Cos’è l’ascolto empatico?
Differenza tra sentire e ascoltare
Ascoltare è più che stare in silenzio. Inoltre, nella comunicazione virtuale non si può vedere l’altra persona, quindi non c’è comunicazione non verbale e molte informazioni vanno perse. Affinché le conversazioni siano efficaci e raggiungano gli obiettivi prefissati, è necessario imparare ad ascoltare bene. Ci sono molti modi per ascoltare. Se sei un mentore o un coach, ti consiglio di praticare l’ascolto empatico.
Nel processo di sviluppo e raggiungimento dei propri obiettivi, i mentori devono parlare più volte con la persona che desiderano aiutare. Affinché queste conversazioni siano efficaci e raggiungano gli obiettivi prefissati, è essenziale che i mentori imparino ad ascoltare. Esistono molti modi per ascoltare. Il mio consiglio è di praticare e coltivare capacità di ascolto empatico.
Nell’ascolto empatico, l’altra persona è protagonista. Quando ascoltiamo, il nostro obiettivo principale è concentrarci sulla comprensione della totalità del messaggio che stiamo ricevendo con un atteggiamento compassionevole. Per fare questo, dobbiamo coltivare due atteggiamenti: guardare con affetto ed essere sinceramente interessati ad ascoltare. Guardare con affetto significa guardare l’altra persona senza pregiudizi, anche se le sue convinzioni sono molto diverse dalle nostre. Essere sinceramente interessati ad ascoltare l’altra persona si riflette nel darle tempo, senza dare l’impressione di essere pressati; nell’essere pienamente concentrati sull’ascolto, senza distrarsi; e nel lasciarla parlare, senza interromperla o cambiare argomento. In definitiva, ascoltiamo con rispetto e interesse perché ci preoccupiamo per la persona con cui stiamo parlando.
L’ascolto empatico non è una tecnica, ma uno stile di vita. Se ascoltiamo qualcuno, è perché ci importa, e quindi dobbiamo dimostrargli che lo stiamo ascoltando: poniamo domande chiarificatrici, chiediamo esempi di ciò che sta cercando di trasmettere, parafrasiamo o ripetiamo ciò che dice (usando le stesse parole, sinonimi o sotto forma di domanda), riassumiamo o riassumiamo ciò che ha detto ponendo una domanda per verificarlo (ad esempio: se ho capito bene, stai dicendo che…).
In definitiva, si tratta di mettersi nei panni dell’altra persona. Spesso, sotto le parole si celano motivazioni, emozioni, sentimenti, convinzioni o valori che la persona a volte non è in grado di esprimere con precisione. Ecco perché dobbiamo fare tutto il possibile per intuire cosa si cela dietro le parole che sentiamo. Questa è vera empatia.
Questo articolo è stato pubblicato nel Diario di Almería
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