26 Aprile, 2026

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Le tre rivoluzioni: Gloriosa, Francese e Industriale

Questo articolo esamina la Gloriosa Rivoluzione, la Rivoluzione Francese e la Rivoluzione Industriale come processi chiave nella formazione del mondo moderno. La prima ha istituito il parlamentarismo e la monarchia costituzionale; la seconda ha diffuso i principi di libertà, uguaglianza e nazionalità, nonostante le sue contraddizioni; e la terza ha trasformato l'economia e la società attraverso l'industrializzazione. Insieme, queste rivoluzioni hanno gettato le basi del liberalismo, del capitalismo e delle tensioni sociali contemporanee

Le tre rivoluzioni: Gloriosa, Francese e Industriale

Contesto della Gloriosa Rivoluzione.

A metà del XVII secolo, il Parlamento inglese era l’organismo più longevo e sviluppato del continente europeo; per secoli la monarchia lo aveva concepito come misto, composto da nobili e non nobili.

Nel XVII secolo, queste tradizioni furono minacciate. Prima dai tentativi di Carlo I di governare senza il Parlamento, e poi durante il protettorato dittatoriale di Oliver Cromwell.

La restaurazione della monarchia nel 1660 risolse la questione se l’Inghilterra sarebbe stata una repubblica o una monarchia in futuro, ma il tipo di monarchia che sarebbe diventata era ancora una questione aperta quando iniziò il regno di Carlo II, cresciuto in Francia e ammiratore di tutto ciò che era francese, compresa la monarchia assoluta di Luigi XIV.

Il Parlamento inglese era diviso in due fazioni, una a favore del re e l’altra composta da coloro che si opponevano a Giacomo II perché cattolico, sostenendo il fratello Carlo II, anglicano, sebbene segretamente cattolico.

Entrambi i fratelli riflettono la transizione tra la monarchia restaurata e l’emergere della monarchia costituzionale.

Giacomo II era l’esatto opposto del fratello Carlo, un uomo mondano. Fervente convertito al cattolicesimo, offese i suoi seguaci Tory, quasi tutti membri della Chiesa d’Inghilterra, abrogando le leggi che impedivano ai dissidenti cattolici e protestanti di ricoprire cariche politiche.

Nota: Tories contro Whigs

I Tories erano originariamente una fazione politica inglese emersa nel XVII secolo, che si sarebbe poi evoluta in quello che oggi conosciamo come Partito Conservatore del Regno Unito. Nacquero intorno al 1679 durante il dibattito sull’esclusione del cattolico Giacomo II dal trono. Tolleravano il cattolicesimo all’interno della monarchia, il che li mise in contrasto con i protestanti Whigs, che promuovevano il potere parlamentare e l’esclusione dei cattolici. Si trasformarono nel Partito Liberale nel XIX secolo e in seguito nei Liberal Democratici.

Ancora oggi, nessun cattolico può essere re, poiché tale carica implica la nomina di vescovi anglicani a capo supremo della Chiesa d’Inghilterra. Nessun erede al trono può essere cattolico o sposare un cattolico, escludendo così i cattolici dalla linea di successione “per sempre”.

Ciò rivela una tensione tra libertà formale ed esclusione strutturale. Il liberalismo inglese promosse i diritti civili ma mantenne barriere religiose che contraddicevano i suoi stessi principi. È un chiaro esempio di come i sistemi politici possano essere riformisti in materia giuridica ma conservatori in quella simbolica. Oggi, questa situazione è nota come “ipocrisia liberale”.

Nel giugno del 1688, Giacomo II, il re cattolico, ordinò a tutto il clero della Chiesa d’Inghilterra di leggere il suo decreto di tolleranza religiosa dai pulpiti. Sette vescovi si rifiutarono e furono imprigionati, accusati di diffamazione sediziosa. Tuttavia, furono assolti durante il processo. Il processo ai vescovi fu uno degli eventi cruciali del suo regno.

Un altro evento cruciale fu l’inaspettata nascita, nel 1668, di un figlio da Giacomo e da sua moglie Maria di Modena. Questo bambino, che sarebbe stato educato secondo i principi cattolici, avrebbe soppiantato la figlia protestante di Giacomo, Maria Stuarda, molto più grande, come erede al trono di Scozia e Inghilterra.

Così, una delegazione di Whig e Tories attraversò la Manica per raggiungere l’Olanda e invitare Maria Stuarda e il marito protestante, Guglielmo III d’Orange, a recarsi in Inghilterra con un esercito invasore per preservare il protestantesimo e le libertà del paese, convocando un nuovo Parlamento. Guglielmo III accolse con favore anche l’opportunità di allearsi con l’Inghilterra contro la politica estera espansionistica di Luigi XIV.

La Gloriosa Rivoluzione

L’invasione di Guglielmo e Maria si rivelò un colpo di stato incruento, poiché Giacomo dovette lasciare il paese per evitare un’altra guerra civile. Il Parlamento poté dichiarare vacante il trono e spianare la strada all’ascesa al trono di Guglielmo e Maria come sovrani congiunti per diritto di successione. Una Carta dei Diritti

Approvato dal Parlamento e accettato dai nuovi monarchi nel 1689, riaffermò le libertà civili inglesi come i processi con giuria, l’habeas corpus, la garanzia che nessuno potesse essere imprigionato senza accuse penali e il diritto di chiedere riparazione per le proprie lamentele al monarca tramite il Parlamento. Il Bill of Rights dichiarò inoltre che la monarchia era soggetta alla legge del paese.

Un Toleration Act, anch’esso approvato nel 1689, garantiva ai protestanti dissenzienti il ​​diritto di culto, sebbene non fosse loro consentito ricoprire cariche politiche. Inoltre, nel 1701, un Act of Succession stabiliva che tutti i futuri monarchi d’Inghilterra avrebbero dovuto appartenere alla Chiesa ufficiale di Stato. Ciò significava che, ora che la regina Maria era morta senza eredi, il trono sarebbe passato, alla morte di re Guglielmo, prima alla sorella protestante di Maria, la principessa Anna, e poi, se anche Anna non avesse generato un erede, a Giorgio, elettore del Principato tedesco di Hannover e pronipote protestante di Giacomo I.

Nel 1707, un atto formale di unione tra Scozia e Inghilterra garantì che in futuro gli eredi cattolici di Giacomo II non avrebbero avuto più diritto di occupare il trono di Scozia di quanto ne avessero di occupare il trono d’Inghilterra.

Gli inglesi furono rapidi nel definire gli eventi del 1688-1689 come la “Gloriosa Rivoluzione”, perché si verificarono senza spargimento di sangue e anche perché con essi l’Inghilterra venne saldamente affermata come una monarchia mista governata “dal re insieme al parlamento”.

La Gloriosa Rivoluzione fu il prodotto di una situazione politica unica, ma rifletteva anche le teorie politiche anti-assolutiste che stavano prendendo forma alla fine del XVII secolo, in risposta alle idee di scrittori come Bodin, Hobbes, Filmer e Bossuet. Il più importante di questi critici dell’assolutismo fu l’inglese John Locke (1662-1704), che scrisse due trattati sul governo civile prima della rivoluzione, sebbene non fossero stati pubblicati prima del 1690.

Locke sosteneva che gli esseri umani originariamente vivevano in uno stato di natura caratterizzato da assoluta libertà e uguaglianza, privo di qualsiasi forma di governo. La loro unica legge era la legge di Natura, che Locke equiparava alla legge della ragione, in virtù della quale gli individui facevano valere i propri diritti naturali: vita, libertà e proprietà, condannando così qualsiasi forma di assolutismo.

Condannò la monarchia assoluta, ma non fu meno critico nei confronti delle rivendicazioni parlamentari di sovranità. Il governo, sosteneva, era stato creato per proteggere la vita, la libertà e la proprietà. Nessuna autorità politica poteva violare i diritti naturali degli individui per preservarli inviolabili. Entro la fine del XVIII secolo, le idee di Locke sarebbero diventate un elemento rilevante nel contesto intellettuale delle rivoluzioni americana e francese.

La Rivoluzione francese

Comportò un profondo cambiamento nel profilo della cultura occidentale, insieme alla rivoluzione industriale.

Queste due rivoluzioni gettarono le basi per il grande sviluppo che si verificò nel XIX e all’inizio del XX secolo. Avvennero quasi simultaneamente e interessarono in gran parte le stesse persone. Sebbene in modi e gradi diversi, portarono al rovesciamento dell’assolutismo, del mercantilismo e di ciò che restava del feudalesimo.

Insieme diedero origine alla teoria e alla pratica dell’individualismo economico e del liberalismo. E insieme fecero sì che i dolorosi cambiamenti da loro indotti polarizzassero l’Europa per diverse generazioni. La cosiddetta Età delle Rivoluzioni durò dagli anni Settanta del Settecento fino a quasi la fine del XIX secolo.

Nel 1879, un europeo su cinque viveva in Francia. Molti consideravano la Francia il centro della cultura europea. Pertanto, una rivoluzione in Francia catturò l’attenzione di tutta Europa ed ebbe una portata internazionale. Suscitò grandi speranze e, di conseguenza, cocenti delusioni, perché sollevò questioni che avrebbero potuto essere risolte solo in almeno 50 anni.

Il Terrore come paradosso rivoluzionario: giustizia, violenza e legittimità nella Francia del 1793.

La Rivoluzione francese, simbolo di emancipazione politica e rottura con l’assolutismo, cedette il passo nel 1793 a uno dei suoi episodi più contraddittori: il Terrore. Sotto la guida di Robespierre e del Comitato di Salute Pubblica, lo Stato rivoluzionario sospese le garanzie costituzionali e legittimò la violenza come strumento di purificazione politica. La ghigliottina, trasformata in emblema di giustizia eguale, giustiziò migliaia di cittadini accusati di tradimento, senza distinzione di classe o appartenenza.

Questo periodo presenta una tensione fondamentale tra gli ideali illuministi – libertà, uguaglianza, fraternità – e la pratica del potere concentrato che reprimeva il dissenso. Il Regno del Terrore non fu solo una risposta alle minacce interne ed esterne; fu anche un modo per ridefinire la sovranità popolare attraverso la paura, la sorveglianza e l’eliminazione del “nemico morale”.

Storicamente, il Regno del Terrore rivela come i processi rivoluzionari possano condurre a regimi eccezionali che contraddicono i loro stessi fondamenti etici. La caduta di Robespierre nel 1794 segnò la fine di questa fase, ma lasciò aperta la questione dei limiti della giustizia rivoluzionaria e del prezzo dell’utopia politica.

Si stima che in tutta la Francia siano state uccise tra le 16.000 e le 40.000 persone; le vittime erano nobili, ecclesiastici, girondini, monarchici e sospettati di tradimento.

I Girondini furono un gruppo politico moderato emerso durante la Rivoluzione francese, composto principalmente da borghesi illuminati che sostenevano una repubblica parlamentare, il liberalismo economico e una transizione ordinata dalla monarchia. Sebbene promuovessero la guerra rivoluzionaria per diffondere gli ideali repubblicani, si scontrarono con i giacobini per la loro opposizione alla radicalizzazione del processo. La loro caduta nel 1793, dopo essere stati accusati di cospirazione contro l’unità della Repubblica, segnò l’inizio del Regno del Terrore, durante il quale molti Girondini furono giustiziati con la ghigliottina, diventando un simbolo delle tensioni tra moderazione politica e violenza rivoluzionaria.

Gli eventi possono essere suddivisi in tre fasi:

  1. Dal 1788 al 1792 la lotta fu costituzionale e piuttosto pacifica; si articolò attorno a rivendicazioni contro il re: pagamento delle tasse senza rappresentanza, nepotismo, autorità arbitraria, ecc., e fu stabilito un programma per rinnovare la nazione.
  2. Dal 1792 al 1794, la monarchia cadde e fu sostituita dalla repubblica. Fu un periodo di rivoluzione, crisi e consolidamento. Un governo centralizzato mobilitò tutte le sue risorse per respingere eserciti stranieri, controrivoluzionari esterni, eliminare i traditori e sradicare ogni traccia del regime precedente. Questo divenne noto come il Regno del Terrore, che salvò la Repubblica ma alla fine si indebolì a causa di fazioni, discussioni inutili e
  3. Dal 1794 al 1799, il governo, ancora in guerra con l’Europa, virò verso la corruzione e inevitabilmente verso il governo militare di Napoleone, che continuò la guerra fino alla sua sconfitta finale nel 1815.

Conclusione

I tumultuosi eventi in Francia rientravano in una tendenza generale che si verificò dalla fine del XVIII secolo fino ai rivolgimenti democratici.

La Rivoluzione francese fu la più violenta, lunga e conflittuale tra tutte quelle avvenute in quel periodo, ma la stessa dinamica si ripeté ovunque.

Cosa c’è di nuovo:

  1. Emersione del movimento popolare
  2. Nascita di partiti politici per rappresentare persone precedentemente escluse dal sistema.
  3. Emersione dei giornali popolari
  4. Emersione di leader politici rappresentanti i “sanculotti”
  5. I più estremisti hanno messo in discussione i moderati.
  6. Come in altre rivoluzioni, il movimento popolare fu messo a tacere con la forza e l’autorità fu ripristinata “manu militari”
  7. Le idee di “libertà, uguaglianza e fraternità” raggiunsero le porte delle case in tutte le città

Tre concetti che hanno lasciato un segno indelebile nella Rivoluzione e nell’era napoleonica:

  1. Libertà, che si traduce in diritti e doveri individuali, liberazione dall’autorità arbitraria.
  2. L’uguaglianza, che implicava l’abolizione delle differenze legali di rango, divenne una potente forza di mobilitazione per tutto il XIX secolo e per gran parte del XX, fino a oggi.
  3. Nazione, un concetto politico, considerato da alcuni politologi l’eredità più importante della Rivoluzione francese, perché una nazione è composta da cittadini e non da sudditi. La sovranità di un paese non ricadeva più su dinastie o signori feudali, ma sui cittadini della nazione, suscitando simpatia e risuonando profondamente nei cuori del popolo.

Paradossalmente, questo concetto, trasferito ad altri popoli europei con l’espansione militare degli eserciti di Napoleone, generò un rifiuto delle invasioni francesi, perché le altre nazioni lottavano per la propria libertà, per l’uguaglianza di fronte al giogo imposto dall’imperatore e per la sovranità nazionale dei loro popoli.

Quando il periodo rivoluzionario terminò, questi tre concetti cessarono di essere semplici idee, poiché avevano preso forma in nuove istituzioni, siano esse paesi, alleanze tra paesi, ma anche polarizzazioni e conflitti, non solo in Europa, ma in tutto il mondo, che si sarebbero riflessi nei secoli successivi.

La rivoluzione industriale

La Rivoluzione francese determinò una drastica e improvvisa trasformazione del panorama politico e diplomatico europeo. La Rivoluzione industriale arrivò gradualmente, ma tra il 1830 e il 1840 diversi pensatori, filosofi e scrittori sociali percepirono gli straordinari cambiamenti che stavano avvenendo nel mondo economico.

La rivoluzione industriale durò per i successivi 100 anni.

Rappresentò il passaggio da un’economia agricola, rurale e artigianale a un’economia di produzione su larga scala, con una maggiore concentrazione di capitale, che portò all’urbanizzazione.

I cambiamenti tecnologici, come le nuove forme di propulsione, trasporto, meccanizzazione e organizzazione del lavoro, insieme all’aumento della produttività e, fondamentalmente, alla scoperta di nuove forme di energia, hanno innescato cambiamenti sociali con conseguenze rivoluzionarie per l’Occidente e i suoi rapporti con il resto del mondo.

La società e l’economia che facevano affidamento sull’acqua, sul vento e sul legno per soddisfare il proprio fabbisogno energetico divennero dipendenti dalle macchine a vapore e dal carbone.

Nel 1800, il mondo produceva 10 milioni di tonnellate di carbone; entro il 1900, questa cifra era aumentata di 100 volte, raggiungendo 1 miliardo di tonnellate. Di conseguenza, l’enorme crescita economica dei paesi occidentali si è basata sullo sfruttamento e l’uso di questo “combustibile fossile”, soprattutto perché petrolio ed elettricità sono diventati importanti fonti energetiche verso la fine del XIX secolo e continuano a esserlo ancora oggi. Tuttavia, anche la crescita demografica iniziata nel XVIII secolo è stata un fattore cruciale.

La rivoluzione industriale ha alterato a tal punto le fondamenta dell’economia e il ruolo degli esseri umani al suo interno da generare un senso di potere, ma anche di paura e ansia.

La rivoluzione industriale ebbe inizio nell’Inghilterra settentrionale e nella Scozia occidentale alla fine del XVIII secolo e da lì si diffuse lentamente e in modo disomogeneo in tutto il continente europeo.

Nacquero nuove istituzioni economiche, sussidi statali e cambiamenti giuridici.

In breve, la popolazione europea raddoppiò in un secolo, dal 1800 al 1900. Il PIL europeo triplicò nello stesso periodo. La vita privata, le strutture familiari, il paesaggio, le città, la popolazione, l’ambiente, il sesso, la condizione umana e l’emergere della specializzazione come conseguenza della divisione del lavoro ne furono tutti influenzati.

All’interno della classe operaia, le donne lavoratrici emersero nel settore industriale. In un contesto di povertà, le gravidanze illegittime aumentarono esponenzialmente, ma la colpa di questa situazione fu sempre attribuita alla donna.

L’industrializzazione ha generato nuove forme di ricchezza, ma allo stesso tempo anche nuove forme di povertà, alimentando una profonda consapevolezza della disparità tra i gruppi sociali.

Così, sia gli oppositori che i sostenitori del nuovo ordine parlarono di “classi sociali”. Le persone iniziarono a sviluppare quella che fu chiamata “coscienza di classe”. Ciò determinò una serie di eventi politici successivi.

Gradi:

  1. Normandia:  oggi Francia nord-occidentale (spiagge del D-Day)
  2. Anglosassoni: tedeschi che migrarono nella Francia settentrionale (Gran Bretagna)
  3. Guerra civile: sulla successione al trono (Enrico I tentò di imporre sua  figlia Matilde come erede, ma la nobiltà non la accettò pienamente. Alla morte di Enrico I nel 1135, suo nipote Stefano di Blois salì al trono con il sostegno ecclesiastico. I baroni erano divisi tra chi sosteneva Stefano o Matilde; molti agivano come signori indipendenti). Frammentazione feudale, militarizzazione
  4. Guerra  dei  Cent’anni (1337–1453) Francia contro Inghilterra –  Disputa sul trono francese, casate: Plantageneti (Inghilterra) contro Valois (Francia) – Vittoria francese. La Guerra dei Cent’anni  fu più di una disputa territoriale: coinvolse l’ascesa delle identità nazionali e il declino della cavalleria medievale.
  5. Guerra delle due rose  (1455–1487) – Guerra civile: Casa di Lancaster contro Casa di York – Rivalità dinastica tra due rami dei Plantageneti per il trono inglese: Lancaster (rosa rossa) contro York (rosa bianca). Vittoria dei Tudor (Enrico VII), fine dei Plantageneti: – Centralizzazione del potere reale, indebolimento della nobiltà feudale, inizio del Rinascimento inglese.

 

Osservazioni chiave

  • L’attuale rivoluzione industriale non si basa su un’unica tecnologia dirompente, ma sulla convergenza di molteplici sistemi intelligenti.
  • A differenza di quelli precedenti, il suo impatto trascende la sfera fisica: modifica la cognizione umana, l’etica istituzionale e la geopolitica digitale.
  • Il ritmo della trasformazione è esponenziale e richiede un adattamento senza precedenti in ambito educativo, lavorativo e normativo.

Fernando Solís Fuster

RHUM, revista de humanidades

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