19 Maggio, 2026

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Leone XIV: La musica come cammino sinodale di fede e gioia

Nel Giubileo dei Cori. Omelia per la Solennità di Cristo Re: Il canto come espressione di amore e unità ecclesiale

Leone XIV: La musica come cammino sinodale di fede e gioia

Nel contesto dell’Anno Santo 2025, Piazza San Pietro si è trasformata questa domenica 23 novembre in un vasto palcoscenico di lode e armonia, dove oltre 60.000 fedeli, pellegrini e coristi provenienti da tutto il mondo si sono riuniti per celebrare il Giubileo dei Cori e delle Società Corali. Papa Leone XIV ha presieduto la Santa Messa nella Solennità di Nostro Signore Gesù Cristo, Re dell’Universo, e nella sua omelia ha rivolto un commovente messaggio ai musicisti e ai cantori liturgici, invitandoli a vedere nel loro servizio un vero cammino sinodale di fede, speranza e gioia condivisa. Questa celebrazione, che ha incluso la preghiera mariana dell’Angelus e il viaggio del Papa in papamobile lungo Via della Conciliazione per salutare i presenti, ha sottolineato il ruolo essenziale della musica nella vita della Chiesa, come ponte che unisce voci diverse in un’unica melodia d’amore per Dio.

Il Papa, a partire dal Salmo responsoriale – «Andiamo con gioia incontro al Signore» (Sal 122) – ha invitato l’assemblea a camminare insieme verso Cristo, Re mite e umile, il cui trono è la croce e la cui potenza si manifesta nella misericordia divina. «Il suo regno risplende nel mondo attraverso la croce, dove Dio regna dal legno come Principe della pace», ha ricordato Leone XIV, sottolineando che questo amore è l’ispirazione profonda di tutto il canto liturgico. I cori, presenti a questa Eucaristia con le loro voci elevate in inni e salmi, sono stati accolti come testimoni viventi della grazia, offrendo i loro talenti «per la gloria di Dio e l’edificazione spirituale dei fratelli» (cfr Concilio Vaticano II,  Sacrosanctum Concilium , 120).

Nella sua riflessione, il Papa ha evocato la dimensione universale della musica, dono delle grandi civiltà per esprimere «ciò che portiamo nel profondo del cuore e che le parole non sempre riescono a esprimere». Citando Sant’Agostino – «Cantare amantis est» (Sermone 336, 1) – ha spiegato che «cantare è proprio di chi ama», un atto che unisce mente, sentimenti, corpo e anima nel comunicare le grandi verità della vita. Per il Popolo di Dio, il canto diventa il «canto nuovo» che Cristo risorto eleva al Padre, rendendo tutti i battezzati partecipi di un solo corpo animato dallo Spirito. I coristi diventano così «cantori della grazia», figli della Chiesa che trovano nel Signore Risorto la fonte inesauribile della loro lode. La musica liturgica, in questo senso, non è mero ornamento, ma strumento prezioso per il servizio della lode e l’espressione della gioia per la vita nuova di Cristo.

Leone XIV estese questa immagine poetica al cammino ecclesiale: come pellegrini stanchi, i fedeli camminano cantando, anticipando la gioia dell’incontro finale con Dio. «Cantate, ma camminate […], avanzate nel bene» (Sermone 256, 3), esortava sant’Agostino, e il Papa applicava questo insegnamento alla vita dei cori: «Far parte di un coro significa camminare insieme, prendere per mano i fratelli, aiutarli a camminare con noi e cantare con loro la lode di Dio, consolarli nelle loro sofferenze, incoraggiarli quando la stanchezza sembra vincerli». Questa dinamica riflette la Chiesa in cammino, «autentica realtà sinodale» che condivide la vocazione alla lode in un pellegrinaggio di amore e di speranza.

Approfondendo il tema dell’unità, il Santo Padre si è rivolto a Sant’Ignazio di Antiochia, che vedeva nell’«amore sinfonico e armonioso» del coro la voce stessa di Cristo: «Ciascuno di voi diventi anch’egli coro, affinché, nell’armonia della vostra concordia, ascoltiate il tono di Dio nell’unità» ( Agli Efesini , 4). Le diverse voci che si armonizzano in un’unica melodia simboleggiano la Chiesa, che unisce tutti nell’amore, tessendo una «dolce melodia» di concordia. I cori liturgici, attivi soprattutto nel servizio eucaristico, esigono preparazione, fedeltà e una profonda vita spirituale: «Se pregate cantando, aiutate tutti a pregare». Richiedono disciplina e spirito di servizio, soprattutto nelle liturgie solenni, ma sempre in comunione con la comunità, evitando esibizionismi che escludano la partecipazione attiva dell’assemblea.

Come in ogni famiglia – e il coro è una “piccola famiglia” unita dall’amore per la musica – sorgono tensioni e fatiche, ma il Papa le vede come riflesso del cammino storico della Chiesa, ricco di alterne prove e gioie. Il canto facilita questo cammino, infondendo consolazione ed entusiasmo. “Impegnatevi, pertanto, a trasformare sempre più i vostri cori in una meraviglia di armonia e bellezza; siate sempre più immagine luminosa della Chiesa che loda il suo Signore”, esortava Leone XIV, richiamando il Magistero conciliare a guidare il loro servizio. Siate vigilanti, aggiungeva, affinché la vostra vita spirituale elevi autenticamente la grazia liturgica, coinvolgendo il popolo di Dio senza elitarismi.

Al termine dell’omelia, il Papa ha affidato i coristi a Santa Cecilia, la vergine e martire romana il cui “canto d’amore” fu il suo abbandono totale a Cristo, offrendo alla Chiesa una luminosa testimonianza di fede e di amore. “Continuiamo a cantare e facciamo nostro, ancora una volta, l’invito del salmo: ‘Andiamo con gioia incontro al Signore'”, ha concluso, suggellando una celebrazione che è risuonata come un inno collettivo alla misericordia del Re dell’Universo.

Testo completo dell’omelia:

GIUBILEO DEI CORI E DELLE CORALI

SANTA MESSA

OMELIA DEL SANTO PADRE LEONE XIV

Piazza San Pietro
Solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo
Domenica, 23 novembre 2025

 

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Sorelle e fratelli carissimi,

nel salmo responsoriale abbiamo cantato: “Andremo con gioia alla casa del Signore” (cfr Sal 121). La Liturgia odierna ci invita, dunque, a camminare insieme nella lode e nella gioia incontro al Signore Gesù Cristo Re dell’Universo, Sovrano mite ed umile, Colui che è principio e fine di tutte le cose. Il suo potere è l’amore, il suo trono è la Croce e, per mezzo della Croce, il suo Regno si irradia sul mondo. “Dalla Croce egli regna” (cfr Inno Vexilla Regis) come Principe della pace e Re di giustizia che, nella sua Passione, rivela al mondo l’immensa misericordia del cuore di Dio. Quest’amore è anche l’ispirazione e il motivo del vostro canto.

Carissimi coristi e musicisti, oggi celebrate il vostro giubileo e ringraziate il Signore per avervi concesso il dono e la grazia di servirlo offrendo le vostre voci e i vostri talenti per la sua gloria e per l’edificazione spirituale dei fratelli (cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. Sacrosanctum Concilium, 120). Il vostro compito è quello di coinvolgerli nella lode a Dio e di renderli maggiormente partecipi dell’azione liturgica attraverso il canto. Oggi esprimete appieno il vostro “iubilum”, la vostra esultanza, che nasce dal cuore inondato dalla gioia della grazia.

Le grandi civiltà ci hanno fatto dono della musica affinché possiamo dire ciò che portiamo nel profondo del nostro cuore e che non sempre le parole possono esprimere. Tutto l’insieme dei sentimenti e delle emozioni che nascono nel nostro intimo da un rapporto vivo con la realtà possono trovare voce nella musica. Il canto, in modo particolare, rappresenta un’espressione naturale e completa dell’essere umano: la mente, i sentimenti, il corpo e l’anima qui si uniscono insieme per comunicare le cose grandi della vita. Come ci ricorda Sant’Agostino: “Cantare amantis est” (cfr Sermo 336,1), ossia, “il canto è proprio di chi ama”: colui che canta esprime l’amore, ma anche il dolore, la tenerezza e il desiderio che albergano nel suo cuore e, nello stesso tempo, ama colui a cui rivolge il suo canto (cfr Enarrationes in Psalmos, 72,1).

Per il Popolo di Dio il canto esprime l’invocazione e la lode, è il “cantico nuovo” che Cristo Risorto innalza al Padre, rendendone partecipi tutti i battezzati, come un unico corpo animato dalla Vita nuova dello Spirito. In Cristo diveniamo cantori della grazia, figli della Chiesa che trovano nel Risorto la causa della loro lode. La musica liturgica diviene così uno strumento preziosissimo mediante il quale svolgiamo il servizio di lode a Dio ed esprimiamo la gioia della Vita nuova in Cristo.

Sant’Agostino ci esorta, ancora, a camminare cantando, come viandanti affaticati, che trovano nel canto un anticipo della gioia che proveranno quando raggiungeranno la loro meta. «Canta ma cammina […] avanza nel bene» (Sermo 256, 3). Far parte di un coro significa, quindi, avanzare insieme prendendo per mano i fratelli, aiutandoli a camminare con noi e cantando con loro la lode di Dio, consolandoli nelle sofferenze, esortandoli quando sembrano cedere alla stanchezza, dando loro entusiasmo quando la fatica sembra prevalere. Cantare ci ricorda che siamo Chiesa in cammino, autentica realtà sinodale, capace di condividere con tutti la vocazione alla lode e alla gioia, in un pellegrinaggio d’amore e di speranza.

Anche Sant’Ignazio di Antiochia usa parole toccanti mettendo in relazione il canto del coro con l’unità della Chiesa: «Dalla vostra unità e dal vostro amore concorde si canta a Gesù Cristo. E ciascuno diventi un coro, affinché nell’armonia del vostro accordo prendendo nell’unità il tono di Dio, cantiate a una sola voce per Gesù Cristo al Padre, perché vi ascolti e vi riconosca per le buone opere» (S. Ignazio di Antiochia, Agli Efesini, IV). Infatti, le voci diverse di un coro si armonizzano tra loro dando vita ad un’unica lode, simbolo luminoso della Chiesa, che nell’amore unisce tutti in un’unica soave melodia.

Voi appartenete a cori che svolgono la loro attività soprattutto nel servizio liturgico. Il vostro è un vero ministero che esige preparazione, fedeltà, reciproca intesa e, soprattutto, una vita spirituale profonda, che, se voi cantando pregate, aiutate tutti a pregare. È un ministero che richiede disciplina e spirito di servizio, soprattutto quando bisogna preparare una liturgia solenne o qualche evento importante per le vostre comunità. Il coro è una piccola famiglia di persone diverse unite dall’amore per la musica e dal servizio offerto. Ricordate, però, che la comunità è la vostra grande famiglia: non le state davanti, ma ne siete parte, impegnati a rendetela più unita ispirandola e coinvolgendola. Come in tutte le famiglie, possono sorgere tensioni o piccole incomprensioni, cose normali quando si lavora insieme e si fatica per raggiungere un risultato. Possiamo dire che il coro è un po’ un simbolo della Chiesa che, protesa verso la sua meta, cammina nella storia lodando Dio. Anche se a volte questo cammino è irto di difficoltà e di prove, e ai momenti gioiosi se ne alternano altri più faticosi, il canto rende più leggero il viaggio e reca sollievo e consolazione.

Impegnatevi, dunque, nel trasformare sempre più i vostri cori in un prodigio di armonia e di bellezza, siate sempre più immagine luminosa della Chiesa che loda il suo Signore. Studiate attentamente il Magistero, che indica nei documenti conciliari le norme per svolgere al meglio il vostro servizio. Soprattutto, siate capaci di rendere sempre partecipe il popolo di Dio, senza cedere alla tentazione dell’esibizione che esclude la partecipazione attiva al canto di tutta l’assemblea liturgica. Siate, in questo, segno eloquente della preghiera della Chiesa, che attraverso la bellezza della musica esprime il suo amore a Dio. Vigilate affinché la vostra vita spirituale sia sempre all’altezza del servizio che svolgete, così che esso possa esprimere autenticamente la grazia della Liturgia.

Vi pongo tutti sotto la protezione di Santa Cecilia, la vergine e martire che qui a Roma con la sua vita ha innalzato il canto d’amore più bello, dandosi tutta a Cristo e offrendo alla Chiesa la sua luminosa testimonianza di fede e di amore. Procediamo cantando e facciamo nostro, ancora una volta, l’invito del Salmo responsoriale dell’odierna liturgia: “Andiamo con gioia alla casa del Signore”.

Exaudi Redazione

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