05 Maggio, 2026

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La Chiesa raccoglie ciò che è disperso

Seguendo gli insegnamenti del Concilio Vaticano II, Papa Leone XIV ci ricorda che la Chiesa è segno di unità e riconciliazione per un'umanità divisa

La Chiesa raccoglie ciò che è disperso

Nella sua catechesi settimanale, Papa Leone XIV ha commentato la Costituzione del Vaticano II sulla Chiesa, Lumen Gentium, Luce del Mondo. Poche istituzioni si sono preparate al XXI secolo facendo il punto sui propri punti di forza e sulle sfide di quest’epoca di cambiamenti.

Superare la frammentazione

Il Papa parla a partire da una fede aperta anche a coloro che non praticano o non partecipano ancora alla familiarità di incontrare Gesù Cristo e, in definitiva, Dio.

«Questo è – afferma – il disegno di Dio, che ha un unico obiettivo: unificare tutte le creature mediante l’azione riconciliatrice di Gesù Cristo, azione compiuta nella sua morte in croce. Questo si sperimenta soprattutto nell’assemblea radunata per la celebrazione liturgica: lì le differenze diventano relative; ciò che conta è stare insieme perché attratti dall’Amore di Cristo, che ha abbattuto il muro di separazione tra le persone e i gruppi sociali (…)

Leone XIV sottolinea che la vita della Chiesa unisce gli uomini di ogni epoca, superando le forze di divisione che frammentano i cuori. Infatti, la parola “Chiesa” significa convocazione o raduno di gruppi distinti che si riuniscono per celebrare una festa, qualcosa di evidente nella liturgia eucaristica. (…)

«Riunirsi celebrando, avendo creduto nell’annuncio del Vangelo, vissuto come attrazione esercitata dalla croce di Cristo, che è la manifestazione suprema dell’amore di Dio; e sentirsi convocati da Dio: per questo si usa il termine  ekklesia , cioè assemblea di persone che si riconoscono convocate».

Nelle prossime settimane continuerà a spiegare altri aspetti importanti del mistero della Chiesa, non tanto perché siano difficili da comprendere, ma per la grandezza del suo essere e del suo messaggio, nonché per la sua capacità di unire le persone.

Chiesa aperta al mondo

Papa Giovanni Paolo II ha anche esposto gli insegnamenti della Chiesa nel nostro tempo. Il suo ricco insegnamento ci invita, allora come oggi, ad approfondire l’essere e la missione della Chiesa, non solo la gerarchia ma soprattutto i fedeli che riconoscono la loro partecipazione alla missione evangelizzatrice per il nuovo secolo.

In un’udienza del 1995 [1]  , egli affermava: «Innanzitutto, occorre ricordare che la Chiesa  «ha un fine salvifico ed escatologico, che non potrà realizzare pienamente se non nel secolo futuro» (GS, 40).  Non si può perciò pretendere che le sue energie siano assorbite esclusivamente o prevalentemente dalle esigenze e dai problemi del mondo terreno. Né è possibile valutare correttamente la sua azione nel mondo di oggi, come nei secoli passati, giudicandola unicamente a partire dalle finalità temporali o dal benessere materiale della società».

“L’orientamento verso il mondo futuro è per lei essenziale. Sa di essere circondata da realtà visibili, ma è consapevole di doversi occupare del visibile in vista dell’eterno regno invisibile, che già misteriosamente realizza e alla cui piena manifestazione aspira ardentemente. Questa verità fondamentale è stata molto ben espressa nel detto tradizionale:  Per visibilia ad invisibilia: attraverso le realtà visibili verso quelle invisibili.”

«Sulla terra, la Chiesa è presente come famiglia dei figli di Dio, costituita e ordinata in questo mondo come società. Per questo motivo, essa partecipa alle vicende umane in solidarietà con tutta l’umanità. Come ci ricorda il Concilio, essa  “cammina insieme con tutta l’umanità e condivide la stessa sorte terrena” (GS, 40) . Ciò significa che la Chiesa sperimenta nei suoi membri le prove e le difficoltà delle nazioni, delle famiglie e dei singoli individui, partecipando al faticoso pellegrinaggio dell’umanità lungo le vie della storia. Nell’affrontare il rapporto della Chiesa con il mondo, il Concilio Vaticano II prende come punto di partenza questa partecipazione della Chiesa alle  “gioie e alle speranze, alle tristezze e alle angosce degli uomini” (ibid., 1).  Oggi, in modo speciale, grazie alla nuova universale comprensione delle reali condizioni del mondo, questa partecipazione è diventata molto intensa e profonda. (…)

«La Chiesa, pur avendo una missione che  “non è di ordine politico, economico o sociale, ma di ordine religioso”  (cfr GS, 42),  svolge anche attività caritativa a favore della società. Quest’attività assume molteplici forme. Istituisce opere destinate a servire tutti, e specialmente i bisognosi; promuove “ una sana socializzazione e un’associazione civile ed economica”;  esorta a superare le differenze tra nazioni e razze, favorendo l’unità a livello internazionale e mondiale; e sostiene e sostiene, nella misura delle sue possibilità, istituzioni che mirano al bene comune».

Superare l’isolamento

Ancora una volta, Papa Leone XIV invitava i fedeli ad esprimere la loro gratitudine per aver trovato nella fede della Chiesa una via sicura per incontrare Dio: «Ci fa sentire grati di appartenere alla Chiesa, corpo di Cristo risorto e unico popolo di Dio pellegrino nella storia, che vive come presenza santificante in mezzo a un’umanità ancora frammentata, come segno efficace di unità e di riconciliazione tra i popoli».

Poiché l’incontro con Dio è personale, incarnato e storico, ogni persona può accettarlo o rifiutarlo, entrare nell’universalità o isolarsi nella propria soggettività. Non c’è da stupirsi, quindi, che si incontrino incomprensioni e rifiuti da parte di alcune persone e istituzioni, perché è importante non dimenticare la sfera di libertà che il Vangelo propone, che si scontrerà con proposte totalizzante e ideologie riduttive.

Senza paura di credere

L’attore spagnolo Carlos Mollá ha lavorato a Hollywood in diversi film, e oltre a scrivere e dipingere è un artista creativo. In un’intervista, ha parlato del suo rapporto con Dio, che trova nella pace delle chiese cattoliche. In quell’intervista, Mollá ha parlato della sua fede: “Le chiese sono l’unico luogo in cui mi sento al sicuro”. Per lui, ha detto, il lavoro creativo è un processo meditativo: “Assolutamente. E religioso. Sì, sono un credente devoto”. Ha aggiunto: “Per me, l’unica cosa che esiste è Dio. La gente si sorprende e dice: ‘Non capisco, stai scherzando?’, ma a me non importa. Per me è chiarissimo: l’unica cosa che esiste veramente è Dio. E gli esseri umani, beh, sono umani. Io sperimento Dio attraverso gli altri”.

“La gente non lo capisce, ha molta paura della fede. Diventa politicizzata, disumanizzata. Quando si parla di Dio, tutti tremano”, ha affermato.

Ciò conferma l’esperienza generale che il vero Dio si trova nel silenzio e nella sincerità, all’interno della Chiesa. Dio, infatti, non è un essere astratto concepito dagli uomini, ma si è incarnato in Gesù Cristo e ha fondato la Chiesa come unione comune nella vita, non solo nelle idee.

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[1]  Cfr Giovanni Paolo II, Udienza generale, 21-VI-1995.

Jesús Ortiz López

Jesús Ortiz López es sacerdote que ejerce su labor pastoral en Madrid. Doctor en Pedagogía, por la Universidad de Navarra, y también Doctor en Derecho Canónico. Durante varios años ha ejercido la docencia en esa misma Universidad, como Profesor del actual Instituto Superior de Ciencias Religiosas. Ha dirigido cursos de pedagogía religiosa para profesores de religión. Es autor de varias obras de sobre aspectos fundamentales de teología y catequética, tales como: Creo pero no practico; Conocer a Dios; Preguntas comprometidas; Tres pilares de la vida cristiana.