27 Aprile, 2026

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Jesús Ortiz López

Voci

19 Settembre, 2025

8 min

La Croce e il Male

Sofferenza umana, libertà e speranza alla luce di Cristo Crocifisso

La Croce e il Male

La questione del male nel mondo attraversa tutta la storia umana. Perché? Tutti noi, prima o poi, incontriamo qualche manifestazione del male, ma non il male assoluto. E grazie a Dio, perché non potremmo sopportarlo.

La Chiesa celebra la festa della Croce di Gesù Cristo con la grande speranza che viene da Dio e ispira la nostra vita in mezzo alle difficoltà e alle sofferenze, dimostrando che l’umanità esiste per amore e che il male non ha l’ultima parola.

Una domanda universale

Sotto il male?,  si chiedeva Agostino d’Ippona, e aggiungeva che, se mi si chiede del bene, posso rispondere a qualcosa, ma non riesco a trovare una risposta a quella domanda sul male? Anche i filosofi continuano a porsi la stessa domanda senza una risposta adeguata, perché il male ha bisogno del bene per agire, ha bisogno della verità per sostenere le sue menzogne, ha bisogno della bellezza per imporre la sua bruttezza, ha bisogno dell’amore per alimentare l’odio, ha bisogno dell’uomo per distruggere la sua dignità, ha bisogno di Dio per affermare la sua negazione.

Gli artisti hanno espresso in modo drammatico alcune manifestazioni del male. Goya nelle esecuzioni senza volto e nei disastri della guerra; Picasso nella tragica Guernica; Munch nel grido inconsolabile, e molti altri. Musica, letteratura e filosofia affrontano il male con ansia e non trovano risposte definitive. Hannah Arendt ha parlato della banalità del male, rivelandone la maschera formata sul vuoto; dell’incomprensibilità di Auschwitz; del genocidio di Pol Pot e di tanti altri guidati da tiranni come Hitler e Stalin, e più vicini a casa, come Mao; delle deportazioni e delle carestie provocate; della schiavitù. Ecc. Nella sua intelligenza e nella sua spiccata sensibilità, Zweig non riuscì a sopportare il declino dell’Europa dovuto alle due guerre e pose fine alla sua vita.

Giobbe non capisce

Il Libro di Giobbe esprime il dramma di un uomo che soffre di smarrimento, pieno di domande che i suoi amici non fanno che aggravare con le loro goffe risposte. Nega la sua esistenza e desidera la morte. Eppure, riesce a intravedere un barlume di speranza perché conosce Dio e sa che non può essere malvagio, che tutta questa sofferenza ha un senso. Alle sue domande sul male, Dio gli risponde con altre domande: Dov’eri tu quando io gettavo le fondamenta della terra? Chi ne ha determinato le dimensioni o vi ha applicato il metro? Chi ha chiuso il mare con una porta? Hai forse comandato al mattino durante la sua vita o assegnato all’aurora il suo posto? Sei forse giunto alle sorgenti del mare? Ti hanno forse mostrato le porte della morte? Puoi tu legare le corde delle Pleiadi o sciogliere le redini di Orione? Dai la caccia alla preda della leonessa o sazi la fame dei suoi cuccioli? Alla fine, Giobbe risponde: Ti conoscevo solo per sentito dire, ma ora i miei occhi ti hanno visto; perciò mi ritraggo e mi pento, gettato nel palo e nella cenere.

E naturalmente, il libro didattico basato su eventi reali ha un finale felice: Giobbe visse altri 140 anni e conobbe i suoi figli, i suoi nipoti e i suoi pronipoti. Morì anziano dopo una lunga vita. Il finale è lieto.

Il mistero della libertà umana

Di fronte alla libertà umana, alcuni, come gli esistenzialisti, sono angosciati dalla consapevolezza che essa è reale e ci rende responsabili delle nostre azioni e della nostra vita, che non è in alcun modo determinata. Un altro aspetto sono le condizioni che limitano, ma non annullano, bensì plasmano quella libertà come realtà di qualcuno che non è Dio. Questa è una questione importante perché l’intelligenza può sognare una libertà infinita e senza limiti, ma si scontra con i limiti della vita.

Molti altri sperimentano i limiti della libertà umana e pensano che non siano tali, ma solo un’apparenza, perché saremmo vittime del fato, del caso, del fato o di divinità malvagie. Vedono la vita umana come una tragedia, o quantomeno un dramma con poco margine di manovra.

Nonostante le teorie, ogni uomo e ogni donna percepisce di vivere la propria vita come preferisce, con limiti ma con vera libertà. La storia è piena di attori liberi, eroi, leader e persone comuni che si assumono la responsabilità dei propri successi ed errori, delle proprie buone azioni e dei propri peccati, delle proprie virtù e dei propri vizi, con la capacità di aggiungere o correggere, per raggiungere la maturità e contribuire al bene comune.

La Bibbia è piena di appelli alla libertà per ogni persona, perché affronta concretamente il bene e il male, nelle azioni ordinarie e straordinarie. Sarebbe inutile appellarsi a una libertà inesistente e quindi a una sanzione adeguata in questa vita o nell’altra . [i] Gli dei creati dagli uomini e le loro tragedie non contano sulla libertà, ma piuttosto determinano il corso della povera umanità. Ma questo non è il caso nella tradizione giudaico-cristiana, perché il vero Dio è buono; non ha creato il male; ha creato l’uomo libero e lo aiuta a raggiungere il suo pieno potenziale, pur rispettando la sua sorprendente capacità di male. La storia è piena di queste decisioni fatali, di odio, come è anche piena di santi eroici nell’amore.

Il cristianesimo sa chi è l’uomo, qual è la sua origine e il suo scopo, la sua vera vita e la trascendenza delle sue azioni. Il Catechismo insegna chi è l’uomo, chiamato all’amore pieno, e mostra l’esperienza della condizione umana perché proviene da Dio, è una creatura amata capace di amore, chiamata alla felicità eterna guadagnata con le libere opere in questo mondo, via verso la vita eterna: coerente con la dignità umana che nessun’altra creatura sulla terra può avere [ii] .

Il male non è un’idea

Fin dall’inizio della storia, gli esseri umani hanno risposto all’amore o lo hanno consapevolmente rifiutato. Dio è il Creatore che ama la libertà e chiama ogni essere umano alla missione di completare la creazione, impegnandosi a dare amore e a ricevere amore.

Quando parliamo di male, sappiamo che non si tratta di un’astrazione, ma piuttosto di un’esperienza vitale del peccato personale e del danno che esso provoca al prossimo, all’interno della società, della famiglia, dell’amicizia. Non è necessario dimostrare scientificamente che il male esista, perché lo incontriamo quotidianamente, lo incontriamo nella società e lo conosciamo nel corso della storia. E l’insegnamento della Sacra Scrittura sul peccato originale sembra molto vero e sensato. Solleva certamente alcuni problemi, ma la sua negazione ne solleva ancora di più.

La fede cristiana insegna che il male ha origine nella libertà umana e nella superiore libertà del diavolo, un essere creato per amore che si è fatto odio, una creatura buona che si è fatta malvagia in opposizione a Dio Creatore. L’esistenza di Satana può sembrare semplice alla nostra intelligenza, ma non lo è quando comprendiamo il suo grado di libertà e intelligenza, che lo rende supremamente responsabile delle sue decisioni. È certamente un mistero che ci invita a non essere superficiali nella nostra vita.

Di fronte al dolore causato da Satana e dagli uomini, spesso non troviamo risposte confortanti, anche se possiamo sempre alzare lo sguardo, non per lamentarci, ma per decidere di fare qualcosa di più. Di fronte a una vittima, a una persona ferita, a un bambino, la cosa più umana da fare è stare accanto e stringere la mano che dà speranza. Noi cristiani sappiamo guardare a Gesù Cristo sulla croce, dove troviamo la risposta vitale al dolore e alle domande.

Luce dall’arte

Tra gli altri artisti, Roger van der Weyden è stato in grado di esprimere il dolore, l’accettazione e la redenzione operati da Gesù Cristo nel Calvario ammirato nel monastero di El Escorial.

Uno sfondo rosso sangue, un Cristo appeso docilmente, una madre coraggiosa che accompagna e soffre senza tragedia, e un giovane Giovanni che piange anch’egli. C’è dolore, ma c’è significato, c’è mistero e redenzione, c’è dramma al Calvario, ma nessuna tragedia. C’è certezza ed equilibrio divino in una rappresentazione che è conforto per chi guarda. E lo stesso accade nelle innumerevoli rappresentazioni di Gesù Cristo crocifisso per gli uomini, che perdona e si offre, che assume ogni sofferenza umana nella sua Passione. Ci sono innumerevoli crocifissi di legno, pietra, avorio, bronzo, argento e oro che insegnano più di qualsiasi filosofia, qualsiasi protesta o qualsiasi disperazione.

Velázquez ha catturato anche nella sua Crocifissione del Museo del Prado la serenità del Cristo morto, che parla al cuore e risponde a qualsiasi domanda sulla realtà parassitaria del male e, soprattutto, sul significato della sofferenza umana. Uomo intellettuale e non sentimentale, ha scritto la sua poesia, commosso da questo Cristo che parla a lungo. Un piccolo campione dei versi di Unamuno è sufficiente:

A cosa stai pensando, Cristo morto?
Perché quel velo di notte oscura che ti cade sulla fronte
, dai tuoi folti capelli neri
nazareni?
Guardi dentro di te, dove
è il regno di Dio; dentro di te, dove
sorge il sole eterno delle anime viventi.

(…) preghiera finale

Tu che taci, o Cristo, per ascoltarci,
ascolta i singhiozzi dei nostri petti;
accogli i nostri lamenti, i gemiti
di questa valle di lacrime. Noi gridiamo
a Te, Cristo, Gesù, dal profondo
del nostro abisso di umana miseria,
e Tu, bianca cima dell’umanità,
donaci le acque delle tue nevi.

Come sulla croce era già presente il seme della risurrezione e della vita nuova, così anche nei momenti forse più bui del nostro cammino possiamo chiedere al Signore la sua luce che dissipi le tenebre e anticipi, come l’aurora, lo splendore del giorno limpido.

***

[i]  Cfr. Gen 1,27; Gen 3,1-13; Dt 30,11; Salmo 32; Gv 8,34; Rm 6,16; Rm 8,20; Gal 5,1

[ii]  CIgC, nn. 1730-1749; nn.396-421.

Jesús Ortiz López

Jesús Ortiz López es sacerdote que ejerce su labor pastoral en Madrid. Doctor en Pedagogía, por la Universidad de Navarra, y también Doctor en Derecho Canónico. Durante varios años ha ejercido la docencia en esa misma Universidad, como Profesor del actual Instituto Superior de Ciencias Religiosas. Ha dirigido cursos de pedagogía religiosa para profesores de religión. Es autor de varias obras de sobre aspectos fundamentales de teología y catequética, tales como: Creo pero no practico; Conocer a Dios; Preguntas comprometidas; Tres pilares de la vida cristiana.