Impresa e Libertà
Verso un modello imprenditoriale umanista: libertà, responsabilità e bene comune
Jesús Arellano (1921-2009), filosofo sereno e poeta meditativo, ha dedicato uno dei suoi scritti al mondo degli affari (Impresa e libertà, Cuadernos Empresa y Humanismo, 1989). Il suo approccio al mondo degli affari è unico. Il suo periodo storico sono gli anni ’80: un periodo di liberalismo trionfante e il clamoroso fallimento del collettivismo marxista (1989, la caduta del Muro di Berlino). Non considera quest’ultimo evento la fine della storia. Diversi paesi dell’Europa orientale adottarono il capitalismo come sistema economico. Il risultato non fu dei migliori: non si passa da un giorno all’altro a una nuova mentalità imprenditoriale, né il capitalismo trionfante era in grado di garantire il benessere atteso. Nel mezzo di questo turbolento panorama economico e politico, Arellano intravede un’opzione per il futuro, ovvero l’opportunità di creare un’impresa su misura per la condizione umana.
Dunque, né capitalismo collettivista, né capitalismo liberale (quello selvaggio di cui parlava San Giovanni Paolo II nella Centesimus Annus, 1991), né capitalismo socialista, bensì un’economia umanista-sociale capace di generare imprese nate dalla società civile e non dallo Stato; autonome nel loro funzionamento; orientate alla solidarietà e al bene comune. Uno spirito imprenditoriale con un triplice obiettivo solidale: creazione di beni, partecipazione alla realizzazione dell’impresa e attenzione ai bisogni reali dei cittadini.
E dove si colloca la libertà? Qui, mi sembra, sta l’aspetto più illuminante della sua proposta. Egli considera la libertà composta da due dimensioni interconnesse: la realizzazione dell’intimità (l’essere-sé) e l’espansione della persona (il trascendersi). In questo contesto, Arellano prende le distanze dalle teorie materialiste (comunista e socialista), per le quali la libertà è una mera sovrastruttura. La piena libertà arriverebbe con l’avvento di una società senza classi. D’altro canto, le ideologie idealiste (liberalismo-individualismo) vedono la libertà come un evento intimo: la produzione di beni sarebbe guidata dal determinismo economico-materialista delle leggi di mercato (emotivismo interno e funzionalismo esterno).
Arellano propone un’altra visione, che chiama realismo o umanesimo realistico, intendendo la libertà umana nella sua unità materiale-spirituale, espressione dell’unità spirituale-corporea dell’essere umano. La persona è soggetta alle condizioni economiche, ma è protagonista della propria decisione personale. Abbiamo quindi una libertà umano-personale-sociale. In questo quadro antropologico, la libera impresa si inserisce come opzione per il futuro. Un’impresa fedele alla sua essenza, nata dall’iniziativa personale-sociale, creatrice di beni e valori e ancorata al bene comune della società.
Persona libera, libera impresa, ideali irrinunciabili, anche se difficili da realizzare. E per non perdersi nelle nebbie di questi modelli, basta guardarsi intorno per individuare i due ambiti in cui si può sviluppare la libertà personale e sociale: la famiglia (l’essere-sé), generatrice per eccellenza di beni spirituali, e l’impresa sociale e libera (il trascendere-sé), creatrice di beni e valori. Intimità ed espansione vanno di pari passo in questi ambiti, chiamati a personalizzare l’essere umano. Se la famiglia è la cellula della società, l’impresa non è da meno, chiamata anch’essa a essere una comunità di pratiche che favorisce la prosperità umana.
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