Il viaggio: un appello all’unità e alla pace in un mondo diviso
In volo con Papa Leone XIV
Il pontefice americano inizia il suo primo viaggio apostolico internazionale con tappe in Turchia e Libano, un gesto simbolico per il 1700° anniversario del Concilio di Nicea che mira a costruire ponti di dialogo in Medio Oriente.
Papa Leone XIV è atterrato giovedì alle 12:22 ora locale all’aeroporto internazionale Esenboğa di Ankara, iniziando il suo primo viaggio apostolico fuori dall’Italia come successore di Pietro. Il volo papale, denominato “Shepherd One” in omaggio alla tradizione americana, è arrivato da Roma e ha trasportato non solo il pontefice, ma anche una delegazione di oltre 80 giornalisti provenienti da tutto il mondo, desiderosi di raccontare questa tappa fondamentale in un contesto globale segnato da tensioni geopolitiche e aspirazioni di riconciliazione.
Appena 20 minuti dopo il decollo da Fiumicino, il Papa è emerso sorridente da dietro le tende che dividono i compartimenti dell’aereo, agitando la mano in un gesto di immediata cordialità. “Buongiorno agli americani qui presenti! Buon Giorno del Ringraziamento!”, ha esclamato con il suo caratteristico accento, evocando le sue radici nella natia Chicago. Il 27 novembre, data che coincide con il Giorno del Ringraziamento negli Stati Uniti, non è passato inosservato al primo pontefice americano nella storia della Chiesa.
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In un breve scambio con la stampa, Leone XIV ha espresso la sua gratitudine per il ruolo dei media nella diffusione di messaggi di verità e armonia. “Grazie per il vostro servizio al Vaticano, alla Santa Sede, a me personalmente e al mondo intero”, ha detto, sottolineando la responsabilità giornalistica in tempi di polarizzazione. Questo viaggio, che proseguirà fino al 2 dicembre con visite in Turchia e Libano, assume un significato speciale in quanto commemora il 1700° anniversario del Concilio di Nicea, il primo concilio ecumenico della cristianità, tenutosi nell’attuale Turchia nel 325, un evento fondamentale per l’unità della fede.
Sebbene il Papa abbia una vasta esperienza di viaggi missionari come priore agostiniano, questa è la sua prima visita ufficiale in entrambe le nazioni. “Attendo con impazienza questo momento per la sua importanza per i cristiani e per il mondo nella promozione della pace”, ha confessato. Con parole piene di speranza, ha aggiunto: “In modo speciale, la mia presenza, la presenza della Chiesa e la presenza dei fedeli in Turchia e in Libano cercano di annunciare, trasmettere e proclamare quanto sia vitale la pace in tutto il mondo. Invitiamo tutti a unirsi nella ricerca di una maggiore unità, di una maggiore armonia e a trovare modi affinché tutti gli uomini e le donne possano essere veramente fratelli e sorelle, nonostante le nostre differenze, nonostante le nostre diverse religioni o credenze”.
Il motto del viaggio, “Un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo”, ispirato alla Lettera agli Efesini, racchiude lo spirito di fraternità e dialogo tra Oriente e Occidente. Leone XIV ha sottolineato che “tutti possiamo contribuire a promuovere la pace e l’unità”, concludendo il suo intervento con un rinnovato ringraziamento alla stampa per aver accompagnato “questo momento storico”.
L’entusiasmo tra i giornalisti era palpabile. Valentina Alazraki, giornalista messicana di lunga data che ha seguito oltre 163 viaggi papali dal 1979, ha accolto il Papa a nome del corpo stampa e gli ha donato un’icona bizantina della Madonna di Guadalupe. “È un Papa nordamericano con un cuore latinoamericano”, ha scherzato, alludendo alla sua eredità culturale. Il pontefice 68enne ha percorso lo stretto corridoio dell’aereo, salutando tutti individualmente: strette di mano, risate, battute e selfie abbondavano in un’atmosfera di cameratismo.
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I regali arrivarono rapidamente, trasformando il volo in una festa improvvisata. Tra questi, una torta di zucca del Ringraziamento; un kit con pantofole e calzini della sua squadra di baseball preferita, i Chicago White Sox; una mazza da baseball di famiglia degli anni ’50 appartenuta alla star della MLB Nellie Fox, che suscitò una risata nel Papa: “Come hanno fatto gli addetti alla sicurezza a farla passare?”; due cornici con collage di foto della sua infanzia e dei suoi giorni missionari; una toccante lettera di Ignacio Gonzálvez, un quindicenne con un linfoma aggressivo che il Papa aveva visitato all’Ospedale Pediatrico Vaticano durante il Giubileo della Gioventù; uno stemma spagnolo ancestrale di un collega; e una pergamena della Chiesa greco-cattolica ucraina di Kharkiv, che ringraziava il Vaticano per il suo aiuto all’Ucraina durante la guerra.
Con un tocco personale, il Papa disse a un giornalista di origine algerina: “Spero di visitare presto il vostro Paese”. Questi scambi brevi ma profondi riflettono lo stile accessibile di Leone XIV, forgiato durante i suoi anni da missionario in America Latina.
Dopo un volo di sole tre ore, il Papa è atterrato ad Ankara sotto un cielo nuvoloso, dove è stato ricevuto con tutti gli onori protocollari dal Nunzio Apostolico e dal Capo del Protocollo turco. Il suo programma nella capitale include una visita al Mausoleo di Atatürk, la tomba di Mustafa Kemal, il fondatore della Turchia moderna; un incontro con il Presidente Recep Tayyip Erdoğan; un discorso alle autorità turche, ai rappresentanti della società civile e al corpo diplomatico; e un trasferimento a Istanbul per proseguire il suo itinerario.
Questo viaggio non è solo un atto diplomatico, ma un grido profetico in un Medio Oriente devastato dal conflitto. In Libano, il Papa atterrerà venerdì, in un Paese ferito dall’instabilità politica e dalla crisi umanitaria. “Possa essere un messaggio di unità per il mondo”, ribadì Leone XIV, invitando credenti e non credenti a unirsi alla causa della pace. In un mondo frammentato, il gesto di un Papa che attraversa i confini potrebbe essere il ponte di cui c’è disperatamente bisogno.
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