06 Maggio, 2026

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Karol Wojtyla: “Ho vissuto qui”

Premier Meloni visita un luogo di memoria di Giovanni Paolo II nel Collegio Polacco di Roma

Karol Wojtyla: “Ho vissuto qui”
Wlodzimierz Redzioch

Non tutti sanno che il card. Karol Wojtyla aveva a Roma la sua casa, un piccolo appartamento al Pontificio Collegio Polacco che si trova sull’Avventino. Ogni volta che veniva a Roma per i suoi impegni in Vaticano si fermava qui; il 14 settembre è partito da qui per il secondo conclave del 1978 per non tornarci più o, per dire la verità, per tornare un anno dopo in visita da Papa. Qui sono rimasti i suoi vestiti, documenti, scritti e vari oggetti.

Negli ultimi anni un vecchio edificio del collegio richiedeva dei lavori di ristrutturazione ma i lavori andavano a rilento. Il card. Stanislaw Dziwisz, lo storico segretario di Giovanni Paolo II, ha incontrato recentemente il presidente del consiglio italiano Giorgia Meloni e ha parlato con lei, tra le altre, dei problemi della ristrutturazione del Collegio e degli ambienti usati per anni dal card. Wojtyla. La premier si è resa disponibile di aiutare la ristrutturazione del Collegio e della creazione di un luogo di memoria di Giovanni Paolo II a Roma in ricordo dell’Anno Santo 2025. In questo modo nella capitale è nato un piccolo ma unico museo consacrato all’uomo che per quasi 27 anni fu Vescovo di Roma.

Alla vigilia di Natale, il 22 dicembre la premier Giorgia Meloni ha voluto vistare questo museo dedicato a Papa Wojtyla, accompagnata dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano. La Meloni è stata accolta dal cardinale Stanisław Dziwisz, Arcivescovo emerito di Cracovia e Segretario particolare di Giovanni Paolo II, da mons. Rino Fisichella, Pro-Prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione, da mons. Jan Główczyk, Rettore del Pontificio Collegio Polacco di Roma e da mons. Paweł Ptasznik, Rettore di San Stanislao e Presidente della Fondazione Vaticana Giovanni Paolo II.

Foto Presidenza del Consiglio

“Questo museo è uno scrigno di fede, spiritualità, amore. Qui sono impresse le “orme” di un uomo normale ed eccezionale allo stesso tempo, che ha toccato la mia vita e a cui ho affidato il mio cammino. Custodirò l’emozione di questa visita, unguento per l’anima e balsamo per il cuore” – ha scritto il Presidente Meloni sul libro d’onore del Pontificio Collegio Polacco, al termine della sua visita.

Le istituzioni polacche nella Roma dei Papi          

La prima istituzione polacca nella Roma dei Papi fu la chiesa e l’ospizio dedicati ai San Salvatore e san Stanislao Vescovo e martire in via delle Botteghe Oscure, istituiti su iniziativa del principe-vescovo di Warmia, cardinale Stanislao Osio (Stanislaw Hozjusz), nel 1578 e consacrati solennemente già dopo la sua morte nel 1591. L’erede del card. Osio e il primo rettore della chiesa fu don Stanisław Reszka, sacerdote ma anche diplomatico ed umanista. E proprio don Reszka, con grande ingegnosità, volle organizzare un altro rifugio per i compatrioti che desideravano proseguire gli studi a Roma. Cercò di collegare il collegio polacco con l’Oratorio di Filippo Neri presso la Chiesa di Santa Maria in Vallicella, approvato come Congregazione da Papa Gregorio XIII Buoncompagni nel 1575. Bisogna ricordare che Filippo Neri si occupò dell’educazione e degli studi dei giovani di Roma ma anche di altre nazioni, particolarmente inglesi e polacchi. Nel 1583, Filippo Neri, con il sostegno spirituale e finanziario dello stesso Papa, cominciò la fondazione di un collegio per i polacchi, ma esso ebbe una breve durata: fu chiuso nel 1586. Nel 1653, il re Giovanni II Casimiro Vasa tentò senza successo di far riaprire il collegio. Bisogna aspettare l’anno 1866 quando l’attuale collegio venne formalmente aperto grazie agli sforzi della Congregazione della Resurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo (padri resurrezionisti) che raccolse i primi fondi dalla principessa Odescalchi, da papa Pio IX e altri benefattori. Nel 1936 il collegio fu trasferito nella sede attuale sul colle Aventino (Piazza Remuria).

Il Collegio Polacco sull’Aventino  

Il Pontificio Collegio Polacco divenne una casa di formazione dove venivano ospitati sacerdoti studenti inviati dai loro vescovi a Roma per proseguire gli studi specialistici presso diverse università ecclesiastiche. Dopo la seconda guerra mondiale, i gesuiti presero in gestione il Collegio. Dal 1959, il Collegio dipende direttamente dalla Conferenza Episcopale Polacca. Nel 2017, i vescovi decisero di riorganizzare il Collegio Polacco a Roma e di procedere con i lavori di ristrutturazione che cominciarono nel 2020. Attualmente, il Collegio è chiuso a causa dei lavori.

Karol Wojtyla e il Collegio Polacco

Al Pontificio Collegio Polacco era profondamente legato Karol Wojtyla, futuro papa. Vi soggiornò durante le sue visite a Roma prima della sua elezione a Pontefice. L’ultima volta che il card. Wojtyła risiedette al Collegio fu quando venne a Roma per il conclave dopo la morte di Papa Giovanni Paolo I. Fu da questa casa che partì per il conclave in Vaticano e vi rimase, essendo eletto Papa.

Non c’è da stupirsi che desiderasse visitare questo luogo anche da Papa: lo fece per la prima volta un anno dopo la sua elezione, il 17 ottobre 1979. In quella occasione pronunciò a braccio un discorso che è stato registrato da mons. Jozef Michalik, allora rettore del Collegio. Ecco i frammenti di questo discorso.

“Sono profondamente legato a questo Collegio. Non so contare quanti giorni, settimane e mesi ho trascorso qui, ma penso che se li sommassimo tutti, il totale sarebbero due anni (…) Una certa fetta di vita, non un millesimo, ma una percentuale, appartiene a questo Collegio (…) Gli studenti universitari che soggiornavano qui mi volevano bene, sembra. In ogni caso, una volta mi conferirono il titolo di ‘collegiale onorario’ e non me lo più ritirarono!”

Il card. Dziwisz e mons. Ptasznik, rettore della chiesa polacca a Roma nel museo del Collegio Polacco

“Ma, sono molto legato a questo Collegio per altre ragioni, vale a dire perché è (…) una Casa di Studi, che testimonia la vitalità della Chiesa polacca durante i tempi più difficili delle spartizioni della Polonia (le spartizioni della Polonia tra Prussia, Russia e l’Impero Austriaco negli anni 1772–1795 che causarono la scomparsa dello Stato polacco per oltre un secolo, fino al 1918 – W.R.), anche grazie ai grandi meriti dei Padri Resurrezionisti. Testimonia anche l’amore della Santa Sede per la nostra Nazione in questi tempi difficili; non fu allora un caso che il Servo di Dio, Papa Pio IX, sia venuto qui come ultimo Papa prima di me” – spiegò Giovanni Paolo II.

“Inoltre, questo Collegio rimane sotto il patrocinio di San Giovanni Canzio, che per me è particolarmente caro, perché sono cresciuto ‘all’ombra’ dalla sua figura, dalla sua tradizione. Questa storica tradizione, la tradizione universitaria dell’Alma Mater (di Cracovia), la chiesa di Sant’Anna, dove si trova il sarcofago contenente le reliquie di San Giovanni Canzio. Sapete, dopotutto, che provengo da Wadowice, che si trova a non più di 25 km da Kęty, da dove proviene San Giovanni Canzio. Insomma, sono profondamente legato a questa tradizione.”

“Quindi i miei legami con questo Collegio sono molto stretti, molto cordiali”, ha sottolineato il Papa. “Considerando il fatto che questo Collegio Polacco esiste e che questo Collegio è sotto il patrocinio di San Giovanni Canzio, lo mi riconosco in esso e vi sono tornato volentieri oggi! Questo è probabilmente il primo Collegio, tra tanti altri Collegi a Roma, che ho visitato, se escludiamo il Seminario Romano e il Seminario Lombardo.”

Giovanni Paolo II concluse il suo discorso con le parole: “E voglio dire, per rassicurare tutti, che non solo ricordo il mio passato rimanendo qui, ma cerco anche di continuare ad essere spiritualmente presente qui…”

Venticinque anni dopo la morte di Giovanni Paolo II, grazie all’impegno del card. Dziwisz e del rettore del Collegio, rev. mons. Jan Glowczyk, e la preziosa collaborazione del governo italiano, nel Collegio tanto caro a lui è nato, in ricordo del Giubileo 2025, un luogo della memoria di Karol Wojtyla, per 27 anni Vescovo di Roma.

 

Wlodzimierz Redzioch

Wlodzimierz Redzioch

Wlodzimierz Redzioch è nato a Czestochowa (Polonia), si è laureato in Ingegneria nel Politecnico. Dopo aver continuato gli studi nell’Università di Varsavia, presso l’Istituto degli Studi africani, nel 1980 ha lavorato presso il Centro per i pellegrini polacchi a Roma. Dal 1981 al 2012 ha lavorato presso L’Osservatore romano. Dal 1995 collabora con il settimanale cattolico polacco Niedziela come corrispondente dal Vaticano e dall’Italia. Per la sua attività di vaticanista il 23 settembre 2000 ha ricevuto in Polonia il premio cattolico per il giornalismo «Mater Verbi»; mentre il 14 luglio 2006 Sua Santità Benedetto XVI gli ha conferito il titolo di commendatore dell’Ordine di San Silvestro papa. Autore prolifico, ha scritto diversi volumi sul Vaticano e guide ai due principali santuari mariani: Lourdes e Fatima. Promotore in Polonia del pellegrinaggio a Santiago de Compostela. In occasione della canonizzazione di Giovanni Paolo II ha pubblicato il libro “Accanto a Giovanni Paolo II. Gli amici e i collaboratori raccontano” (Edizioni Ares, Milano 2014), con 22 interviste, compresa la testimonianza d’eccezione di Papa emerito Benedetto XVI. Nel 2024, per commemorare il 40mo anniversario dell’assassinio di don Jerzy Popiełuszko, ha pubblicato la sua biografia “Jerzy Popiełuszko. Martire del comunismo” (Edizioni Ares Milano 2024).