Il battito del cuore della società: la salute della famiglia
Imparare ad amare in tempi di paura dell'impegno: la sfida di proteggere la casa per guarire il benessere emotivo dei giovani
Esistono verità che non solo vengono messe da parte, ma diventano tabù, bandite dal dibattito pubblico – verità soppresse a causa di un’etica socio-politica fuorviante – anche se riemergono ripetutamente nelle conversazioni private e nelle confidenze quotidiane. Cosa spiega questo paradosso? Deriva, in larga misura, da una nozione distorta di libertà: una libertà che, distaccandosi dalla verità, si riduce a un’autonomia fraintesa che rifugge da qualsiasi impegno duraturo.
È così che viene marginalizzata una delle certezze più cruciali dell’esperienza umana, quella che ci ricorda che «il bene della persona e della società umana e cristiana è intimamente legato a un sano stato della comunità coniugale e familiare ». Quando questo nucleo si sgretola, le ripercussioni si fanno presto sentire all’esterno: la convivenza vacilla, la trasmissione dei valori si disperde e l’educazione dei figli si trasforma in un percorso a ostacoli.
Non c’è da stupirsi, dunque, che viviamo in un’epoca segnata da una profonda paura di assumersi un impegno per la vita, una resistenza che si insinua nella struttura stessa della nostra personalità. Eppure, l’esperienza dimostra che senza questo impegno definitivo, la persona si “disintegra” interiormente e con essa tutto ciò che tocca si sgretola. L’impegno personale non è un vincolo, ma si fonda su una profonda lealtà e fedeltà: in realtà, l’amore casto e fedele è la più alta espressione della libertà che l’amore dona, una libertà matura che ci spinge a donarci senza riserve.
Chiunque metta piede in un’aula scolastica ne è testimone quotidianamente: lì si percepisce il devastamento emotivo. Per un adolescente sfortunato che cresce in una famiglia disgregata, uno dei tormenti più grandi è arrivare a credere che un amore duraturo – un desiderio legittimo per lui come per qualsiasi altro essere umano – sia un mito o un’impossibilità. Cercare di convincerlo del contrario e mostrargli che vale la pena lottare per esso richiede un coraggio immenso: il coraggio di comprendere che il dolore che ha vissuto non determina il suo destino e che il suo futuro può essere infinitamente più gentile, luminoso e felice del passato che ha dovuto sopportare.
Per aiutarli a percorrere questo cammino, è assolutamente essenziale una corretta educazione emotiva, in cui la sessualità occupi il posto che le spetta, né più né meno. È necessaria una formazione adeguata alla castità personale e familiare, una virtù che non si può improvvisare da soli, ma che richiede esperienza vissuta e protezione, che si possono raggiungere pienamente solo vivendo e maturando all’interno di una famiglia.
Questa piena esperienza di donazione di sé trova il suo fondamento dottrinale più profondo negli insegnamenti del Concilio Vaticano II, che ci invita a contemplare il matrimonio come «intima comunità di vita e di amore coniugale ». La sua pietra angolare è il «patto matrimoniale », inteso come «atto umano con cui gli sposi si donano e si ricevono a vicenda ». Si parla di un’unione che esige «piena fedeltà» e «unità indissolubile », sostenuta e arricchita «dal potere redentore di Cristo ». Questo amore, lungi dall’essere limitato alla mera attrazione erotica – che pure comprende – coinvolge la piena volontà degli sposi, «ravvivando gli affetti delle loro anime ed esprimendosi con teneri sentimenti e gesti», abbracciando il bene della persona intera di un uomo e di una donna che sono «uguali in dignità».
La sua naturale proiezione si apre alla fertilità, considerata «il dono più eccellente del matrimonio », in cui gli sposi agiscono come «collaboratori nell’amore di Dio Creatore e, per così dire, come suoi interpreti ». Da questa convinzione consegue innegabilmente che «la vita, una volta concepita, va protetta con la massima cura, evitando l’aborto e l’infanticidio», e che «gli atti specifici della vita coniugale, ordinati secondo la vera dignità umana, vanno rispettati con grande stima».
Perché quando queste fondamenta vengono coltivate e rispettate, la famiglia adempie veramente al ruolo che le è stato assegnato dalla saggezza del Concilio: diventare «scuola di un’umanità più ricca» e «fondamento della società ». Se questa scuola elementare si disgrega, la vita comunitaria si frammenta, l’intera società si corrompe dalle fondamenta e le nuove generazioni si ritrovano senza una guida.
Pertanto, è urgente ricordare a coloro che hanno responsabilità sociali, specialmente in ambito politico e culturale, il loro imperativo dovere di “collaborare efficacemente alla promozione del matrimonio e della famiglia “. Prendersi cura della salute delle famiglie, offrire ai giovani la certezza che l’amore autentico è possibile e impegnarsi in una relazione matura non sono opzioni marginali, bensì una necessità urgente e imprescindibile per garantire il futuro della nostra umanità.
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