10 Maggio, 2026

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Come nei tempi del regime comunista nella Polonia di Tusk si attacca Papa Wojtyla

Appello dell’Episcopato polacco: Chiediamo rispetto per San Giovanni Paolo II

Come nei tempi del regime comunista nella Polonia di Tusk si attacca Papa Wojtyla
Giovanni Paolo monumento profanato - foto P.Drzewiecki - Niedziela

«Ci riempiono di tristezza i continui tentativi di screditare l’autorità di San Giovanni Paolo II nel nostro Paese. Tali azioni sono ingiuste e offensive, soprattutto perché sono rivolte contro un uomo al quale non solo la Chiesa e la nostra nazione, ma anche il mondo intero devono così tanto» – si legge nell’appello dei vescovi polacchi riuniti all’Assemblea Plenaria della Conferenza Episcopale Polacca, tenutasi il 22 novembre 2025. Nei tempi del governo Tusk, come nel periodo buio del regime comunista, si attacca e si denigra la figura di Papa Wojtyla nel tentativo di sminuire il suo ruolo storico e l’importanza del suo Magistero, di mettere in dubbio la sua statura morale e di farlo dimenticare dalle nuove generazioni dei polacchi. Sono gli attacchi che partono da lontano.

Il periodo comunista: la religione come oppio per i popoli, la Chiesa nemica da distruggere

Dal 1945 al 1989 la Polonia ha vissuto sotto il regime comunista imposto alla nazione con l’arrivo dell’Armata Rossa: i liberatori dall’occupazione tedesca sono diventati i nuovi occupanti. I comunisti trattavano la religione come “oppio per i popoli”, perciò la Chiesa veniva percepita come nemica del sistema. Per combatterla, nel Ministero degli Interni (MSW) fu creato un dipartimento speciale, il cosiddetto Dipartimento IV, che si occupava specificamente della lotta contro la Chiesa: allora i comunisti parlavano della lotta contro il “clero reazionario”. Nel mirino dei servizi si trovavano anche i vescovi tra cui due carismatici cardinali: Stefan Wyszynski e Karol Wojtyla.

Il regime comunista da sempre mal sopportava colui che è stato Arcivescovo di Cracovia prima e Pontefice poi. Durante i viaggi di Giovanni Paolo II in Patria i servizi del regime preparavano vari tipi di provocazioni e tentavano ad ogni prezzo di screditarlo. Fino al 1989 facevano di tutto per sminuire l’impatto dell’azione pastorale del Papa nella sua patria. Ma le stesse forze ex-comuniste continuarono a criticare Giovanni Paolo II anche dopo la svolta democratica nel 1989, alleandosi con gli ambienti anticlericali liberali e con i cattolici “aperti” che mal sopportavano la linea “conservatrice” della Chiesa di Wojtyla.

museo Memeoria ed Identità di Giovanni Paolo II a Torun

La coalizione anticlericale per distruggere l’eredità di Giovanni Paolo II nella Polonia “democratica”

Nella Polonia “democratica”, dopo la svolta nel 1989, le varie forze anticlericali lavoravano e lavorano ancora per distruggere “il mito di Wojtyła”. Per di più, si è formata una vera coalizione mediatica con lo scopo di rompere con l’eredità di Giovanni Paolo II. Una coalizione composta dalla Gazeta Wyborcza, dal settimanale Newsweek, dalla televisione TVN e dal portale Onet: la TVN, la televisione che è di più impegnata nell’attaccare la Chiesa, i valori cristiani e l’identità polacca, ed oggi punta di diamante nel denigrare la figura di Giovanni Paolo II, è stata fondata dalla gente legata al regime comunista e i suoi servizi segreti, invece Newsweek e Onet sono i media in lingua polacca ma di proprietà del gigante dei media svizzero-tedesco Ringier Axel Springer: hanno la linea decisamente anticlericale, liberal-libertina ed anti polacca.

Purtroppo i casi di abusi, veri e presunti, dei minori da parte di sacerdoti e le accuse alla gerarchia di tollerare la pedofilia hanno dato a questi media un’arma formidabile per colpire la Chiesa e Giovanni Paolo II.

Venti anni dopo la morte di Giovanni Paolo II la nuova generazione dei polacchi ne ignora la grandezza e spesso cede alla campagna d’odio che ne macchia la memoria persino nella sua Polonia. Negli ultimi anni, infatti, i social polacchi si sono popolati di meme ingiuriosi nei confronti di Wojtyła nell’ambito di una vera e propria campagna diffamatoria. Come ha constatato monsignor Jan Machniak, professore della Pontificia Accademia Teologica di Cracovia: «Colpire Giovanni Paolo II e le persone a lui legate ha come scopo distruggere la grande eredità che il Papa ha lasciato non soltanto alla Chiesa ma all’Umanità intera». Invece il cardinale Stanisław Dziwisz, ex segretario personale di Wojtyla, rivolgendosi ai fedeli di Cracovia ha detto: «Non permettete di privare il dovuto onore di colui che ha rinnovato la Polonia e il mondo ed è diventato l’orgoglio della nostra nazione tra le nazioni del mondo».

No al Museo “Memoria ed Identità” di Giovanni Paolo II

Nel 2005 è stato pubblicato l’ultimo libro di Giovanni Paolo II intitolato “Memoria ed Identità” che fu una riflessione sulla storia della Polonia, sull’identità dell’Europa plasmata dal cristianesimo, sul mistero del male, incarnato nei grandi sistemi totalitari. Quando in Polonia è nata l’idea di organizzare un museo dedicato al patrimonio intellettuale di san Giovanni Paolo II, si è pensato di chiamarlo Museo “Memoria e Identità”: doveva essere un museo della storia polacca vista con gli occhi di Papa Wojtyla, come quella raccontata nel libro. Questo Museo, costruito nella città di Toruń, ha avuto due co-fondatori: il Ministero della Cultura e del Patrimonio Nazionale e la Fondazione Lux Veritatis. Oggi, quando gli edifici del futuro Museo sono stati completati e bisogna ultimare l’esposizione, il Ministero della Cultura del nuovo governo, sta cercando di distruggere questa grande iniziativa come molte altre simili che mirano a mantenere viva la memoria del Papa polacco. Il governo di Tusk, il più anticlericale degli ultimi decenni, lo fa per puro scopo ideologico, anche a costo di non rispettare gli accordi firmati e mentendo circa le condizioni di contratto con la Fondazione Lux Veritatis. 

I vescovi chiedono rispetto per San Giovanni Paolo II

Con il passare degli anni non si è mai fermata la campagna denigratoria contro la figura del più grande dei polacchi. Esistono e agiscono le forze che seminano odio contro san Giovanni Paolo II, anche per colpire la Chiesa polacca e indebolire la fede della nazione. In questa situazione i pastori della Chiesa cattolica in Polonia presenti alla 403ª Assemblea Plenaria della Conferenza Episcopale Polacca nel monastero di Jasna Góra, a Czestochowa, il 22 novembre 2025 hanno firmato un appello ai polacchi. Ecco il suo testo integrale:

“La storia della Polonia conosce molti personaggi importanti ed eccezionali che hanno contribuito a plasmarla e influenzarne il volto dal punto di vista sociale, politico, culturale e religioso. Tra questi, figura senza dubbio San Giovanni Paolo II.

Di particolare importanza sono i suoi insegnamenti, che in modo chiaro e coerente avvicinano alla ricchezza spirituale e alla luce della Buona Novella, difendono la vera libertà, la dignità e il diritto alla vita di ogni essere umano, mostrano il valore inestimabile del matrimonio e della famiglia e aiutano a comprendere i problemi contemporanei in modo da poterli risolvere efficacemente. San Giovanni Paolo II è stato la voce eloquente dei poveri, dei perseguitati, dei discriminati, dei maltrattati e degli schiavizzati. Grazie al suo ministero, numerose nazioni hanno riconquistato la libertà e molte persone hanno creduto in Cristo, hanno ritrovato il senso dell’esistenza, hanno rafforzato la speranza e hanno cambiato la loro vita.

Il suo pontificato ha contribuito in modo determinante alla caduta del comunismo e al ripristino dell’unità in Europa. Lo stesso papa ci ha ricordato che, affinché questa unità resista alla prova del tempo, deve basarsi sui valori cristiani. Ha insegnato che per preservarla è particolarmente necessaria la solidarietà tra gli uomini, che ha definito come «uno e l’altro, e non uno contro l’altro».

Ci vuole molta malafede per non vedere l’enorme ricchezza di bene che è il frutto del suo ministero estremamente laborioso e creativo sulla Cattedra di Pietro e del contributo che ha dato ai cambiamenti positivi in Polonia. Per questo motivo, i continui tentativi di screditare la sua autorità nel nostro Paese ci riempiono di tristezza. Tali azioni sono ingiuste e offensive, soprattutto perché sono rivolte contro un uomo al quale non solo la Chiesa e la nostra nazione, ma anche il mondo intero devono così tanto. In esse si trova, come una nuova conferma, la dolorosa parola di Gesù sui cittadini della sua città natale, Nazareth: «Un profeta non è disprezzato che nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua» (Mc 6, 4). Ringraziamo tutti coloro che difendono il rispetto dell’insegnamento e dell’eredità e la reputazione di San Giovanni Paolo II, uno dei più grandi polacchi nella storia della nostra Patria”.

Wlodzimierz Redzioch

Wlodzimierz Redzioch è nato a Czestochowa (Polonia), si è laureato in Ingegneria nel Politecnico. Dopo aver continuato gli studi nell’Università di Varsavia, presso l’Istituto degli Studi africani, nel 1980 ha lavorato presso il Centro per i pellegrini polacchi a Roma. Dal 1981 al 2012 ha lavorato presso L’Osservatore romano. Dal 1995 collabora con il settimanale cattolico polacco Niedziela come corrispondente dal Vaticano e dall’Italia. Per la sua attività di vaticanista il 23 settembre 2000 ha ricevuto in Polonia il premio cattolico per il giornalismo «Mater Verbi»; mentre il 14 luglio 2006 Sua Santità Benedetto XVI gli ha conferito il titolo di commendatore dell’Ordine di San Silvestro papa. Autore prolifico, ha scritto diversi volumi sul Vaticano e guide ai due principali santuari mariani: Lourdes e Fatima. Promotore in Polonia del pellegrinaggio a Santiago de Compostela. In occasione della canonizzazione di Giovanni Paolo II ha pubblicato il libro “Accanto a Giovanni Paolo II. Gli amici e i collaboratori raccontano” (Edizioni Ares, Milano 2014), con 22 interviste, compresa la testimonianza d’eccezione di Papa emerito Benedetto XVI. Nel 2024, per commemorare il 40mo anniversario dell’assassinio di don Jerzy Popiełuszko, ha pubblicato la sua biografia “Jerzy Popiełuszko. Martire del comunismo” (Edizioni Ares Milano 2024).