06 Aprile, 2026

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Cosa siamo? Il medico, l’anima e il software del cosmo

Quando la scienza descrive il come ma non il cosa: anima, algoritmi e il segreto della realtà

Cosa siamo? Il medico, l’anima e il software del cosmo

Alcune lezioni si dimenticano in fretta dopo averle ascoltate, mentre altre rimangono impresse nella mente come una domanda che rifiuta di trovare risposta. È quello che mi è successo qualche giorno fa, quando ho ascoltato José Luis Manzanares Japón parlare alla Reale Accademia di Medicina di Siviglia del suo libro “Cosa siamo? Il segreto della realtà”. Non me ne sono andato con meno domande, ma con domande migliori: cos’è la realtà? Cosa significa parlare di un’anima in un mondo di algoritmi, particelle e fisica quantistica?

Manzanares, ingegnere e professore, non è né un teologo né un filosofo di professione. Forse è per questo che il suo approccio risulta al tempo stesso inquietante e stimolante per chi, come noi, proviene dal settore sanitario, abituato a osservare il corpo umano sotto la fredda luce delle prove scientifiche.

L’autore parte da un’osservazione condivisa da gran parte della filosofia contemporanea: la scienza è arrivata a descrivere con crescente accuratezza il come delle cose, ma non riesce a comprenderne il cosa o il perché. Sappiamo che la vita è soggetta a equazioni che valgono senza eccezioni, ma non sappiamo perché vi sia soggetta o su cosa si basi la loro validità.

L’idea di “Cosa siamo?” è tanto elementare da esprimere quanto difficile da accettare: la realtà non dovrebbe essere ridotta alla materia e alle interazioni fisiche, ma a un gigantesco “software” che controlla un database cosmico.

Le particelle elementari, gli atomi, le molecole e, in ultima analisi, gli esseri viventi sarebbero entità “astratte” dotate di proprietà numeriche, ordinate da algoritmi che chiamiamo “leggi della natura”. In tal caso, mente e spirito non sarebbero semplici epifenomeni confusi della chimica cerebrale, ma parti del gioco reali quanto la materia.

Come medico, sono interessato a questo ragionamento per due motivi. In primo luogo, perché sfida il riduzionismo che a volte pervade la nostra pratica clinica: l’idea che se riuscissimo a descrivere accuratamente i neurotrasmettitori e le connessioni neuronali, avremmo esaurito ciò che un paziente “è”.

In secondo luogo, perché riapre la legittimità intellettuale a dimensioni della vita quotidiana (amore, speranza, libertà, colpa) che troppo spesso vengono relegate a una psicologia “morbida”, come un complemento superfluo del nucleo biologico.

Questo approccio esistenzialista stabilisce un forte legame con la migliore tradizione filosofica. Da Parmenide, trae l’intuizione che l’essere (la realtà) è uno, immutabile, al di là del cambiamento. Da Eraclito, trae la consapevolezza che tutto scorre, che siamo immersi in un fiume di cambiamento governato da una logica interna che non controlliamo.

Ci viene in mente Democrito quando consideriamo che tutto ciò che vediamo è composto da pochissime particelle (protoni, neutroni ed elettroni) e da una grande quantità di spazio vuoto. Ci viene in mente Platone quando evochiamo il “mondo delle idee”: un terzo mondo di entità immateriali (matematica, leggi, giustizia, scienza) contenute in una sorta di nuvola metafisica che organizza il mondo fisico. E ci viene in mente Aristotele quando parliamo dell’uomo come unità di corpo e anima, con facoltà come l’intelligenza, la memoria, i valori e la libertà.

Questo quadro risuonerà in ogni credente: non si tratta di una giustificazione confessionale, ma piuttosto di un terreno in cui la fede è riconosciuta. Se il cosmo è un codice, un programma che crea e mantiene realtà materiali e spirituali, la nozione cristiana del Logos che ordina il mondo cessa di essere una metafora poetica e tocca la struttura stessa della realtà. L’anima qui non è un estraneo alloggiato in un corpo, ma la modalità singolare di una vita, il principio unificante di una storia, di un’identità, di una rete di relazioni, di una volontà e di affetti.

Come medico, ho constatato troppo spesso quanto questa unità sia vulnerabile al punto da considerarla un mero epifenomeno. Quando una persona con demenza avanzata ha ancora un barlume di tenerezza, un senso di riconoscimento, qualcosa dentro di noi si rifiuta di ridurlo a impulsi sinaptici. Quando accompagniamo un paziente alla fine della sua vita, sappiamo che la persona che se ne va non è definita dai parametri emodinamici che monitoriamo. Non si tratta di negare la spiegazione biologica, ma di riconoscere che questa descrizione è insufficiente.

In un’epoca in cui la tecnologia medica avanza molto più rapidamente della nostra etica, riconsiderare la domanda “cosa siamo?” non è un lusso intellettuale, ma una necessità etica. Il modo in cui trattiamo gli embrioni, i malati terminali, gli anziani affetti da demenza e i morenti dipende dalla risposta a questa domanda.

Se non siamo altro che un complesso insieme di reazioni chimiche, la tentazione di manipolare e scartare vite cresce. Se, al contrario, siamo un’unità enigmatica di corpo e anima, un insieme di relazioni e significati, allora ogni persona malata è, in qualche modo, sacra.

Le riflessioni sul “Che cosa siamo?” non sono facili da risolvere, ma hanno il pregio di sconvolgerci e di scuoterci dal torpore della semplicità. Per un medico, questo è forse il più grande piacere intellettuale: scoprire che la questione dell’anima rimane viva, che l’inesplicabile unità di ogni persona resiste a tutti i nostri tentativi di ridurla.

José María Domínguez. Presidente del Comitato di Etica e Condotta Professionale dell’Ordine dei Medici Spagnoli. Osservatorio di Bioetica. Istituto di Scienze della Vita. Università Cattolica di Valencia.

Observatorio de Bioética UCV

El Observatorio de Bioética se encuentra dentro del Instituto Ciencias de la vida de la Universidad Católica de Valencia “San Vicente Mártir” . En el trasfondo de sus publicaciones, se defiende la vida humana desde la fecundación a la muerte natural y la dignidad de la persona, teniendo como objetivo aunar esfuerzos para difundir la cultura de la vida como la define la Evangelium Vitae.