16 Luglio, 2026

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Tina Colussi

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16 Luglio, 2026

4 min

Dalle radici alla cura

La sfida di Leone XIV per una Chiesa che non dimentica i suoi anziani

Dalle radici alla cura

Ogni anno, la Giornata Mondiale dei Nonni ci invita a riflettere su coloro che sono spesso silenziosamente presenti nelle nostre famiglie e comunità. Tuttavia, il messaggio di Papa Leone XIV per quest’anno propone di andare oltre un semplice omaggio o una celebrazione occasionale. Egli pone una domanda che mette profondamente alla prova la vita della Chiesa:  quale posto occupano realmente i nostri anziani nella sua missione?

Durante il suo pontificato, Papa Francesco ci ha insegnato a considerare i nonni come le radici dell’umanità e della fede. In numerose occasioni, ci ha ricordato che sono loro a trasmettere la storia, la tradizione e il Vangelo di generazione in generazione. «Gli anziani sono coloro che ci portano la storia, ci portano la dottrina, ci portano la fede e ce la donano in eredità», ha affermato. Ha anche ammonito con forza che «un popolo che non si prende cura dei suoi nonni e non li tratta bene è un popolo senza futuro».

Quelle parole risuonano ancora con forza. Molti di noi hanno mosso i primi passi nella fede con un nonno o una nonna. Abbiamo imparato una preghiera, fatto il segno della croce o scoperto l’amore di Dio attraverso la loro semplice testimonianza quotidiana. Francesco ci ha aiutato a comprendere che senza memoria non c’è identità e che senza radici nessun albero può crescere.

Leone XIV abbracciò questa stessa eredità e la proiettò verso un nuovo orizzonte pastorale. Nel suo messaggio per la Quinta Giornata Mondiale dei Nonni e degli Anziani, adottò come motto le parole del profeta Isaia:  «Non ti dimenticherò» (Is 49,15) . Dio non abbandona chi invecchia; al contrario, continua a chiamarli e ad affidare loro una missione.

Ma il Papa fa un passo in più. Non basta più riconoscere il valore degli anziani o ringraziarli per il loro contributo. Invita tutta la Chiesa a vivere una vera e propria  “rivoluzione di gratitudine e di cura ”, capace di trasformare le nostre comunità in famiglie autentiche dove nessuno è lasciato solo, dimenticato o abbandonato.

In una cultura che spesso equipara il valore di una persona alla sua produttività, Leone XIV ci ricorda che la vecchiaia non è un periodo di inutilità, ma di fecondità. Gli anziani continuano a essere evangelizzatori. Continuano a sostenere la vita della Chiesa con la loro preghiera, la loro esperienza, la loro capacità di ascolto e la loro speranza. La missione non finisce con i capelli grigi; semplicemente cambia forma.

Questo appello ha un enorme potere pastorale. Forse la sfida non è più semplicemente organizzare una festa per i nonni una volta all’anno. Forse dovremmo chiederci se conosciamo gli anziani che vivono soli nel nostro quartiere, se sappiamo chi ha smesso di partecipare alla vita della comunità perché non è più in grado di muoversi, chi ha bisogno di una visita, di una conversazione, della Comunione o semplicemente di qualcuno che gli ricordi che fa ancora parte della famiglia di Dio.

Qui, il messaggio di Leone XIV incontra una delle grandi sfide della Chiesa sinodale. Una comunità che cammina insieme non lascia indietro nessuno. La sinodalità non si limita all’incontro o al dialogo; diventa visibile quando impariamo a prenderci cura di coloro che rischiano di diventare invisibili.

Per questo il Papa propone un gesto concreto: visitare una persona anziana. Non come atto di carità, ma come esperienza di incontro con Cristo. La visita cessa di essere un semplice atto di misericordia e diventa un cammino di fede. Ovunque qualcuno ascolti, accompagni e condivida un momento con una persona anziana, la Chiesa rende presente l’amore di Dio.

Francesco ci ha insegnato che i nonni sono le nostre radici. Leone XIV ora ci invita a coltivare queste radici affinché continuino a dare vita. Sono due voci distinte che esprimono la stessa convinzione: una Chiesa che dimentica i suoi anziani perde parte della sua memoria, della sua identità e della sua speranza.

Forse il modo migliore per celebrare questa Giornata Mondiale non è semplicemente condividere una fotografia con i nostri nonni o offrire loro parole gentili. Forse il tributo più autentico è suonare il campanello di quella persona anziana che vive da sola, sedersi ad ascoltare la sua storia e scoprire, ancora una volta, che Dio non smette mai di parlare attraverso coloro che hanno percorso il cammino della vita prima di noi.

Perché, in fondo, una Chiesa che impara a prendersi cura dei suoi anziani è una Chiesa che impara ad assomigliare un po’ di più alla famiglia che Gesù sognava.

Tina Colussi

Periodista, comunicadora y catequista. Diplomada en Comunicación Católica y Animadora Bíblica de la Pastoral. Desde hace más de siete años acompaña la comunicación de la Iglesia a través de distintos medios y proyectos de evangelización. Comparte diariamente "Un minuto con Jesús", una sencilla reflexión del Evangelio que puede seguirse en sus redes sociales y que busca acompañar la vida de fe con la fuerza de las pequeñas palabras. Cree en la simpleza de las palabras, en la fuerza del encuentro y en el poder de la comunicación para sembrar esperanza, tender puentes y acercar a las personas a Dios.