14 Aprile, 2026

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Un mese dopo la chiamata di Papa Leone XIV: tre chiavi per comprendere i suoi primi passi come pastore della Chiesa

Superare la paura, abbracciare la pace e costruire comunità

Un mese dopo la chiamata di Papa Leone XIV: tre chiavi per comprendere i suoi primi passi come pastore della Chiesa

È passato un mese da quando, l’8 maggio, abbiamo ricevuto il dono di un nuovo Papa. Con il nome di Leone XIV, Robert Prevost si è assunto la responsabilità di proseguire un’eredità lunga e piena di tensioni, nonché di essere un modello per un cristiano del nostro tempo. Un uomo, come tutti noi, chiamato alla santità, come tutti noi.

Da quel giorno, ha percorso con cautela ma con risolutezza i corridoi del Palazzo Apostolico e le sedi dei vari ministeri, imparando, comprendendo, riflettendo e pregando. Il suo discernimento ha già tracciato alcuni indizi che ci danno un’idea del suo cammino spirituale e pastorale, sebbene ancora in modo molto embrionale.

Almeno, possiamo delineare tre temi centrali:

Superare la paura

Lo ha detto nel suo messaggio inaugurale: “Non abbiate paura”. Lui, come Gesù ai suoi discepoli la notte in cui la tempesta infuriò sul Mar di Galilea, ci invita a superare la paura, e dico superare perché non averla sembra impossibile. La nostra umanità, fatta di argilla, è fragile, e la fragilità spaventa, perché ci mette di fronte alla possibilità dell’inesistenza e all’impatto profondo e irreversibile della materialità. Tuttavia, sapere che, nonostante la paura, possiamo andare avanti perché superata dall’Onnipotente, non solo ci consola, ma ci rafforza, di fatto, per superarla.

Papa Leone XIV non è ingenuo riguardo agli eventi del mondo frammentato di oggi, né riguardo alle difficoltà che esistono nelle relazioni umane, dai micro-livelli relazionali alla geopolitica globale. Tuttavia, ci invita a superare la paura di superare le nostre differenze, di trovarci l’un l’altro anche se ci crediamo opposti, la paura di uscire dalla nostra quotidianità e di lasciarci turbare dalla realtà che si impone, di abbandonare le nostre certezze e di affidarci. Ciò che vince la paura è la fiducia, non una fiducia cieca e rubata, ma una fiducia che si forma nel silenzio e nella preghiera, e con l’assoluta certezza che un Altro ci attende e si prende cura di noi.

Ci saranno molti momenti in cui la paura apparirà nelle nostre vite. Evitarla non porta a un atteggiamento sano. Invece, affrontarla di petto, riconoscerla e non lasciarci paralizzare, ma continuare ad andare avanti con essa, è l’invito ad abitare il mondo che abbiamo oggi e a farlo con compassione e coraggio.

La pace come convinzione, non come itinerario

Oltre al potente messaggio iniziale di non avere paura, l’invito alla Pace è qualcosa di molto importante perché, quando ci chiama a lasciare che la Pace sia con ciascuno di noi, Leone XIV non pensa a una Pace che arriverà inaspettatamente un giorno tra tanti, ma piuttosto a percorrere un cammino che inizia dentro e si traduce all’esterno. Fare della pace parte di noi significa investire in essa e farsene carico, non lasciare che niente e nessuno ce la porti via. Significa lottare per essa, il che spesso implica combattere i nostri demoni interiori piuttosto che quelli degli altri.

La pace, quindi, non è un ideale o un obiettivo; è un cammino interiore che purifica e libera, ma richiede impegno e perseveranza.

La pace, quindi, non è qualcosa di negoziabile; non è qualcosa che è o sarà in vendita; è qualcosa per cui vale la pena dare la vita, e qualcosa che non possiamo permettere che venga infranta, né possiamo aspettare che qualcun altro ce la doni o la costruisca dall’oggi al domani. Creare e impegnarsi affinché la pace sia parte di ogni persona significa immergersi nella realtà e lasciarsi influenzare da essa, ma poi tornare alla Croce e alla preghiera condivisa tra fratelli e sorelle. Non si tratta di dimenticare le differenze, ma di trasformarle in una fonte di arricchimento. Non si tratta di lasciarle passare, ma di affrontare ciò che è urgente. Non si tratta di lasciare che le cose si calmino, ma di nutrirle attraverso la carità e la fraternità.

La pace per Leone XV è più di un programma, è una convinzione.

Costruire comunità

Lo abbiamo già visto uscire “spontaneamente” per andare a trovare i suoi compagni di comunità e celebrare con loro la Santa Messa, per poi mangiare insieme. Questo gesto, sebbene piccolo e apparentemente “atteso”, la dice lunga. Ci parla dell’importanza di costruire comunità. La comunità è quel luogo da cui si parte e dove si arriva, dove si può essere se stessi e, allo stesso tempo, lasciarsi plasmare dagli altri, dove la condivisione è la forma più efficace di organizzazione e dove lo spirito di fraternità si vive più intensamente nella convivenza quotidiana. Proprio come Francesco ci ha invitato a creare una Chiesa in cui ognuno possa sentirsi a suo agio, Leone XIV ci invita a creare una comunità in cui ognuno possa essere se stesso ed essere amato nella sua unicità e, allo stesso tempo, avere spazio e libertà sufficienti per rispondere con libertà e generosità a ciò che Dio chiede e vuole da lui.

Una comunità che soffoca i suoi membri non è una comunità, né lo è una comunità che tollera tanto lassismo dove manca spirito di cura e sostegno reciproco. Come dove c’è spazio per tutti, dobbiamo saper essere e costruire comunità condividendo e sostenendoci a vicenda, nei nostri punti di forza e nelle nostre debolezze, come fratelli e sorelle.

C’è ancora molto da fare, guidati da un Papa che proviene da un luogo in cui la povertà è intesa come una piaga, ma anche come un luogo che dona verità. Confidiamo che, attraverso di lui, si forgino nuovi percorsi personali e comunitari per interpretare i segni dei tempi in chiave di speranza.

María Elizabeth de los Ríos

Doctora en Filosofía por la Universidad Iberoamericana.Maestra en Bioética por la Universidad Anáhuac México Norte. Licenciada en Filosofía por la Universidad Iberoamericana.Técnico en Atención Médica Prehospitalaria por SUUMA A.C. Scholar research de la Cátedra UNESCO en Bioética y Derechos Humanos. Miembro de la Academia Nacional Mexicana de Bioética. Miembro y Secretaria general de la Academia Mexicana para el Diálogo Ciencia-Fe. Ha impartido clases en niveles licenciatura y posgrado en diversas Universidades. Cuenta con publicaciones en revistas académicas y de divulgación tanto nacionales como internacionales y es columnista invitado del periódico REFORMA. Actualmente es profesora investigadora de la Facultad de Bioética de la Universidad Anáhuac México y Coordinadora de Investigación en la misma Facultad.