La Resa, Culmine dell’Amore
Dono Personale e Gratuito
Il motivo fondamentale della consegna
Arrendersi, la pienezza dell’amore
Quanto visto negli articoli precedenti ci permette di concludere che il dono di sé costituisce il culmine più naturale e radicale dell’amore.
Potrebbe essere spiegato come segue.
- Chi ama, e proprio per questo ama, accresce la sua capacità di conoscere l’amato, di vederlo più profondamente e dall’interno: l’ intus-legere, a cui ho accennato nell’articolo precedente.
- Con questo nuovo vigore, scopre e percepisce tutta la meraviglia che la persona amata custodisce dentro di sé e l’avventura di miglioramento e realizzazione a cui è chiamato.
- E allora, senza parole, con tutto il suo essere, con tutta la sua esistenza!, non può che affermare… proprio la sua resa!
E lo farà con queste o simili parole, esplicite o semplicemente intuite:
“Vale la pena per me dedicarmi completamente al tuo servizio affinché tu possa raggiungere quella meraviglia di perfezione e bellezza che sei destinato a raggiungere e che io, per amore, ho scoperto in te! “
Vale la pena
per me mettermi
completamente al vostro servizio…
Per unire il “noi”, manifestazione essenziale dell’impegno
- In quel preciso istante la vita comincia a coniugarsi alla seconda persona singolare e alla prima persona plurale: tu e noi.
- Si comincia a vedere e a comprendere non solo con i propri occhi, ma anche e fondamentalmente con gli occhi e la comprensione della persona amata.
- Tutto, quindi, è desiderato e desiderato anche attraverso il cuore di chi è amato e, in larga misura, proprio perché lui o lei lo apprezza.
Quando c’è una resa autentica,
il sé scompare di fronte al tu e al noi.

Dedizione nella vita di tutti i giorni
Sono molte le circostanze in cui ciò che ho appena suggerito si manifesta in modo semplice, dimostrando che la resa rappresenta la misura completa e il culmine dell’amore.
Senza andare oltre, nella quotidianità di un buon matrimonio e di una buona famiglia.
In entrambi, man mano che matura:
- ogni membro tende a mettere da parte i propri interessi,
- li subordina ai bisogni e agli interessi legittimi degli altri ,
- “li consegna” ad altri.
La vita comincia a essere coniugata
alla seconda persona singolare
e alla prima persona plurale:
tu e noi.
Il contenuto della consegna
La domanda che sorge spontanea è la seguente:
Cosa aspirano a scambiare coloro che si amano? Cosa desidera offrire l’amante alla persona a cui si dona?
In definitiva,
cosa vuole dare l’amante
all’amato?
Una prima risposta è inclusa in quanto visto finora e vale la pena sottolinearla.
Gli amati “due beni”
Si dice spesso, a ragione, che amare è un atto complesso, che comprende e articola due beni:
- Prima di tutto, la persona che amiamo, che è buona nel senso più vero e radicale.
- Quello vero e sicuramente amato.
- Ciò che, a rigor di termini, dovrebbe essere definito buono.
- La fine radicale della nostra resa.
- Poi, ciò che, per favorire la persona che amiamo, desideriamo offrirle.
- Qualcosa che è buono, dunque, proprio ed esclusivamente, perché costituisce un bene per colui che amiamo veramente.
- E cesserebbe di essere un bene se non recasse beneficio alla persona amata.
Il bene,
nel senso più alto e vero del termine,
è la persona .
In altre parole:
- Quando amiamo, fondamentalmente e propriamente desideriamo qualcuno, una persona .
- L’amore nel suo senso più vero, come la devozione, ha sempre come fine una persona.
- E poiché amiamo quella persona, vogliamo offrirle qualcosa che sia buono per lei .
La persona è sempre presente all’inizio e alla fine della consegna .
“Due” beni molto diversi
Due beni, dunque, ma di tipo molto diverso:
- Buono nel senso più vero del termine.
- Cioè la persona che in definitiva amiamo o di cui ci prendiamo cura, proprio perché è buona: la nostra devozione è rivolta a lei.
- E l’altro bene, di generi molto diversi, che, proprio perché la amiamo, desideriamo donare alla persona amata, per aiutarla a essere migliore:
- Un oggetto particolare, utile o decorativo.
- Un servizio materiale o spirituale.
- Un’opportunità di crescita o correzione.
- Una parola di incoraggiamento e sostegno di fronte a un comportamento appropriato ma difficile, oppure una parola di comprensione, rimprovero e correzione di fronte a un comportamento sbagliato.
- Un gesto ripetuto di affetto…
La consegna è sempre
in ultima analisi rivolta
a una persona.

Volere qualcosa per qualcuno
Oppure, per dirla più chiaramente:
- Amare è sempre, e nel senso più vero, desiderare qualcuno.
- E proprio per questo, perché amiamo una persona,
- Vogliamo anche ciò che è bene per lui o per lei e cerchiamo di fornirglielo.
Poiché amiamo una persona,
l’oggetto della nostra devozione,
vogliamo anche ciò che è bene per lei.
La persona, l’unico vero bene
Scopre e stabilisce la filosofia
Ma possiamo ancora fare un passo avanti, basandoci su quanto ho appena spiegato.
Cioè tenendo conto che non esiste nulla nell’universo di “migliore”, di maggior valore, della persona.
Oppure, per dirla più precisamente:
- Che l’unica cosa che è buona in sé, l’unica cosa che è veramente buona, è proprio la persona.
- Che solo la persona gode di un valore assoluto, mentre tutto il resto è e viene considerato buono in relazione a lei; cioè nella misura in cui avvantaggia l’una o l’altra persona, senza danneggiare le altre.
L’unica cosa veramente buona e degna di dedizione
è sempre una persona.
E la poesia lo esprime bene.
Se, da questa posizione privilegiata, ripetiamo la domanda sul bene che dovremmo offrire a coloro che amiamo, sul meglio che possiamo offrire loro, una nuova risposta comincia a prendere forma.
Una risposta che è ben sintetizzata dalle parole di Salinas, che citerò subito, e che ci mostrano:
- Che la persona, ogni persona, è destinata al dono e al donare.
- E per queste stesse ragioni, solo quando ci si dona per amore si cresce come persona e si è felici; solo allora si sviluppa personalmente.
Leggiamo innanzitutto Salinas, in quella che potrebbe essere definita un’antropologia del dono (e del dare):
- Regalo, presente, offerta?
…si chiede il poeta; e risponde:
- Puro simbolo, segno / che voglio darmi. / Che pena, separarmi / da ciò che ti do / e che ti appartiene / senza altro destino ormai / che essere tuo, tuo, / mentre resto / sull’altra riva, solo, / ancora così mio. / Come vorrei essere / ciò che ti do / e non colui che te lo dà.
La persona è costitutivamente orientata al dono:
il suo bisogno più grande è amare e donarsi.
Il significato del dono

Consegna di regali e di persona
La persona come dono supremo
Piccolo e fragile, ma magnifico
Perché un’antropologia del dono (o del dare)?
Mi limiterò a suggerire.
Siamo tutti consapevoli della nostra piccolezza, dei nostri limiti e perfino della cattiveria occasionale di alcune delle nostre azioni.
Tuttavia, la condizione personale di ogni essere umano, il fatto sublime di essere persona, lo eleva a un’altezza così elevata che è difficile da immaginare e impossibile da esagerare.
Ed è proprio questa grandezza che giustifica e legittima la consegna.
La condizione personale di ogni essere umano
lo eleva a un’altezza incomparabile,
difficile da immaginare e impossibile da esagerare.
Comparabile solo a un’altra persona
Così prodigiosa, così colossale è la sua grandezza, che la seguente legge si applica anche a lui, persino a noi stessi, che siamo ben consapevoli della nostra debolezza :
- La persona è così radicalmente perfetta che nulla è ritenuto degno di esserle dato se è inferiore a… un’altra persona!
- Ogni altra realtà è carente, piatta, resta ben al di sotto di ciò che la grandezza personale richiede.
Se il destinatario può essere solo una persona,
allora anche “ciò” che viene consegnato deve essere una persona.
Molto al di sopra di ogni altra realtà
In modo simile, Emerson sosteneva:
- Anelli e gioielli non sono regali, ma scuse per i regali. L’unico regalo è un pezzo di te stesso.
“Una parte di te stesso”?
Tutto il tuo essere, vorrei correggere, ricordando San Giovanni della Croce:
- Lì mi diede il suo seno, / lì mi insegnò una scienza molto gustosa, / e io le diedi infatti / me stessa, senza lasciare nulla; / lì promisi di essere sua moglie.
E in effetti, ogni dono assolve la sua funzione di riconoscimento e di dono reciproco solo nella misura in cui l’intera persona che lo fa vi si impegna, come incarnata o condensata in esso .
La persona è così radicalmente perfetta
che nulla è degno di esserle dato
se è inferiore a un’altra persona!
Coinvolgimento personale nel dono
Una profonda verità
Che solo una persona sia degna di ricevere un regalo o, in termini più comuni, che un regalo acquisisca valore solo nella misura in cui, nel farlo, ci mettiamo il cuore , era qualcosa che alcune culture antiche, ad esempio quella greca, sapevano molto bene.
Così, quando Telemaco cerca di trattenere Atena, travestita da straniera, le offre
- “un regalo, un dono prezioso e bellissimo che sarà per te un tesoro da parte mia, come lo donano coloro che ospitano i loro ospiti.”
E Atena gli risponde:
- “Non trattenermi oltre, perché desidero ardentemente il viaggio. Qualunque dono il tuo cuore ti spinga a farmi, dammelo al mio ritorno, così potrò portarlo a casa. Scegline uno veramente buono e ne riceverai in cambio un altro altrettanto buono.”
Un regalo acquista valore
nella misura in cui, nel farlo,
“mettiamo” il cuore.
Oggi quasi sconosciuto
Ma, sfortunatamente, la profondità personale di quel gesto di resa è stata abbandonata nel mondo civilizzato di oggi .
E i grandi magazzini, con le loro offerte anonime già predisposte e ben confezionate, e con le loro carte regalo impersonali e tanto pubblicizzate, fanno ben poco per rimediare a questa perdita.

Il regalo giusto, dicono, è proprio quello per cui non è stato necessario alcuno sforzo o cura particolare: una cifra precisa di denaro, con la quale il destinatario può comprare tutto ciò che desidera.
Dov’è, allora, la presenza personale e impegnata, il cuore, di chi dona, che cerca di deliziare e, spesso, di sorprendere positivamente la persona amata?
Se mancano il “cuore” e il coinvolgimento personale,
il “prezzo” non aggiunge alcun valore reale a nessun dono.
Dono e persona nel mondo contemporaneo
Il significato personale del dono e la sua “dimenticanza” contemporanea
Pertanto, resta vero anche oggi che, indipendentemente dal suo valore materiale o dal suo prezzo, un regalo vale ciò che la persona che lo fa (e attraverso di esso, dona se stessa) ci mette: tempo, attenzione, conoscenza della persona amata e delle sue circostanze attuali, dei suoi hobby e sogni del momento…
Ricordiamo una delle tante scene memorabili de L’attimo fuggente .
- Quello in cui gli stessi accessori da scrivania, dati in dono per due anni consecutivi a uno dei protagonisti, volano fuori, per dispetto – ma anche con umorismo – dalla cima del piccolo cavalcavia che collega due edifici.

Questo è un esempio eloquente di ciò che, purtroppo, prolifera nella nostra cultura.
- Talvolta il dono viene utilizzato, anche tra genitori e figli o tra coniugi, non come manifestazione d’amore e simbolo di devozione.
- Si tratta di un gesto più superficiale, dettato più dalla routine che dall’affetto.
- O anche un modo per lenire la propria cattiva coscienza per il poco interesse che mostriamo verso coloro che dovremmo amare.
- Oppure comprare e, con esso, prostituire bambini che non vengono adeguatamente accuditi e dai quali, soprattutto, si desiderano, spesso senza rendersene conto, coccole, compensazioni affettive e ringraziamenti periferici o, semplicemente, essere lasciati in pace.
In condizioni estreme,
il dono viene addirittura utilizzato come mezzo
per placare la coscienza sporca
per la mancanza di attenzione personale
verso chi meriterebbe il nostro dono.
Eccezioni inestimabili: il valore intuitivo dell’impegno personale
All’estremo opposto, è ancora oggi commovente vedere la gioia con cui la madre accoglie quelle quattro carezze mal disposte che il figlio o la figlia di giovanissima età le rivolge in occasione della festa del suo onomastico o del suo compleanno o, forse, in modo molto particolare, nel giorno della festa della mamma.
Uno schizzo che non vale nulla, assolutamente nulla, se non l’intera persona del bambino!, che ha riversato tutto il suo essere nella sua elaborazione —per una, due o più settimane—.
Le madri apprezzano davvero il valore di questa dimostrazione di dedizione, anche se il suo valore commerciale è pari a zero, perché vi scoprono il meglio del loro figlio o della loro figlia.
Un regalo vale tanto quanto lo sforzo che la persona che lo fa
ci mette .
Beni ≠ regali

La gratuità della persona, la gratuità dell’amore
Persona-amore-dono
Per sua stessa natura, il dono è gratuito.
E così, in sostanza, è l’amore.
La persona e l’amore.
Né comprato né venduto
La persona…
Non viene né acquistato né venduto né contabilizzato.
È gratis.
È donato.
Senza riserve o condizioni.
La persona, l’amore e il dono
sono essenzialmente gratuiti .
Consegna reciproca, ma senza “scambio”
Scambio di merci
Alberoni lo spiega contrapponendo la via dello scambio commerciale a quella della resa amorosa.
- Nella vita di tutti i giorni vale il principio dello scambio calcolabile: se ti do qualcosa, voglio qualcosa in cambio , e deve avere lo stesso valore.
- Tra coloro che si amano, al contrario, non c’è distinzione tra ciò che do e ciò che ricevo.
Nella vita ordinaria prevale la legge dello scambio;
non così nella legge dell’amore.
Dare i regali (e l’amore e la persona)
Lo stesso Alberoni prosegue sottolineando la gratuità del vero dono:
- Ognuno fa dei doni all’altro: cose che gli sembrano belle, qualcosa che parla di lui, che ricorda all’amato di lui.
- Ma anche cose che piacciono all’altra persona, che l’altra persona ha nominato o conservato.
- Spesso il dono è un atto imprevisto, un gesto spontaneo che simboleggia la donazione di sé, la propria totale disponibilità.
- Ma il dono non aspetta un altro dono, non aspetta di essere scambiato.
- Quando si fa un regalo, l’equilibrio si riequilibra immediatamente: basta che l’altra persona lo apprezzi, che sia felice. La gioia dell’altra persona vale più di qualsiasi oggetto.
- In questo modo si ha uno scambio di doni tra i due, ma senza scambio.
La “contabilità” uccide l’amore
Quando manca l’amore, svaniscono anche i veri doni:
- E, al contrario, quando si innesca un rendiconto dei doni, un “io ho dato a te e tu non hai dato a me”, significa che l’infatuazione – l’amore! – sta per finire.
- Quando tutti chiedono conto del dare e del ricevere, significa che è tutto finito…
…o forse, che non era mai veramente nato.
La vita quotidiana è regolata dallo scambio;
al contrario, coloro che si amano escludono ogni contabilità.

Ogni persona è chiamata al dono, al dono di sé:
ed è felice solo quando dona.
(Continua)
Tomás Melendo,
Presidente di Edufamilia
http://www.edufamilia.com
[email protected]
EduFamilia
Edufamilia es una asociación sin ánimo de lucro, nacida en el año 2005. Su fundador, Tomás Melendo, advirtió que una mejora en la calidad de las familias facilitaría la resolución de bastantes de los problemas que aquejan a la sociedad de hoy. Y, apoyado siempre por su mujer, decidió lanzarse a esta aventura que cuenta con casi veinte años de vida y con múltiples ediciones de los distintos cursos formativos: Másteres y Maestrías, Expertos, cursos más breves, conferencias, ciclos culturales, seminarios y otros programas educativos. Aunque las primeras ediciones tuvieron carácter presencial, actualmente se ha hecho un gran esfuerzo por promover la infraestructura virtual para adaptarse a los nuevos tiempos y que la formación en torno a la familia alcance al mundo entero.
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