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Exaudi Redazione

Voci

28 Ottobre, 2025

3 min

Eloquenza del Silenzio

Il potere trasformativo del silenzio nella contemplazione e nell'ispirazione artistica

Eloquenza del Silenzio

Il mio contatto con il mondo dei cavalli è stato fugace, episodico e sempre legato al lavoro agricolo che ho vissuto durante l’infanzia durante i periodi di vacanza estiva in paese. Tuttavia, questo legame aneddotico mi ha permesso di comprendere l’attrazione e l’ispirazione creativa che gli equini hanno esercitato sulla produzione pittorica di Marc Chagall (1887-1985).

Il lirismo surrealista di questo poeta dalle ali pittoriche – come lo definì Apollinaire (1880-1918) – lo spinse ad andare oltre la mera apparenza fisica delle cose che abitano la nostra terra e, attraverso il fascino di immagini insolite, a esprimere il suo legame essenziale con un’altra vita piena di poesia e colore. Gli animali domestici, in particolare i cavalli, sono costantemente presenti nei suoi dipinti.

Riguardo a questa preferenza tematica, quando aveva già quasi 90 anni, offrì una spiegazione rivelatrice: “Questi animali restano tutti in silenzio… Quando guardo i cavalli, che sembrano sempre in uno stato di estasi, penso: “non sono forse più felici di noi?”

Date le circostanze che da tempo travolgono la nostra realtà quotidiana, anche senza cadere nel mutismo involontario di queste bestie da soma, non sarebbe strano provare un accesso compulsivo di taciturnità, almeno come reazione igienica a tanto chiacchiericcio sfrenato che ci inonda oggi. L’uomo vi trova così poca felicità che, secondo Charles de Foucauld (1858-1916), questo fatto basterebbe a dimostrare quanto lo allontani dalla sua vocazione, poiché la sua anima non è fatta per il rumore, ma per il raccoglimento in Dio.

Secoli fa, san Giovanni della Croce (1542-1591) ci ammoniva: «Tu ami la discrezione, Signore… Lascia che la retorica del mondo stia lontana; lascia che rimangano le chiacchiere e l’arida eloquenza della sapienza umana, deboli e ingegnose, che non ti piacciono mai».

Eppure, ogni giorno ci immergiamo in un numero crescente di discussioni interminabili e pettegolezzi senza fine. Di fronte alla confusione e all’assurdità del nostro mondo attuale, sembra che la prima cosa urgente da fare sia rimanere in silenzio. Da quel momento in poi, liberandoci dal peso che il rumore appesantisce la vita, siamo in grado di accedere, nella nostra intimità, all’evento puro che il silenzio acuisce fino a raggiungere la soglia dell’adorazione.

Solo Lui – ammonisce Roger de Taizé (1915-2005) – ci permette di superare i limiti che l’intelligenza presenta alla conoscenza del profondo e, attraverso l’abisso contemplativo, di aprirla a possibilità insospettate.

Sebbene la convivenza implichi e richieda comunicazione, la parola autentica è composta principalmente di silenzio (ciò che non viene detto per buon senso, rispetto, prudenza, ecc.). Così, dalla sua nudità, ogni parola balza nelle profondità di chi ascolta, rivelando la potenza penetrante della parola silenziosa. È allora che entra in gioco la sua energia trasformativa, rinnovando gradualmente la persona e conducendola nel mistero dei limiti del linguaggio e del mondo.

In quel momento – lontano dal calore della passione e dal clamore dell’immediatezza – raggiungiamo la soglia del profondo ed entriamo nel cuore pulsante di tutto ciò che esiste, dove l’intelligenza intravede possibilità insospettate. È il viaggio silenzioso che, riempiendoci interiormente di pienezza, ci dice tutto senza dire nulla. Quando le voci degli uomini e il rumore delle cose vengono soffocati, la vita assume un’emozione suggestiva: è l’eloquenza del silenzio. In quei momenti, se si vuole davvero agire seriamente, ciò che bisogna fare è rimanere in silenzio.

Se ai nostri giorni diventa sempre più difficile trovare rifugi di tranquillità ambientale adatti alla nostra condizione di cercatori di Dio, ancora più esigenti devono essere le circostanze che ci pongono in quel silenzio che conduce alla gioia dell’unione con il Creatore e di cui ci parlava Santa Teresa di Gesù (1515-1582): «In questa dimora [interiore, dove Dio è nella nostra anima…] l’anima è quasi sempre immobile… Tutto ciò che il Signore qui giova all’anima e le insegna avviene così silenziosamente che…, in questa Sua dimora, solo Lui e l’anima gioiscono nel più grande silenzio».

Pedro Paricio. dammi tre minuti

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