02 Luglio, 2026

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Unità senza uniformità: il seminario sulla Comunione proposto dal Papa attraverso Pietro e Paolo

Nel suo discorso all'Angelus, Papa Leone XIV sottolinea che le differenze tra i due grandi apostoli non dividono la Chiesa, ma dimostrano piuttosto che la fede cresce attraverso il perdono e il servizio, non attraverso il dominio

Unità senza uniformità: il seminario sulla Comunione proposto dal Papa attraverso Pietro e Paolo

In una Piazza San Pietro gremita di fedeli e pellegrini sotto il caldo romano, Papa Leone XIV ha presieduto questo pomeriggio la preghiera dell’Angelus nella solennità dei santi Pietro e Paolo, patroni di Roma. Affacciandosi alla finestra del Palazzo Apostolico, il Pontefice ha riflettuto sulla testimonianza complementare dei due santi, definendola un vero “sigillo del Nuovo Testamento” che insegna alla Chiesa di oggi il vero valore della comunione.

Per il Santo Padre, la marcata diversità di personalità, caratteri e storie tra il pescatore galileo e il fariseo di Tarso, lungi dall’essere un ostacolo, è una grande notizia. «La storia di Pietro e Paolo ci mostra che la comunione alla quale il Signore ci chiama è un’unione di voci e personalità che non elimina la libertà di nessuno», ha osservato, invitando i cristiani a evitare la rigidità e a «trasformare le nostre differenze in un laboratorio di unità e comunione, di fraternità e riconciliazione».

Una grandezza plasmata dal perdono

Leone XIV sottolineò che la forza della Chiesa non risiede nella perfezione umana, ma nella capacità di essere trasformata. Ricordando che il Nuovo Testamento non minimizza né nasconde le contraddizioni, i conflitti o le mancanze dei due apostoli, evidenziò come la loro autorità spirituale fosse maturata grazie alla misericordia divina. «La loro grandezza fu plasmata dal perdono», insistette, ricordando a tutti che il Signore risorto si avvicinava costantemente a loro perché «Gesù non chiama mai una sola volta».

Questa testimonianza di martirio diede origine a un profondo cambiamento di paradigma storico che trasformò Roma stessa. Grazie al sacrificio dei suoi santi patroni, la presenza del messaggio cristiano nel mondo si affermò saldamente secondo un principio chiarissimo: una forza intesa «non come dominio, ma come servizio alla vita», sempre orientata alla riconciliazione e all’accoglienza dei più remoti.

Contro la routine pastorale e a favore dei vulnerabili

Osservando lo stato attuale delle comunità cattoliche, il Papa ha messo in guardia contro il pericolo dell’apatia e dell’inerzia. Ha sottolineato il rischio di cadere nell’inerzia di applicare “gli stessi vecchi schemi pastorali” senza sperimentare un autentico rinnovamento interiore o aprirsi al dialogo con gli eventi e le sfide del mondo contemporaneo. In risposta, ha proposto un costante discernimento per trovare nuovi approcci alla predicazione del Vangelo.

A livello istituzionale ed ecumenico, il Vescovo di Roma ha colto l’occasione della festa per riaffermare esplicitamente il nucleo del suo ministero: «Il mio servizio episcopale è un servizio all’unità». Ha ricordato che la Chiesa di Roma è invisibilmente unita alle altre confessioni cristiane da un «ecumenismo di sangue», un legame forgiato dai martiri di ieri e di oggi che ci spinge a servire la comunione globale con amore.

Dopo aver recitato la preghiera mariana, il Papa ha rivolto un caloroso saluto agli abitanti della capitale italiana e a tutti coloro che li sostengono nella vita quotidiana. «Il mio pensiero, accompagnato dalla preghiera, è soprattutto rivolto ai malati, ai soli e ai carcerati», ha detto, esprimendo la sua gratitudine ai parroci, ai monaci e alle suore che, con il loro lavoro quotidiano, mantengono vivo il «grande cuore cristiano» della diocesi.

Testo integrale dell’Angelus:

SOLENNITÀ DEI SANTI APOSTOLI PIETRO E PAOLO

LEONE XIV

ANGELUS

Piazza San Pietro
Lunedì, 29 giugno 2026

 

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Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Celebriamo oggi la solennità dei Santi Pietro e Paolo, Patroni di Roma. Questa festa richiama il legame originario che unisce in comunione di fede e di carità la Chiesa che è in Roma con tutte le altre Chiese del mondo.

La testimonianza di questi due Apostoli è quasi un sigillo del Nuovo Testamento. Il sangue da loro versato in questa città rivela fin dove arriva l’amore di Dio che il Signore Gesù ci ha donato. Sì, è per la loro parola e il loro martirio che il Vangelo di Cristo si è, per così dire, radicato a Roma, manifestando proprio qui, nella capitale dell’impero, la sua capacità di rinnovamento: una nuova conoscenza di Dio e dell’infinita dignità di ogni essere umano, una nuova esperienza della forza, non come dominio, ma come servizio alla vita.

Anche oggi il Signore, morto e risorto per amore, si fa presente nei suoi testimoni, raggiunge i centri e le periferie, le capitali e le regioni più remote con le voci, i volti, le scelte coraggiose di chi ha risposto al suo invito: “Seguimi!”. Così, questo giorno di festa ci coinvolge nella missione di Pietro e Paolo, cioè nella missione di Gesù stesso. Dio si fida di noi, che siamo dei peccatori perdonati da Lui, di noi che non siamo perfetti, affinché brilli nelle nostre storie la sua grazia, si riveli la sua forza che cambia il male in bene.

Carissimi, forse Pietro e Paolo non avrebbero potuto essere più diversi l’uno dall’altro. Diversi per provenienza, per formazione, per carattere; non soltanto prima, ma anche dopo essere stati chiamati, e il loro unico Signore non li ha uniformati. Il Vangelo è compreso e annunciato da ognuno di loro con uno specifico accento; e lo Spirito Santo, ispirando gli autori biblici, ha voluto che non fossero nascoste le loro divergenze, che in effetti ci vengono narrate come una buona notizia. Nel collegio degli Apostoli, Pietro e Paolo non furono però avversari. Al contrario, divennero quasi il simbolo di molte altre diversità che l’unico Spirito compone in unità. Così, i Patroni della Chiesa di Roma hanno vissuto il travaglio della comunione, l’hanno conosciuta, servita e annunciata come sacramento della vita divina. La loro testimonianza ha contribuito in modo determinante a far sì che la presenza cristiana nella storia sia tesa non al dominio, ma al servizio, all’unità e alla riconciliazione.

Ci doni il Signore, per l’intercessione dei Santi Pietro e Paolo, di apprezzare sempre più la cattolicità della Chiesa, di riconoscerne il valore a servizio dell’incontro fraterno tra le persone e i popoli, di evitare ciò che logora o lede la comunione, di perseverare nel cammino ecumenico e nel dialogo attento e franco con tutti.

Maria, Regina degli Apostoli, protegga sempre il Popolo di Dio, a Roma e nel mondo intero.

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Dopo l’Angelus

Cari fratelli e sorelle!

Oggi si celebra la Giornata dell’Obolo di San Pietro. Ringrazio di cuore quanti con il loro dono sostengono il mio ministero di Successore di Pietro. Continuiamo a camminare insieme nella fede e nella comunione.

Nella festa dei nostri Santi Patroni, rivolgo i miei auguri ai romani e a tutti coloro che vivono in questa città. Un pensiero, accompagnato dalla preghiera, rivolgo specialmente ai malati, alle persone sole, ai carcerati. Ringrazio i parroci e tutti i sacerdoti, le religiose e i religiosi che lavorano a Roma, perché con la loro presenza e il loro servizio quotidiano mantengono vivo il suo grande cuore cristiano.

Saluto i volontari delle Pro Loco d’Italia che hanno realizzato l’Infiorata in Via della Conciliazione e Piazza Pio XII. Grazie e complimenti! Come pure ringrazio quanti organizzano la “Girandola di Castel Sant’Angelo”, che quest’anno sarà dedicata a San Francesco e al suo Cantico delle creature. Sono lieto inoltre di accogliere due Confraternite: quella spagnola di Nuestra Señora del Carmen del Camino de Zamora, e quella degli Agonizzanti, di Artena.

Saluto le persone senza fissa dimora che oggi sono in Piazza San Pietro per distribuire “L’Osservatore di strada”, supplemento de “L’Osservatore Romano”. Grazie e auguri a chi porta avanti questo giornale!

E buona festa a tutti!

Exaudi Redazione

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