Entusiasmo e delirio divino
Eros, desiderio e vero amore dal Fedro di Platone e l'interpretazione di Josef Pieper
Leggere i classici è un ottimo modo per far luce su alcune questioni fondamentali dell’esistenza umana, come la tensione tra desiderio, passione erotica e amore.
Pieper, nel suo libro Entusiasmo e delirio divino: sul dialogo platonico Fedro (Rialp, 2026, versione Kindle per Android), offre una lucida riflessione su questa dimensione della condizione umana attraverso la lente di Platone. Fin dall’inizio, questo dialogo rivela l’atmosfera in cui vivevano i giovani intellettuali ateniesi, desiderosi di novità e piacere. Fedro ha appena ascoltato l’ultimo discorso del sofista Lisia sul logos erotikos (l’amore) e desidera conoscere il punto di vista di Socrate.
I grandi Sofisti, ci ricorda Pieper, non sono ciarlatani; piuttosto, sono rappresentanti dell’alta letteratura del loro tempo. Sono all’avanguardia del pensiero, vivono nel presente moderno, al passo con le ultime tendenze e presentano gli eventi attuali, di solito con una falsità difficile da smascherare. Il Sofista è brillante nella sua esposizione e ricerca il successo e l’efficacia del suo discorso. Sottolinea il ” come” della proposta, senza curarsi della verità del contenuto. In quest’atmosfera, Lisia pronuncia il suo discorso, che ruota attorno a un giovane amante che desidera ma riconosce di non amare. Un discorso formalmente costruito, incentrato sul mero istinto, orientato alla ricerca del piacere sensoriale. Desiderio, senza vero amore, senza la partecipazione della persona. Puro contatto sensuale in cui il sensuale è consapevolmente ed esplicitamente separato dallo spirituale; il sesso dall’eros. (cfr. p. 26). Un discorso di parte, osserva Socrate, come se l’amore veramente nobile e generoso non fosse mai esistito (p. 46).
La proposta socratica è diversa. Ci incoraggia ad elevare lo sguardo verso il modello di umanità che siamo chiamati ad essere, distinguendo quattro forme di entusiasmo o theia mania (situazioni in cui si è fuori di sé). C’è il profeta , che, nella misura in cui annuncia il futuro, è fuori di sé, perché altrimenti non è in grado di dire nulla. Il poeta , dal canto suo, grazie all’ispirazione che gli viene dalle muse, apre la sua mente e può ricevere dall’alto la luce che illumina la realtà. Il convertito, invece, trasforma radicalmente il suo modo di vivere ( metanoia ), riordinando la sua vita, non per un atto di volontà, ma per un dono divino che gli viene dall’esterno. Infine, c’è il tumulto erotico , proprio dell’amante, il cui essere fuori di sé non si esaurisce nel desiderio, ma si apre allo spirito, perché avere uno spirito significa essere in relazione con tutta l’esistenza.
Il profeta, il poeta, il mistico, il convertito, l’amante sono fuori di sé. Tutti sono pervasi da un entusiasmo ardente che eleva l’anima ai regni degli dèi. Un’ascesa a vette sublimi di bellezza, bontà e verità. Un’ascesa che percepiamo non come un compimento finale, ma piuttosto come una promessa , che probabilmente non si realizzerà nel regno dell’esistenza corporea (cfr. p. 89). Una promessa il cui compimento è iscritto nel tempo e fa sì, ad esempio, che gli amanti si incontrino di nuovo, desiderino stare insieme, bramino di condividere ancora e ancora le ragioni dei loro cuori. È l’ascesa alla caritas , che, «come atto umano, non può essere messa in moto né mantenuta viva se separata dal sostegno vitale della passio amoris (p. 98)». Nobiltà del corpo e nobiltà dell’anima, l’unità sostanziale della persona umana intuita nella preghiera finale che Socrate rivolge a Pan e agli altri dèi: “Concedimi la bellezza interiore e fa’ che il mio aspetto esteriore le sia amico”.
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