20 Luglio, 2026

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La storica visita a Campo Imperatore di Giovanni Paolo II

33 anni fa: il Papa benedì la chiesetta della Madonna della Neve

La storica visita a Campo Imperatore di Giovanni Paolo II
foto Servicio Fotografico Vaticano

Il massiccio del Gran Sasso è una sorta di Olimpo trapiantato in terra d’Abruzzo. Con la vetta di Corno Grande (2 912 m s.l.m.) che domina l’altopiano di Campo Imperatore è il punto più alto degli Appennini. La vicinanza a Roma fa sì che questi luoghi attirino gli amanti della montagna, particolarmente i romani. Non potevano non attirare Giovanni Paolo II che durante il suo lungo pontificato spesso visitava privatamente questi luoghi incantevoli accompagnato da poche persone e dai gendarmi vaticani esperti del territorio. Non desta meraviglia che proprio Papa Wojtyla volle benedire, dopo una ristrutturazione promossa dagli alpini, la piccola chiesa del Gran Sasso dedicata alla “Madonna della Neve”. Era una domenica del 20 luglio 1993, esattamente trentatré anni fa, il Papa “montanaro” proveniente da Foligno, scese in elicottero nei pressi di quel piccolo tempio, pregò, benedisse la cappella e lasciò in dono un calice. Prima della recita dell’Angelus, a mezzogiorno, nella suggestiva e maestosa cornice del Gran Sasso, pronunciò davanti ai numerosi presenti, in prevalenza alpini, un toccante discorso.

Ecco le parole pronunciate da Giovanni Paolo II: “È un incontro particolare questo di oggi, nel quale ci è data l’opportunità di recitare l’Angelus nella suggestiva cornice del Gran Sasso, accanto a questa Cappella che ho appena benedetta, semplice e graziosa, incastonata com’è nel maestoso paesaggio a me ben noto e caro. Qui il silenzio della montagna e il candore delle nevi ci parlano di Dio, e ci additano la via della contemplazione, non solo come strada maestra per fare esperienza del Mistero, ma anche quale condizione per umanizzare la nostra vita e i reciproci rapporti.

Si sente oggi un gran bisogno di allentare i ritmi talvolta ossessivi delle nostre giornate. Il contatto con la natura, con la sua bellezza e la sua pace, ci ritempra e ci ristora. Ma mentre l’occhio spazia sulle meraviglie del cosmo, è necessario rientrare in noi stessi, nella profondità del cuore, in quel centro della nostra persona, in cui siamo a tu per tu con la nostra coscienza. Lì Dio ci parla, e il dialogo con Lui restituisce senso alla nostra vita.

Per questo, carissimi Alpini, che vedo numerosi a quest’appuntamento, ho molto apprezzato la vostra iniziativa di ristrutturare questa Cappella, la quale vuole essere, per quanti qui giungono o sostano mentre salgono la montagna, richiamo al soprannaturale, segno della presenza di Dio, invito alla preghiera. Così è per voi, cari amici, che vi siete qui radunati, preoccupandovi di assicurare al vostro incontro festoso il respiro ossigenante della preghiera. Esso, del resto, si amalgama bene con la vostra storia e la vostra cultura, oserei dire con la vostra ‘spiritualità’. Voi siete infatti, come ‘plasmati’ dalla montagna, dalle sue bellezze e dalle sue asprezze, dai suoi misteri e dal suo fascino. La montagna apre i suoi segreti solo a chi ha il coraggio di sfidarla. Chiede sacrificio e allenamento. Obbliga a lasciare la sicurezza delle valli, ma offre a chi ha il coraggio dell’ascesa gli spettacoli stupendi delle cime. Essa è pertanto una realtà fortemente evocativa del cammino dello spirito, chiamato ad elevarsi dalla terra al cielo, fino all’incontro con Dio”.

foto Wlodzimierz Redzioch

Parlando della storica visita di Giovanni Paolo II, vale la pena ricordare un po’ di storia di questi luoghi.

Il massiccio di Gann Sasso da sempre attirava gli amanti della montagna. La sua vetta, il Corno Grande, fu raggiunta per la prima volta nel 1573 da certo Francesco De Marchi, ingegnere militare al servizio di Margherita d’Austria, ma divenne una meta popolare di escursioni alla fine dell’Ottocento: nella storia rimane la visita del re Vittorio Emanuele III che venne ad Assergi per compiere un’ascensione sul Gran Sasso il 15 giugno 1909.

Il movimento turistico al Gran Sasso aumentò notevolmente con la costruzione della funivia, avvenuta negli anni 1933-1934. Si trattava di una grande opera che collegava la località Fonte Cerreto a Campo Imperatore. Sullo spiazzo, accanto alla stazione alta della funivia fu costruito, tra 1934 -1935, un grande albergo. Ma si avvertì anche la necessità di erigere una chiesetta, per le esigenze spirituali dei già numerosi frequentatori della montagna. Il progetto fu affidato dal Comune dell’Aquila a due giovani ingegneri: l’aquilano Emilio Tomassi e il romano Enrico Lenti. La posa della prima pietra avvenne il 1° luglio 1935 con la benedizione dell’Arcivescovo dell’Aquila Mons. Gaudenzio Manuelli.

La chiesetta intitolata alla “Madonna della Neve” fu poi inaugurata il 20 settembre 1936 dal card. Federico Tedeschini, già Nunzio apostolico in Spagna. Ma va sottolineato che la chiesetta sorse con la benedizione del Papa Pio XI, che da giovane fu alpinista appassionato.

Il tempietto, progettato secondo lo stile razionale degli anni ’30 e costruito di fianco allo storico albergo di Campo Imperatore, già Albergo Amedeo di Savoia Duca d’Aosta, fu dotato di tutti i parati e gli oggetti sacri necessari dall’Arcivescovo, che donò persino un calice d’argento dorato con coppa d’oro.

foto Wlodzimierz Redzioch

La chiesetta fu dotata di un piccolo campanile ed aveva persino una sacrestia dove poteva pernottare un sacerdote. All’esterno, la facciata di pietre candide presenta una “architettura cubista” mentre il portale è sormontato da un oculo.

Purtroppo, dopo la guerra il tempietto di Gran Sasso versava in condizioni di abbandono. Ma grazie all’intervento degli alpini della Sezione Abruzzi dell’Associazione Nazionale Alpini fu restaurato nel 1992, come ricorda una targa apposta a destra dell’entrata. Nell’interno della chiesetta, semplice ma suggestivo, fu collocato sulla parete sinistra, un originale quadro che presenta la Madonna e i santi della tradizione aquilana. Sulle pereti si trovano le foto della storica visita di Giovanni Paolo II invece sull’altare è stato collocato il piccolo busto del santo Pontefice.

Non lontano dalla chiesetta della “Madonna della Neve” si trova un Osservatorio astronomico che fu inaugurato il 3 ottobre 1965. In quella occasione il famoso astrofisico prof. Massimo Cimino, allora direttore dell’Osservatorio di Monte Mario, da cui quello del Gran Sasso dipendeva, disse la significativa frase: “Abbiamo bisogno di una bella benedizione, perché, senza l’aiuto di Dio, noi non possiamo far niente”.

L’articolo in polacco è stato pubblicato nel settimanale “Niedziela”:

https://www.niedziela.pl/artykul/126046

Wlodzimierz Redzioch

Wlodzimierz Redzioch è nato a Czestochowa (Polonia), si è laureato in Ingegneria nel Politecnico. Dopo aver continuato gli studi nell’Università di Varsavia, presso l’Istituto degli Studi africani, nel 1980 ha lavorato presso il Centro per i pellegrini polacchi a Roma. Dal 1981 al 2012 ha lavorato presso L’Osservatore romano. Dal 1995 collabora con il settimanale cattolico polacco Niedziela come corrispondente dal Vaticano e dall’Italia. Per la sua attività di vaticanista il 23 settembre 2000 ha ricevuto in Polonia il premio cattolico per il giornalismo «Mater Verbi»; mentre il 14 luglio 2006 Sua Santità Benedetto XVI gli ha conferito il titolo di commendatore dell’Ordine di San Silvestro papa. Autore prolifico, ha scritto diversi volumi sul Vaticano e guide ai due principali santuari mariani: Lourdes e Fatima. Promotore in Polonia del pellegrinaggio a Santiago de Compostela. In occasione della canonizzazione di Giovanni Paolo II ha pubblicato il libro “Accanto a Giovanni Paolo II. Gli amici e i collaboratori raccontano” (Edizioni Ares, Milano 2014), con 22 interviste, compresa la testimonianza d’eccezione di Papa emerito Benedetto XVI. Nel 2024, per commemorare il 40mo anniversario dell’assassinio di don Jerzy Popiełuszko, ha pubblicato la sua biografia “Jerzy Popiełuszko. Martire del comunismo” (Edizioni Ares Milano 2024).