25 Ottobre, 2026

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Un viaggio del Vangelo nella realtà dell’America Latina

Da Aparecida alle periferie: il viaggio di Papa Leone XIV e la sfida di trasformare l'America Latina

Un viaggio del Vangelo nella realtà dell’America Latina

L’annuncio della prossima visita pastorale di Papa Leone XIV in tre paesi latinoamericani – Uruguay, Argentina e Perù – tra l’8 e il 17 novembre, subordinatamente alle condizioni di salute del Papa, alla luce degli ultimi aggiornamenti, ci offre l’opportunità e il contesto per riflettere su: l’attuale realtà sociale ed ecclesiale dell’America Latina; l’importanza di questo cammino apostolico per il mondo, per il continente latinoamericano e in particolare per i tre paesi in programma; la missione della Chiesa e il suo compito evangelizzatore in America Latina, soprattutto nella prospettiva della Dottrina Sociale della Chiesa; le pratiche politiche e di governo dei leader latinoamericani; e, inoltre, l’impatto sociale che la fede di ogni discepolo deve avere sulla vita, la trasformazione, lo sviluppo e il progresso delle società latinoamericane.

Per esaminare la situazione attuale dell’America Latina e della Chiesa cattolica che vi si reca, mi rifaccio all’analisi che i vescovi latinoamericani hanno fatto di entrambe le realtà nell’ultima delle cinque conferenze generali (CELAM), svoltasi ad Aparecida – Brasile, dal 13 al 31 maggio 2007.

Nella prima parte del documento ufficiale, “LA VITA DEI NOSTRI POPOLI OGGI”, i vescovi offrono una prospettiva pastorale, teologica e critica – dal punto di vista della fede e alla luce del Vangelo – sui punti di forza e di debolezza della regione. I vescovi ci ricordano che stiamo vivendo un periodo di cambiamento epocale, di portata globale, che interessa tutti gli ambiti della vita sociale: cultura, economia, politica, mondo accademico e così via. Questo cambiamento epocale è caratterizzato da fattori quali: la concentrazione di capitali che supera il potere degli Stati nazionali; la “globalizzazione” ridotta all’economia, che mercifica la vita umana e la natura, e attraverso la quale si espande la cultura del consumismo, dell’individualismo e dell’edonismo (cfr. Aparecida 33, 34, 43-45).

Per quanto riguarda la realtà socio-economica in America Latina, uno dei contributi più rilevanti di Aparecida, rispetto alle conferenze precedenti, è la distinzione tra sfruttamento ed esclusione: non si tratta più di contadini o operai sfruttati, ma di persone che sono direttamente escluse o scartate (“scartate”) dal sistema produttivo. (65, 70, 73, 407–430)

Due nuove e urgenti realtà, analizzate dai pastori latinoamericani in Aparecida, sono il fenomeno urbano e le sfide ambientali. Con fare profetico, alzano la voce per affermare che nelle grandi città convergono nuove forme di linguaggio e stili di vita, ma anche anonimato, solitudine ed emarginazione periferica. Inoltre, avvertono che la distruzione ambientale, la deforestazione irresponsabile, l’inquinamento idrico e lo sfruttamento eccessivo della biodiversità minacciano tutti noi, in particolare le comunità contadine e indigene.

Ma l’episcopato latinoamericano affronta anche, con spirito autocritico, la situazione interna della Chiesa cattolica nella regione, segnata soprattutto da questo paradosso: un continente di battezzati, ma con gravi carenze nell’esperienza e nella maturità della fede cristiana, dovute all’assenza, nella vita personale e comunitaria, dei criteri del Vangelo e delle sue esigenze.

Inoltre, rilevano una debolezza nell’identità cattolica e un disinteresse religioso, che si manifesta soprattutto nella costante perdita di fedeli che migrano verso sette, movimenti pseudo-religiosi o che cadono nell’indifferenza religiosa e nel secolarismo di fatto. Molti dei fedeli che abbandonano la Chiesa cattolica lo fanno alla ricerca di comunità più accoglienti, di uno studio più diretto della Bibbia e di una cura pastorale più personalizzata che la struttura parrocchiale tradizionale non è in grado di offrire.

Tuttavia, dovremo sempre ritornare ai criteri di Gesù nel suo Vangelo, contrari ai criteri del mondo, secondo i quali la sovranità di Dio si manifesta nelle piccole cose e nelle piccole persone, non nella quantità ma nella qualità , come nel lievito o nel granello di senape.

Non meno grave è il fenomeno dei “cattolici nominali”, poiché gran parte dei battezzati non partecipa alla vita sacramentale né conosce i contenuti fondamentali della dottrina cristiana, il che indebolisce il tessuto ecclesiale (112, 134, 225, 285).

La rapida avanzata dei gruppi evangelici pentecostali e di altre espressioni religiose viene analizzata dai vescovi come un diretto campanello d’allarme per le strutture pastorali della Chiesa cattolica in America Latina (135-138, 226).

In Aparecida, i temi del clericalismo e della rigidità delle strutture pastorali con metodi pastorali obsoleti meritano una forte autocritica di fronte ai cambiamenti culturali in questa transizione dalla modernità alla postmodernità. (165, 174, 365–372).

In risposta a questa dolorosa analisi, i vescovi sollecitano un’urgente “conversione pastorale” alla vita cristiana come discepolato missionario (365–370, 547). Ma di fronte alle carenze e alle debolezze istituzionali cattoliche, Aparecida riconosce la pietà popolare come un “tesoro prezioso” e un baluardo della fede (258–265, 276).

E di fronte alla dura realtà sociale dell’America Latina, i vescovi sottolineano la resilienza sociale secondo cui, nonostante le disuguaglianze e le ingiustizie sociali, la capacità di solidarietà, il calore comunitario, la difesa della vita e della famiglia e la ricerca di un significato spirituale continuano a essere la riserva morale della regione. (100, 258–265).

Tutto ciò, detto riguardo alla realtà dell’America Latina e della Chiesa cattolica in quella regione, è ben noto e sentito dal “Papa delle Due Americhe”. Nato a Chicago, Illinois, Stati Uniti, Robert Francis Prevost ha vissuto – in diversi periodi tra il 1985 e il 2015 – una lunga esperienza pastorale in Perù, prima come missionario agostiniano e, infine, come vescovo di Chiclayo. Questo periodo della vita di Papa Leone XIV riveste oggi una particolare importanza per la Chiesa latinoamericana in particolare e per la Chiesa universale sotto diversi aspetti.

Innanzitutto, l’attuale Papa, pur provenendo originariamente dalla Chiesa cattolica nordamericana, è riconosciuto come un pastore dal cuore latinoamericano; un pastore che conosce bene e in prima persona la cultura, la mentalità, la società, le sfide, le lotte, le aspirazioni e la religiosità dei popoli latinoamericani.

Tutto ciò garantisce che i problemi e le priorità latinoamericane siano presenti nel cuore del Papa e nell’opera e nelle decisioni della Chiesa che si apre e va alla ricerca delle periferie geografiche e teologiche, in continuità con l’impegno pastorale del precedente primo Papa gesuita, argentino e latinoamericano: Francesco.

Come Francesco, anche Papa Leone XIV è noto per aver promosso, durante il suo ministero sacerdotale in Perù, l’immagine di una Chiesa vicina e aperta al dialogo, una Chiesa che ascolta la base e promuove una visione cristocentrica, ma decentralizzata nelle sue strutture di governo, per rendere possibile la sinodalità.

Inoltre, come il suo predecessore, Papa Leone XIV, segnato dalla sua esperienza peruviana e latinoamericana, egli si fa promotore di una sensibilità sociale verso la povertà, la disuguaglianza e l’ingiustizia sociale, dell’urgenza di difendere “la casa comune” e dell’urgenza di essere e fare della Chiesa un ospedale da campo, impegnata nella difesa dei più vulnerabili della società e dei diritti umani.

Pertanto, le origini nordamericane di Papa Leone XIV e gli anni trascorsi in Perù lo pongono come ponte di incontro e di dialogo tra il nord e il sud del continente americano, ma anche tra il nord e il sud del pianeta.

L’annunciato viaggio apostolico di Papa Leone XIV riveste una particolare importanza sociale, ecclesiale, pastorale e geopolitica sia per le nazioni che lo accoglieranno, sia per l’intera regione.

Per l’Uruguay , questa è la prima visita papale nel Paese da quella di San Giovanni Paolo II nel 1988, e la sua principale sfida è un dialogo pluralistico tra la fede cristiana, la cultura, l’istruzione e l’intera società civile uruguaiana secolarizzata, nonché il raggiungimento dei settori più vulnerabili, come la prevista visita al quartiere di Casavalle a Montevideo.

In Argentina , la presenza del Papa può fungere da simbolo di unità, dialogo, riconciliazione e coesione sociale in un contesto socio-politico complesso e polarizzato. Inoltre, le sue visite pastorali alle comunità vulnerabili, ai centri di accoglienza e ai santuari mariani (come quello di Luján) riaffermeranno l’impegno della Chiesa a sostegno della realtà quotidiana del popolo argentino e delle periferie urbane dell’America Latina.

In Perù , l’inclusione di regioni come Pucallpa nell’itinerario sottolinea la centralità dell’Amazzonia nel pontificato del Papa, collegando le sfide ambientali, la tutela delle popolazioni indigene e l’ecologia integrale. Gli incontri previsti a Lima e Cusco, invece, mirano a trasmettere un messaggio ai giovani e a promuovere il riconoscimento della pietà popolare e della diversità culturale andina.

Per l’America Latina nel suo complesso , il viaggio di Leone XIV rappresenta un rafforzamento della difesa dell’ambiente, in particolare delle popolazioni amazzoniche e rurali, una voce profetica contro le disuguaglianze sociali e il rinnovamento dell’appello alla fraternità tra uomini e popoli della regione contenuto nell’enciclica “Fratelli Tutti” di Papa Francesco.

Da una prospettiva ecclesiale, il viaggio rinnova l’appello a costruire una “Chiesa che esce”, una Chiesa che ascolta il grido degli individui e delle nazioni e riafferma il ruolo attivo della Chiesa latinoamericana nella costruzione della sinodalità. Inoltre, i possibili incontri del Papa con rappresentanti della società civile, accademici e leader di diverse confessioni religiose dimostrano la vocazione del Papa e di tutta la Chiesa universale come costruttori di pace nel mondo.

La questione della realtà politica in America Latina merita una riflessione a parte : la fragilità delle istituzioni, la corruzione e l’impunità, la sfiducia e la conseguente crisi della rappresentanza democratica, le nuove forme di populismo e polarizzazione (cfr. Aparecida 74-79) e – soprattutto – l’urgente necessità di formare leader sociali che intendano la politica come esercizio da parte di ogni cittadino del bene comune e non come esercizio di cariche pubbliche per profitto personale e arricchimento illecito .

In qualità di Direttore dell’Accademia dei Leader Cattolici, riconosco l’urgente necessità di una formazione nella fede per tutti i membri della Chiesa. Questa formazione deve anche servirci a istruirci sulla necessità di permettere alla fede cristiana e ai principi, valori e logica della Buona Novella, che è Gesù Cristo, di illuminare e permeare le nostre realtà temporali e sociali, la nostra convivenza e tutte le nostre strutture e istituzioni sociali.

Tutto ciò è contrario alla confusione tra la sovranità di Dio, che noi discepoli di Gesù Cristo dobbiamo edificare, e i governi di questo mondo. Perché il regno di Dio non coincide, e non dovrebbe coincidere, con i regni del mondo. Ed è anche contrario e contraddittorio a una vita “cristiana” che si manifesta solo nei riti e nelle devozioni, ma separata – al di fuori delle porte dei templi – dalle realtà sociali e quotidiane.

L’America Latina è un continente abitato prevalentemente da uomini e donne che si identificano come cattolici, pertanto la maggior parte dei leader civili, politici e governativi, nei vari rami del potere civile, sono uomini e donne “cattolici”, chiamati a permeare l’esercizio della loro vita personale e professionale secondo i criteri del Vangelo, in particolare della Dottrina Sociale della Chiesa.

Nel contesto dell’attuale realtà dell’America Latina, segnata da tutti gli aspetti sociali ed ecclesiali qui considerati (disuguaglianza e iniquità sociale, forme di ingiustizia, violenza e morte, vulnerabilità ambientale, polarizzazione politica e molteplici sfide nella costruzione del tessuto sociale e istituzionale), la Dottrina Sociale della Chiesa contempla temi affinché il compito evangelizzatore della Chiesa nel mondo e, in particolare, in America Latina, possa avere un impatto trasformativo, quali:

  • L’opzione preferenziale per i poveri e i vulnerabili, per la promozione umana (non per l’assistenzialismo), in una delle regioni più diseguali del pianeta, dove povertà strutturale, lavoro informale ed esclusione sociale colpiscono milioni di persone.
  • La dignità della persona umana e la cultura della pace, perché la difesa incondizionata della vita e l’inviolabilità della persona costituiscono il fondamento dell’intero edificio sociale della Chiesa.
  • Ecologia integrale e “cura della casa comune” per la giustizia sociale, poiché l’America Latina possiede la maggiore biodiversità del pianeta (l’Amazzonia, le Ande, i grandi bacini fluviali), ma soffre dello sfruttamento indiscriminato delle risorse, dell’inquinamento e dei gravi effetti dei cambiamenti climatici sulle popolazioni più vulnerabili e sui popoli indigeni.
  • Il lavoro umano e un’economia giusta, nella consapevolezza che l’economia deve essere al servizio della persona e del bene comune, e non viceversa.
  • La ricerca del bene comune, della solidarietà e dell’“amicizia sociale” , come manifestazioni concrete di quella fraternità umana che nasce dal riconoscimento che siamo tutti figli dello stesso Dio, Creatore e Padre.
  • La realtà della migrazione e l’accompagnamento degli sfollati, mettendo in pratica quattro verbi proposti dalla pastorale della Chiesa per i migranti: accogliere, proteggere, promuovere e integrare.

Per riassumere tutto quanto sopra, concludo con le parole dell’amato Papa Paolo VI, di felice memoria: « Ciò che conta è evangelizzare – non in modo decorativo, come una vernice superficiale, ma in modo vitale, in profondità e fino alle sue radici – la cultura e le culture dell’uomo nel senso ricco e ampio del termine… prendendo sempre la persona come punto di partenza e tenendo sempre presenti i rapporti delle persone tra loro e con Dio » (EN 20).

A cura di: Mario J. Paredes,  Presidente dell’Accademia Internazionale dei Leader Cattolici

Academia de Líderes Católicos

Es una fundación de derecho privado sin fines de lucro que busca formar católicos que a partir de la experiencia cristiana desarrollen su vocación política con la ayuda de la Doctrina Social de la Iglesia. La Academia Latinoamericana de Líderes Católicos tiene como misión, formar líderes desde una perspectiva católica, arraigados en la fe de la Iglesia, para transformar el mundo social, político y económico a la luz de la Doctrina Social de la Iglesia. Formar una nueva generación de católicos latinoamericanos con responsabilidades políticas y sociales para que transformen el rostro del continente al servicio de sus pueblos, a la luz del Magisterio de la Iglesia y de cara a los Jubileos del V Centenario Guadalupano y de los dos mil años de la redención.