Una Cattedra per Trasformare il Mondo: il Pensiero Sociale di Papa Francesco ispira Santo Domingo
La Pontificia Università Madre e Maestra inaugurerà la Cattedra "Cardinal Nicolás de Jesús López Rodríguez" il 23 giugno con un intervento di Mario J. Paredes sulla Dottrina Sociale della Chiesa
Lunedì 23 giugno, la Pontificia Università Madre e Maestra di Santo Domingo ospiterà un evento di grande rilevanza accademica ed ecclesiale: l’inaugurazione della Cattedra Cardinale Nicolás de Jesús López Rodríguez di Dottrina Sociale della Chiesa. L’evento vedrà la partecipazione di Mario J. Paredes, presidente dell’Accademia Internazionale dei Leader Cattolici e CEO di SOMOS Community Care, che pronuncerà il discorso inaugurale.
La nuova cattedra è stata creata con lo scopo di promuovere lo studio rigoroso e impegnato della Dottrina Sociale della Chiesa, con particolare attenzione al pensiero di Papa Francesco, la cui visione sociale ha profondamente influenzato la Chiesa e il mondo contemporaneo. Secondo Paredes, discepolo e amico personale dell’allora giovane gesuita Jorge Mario Bergoglio, il pontefice argentino rappresenta “un radicale del Vangelo che dà priorità assoluta ai poveri”.
Nel suo intervento, Mario J. Paredes illustrerà le radici e gli assi fondamentali del pensiero sociale di Francesco, tra cui spiccano i seguenti:
- Misericordia , intesa come nucleo dell’amore cristiano che trasforma le relazioni e le strutture.
- La periferia , non solo geografica, ma esistenzialmente e socialmente, come luogo in cui la Chiesa deve essere presente.
- La fratellanza universale , sviluppata in Fratelli Tutti , come modello di convivenza e di impegno politico.
- Dignità umana , di fronte a una “cultura dello scarto” che emargina ed esclude.
- Prendersi cura della nostra casa comune è il fulcro della Laudato Si’ , che unisce ecologia e giustizia sociale.
La cattedra rende omaggio al cardinale Nicolás de Jesús López Rodríguez, figura emblematica della Chiesa nella Repubblica Dominicana, la cui eredità pastorale ed educativa ha lasciato il segno in numerose istituzioni, tra cui l’Università Cattolica di Santo Domingo e Televida.
Con questa iniziativa, la Pontificia Università Madre e Maestra riafferma il suo impegno per l’educazione integrale e l’umanesimo cristiano, al servizio di una società più giusta, fraterna e solidale. L’inaugurazione di questa cattedra intende essere uno spazio permanente di riflessione, studio e azione ispirato alla Dottrina Sociale della Chiesa e allo spirito innovativo di Papa Francesco.
Testo completo:
PENSIERO E DOTTRINA SOCIALE DI PAPA FRANCESCO
Discorso inaugurale del Presidente della
DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA
Cardinale Nicolás de Jesús López Rodríguez
presso la Pontificia Università “Madre e Maestra”
di Mario J. Paredes, KGCHS
Presidente dell’Accademia Internazionale dei Leader Cattolici
e CEO di SOMOS Community Care
Molto onorevole
Autorità,
Docenti e personale
Studenti di questo illustre Consiglio Universitario.
Ospiti speciali.
Signore e signori.
Saluto tutti i presenti, grato per l’onore conferitomi di condividere alcune riflessioni sull’evento che ci riunisce: l’inaugurazione di una Cattedra dedicata allo studio della Dottrina Sociale della Chiesa , presso questa prestigiosa sede di studio: la “PONTIFICIA UNIVERSIDAD MADRE Y MAESTRA”. Tale Cattedra porta il nome di Sua Eminenza il Signor Cardinale “NICOLÁS DE JESÚS LÓPEZ RODRÍGUEZ”.
Presiedo l’ Accademia Internazionale dei Leader Cattolici , la cui visione e missione sono in linea con lo scopo della Cattedra che stiamo inaugurando oggi: la formazione accademica nella Dottrina Sociale della Chiesa. Sono anche amministratore delegato di SOMOS Community Care , un’organizzazione sanitaria di New York City che coordina oltre 2.500 medici, con le loro cliniche private, per l’assistenza primaria e familiare a individui e comunità vulnerabili, in particolare immigrati. Questa organizzazione è stata fondata da un illustre medico dominicano, il Dott. Ramón Tallaj.
Ma ho anche avuto il privilegio di condividere un’amicizia, in momenti e impegni importanti, con il Cardinale López Rodríguez. Un uomo, domenicano, e un pastore della Chiesa, eminente nella storia nazionale ed ecclesiastica di questa nazione.
Il mio stretto rapporto con il Cardinale Nicolás de Jesús risale al periodo in cui presiedevo il Northeast Hispanic Catholic Center, creato dalla Conferenza Episcopale degli Stati Uniti. Questa organizzazione coordinava il ministero pastorale per gli ispanici residenti in circa 32 diocesi del nord-est.
Da quella posizione ho potuto constatare in prima persona l’impegno pastorale del cardinale López Rodríguez, fondatore e amministratore di numerose opere per il bene della società e della Chiesa.
Vorrei qui ricordare in modo particolare il sostegno che ho potuto dare al Cardinale nella fondazione del canale televisivo “Televida” e nella creazione dell'”Università Cattolica di Santo Domingo”.
Ma sono tante le parrocchie, le istituzioni educative e le altre istituzioni che portano l’impronta creativa e fondante del Cardinale, che oggi, con il suo nome, onora e adorna la Cattedra che inauguriamo.
BREVE PROFILO DEL CARDINALE NICOLAS DE JESUS LOPEZ RODRÍGUEZ.
Conosciamo il cardinale Nicolás de Jesús per la sua costante eleganza, la sua presenza impeccabile, la sua personalità travolgente, il suo temperamento impaziente, combattivo e controverso e il suo atteggiamento democratico e decisamente anti-Trujillo.
Questi e altri tratti della sua personalità e del suo ministero, soprattutto nella sede della Chiesa primate d’America, hanno reso il cardinale una voce essenziale nella vita della Chiesa latinoamericana e nella vita e nella storia della società dominicana.
Descrivere accuratamente la grandezza della vita del Cardinale López Rodríguez e l’ampiezza della sua opera richiederebbe molte ore. Permettetemi, tuttavia, di approfondire un po’, per rispetto dell’omaggio che questa università, questa assemblea, questa cattedra, la Chiesa e questa nazione devono e rendono oggi a un prelato così illustre, con altri dettagli salienti:
Il cardinale Nicolás de Jesús López Rodríguez, attualmente arcivescovo emerito di Santo Domingo, è nato a Barranca – La Vega, nella Repubblica Dominicana, il 31 ottobre 1936. Inizialmente ha svolto il suo lavoro pastorale nella diocesi di La Vega e ha conseguito la laurea in Scienze Sociali a Roma.
Nel 1978 fu nominato vescovo di San Francisco de Macorís; nel 1981 arcivescovo di Santo Domingo fino al 2016; nel 1991 fu creato cardinale da papa San Giovanni Paolo II e partecipò come elettore ai conclavi del 2005 e del 2013.
Durante il suo esteso ministero episcopale a Santo Domingo, durato quindici anni, promosse la fondazione e la costruzione di istituzioni educative e religiose e divenne Presidente del Consiglio Episcopale Latinoamericano tra il 1991 e il 1994. In questo incarico, la sua leadership pastorale si distinse come anfitrione e organizzatore delle celebrazioni commemorative del 500° anniversario dell’Incontro dei due mondi e dell’evangelizzazione dell’America Latina e dei Caraibi, e, più specificamente, per la celebrazione in quell’occasione della IV Conferenza Generale dell’Episcopato Latinoamericano (CELAM ), alla presenza dell’allora Papa Giovanni Paolo II. Per questo motivo, questo incontro è noto come Conferenza o Documento di SANTO DOMINGO.
Per ragioni di tempo nella programmazione di questo evento e per riguardo verso tutti voi, tralascio qui tre argomenti sui quali ho riflettuto per questa occasione, vale a dire:
- La controversia sul 12 ottobre 1492
- Un’analisi della realtà latinoamericana
- I fondamenti della Dottrina Sociale della Chiesa.
Vi informo tuttavia che il testo completo di questa tesi sarà pubblicato.
Continuo con il tema centrale di questa Conferenza.
Così, questo atto che ci riunisce e questa Cattedra che oggi inauguriamo in questa Università Pontificia, cioè di professione cattolica e con una filosofia istituzionale (18) nella quale si afferma l’impegno di educare integralmente e di formare secondo i valori dell’umanesimo cristiano, realizza l’impegno del CELAM a Santo Domingo per un’educazione che sia “la mediazione metodologica per l’evangelizzazione della cultura…
Un’educazione cristiana dalla e per la vita a livello individuale, familiare, comunitario ed ecosistemico; che favorisca la dignità della persona umana e la vera solidarietà; un’educazione che integri un processo di formazione civico-sociale ispirato al Vangelo e alla Dottrina Sociale della Chiesa…” (19)
LA DIMENSIONE SOCIALE NEL PENSIERO E NELLA DOTTRINA DI PAPA FRANCESCO
Come argomento stimolante e ambizioso, per quello che sarà il lavoro accademico continuo di questa Cattedra che inauguriamo oggi, mi è stato chiesto di parlare di quello che potremmo definire il pensiero sociale di Papa Francesco.
A questo proposito, rifletto tra voi, con l’orgoglio che mi deriva dal privilegio di essere stato discepolo dell’allora giovane gesuita Jorge Mario Bergoglio presso l’Università di El Salvador a Buenos Aires, e dall’amicizia che è continuata fino agli ultimi giorni, negli incontri periodici con Papa Francesco a Roma, insieme all’ammirazione che professo per l’autenticità della sua vita come essere umano, come cristiano, e per la grandezza dell’eredità del suo intenso pontificato.
Se vogliamo avvicinarci alle fonti e ai contesti storici da cui Francesco ha attinto per la sua personalissima sintesi, consapevolezza, visione e missione sociale, possiamo dire che – soprattutto ma non esclusivamente – è stato influenzato dalla sua esperienza pastorale nelle baraccopoli di Buenos Aires, dal peronismo in Argentina, dall’ebollizione delle rivendicazioni sociali che hanno scosso l’America Latina negli anni Sessanta e Settanta, dalla Teologia della Liberazione (20), dal Concilio Ecumenico Vaticano II, dalla spiritualità ignaziana, dalla teologia di Methol Ferré, dalla vita di Padre Fiorito, ecc. (21).
Tutto ciò, visto dal prisma e dalla logica del Vangelo, andava maturando in Francesco alcune convinzioni umanistico-teologiche, tra cui spicca: la certezza che la volontà di Dio, vissuta e insegnata da Gesù, come buona notizia del suo Vangelo e del cristianesimo, consiste nell’amare Dio amando il fratello. Perché, «chi dice di amare Dio che non vede e non ama il fratello che vede, è un impostore » (22).
Inoltre, il volto di Dio si rivela e lo troviamo, in modo speciale e preferenziale, nel volto del fratello bisognoso. Perché «tutto quello che avete fatto o non fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto o non l’avete fatto a me » (23).
Questi influssi di pensiero, di contesti storici, sociali ed ecclesiali, queste convinzioni umanistiche, teologiche ed evangeliche, che – in comunione e concordanza con la Tradizione e il Magistero della Chiesa – si incarnano, nel pontificato di Francesco, in una visione della Chiesa e in alcune sottolineature con cui egli ha cercato di rispondere alle sfide del mondo di oggi.
L’ECCLESIOLOGIA DI FRANCESCO. Francesco concepisce la Chiesa in termini di compito evangelizzatore nel mondo. Per questo motivo, ci invita così spesso a costruire una “Chiesa in uscita”, verso le periferie del mondo, come un “ospedale da campo”.
Una Chiesa che sa di essere inviata, una Chiesa missionaria. A questa visione, Francesco contrappone la Chiesa mondana, la Chiesa accomodante e comoda, che si chiude e vive ripiegata su se stessa, da sola e per sé stessa.
Questa «uscita», questa missione, anche «con l’odore delle pecore», deve essere realizzata – secondo Francesco – nella «sinodalità» (24), cioè nel fare il cammino insieme, nel camminare insieme; nell’ascolto, nel dialogo, nel discernimento, nella partecipazione di tutti.
Questa visione della Chiesa diventa dottrina e azione sociale evangelizzatrice attraverso l’ ENFASI TEMA PRINCIPALE :
MISERICORDIA (25), che è il modo stesso di amare di Dio, « con tremore delle viscere» (26) nell’originale ebraico e greco, e del cuore, in latino; tremore di tutto l’essere con cui Dio vuole che ci amiamo gli uni gli altri, come Lui stesso ci ama.
La misericordia è la concretizzazione del comandamento nuovo di Gesù di Nazareth ai suoi discepoli, attraverso la quale siamo toccati, con tutto il nostro essere, dalla presenza del prossimo bisognoso e ci spinge a impegnarci per la soluzione di queste difficoltà o mancanze.
Misericordia, che in Papa Francesco è una forza capace di farci uscire incontro agli altri, soprattutto a quanti vivono nelle periferie di ogni tipo, e di trasformare le relazioni umane e le strutture sociali, «quando il cuore si unisce alla miseria dell’altro, cioè quando la miseria dell’altro entra nel mio cuore » (27).
Il concetto di “PERIFERIA ” è essenziale nel pensiero sociale di Francesco, il quale affermava che: “ La Chiesa è chiamata a uscire da se stessa e ad andare verso le periferie, non solo quelle geografiche, ma anche quelle esistenziali: quelle del peccato, quelle del dolore, quelle dell’ingiustizia, quelle dell’ignoranza e del disprezzo religioso, quelle del pensiero, quelle di ogni miseria”.
«A queste due periferie, Francesco ne aggiunge una terza: quella sociale, quella del posto occupato dai diseredati della terra, dagli “scartati” della società» (28).
FRATERNITÀ UNIVERSALE E AMICIZIA SOCIALE , concetti sociali particolarmente elaborati ed esposti nell’Enciclica Fratelli tutti (29), nella quale si esorta a vivere una fraternità, con il comandamento dell’amore, aperta, senza indifferenza né scarto, senza confini nel cuore, né geografici, né di alcun genere, ed espone l’urgenza di una “politica migliore” che cerchi il bene comune, non il benessere corrotto, egoista, edonistico e peccaminoso di pochi.
La sfida, afferma Francesco, sarà un’economia al servizio della persona e non il contrario; «civilizzare il mercato» chiedendogli di mettersi al servizio dello sviluppo umano integrale, anziché limitarsi ad essere efficiente nella produzione di ricchezza (30).
DIGNITÀ UMANA CONTRO LA “CULTURA DELLO SMALTIMENTO”. Francesco ha costantemente denunciato quella che ha definito “la cultura dello scarto”, che dimentica, esclude ed emargina individui e popoli; pur proclamando sempre la dignità di ogni essere umano come figlio di Dio e fratello di tutti.
Per questa convinzione, Francesco ci invita – ancora una volta – a scegliere preferibilmente i poveri e i più vulnerabili della società, la cui attenzione o negligenza, secondo il Papa, è l’indicatore che misura il valore di una società.
Perciò, « se la Chiesa ignora i poveri, cessa di essere la Chiesa di Gesù e rivive le antiche tentazioni di trasformarsi in un’élite intellettuale o morale» (31).
LA CURA DELLA CASA COMUNE , articolata in modo particolare nell’Enciclica Laudato Si’ (32), nella quale esprime la sua preoccupazione per l’ambiente e per la giustizia sociale fino al raggiungimento di una “ecologia integrale”.
Papa Francesco era di destra o di sinistra? Conservatore o progressista? Tradizionalista o rivoluzionario? Questo desiderio dannoso di etichettare ideologicamente le persone si risolve in Francesco quando afferma che, come tutti gli esseri umani, Bergoglio è tutti i Bergoglio in uno (33), e che «se fosse necessario definirlo in un colpo solo, la cosa più giusta sarebbe dire che Francesco è un radicale del Vangelo che dà priorità assoluta ai poveri…» (34).
In questa dimensione sociale del Vangelo sta, senza dubbio, la più grande novità e il più grande contributo del cristianesimo all’umanità (35), il «di più» del cristianesimo e la maggiore sottolineatura e la migliore eredità di Francesco alla Chiesa e al mondo: nel rimettere Cristo – nel volto del fratello povero vicino – al centro della vita della Chiesa e del mondo.
Invito tutti i presenti ad impegnarsi, attraverso questa Cattedra Universitaria, a seguire questa esortazione e questi auspici che i vescovi latinoamericani hanno espresso per tutto il nostro continente, da questa bella Quisqueya, nell’ottobre del 1992.
Invito tutti gli studenti, i loro genitori e tutori, tutto il clero domenicano, tutti i cittadini dominicani e, in particolare, i loro leader politici, imprenditori e imprenditrici, a contribuire alla nobiltà e alla grandezza di questa nazione, dell’America Latina, dei Caraibi e del mondo, educandosi nei principi della Dottrina sociale della Chiesa che questa Cattedra contiene e promulga.
Perché tutti noi qui presenti, insieme all’amato Papa Francesco, di felice memoria, potremmo ripetere oggi la poesia del mio connazionale, il cileno Nicanor Parra (36):
“Chi sono i miei amici:
i malati
……………… i deboli
……………………………… i poveri in spirito
quelli che non hanno un posto dove cadere morti
gli anziani
………………. i bambini
……………………………. le madri single
– gli studenti, non perché siano dei piantagrane –
i contadini perché sono umili
i pescatori
………………….. perché mi ricordano
i santi apostoli di Cristo
quelli che non hanno conosciuto il loro padre
quelli che hanno perso la loro madre come me
quelli condannati all’ergastolo
nei cosiddetti uffici pubblici
quelli umiliati dai loro stessi figli
quelli offesi dalle loro stesse mogli
gli araucani
quelli messi da parte più e più volte
quelli che non sanno nemmeno firmare
i fornai
………………… i becchini
i miei amici sono
i sognatori – gli idealisti
che hanno dato la loro vita come Lui,
in olocausto per un mondo migliore.
Finché potremo cantare con emozione, come nei tempi passati e con musa patriottica, come fece un poeta di queste terre: «Quanto sei bella in alto / bandiera dominicana! / Chi ti vedrebbe, chi ti vedrebbe / più in alto, molto più in alto!» (37).
Grazie, caro e ricordato Papa Francesco
Per averci mostrato il volto di Cristo in mezzo a noi.
Grazie a questa prestigiosa istituzione. E in particolare alla Facoltà di Teologia, il mio apprezzamento e la mia gratitudine.
Grazie ai fondatori della Cattedra di Dottrina Sociale della Chiesa
Cardinale Nicolás de Jesús López Rodríguez
Grazie al Rev. Padre Dr. Cecilio Espinal e al suo
Il vostro Consiglio di Amministrazione di questa Pontificia Università.
La nostra ammirazione a Sua Eminenza il Cardinale Nicolas de Jesús López Rodríguez
Per la sua straordinaria eredità alla Chiesa domenicana e al Continente e per essere stato un figlio così illustre di Quisqueya.
Grazie mille per l’invito e per l’interesse dimostrato nell’ascoltarmi.
Che Dio ci benedica tutti.
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