L’appello del Papa per il Medio Oriente: un abbraccio ecumenico all’ombra della guerra
Accanto al Catholicos Aram I in Piazza San Pietro, il Pontefice pone la tragedia del Libano al centro della Chiesa e si addentra nel mistero della Sacra Liturgia
In una mattinata segnata dall’urgente bisogno di pace e dal desiderio di unità, Piazza San Pietro è diventata il palcoscenico di un potente gesto ecumenico. Durante l’Udienza Generale di mercoledì 20 maggio, il Papa si è presentato ai fedeli accompagnato da una figura chiave del cristianesimo orientale: il Catholicos Aram I, capo della Chiesa Apostolica Armena di Cilicia.
La presenza del dignitario orientale nel recinto sacro non era un mero protocollo, ma un simbolo vivente del cammino verso la piena comunione e una voce per le tragedie che oggi scuotono la terra dei cedri e i suoi dintorni.
Un appello urgente per il Libano e il Medio Oriente
Prima di iniziare la catechesi principale, il Papa ha rivolto la sua attenzione a una regione del mondo nuovamente devastata dalla sofferenza. Profondamente commosso dai recenti eventi, il Santo Padre ha lanciato un appello forte e sentito per la pace in Libano e in tutto il Medio Oriente, territori che sono stati nuovamente travolti dalla spirale di violenza e guerra.
Rivolgendosi direttamente al capo della Chiesa armena, il Papa ha sottolineato l’importanza di questo incontro: «Questa visita fraterna rappresenta un’importante opportunità per rafforzare i legami di unità che già esistono tra noi, mentre ci avviciniamo alla piena comunione tra le nostre Chiese ». Il Pontefice ha inoltre evidenziato che non può esserci una vera restaurazione della comunione senza una profonda unità nella fede, riconoscendo l’instancabile zelo ecumenico di Aram I nel corso degli anni.
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La Sacra Liturgia: il mistero che unisce la Chiesa
Dopo il commovente saluto e la preghiera condivisa per la pace nelle regioni in conflitto, l’Udienza Generale ha proseguito con la catechesi centrale del giorno, dedicata in questa occasione a una dimensione fondamentale della vita cristiana: la Sacra Liturgia come mistero della Chiesa .
Nel corso dell’intervento, i fedeli sono stati invitati a riscoprire la liturgia non come un insieme di riti esteriori o una mera tradizione formale, bensì come lo spazio sacro in cui la Chiesa si manifesta nella sua forma più pura e mistica. Attraverso i sacramenti e la preghiera comunitaria, la liturgia si presenta come la forza motrice che nutre la vita spirituale dei credenti e li unisce, al di là delle differenze e delle distanze geografiche, in un solo corpo.
L’incontro del 20 maggio lascia dunque un segno profondo: la certezza che il cammino verso l’unità dei cristiani si percorre in ginocchio, condividendo sia la profondità del mistero liturgico sia il dolore dei popoli che subiscono violenza nel mondo.
Testo integrale della catechesi:
LEONE XIV
UDIENZA GENERALE
Piazza San Pietro
Mercoledì, 20 maggio 2026
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Saluto del Santo Padre a Sua Santità Aram I, Catholicos di Cilicia
Sono molto lieto di dare il benvenuto a Sua Santità Aram I, Catholicos di Cilicia della Chiesa Apostolica Armena, insieme all’illustre delegazione che lo accompagna. Questa visita fraterna rappresenta un’importante occasione per rafforzare i legami di unità che già esistono tra noi, mentre ci avviciniamo alla piena comunione tra le nostre Chiese.
Your Holiness, in these days when we prepare for Pentecost, I invoke the grace of the Holy Spirit upon your pilgrimage to the tombs of the Apostles Peter and Paul, and I invite all those present to pray fervently to the Lord that your visit and meetings may constitute a further step on the path towards full unity. Let us also pray for peace in Lebanon and the Middle East, once again torn apart by violence and war.
Your Holiness, I wish to express my particular gratitude for your constant personal commitment to ecumenism, especially to the international theological dialogue between the Catholic Church and the Oriental Orthodox Churches.
Welcome, Your Holiness, dear bishops and dear friends! Together, let us invoke the intercession of Saint Gregory the Illuminator, Saint Gregory of Nareg, Saint Nerses the Gracious and, above all, the Virgin Mother of God, that they may enlighten our path towards the fullness of that unity we all desire.
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I Documenti del Concilio Vaticano II. II. Costituzione Sacrosanctum Concilium. 1. La liturgia nel mistero della Chiesa
Cari fratelli e sorelle, buongiorno e benvenuti!
Iniziamo oggi una serie di catechesi sul primo Documento promulgato dal Concilio Vaticano II: la Costituzione sulla sacra liturgia Sacrosanctum Concilium (SC).
Elaborando questa Costituzione, i Padri conciliari hanno voluto non solo intraprendere una riforma dei riti, ma condurre la Chiesa a contemplare e ad approfondire quel legame vivo che la costituisce ed unisce: il mistero di Cristo. La liturgia, in effetti, tocca il cuore stesso di questo mistero: essa è insieme lo spazio, il tempo e il contesto in cui la Chiesa riceve da Cristo la propria stessa vita. Nella liturgia infatti, «si attua l’opera della nostra redenzione» (SC, 2), che fa di noi una stirpe eletta, un sacerdozio regale, una nazione santa, un popolo che Dio si è acquistato (cfr 1Pt 2,9).
Come ha manifestato il triplice rinnovamento – biblico, patristico e liturgico – che ha attraversato la Chiesa nel corso del XX secolo, il Mistero in questione non designa una realtà oscura, ma il disegno salvifico di Dio, nascosto dall’eternità e rivelato in Cristo, secondo l’affermazione di San Paolo (cfr Ef 3,3-6). Ecco, dunque, il Mistero cristiano: l’evento pasquale, vale a dire la passione, la morte, la risurrezione e la glorificazione di Cristo, che proprio nella liturgia ci è reso sacramentalmente presente, così che ogni volta che partecipiamo all’assemblea riunita «nel suo nome» (Mt 18,20) siamo immersi in questo Mistero.
Cristo stesso è il principio interiore del mistero della Chiesa, popolo santo di Dio, nato dal suo fianco trafitto sulla croce. Nella santa liturgia, con la potenza del suo Spirito, Egli continua ad agire. Santifica e associa la Chiesa, sua sposa, alla sua offerta al Padre. Esercita il suo sacerdozio assolutamente unico, Lui che è presente nella Parola proclamata, nei Sacramenti, nei ministri che celebrano, nella comunità radunata e, in sommo grado, nell’Eucaristia (cfr SC, 7). È così che, secondo Sant’Agostino (cfr Serm., 277), celebrando l’Eucaristia la Chiesa «riceve il Corpo del Signore e diventa ciò che riceve»: diventa il Corpo di Cristo, «dimora di Dio per mezzo dello Spirito» (Ef 2,22). Questa è «l’opera della nostra redenzione», che ci configura a Cristo e ci edifica nella comunione.
Nella santa liturgia, tale comunione si realizza «per mezzo dei riti e delle preghiere» (SC, 48). La ritualità della Chiesa esprime la sua fede – secondo il celebre detto lex orandi, lex credendi –, e al tempo stesso plasma l’identità ecclesiale: la Parola proclamata, la celebrazione del Sacramento, i gesti, i silenzi, lo spazio, tutto questo rappresenta e dà forma al popolo convocato dal Padre, Corpo di Cristo, Tempio dello Spirito Santo. Ogni celebrazione diventa così una vera epifania della Chiesa in preghiera, come ha ricordato san Giovanni Paolo II (Lett. ap. Vicesimus quintus annus, 9).
Se la liturgia è al servizio del mistero di Cristo, si comprende perché sia stata definita «il culmine verso cui tende l’azione della Chiesa e, al tempo stesso, la fonte da cui promana tutta la sua energia» (SC, 10). È vero che l’azione della Chiesa non si limita alla sola liturgia, tuttavia ogni sua attività (la predicazione, il servizio dei poveri, l’accompagnamento delle realtà umane) converge verso questo «culmine». Nel senso inverso, la liturgia sostiene i fedeli immergendoli sempre e di nuovo nella Pasqua del Signore e, perciò, attraverso la proclamazione della Parola, la celebrazione dei sacramenti e la preghiera comune, essi sono ristorati, incoraggiati e rinnovati nel loro impegno di fede e nella loro missione. In altre parole, la partecipazione dei fedeli all’azione liturgica è al tempo stesso «interiore» ed «esteriore».
Ciò significa pure che essa è chiamata a dispiegarsi concretamente lungo tutta la vita quotidiana, in una dinamica etica e spirituale, cosicché la liturgia celebrata si traduce in vita e domanda un’esistenza fedele, capace di rendere concreto ciò che è stato vissuto nella celebrazione: è in questo modo che la nostra vita diventa «sacrificio vivente, santo e gradito a Dio», realizzando il nostro «culto spirituale» (Rm 12,1).
In questo modo, «la liturgia edifica ogni giorno coloro che sono nella Chiesa come tempio santo nel Signore» (SC, 2), e forma una comunità aperta e accogliente verso tutti. Essa è infatti abitata dallo Spirito Santo, ci introduce nella vita del Cristo, ci rende suo Corpo e, in tutte le sue dimensioni, rappresenta un segno dell’unità di tutto il genere umano in Cristo. Come diceva Papa Francesco, «il mondo ancora non lo sa, ma tutti sono stati invitati al banchetto di nozze dell’Agnello (Ap 19,9)» (Lett. ap. Desiderio desideravi, 5).
Carissimi, lasciamoci plasmare interiormente dai riti, dai simboli, dai gesti e soprattutto dalla viva presenza di Cristo nella liturgia, che avremo ancora modo di approfondire nelle prossime Catechesi.
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Saluti
Rivolgo il mio cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, saluto i fedeli della parrocchia Regina Pacis di Angri che celebra il Centenario di fondazione e li esorto a guardare a Maria per lasciarsi attrarre dal suo esempio e dalla sua santità. Saluto poi il gruppo della Basilica Santa Rita da Cascia e sarò lieto di benedire la Fiaccola del perdono e della pace simbolo del gemellaggio con la città di Chicago.
Accolgo con affetto i partecipanti alla manifestazione promossa dal Movimento dell’etica nello sport e ringrazio i giovani atleti che hanno realizzato un saggio ispirato alle loro attività sportive. Cari amici, voi avete una missione nobile: custodire l’anima dello sport. Ricordate che il vero traguardo non è la vittoria materiale, ma il rispetto dell’avversario, la lealtà del gioco e l’inclusione di tutti.
Mi rivolgo, infine, ai giovani, ai malati e agli sposi novelli, augurando a ciascuno di servire sempre Dio nella gioia e di amare il prossimo con spirito evangelico.
A tutti la mia benedizione!
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