03 Settembre, 2026

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Leone XIV: La Chiesa è chiamata a servire l’umanità

Udienza Generale

Leone XIV: La Chiesa è chiamata a servire l’umanità

L’Udienza Generale di questa mattina si è svolta alle ore 10:00 in Piazza San Pietro, dove il Santo Padre Leone XIV ha incontrato gruppi di pellegrini e fedeli provenienti dall’Italia e da tutto il mondo.

Nel suo discorso in italiano, il Papa, proseguendo il ciclo di catechesi sui “Documenti del Concilio Vaticano II”, ha focalizzato la sua meditazione sul tema:  Costituzione pastorale Gaudium et Spes (GS 1-10). La Chiesa che ascolta e serve il mondo  (Lettura:  Gv  3,16-17).

Dopo aver riassunto la sua catechesi nelle diverse lingue, il Santo Padre ha rivolto un saluto speciale ai fedeli presenti.

 

 

L’udienza generale si è conclusa con la recita del  Padre Nostro  e la Benedizione Apostolica.

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Proseguiamo il nostro ciclo di catechesi dedicato ai documenti del  Concilio Vaticano II . Oggi iniziamo a riflettere sulla  Costituzione pastorale  Gaudium et spes , il cui tema centrale è la Chiesa nel mondo contemporaneo.

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Parole del Papa

Cari fratelli e sorelle, buongiorno e benvenuti!

Con l’incontro odierno iniziamo a riflettere sulla Costituzione pastorale Gaudium et spes, con cui il Concilio Vaticano II ha inteso approfondire un tema fondamentale, ossia il rapporto della Chiesa col mondo contemporaneo. San Giovanni XXIII, già nel Discorso inaugurale dell’11 ottobre 1962, aveva inteso dissentire dai «profeti di sventura» che, «sebbene accesi di zelo per la religione […] vanno dicendo che i nostri tempi, se si confrontano con i secoli passati, risultano del tutto peggiori; e arrivano fino al punto di comportarsi come se non avessero nulla da imparare dalla storia» (Discorso Gaudet Mater Ecclesia, 11 ottobre 1962, 4.2). Da qui il compito affidato ai Padri conciliari: «Nello stato presente degli eventi umani, nel quale l’umanità sembra entrare in un nuovo ordine di cose, sono piuttosto da vedere i misteriosi piani della Divina Provvidenza, che si realizzano in tempi successivi attraverso l’opera degli uomini, e spesso al di là delle loro aspettative, e con sapienza dispongono tutto, anche le avverse vicende umane, per il bene della Chiesa» (Gaudet Mater Ecclesia, 4.4).

Tre anni dopo, la promulgazione di Gaudium et spes riconosceva in tale discernimento un elemento essenziale della natura della Chiesa, descrivendo come costitutiva la sua indole pastorale: da qui la definizione di “Costituzione pastorale”. Non si tratta di ingenuo ottimismo, ma di una rinnovata fedeltà al Mistero di Cristo che, incarnandosi, sceglie di condividere la nostra vita: Egli si è reso «in tutto simile ai fratelli» (Eb 2,17; cfr 4,15) e si è caricato delle conseguenze del peccato, morendo «in riscatto per tutti» (1Tm 2,6). Tale condivisione con l’umanità è la via che il Cristo chiede alla Chiesa; perciò, la Costituzione conciliare Gaudium et spes si apre dichiarando che la Chiesa sente come proprie «le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono» (GS 1).

È una condivisione che ci chiama a uscire da ogni passività e indifferenza dinanzi agli avvenimenti che accadono, alla storia e alla vita delle persone, soprattutto dinanzi al cambiamento rapido e profondo che oggi sperimentiamo. Non è possibile restare spettatori disinteressati, occorre invece ascoltare con il cuore, lasciarsi interpellare, farsi coinvolgere. Con Cristo e sorretti dalla forza del suo Spirito, i credenti sono chiamati a farsi carico delle difficoltà dei fratelli, soprattutto di coloro che sono schiacciati dall’ingiustizia, dalla discriminazione, dalla violenza. Infatti, solo nella condivisione e nell’impegno è possibile arrivare a risposte adeguate, sempre sorretti dalla certezza che «le sofferenze del tempo presente non sono paragonabili alla gloria futura che sarà rivelata in noi» (Rm 8,18).

In tal senso, la prossimità verso l’umanità apre a una lettura più profonda degli avvenimenti e della stessa Rivelazione e, nella medesima prospettiva, Gaudium et spes richiama il «dovere permanente della Chiesa di scrutare i segni dei tempi e di interpretarli alla luce del Vangelo» (GS 4). Questa Costituzione conciliare ha dunque richiamato la Chiesa a un permanente impegno di conversione, per testimoniare che essa non è mossa da «nessuna ambizione terrena», ma «mira a questo solo: continuare, sotto la guida dello Spirito consolatore, l’opera stessa di Cristo, il quale è venuto nel mondo a rendere testimonianza alla verità, a salvare e non a condannare, a servire e non ad essere servito» (GS 3).

Non si tratta, in effetti, di una disposizione semplicemente morale. Papa Francesco ci ha ricordato che per la Chiesa «l’opzione per i poveri è una categoria teologica prima che culturale, sociologica, politica o filosofica. […] Siamo chiamati a scoprire Cristo in loro, a prestare ad essi la nostra voce nelle loro cause, ma anche ad essere loro amici, ad ascoltarli, a comprenderli e ad accogliere la misteriosa sapienza che Dio vuole comunicarci attraverso di loro» (Esort. Ap. Evangelii gaudium, 198).

La condivisione cristiana impegna a farsi carico della realtà e anche a smascherare le contraddizioni che caratterizzano la vita personale e sociale del mondo contemporaneo: ad esempio, un progresso scientifico e tecnologico, che offre sempre nuove possibilità, ma solo ad alcuni e che non sempre l’essere umano riesce a porre «a suo servizio»; o una conoscenza più chiara delle «leggi della vita sociale», accompagnata però da incertezze «sulla direzione da imprimervi»; o ancora, una maggiore disponibilità di «ricchezze, possibilità e potenza economica», che purtroppo però, oggi come al tempo del Concilio, lascia «una grande parte degli abitanti del globo […] ancora tormentata dalla fame e dalla miseria» (GS 4); oppure, una consapevolezza condivisa che è in gioco il futuro del pianeta e nel contempo l’incapacità a rinunciare al consumo egoistico e all’illusione che la guerra sia una via efficace per costruire la pace.

In un tempo segnato da profondi mutamenti, da cui derivano preoccupanti squilibri, la Chiesa è chiamata a servire l’essere umano, ascoltando e accogliendo gli interrogativi più profondi del suo cuore e gli aneliti che lo abitano, indicando nel Cristo «la chiave, il centro e il fine di tutta la storia umana» (GS 10). Perciò, nella Chiesa, ad ogni livello, in ogni epoca ha da realizzarsi la kenosi misericordiosa del Cristo che «non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò sé stesso assumendo una condizione di servo, […] facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce» (Fil 2,6-8).

Cari fratelli e sorelle, la gioia e la speranza – gaudium et spes – siano i tratti distintivi di una Chiesa che annuncia e testimonia il Vangelo, facendosi prossima alle donne e agli uomini del nostro tempo.

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Saluti

Rivolgo il mio cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana, in particolare ai gruppi parrocchiali: tutti esorto a modellare la vita sul Vangelo per essere nella società seminatori dell’amore di Cristo.

Saluto, poi, i volontari dell’Associazione “Abeo” di Verona, esprimendo apprezzamento per l’opera in favore dei piccoli pazienti e delle loro famiglie.

Il mio pensiero va, infine, ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. Domani celebreremo la memoria del Papa San Gregorio Magno, il cui corpo riposa nella Basilica di San Pietro. Egli è detto “il grande” per la sua eccezionale attività di pastore in tempi assai difficili per la società e la Chiesa: una “grandezza” che attingeva forza e vigore dalla fede viva nel Cristo. Il suo esempio susciti in ciascuno di voi una rinnovata e intensa fiducia in Dio, fonte di grazia e di speranza per il mondo intero.

A tutti la mia benedizione!

Exaudi Redazione

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