16 Aprile, 2026

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Cardinale Arizmendi: Abbiamo bisogno di giudici saggi

Una giustizia saggia ed equa

Cardinale Arizmendi: Abbiamo bisogno di giudici saggi

Il cardinale  Felipe Arizmendi, vescovo emerito di San Cristóbal de Las Casas e responsabile della Dottrina della fede presso la  Conferenza episcopale messicana (CEM), offre ai lettori di Exaudi il suo articolo settimanale.

FATTI

Nel mio ministero sacerdotale ed episcopale, ho effettuato diverse visite pastorali in diverse carceri, sia nello Stato del Messico che in Chiapas. Parlando con i detenuti, molti di loro potrebbero essere rilasciati, ma non hanno un avvocato né abbastanza soldi per pagare la cauzione. Molti altri rimangono senza condanna per anni e anni, alcuni dei quali sono colpevoli, altri innocenti. Ci sono molte ingiustizie dovute all’incompetenza dei giudici, all’arretrato dei tanti casi presentati o alla corruzione dilagante. Sono stati compiuti sforzi per rendere i centri penitenziari più umani e snellire l’amministrazione della giustizia, ma molto resta ancora da fare per rendere l’intero processo più equo e rapido.

Nel nostro Paese, di recente, in un’operazione che è stata fortemente messa in discussione su più fronti, sono stati eletti nuovi giudici, magistrati e ministri. Sebbene alti funzionari federali affermino di essere stati eletti dal popolo, è innegabile che solo una minoranza abbia partecipato a quelle elezioni, molti dei quali anziani che sono stati minacciati di vedersi revocati i sussidi sociali se non avessero votato; alcuni non sapevano nemmeno come procedere. Questi programmi sembrano più un investimento elettorale che un atto di giustizia per le persone più vulnerabili.

Si è recentemente celebrato a Roma il Giubileo di coloro che operano nell’amministrazione della giustizia. Erano attese circa 5.000 persone, ma ne hanno presenziate quasi 15.000, tra giudici, magistrati e ministri delle Corti di Giustizia provenienti da molti Paesi del mondo, per riflettere sul loro servizio. Sono cattolici che desiderano vivere la propria fede nell’amministrazione della giustizia, lasciandosi guidare dalla Parola di Dio e dal Magistero della Chiesa. Dio desidera la giustizia come via per la pace; dove non c’è giustizia, non c’è pace.

FULMINE

Durante l’udienza giubilare, papa Leone XIV, tra le altre cose, disse loro:

«La giustizia è indispensabile sia per l’ordinato sviluppo della società, sia come virtù cardinale che ispira e guida la coscienza di ogni uomo e donna. La giustizia, infatti, è chiamata a svolgere una funzione superiore nella convivenza umana, che non può essere ridotta alla semplice applicazione della legge o all’opera dei giudici, né limitarsi agli aspetti procedurali.

La Tradizione ci insegna che la giustizia è, anzitutto, una virtù, cioè una disposizione ferma e stabile che guida la nostra condotta secondo ragione e fede. La virtù della giustizia, in particolare, consiste nella volontà costante e ferma di dare a Dio e al prossimo ciò che è loro dovuto. In questa prospettiva, per il credente, la giustizia dispone a rispettare i diritti di ogni individuo e a stabilire nelle relazioni umane l’armonia che promuove l’equità nel rispetto delle persone e del bene comune, obiettivo che garantisce un ordine che difende i deboli, coloro che chiedono giustizia perché vittime di oppressione, esclusione o indifferenza.

Come sappiamo, la giustizia si concretizza quando si orienta verso gli altri, quando a ciascuno viene dato ciò che gli corrisponde, fino a raggiungere l’uguaglianza in dignità e opportunità tra gli esseri umani. Siamo consapevoli, tuttavia, che la vera uguaglianza non è meramente formale davanti alla legge. Questa uguaglianza, pur essendo indispensabile per il corretto esercizio della giustizia, non elimina il fatto che si stiano verificando crescenti discriminazioni, il cui effetto primario è proprio la mancanza di accesso alla giustizia. La vera uguaglianza, invece, è la possibilità per tutti di realizzare le proprie aspirazioni e di vedersi garantiti i diritti inerenti alla propria dignità, sostenuti da un sistema di valori comuni e condivisi, capaci di ispirare norme e leggi che sostengano il funzionamento delle istituzioni.

Oggi, ciò che sfida chi esercita la giustizia è proprio la ricerca o il recupero dei valori dimenticati nella convivenza, nella cura e nel rispetto. Si tratta di un processo necessario, di fronte al diffondersi di comportamenti e strategie che disprezzano la vita umana fin dal suo inizio, negano i diritti fondamentali dell’esistenza personale e mancano di rispetto alla coscienza da cui nascono le libertà. Proprio attraverso i valori che sottendono la vita sociale, la giustizia assume il suo ruolo centrale nella convivenza delle persone e delle comunità umane. Aspirare alla giustizia richiede di amarla come una realtà che si può realizzare solo attraverso l’unione di attenzione costante, disinteresse radicale e discernimento perseverante. Chi esercita la giustizia si pone al servizio del popolo, del popolo e dello Stato, con dedizione piena e costante. La grandezza della giustizia non diminuisce quando si applica alle piccole cose, ma risalta sempre quando si esercita con fedeltà al diritto e rispetto della persona, ovunque nel mondo.

Dove non c’è giustizia, non c’è Stato. La giustizia è la virtù che dà a ciascuno ciò che gli è dovuto. Date sempre il meglio di voi nell’esercizio della giustizia al servizio del popolo, con lo sguardo fisso su Dio, per rispettare pienamente la giustizia, il diritto e la dignità delle persone» (20-IX-2025).

AZIONI

Ci aspettiamo che gli avvocati, i giudici, i magistrati e i ministri che lavorano nell’amministrazione della giustizia siano fedeli alla loro vocazione, servendo con equità, verità e amore, guidati non solo dalle leggi umane ma anche dalla loro fede cristiana, da un amore misericordioso per gli altri, innocenti o colpevoli.

Cardenal Felipe Arizmendi

Nacido en Chiltepec el 1 de mayo de 1940. Estudió Humanidades y Filosofía en el Seminario de Toluca, de 1952 a 1959. Cursó la Teología en la Universidad Pontificia de Salamanca, España, de 1959 a 1963, obteniendo la licenciatura en Teología Dogmática. Por su cuenta, se especializó en Liturgia. Fue ordenado sacerdote el 25 de agosto de 1963 en Toluca. Sirvió como Vicario Parroquial en tres parroquias por tres años y medio y fue párroco de una comunidad indígena otomí, de 1967 a 1970. Fue Director Espiritual del Seminario de Toluca por diez años, y Rector del mismo de 1981 a 1991. El 7 de marzo de 1991, fue ordenado obispo de la diócesis de Tapachula, donde estuvo hasta el 30 de abril del año 2000. El 1 de mayo del 2000, inició su ministerio episcopal como XLVI obispo de la diócesis de San Cristóbal de las Casas, Chiapas, una de las diócesis más antiguas de México, erigida en 1539; allí sirvió por casi 18 años. Ha ocupado diversos cargos en la Conferencia del Episcopado Mexicano y en el CELAM. El 3 de noviembre de 2017, el Papa Francisco le aceptó, por edad, su renuncia al servicio episcopal en esta diócesis, que entregó a su sucesor el 3 de enero de 2018. Desde entonces, reside en la ciudad de Toluca. Desde 1979, escribe artículos de actualidad en varios medios religiosos y civiles. Es autor de varias publicaciones.