sua illusoria libertà priva di vita sociale (giustizia), solidarietà, valori e principi.
Al contrario, questa Dottrina Sociale della Chiesa, con Papi come quello attuale, dimostra che il capitalismo reale e la sua ideologia neoliberale sono la causa principale di tutta questa disuguaglianza e ingiustizia sotto forma di crescente impoverimento, che a sua volta è il fattore primario che costringe i nostri fratelli e sorelle migranti a cercare una vita e un futuro con maggiore dignità. Pertanto, i popoli, le società civili e gli Stati nazionali devono controllare il mercato, l’economia, la proprietà e la finanza affinché siano al servizio della vita, della dignità, del bene comune più universale, della giustizia sociale per i poveri e dello sviluppo integrale, ecologico e umano (MH 59, 77-81).
In quest’ottica, in opposizione al capitalismo, la Dottrina Sociale della Chiesa, sotto Leone XIV, privilegia la destinazione universale dei beni rispetto alla proprietà (MH 66), e il lavoro con un giusto salario ha la precedenza sul capitale (DT 87, MH 148-156). È essenziale un sistema fiscale basato sull’equità, in cui chi ha di più contribuisce maggiormente, attraverso le tasse, a questo bene comune mediante la destinazione universale dei beni (MH 162-164), e che ha la precedenza su un libero mercato non guidato da questa giustizia sociale. E, come fondamento di tutto ciò, c’è la santità, che si realizza nella carità (amore fraterno) attraverso la povertà evangelica (spirituale), come Chiesa povera con i poveri. Vale a dire, seguendo l’umile e povero Gesù, c’è comunione di vita, di beni e di solidarietà in azione per la giustizia con i poveri della terra, come i nostri fratelli e sorelle migranti. Di fronte al peccato dell’egoismo e all’individualismo non solidale con i suoi idoli della ricchezza – essere ricchi, potere e violenza (DT, capitolo III; MH 243-245).
Pertanto, ispirata dal Vangelo di Gesù, che trasmette questa fraternità e giustizia universale, la Dottrina Sociale della Chiesa Cattolica, sotto il pontificato di Papa Francesco, insegna che «il mondo esiste per tutti, perché tutti gli esseri umani nascono su questa terra con la stessa dignità. Le differenze di colore, religione, capacità, luogo di nascita, luogo di residenza e tante altre non possono essere prioritarie o utilizzate per giustificare i privilegi di alcuni a scapito dei diritti di tutti. Di conseguenza, come comunità, siamo chiamati ad assicurare che ogni persona viva con dignità e abbia opportunità adeguate al suo sviluppo integrale… Pertanto, nessuno può essere escluso, indipendentemente dal luogo di nascita, e certamente non a causa dei privilegi che altri possiedono perché nati in luoghi con maggiori opportunità. I limiti e i confini degli Stati non possono impedire che ciò si realizzi. Così come è inaccettabile che una persona abbia meno diritti perché è donna, è altrettanto inaccettabile che il luogo di nascita o di residenza determini di per sé minori opportunità per una vita e uno sviluppo dignitosi».
La convinzione della destinazione comune dei beni della terra oggi richiede che essa venga applicata anche alle nazioni, ai loro territori e alle loro risorse. Se consideriamo ciò non solo dalla prospettiva della legittimità della proprietà privata e dei diritti dei cittadini di una data nazione, ma anche dal principio primo della destinazione comune dei beni, allora possiamo affermare che ogni paese appartiene anche allo straniero, nella misura in cui i beni di un territorio non dovrebbero essere negati a una persona bisognosa che proviene da altrove. Infatti, come hanno insegnato i Vescovi degli Stati Uniti, esistono diritti fondamentali che “precedono qualsiasi società perché derivano dalla dignità conferita a ogni persona in quanto creata da Dio” (FT 118-124).
Come si può notare, la Dottrina Sociale Cattolica, con Papi come Leone XIV, sottolinea la necessità di esercitare l’essenziale carità politica che mira alla civiltà dell’amore (MH 38) e di trasformare le cause e i peccati del male di natura personale, culturale, strutturale e storica, unitamente a questa giustizia liberatrice dall’ingiustizia (MH 31 e 79). È proprio questa mancanza di controllo etico e politico sul mercato, sull’economia, sul sistema bancario e finanziario a generare i mali e i peccati della speculazione finanziaria, come si osserva, ad esempio, nel settore alimentare e in quello dei beni di consumo, e dell’usura con i suoi prestiti e tassi d’interesse abusivi (ingiusti). E tutto ciò rovina la vita delle persone, delle famiglie e dei poveri.
In conclusione, come affermava Leone XIV, «una prova decisiva per la giustizia sociale oggi è rappresentata dalla condizione dei migranti, dei rifugiati e di tutti coloro che sono costretti a spostarsi a causa della povertà, della violenza, dei cambiamenti climatici e delle calamità naturali. Il modo in cui una società li tratta dimostra se la sua idea di giustizia è guidata dalla paura o dalla fraternità». Papa Francesco ci ha invitato a riconoscere nei migranti non semplicemente un problema da risolvere, ma «un’immagine vivente del Popolo di Dio in movimento» – persone con dignità, risorse e sogni, che hanno il diritto di essere trattate con rispetto e che chiedono l’opportunità di diventare membri attivi delle società che le accolgono. La giustizia sociale, in questo ambito, implica almeno due impegni complementari. Da un lato, tutelare il diritto alla speranza di coloro che sono costretti a partire, garantendo loro percorsi sicuri e legali, condizioni di accoglienza dignitose e autentici processi di integrazione. Dall’altro, promuovere anche il diritto di rimanere nella propria terra in pace e sicurezza, affrontando le cause profonde che costringono le persone a migrare, comprese quelle legate alle ingiustizie economiche e alla crisi climatica. Quando questi diritti vengono rispettati, le migrazioni possono rappresentare un’opportunità di incontro e di arricchimento reciproco tra i popoli” (MH 81).
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