Ultreia et Suseia: Avanti e in alto!
Il Cammino di San Giacomo
Camminatore,
non c’è modo,
la strada è fatta
quando si cammina…
(Antonio Machado)
Il 25 luglio si avvicina e la Spagna è piena di festeggiamenti e pellegrinaggi. Nel cuore della Galizia, Santiago de Compostela celebra il suo santo patrono, che è anche il patrono di Spagna, con solennità e gioia.
Da Mos (Pontevedra), tappa del Cammino Portoghese , il secondo itinerario più frequentato dopo quello Francese, si può sentire lo spirito di Santiago battere forte in ogni pietra del cammino.
La storia si intreccia con il presente. Sant’Isabella del Portogallo, nota come “Santa Raina”, compì un pellegrinaggio a Santiago nel XIV secolo e la sua influenza fu decisiva: promosse ospedali e rifugi per i pellegrini, consolidando un’eredità di ospitalità e carità. Nel XIX secolo, nel mezzo della crisi spirituale, culturale ed economica dell’Europa, il Cammino Portoghese divenne un percorso di ricongiungimento, generando una rete di fraternità e di significato che rimane viva ancora oggi.
Un’esperienza trasformativa
Oggi, giorno dopo giorno, migliaia di persone di ogni età, lingua e cultura percorrono questi sentieri. Alcuni cercano risposte. Altri semplicemente camminano. Tutti, senza saperlo, si stanno trasformando.
In un mondo frenetico che corre, spesso senza sapere dove sta andando, disorientato, il Cammino propone qualcosa di radicale: fermarsi, camminare, ascoltare…
Camminare non significa solo muoversi. Significa tornare a se stessi. Imparare a vedere le cose con occhi diversi. Riconoscere i silenzi, le luci, le ombre.
Camminare è pregare con i piedi!
Chiunque abbia percorso il Cammino di Santiago più volte sa che non è solo una questione di paesaggio, ma di paesaggio interiore. Il Cammino ci insegna a riconciliarci con il tempo, con il nostro corpo, con il mistero della vita, con il nostro silenzio…
Conosce anche la vicinanza e la solitudine, entrambe necessarie per compiere il viaggio con la pausa della contemplazione interiore.
La guida e lo staff
A volte la guida apre la strada. Altre volte segue. Ma non perde mai di vista il pellegrino.
Camminiamo insieme, in gruppo, ma anche in intimità. Momenti, sguardi e paesaggi vengono immortalati. Luci e ombre invadono l’anima e dipingono un quadro visibile solo a ciascuno.
L’aiuto offerto dalla guida diventa quel bastone simbolico che sostiene, guida e bilancia. Ci aiuta a stabilire il ritmo, ad attraversare le correnti, a difenderci dagli imprevisti e a rimanere in piedi quando il terreno è scivoloso. Questo è l’aiuto che riceviamo sul Cammino… e nella vita.
Una leggenda ispiratrice: Gaiferos di Mormaltán
Il Codex Calixtinus, un manoscritto del XII secolo conservato nella Cattedrale di Santiago, cattura la storia e lo spirito del pellegrinaggio giacobino. Riflette le tradizioni di figure come Gaiferos de Mormaltán, simbolo del pellegrino medievale: fede, sacrificio e devozione .
Il romanzo di Don Gaiferos come tale non compare letteralmente nel Codice, ma registra il pellegrinaggio e la morte di Guglielmo X d’Aquitania, identificato nella tradizione popolare come Gaiferos de Mormaltán.
La storia divenne popolare grazie alla tradizione orale e fu raccontata da Manuel Murguía nel XIX secolo.
Secondo la tradizione popolare, Gaifero arriva esausto alla tomba dell’Apostolo… e muore ai suoi piedi. Non con tristezza, ma con la sensazione di aver compiuto una missione. Come molti, muore avendo trovato ciò che cercava.
E tu? Cosa stai cercando?
Non importa da cosa si comincia.
Qualunque sia il motivo, spirituale, culturale, sportivo o personale, l’importante è avere il coraggio di iniziare.
Importa perché vi lasciate
Passo dopo passo, si scopre se stessi. Il corpo si stanca, la mente si placa, il cuore si espande. Ogni curva rappresenta una sfida; ogni sfida, un’opportunità.
Alcuni trovano la loro vocazione sul Cammino. Altri, il loro scopo. Altri ancora scoprono che la meta finale non era Santiago, ma il Paradiso. Impariamo tutti a liberarci dal peso, sia fisico che emotivo. C’è sempre qualcosa che rimane nei nostri zaini. Alcuni si convertono, altri si riconvertono… Siamo esseri in cerca.
Una rivoluzione interiore che diventa possibile
Chi ha percorso il Cammino parla forte e chiaro: cambia vite, guida le decisioni, risveglia una nuova consapevolezza. Non si tratta solo di passi. È un allenamento alla vita: pazienza, gratitudine, silenzio, generosità.
La misericordia di Dio diventa la nostra condotta lungo il Cammino: confortare chi è triste, dare rifugio al pellegrino, dare consigli a chi è nel bisogno, sopportare pazientemente i difetti degli altri…
Una persona che ha camminato più di cento volte dal 1993 lo racconta così:
“Fare il Cammino è una vera rivoluzione interiore.”
Vi invito ad ascoltare la sua testimonianza in questo video:
Ha creato una fondazione senza scopo di lucro che promuove la dimensione spirituale, culturale e umanitaria del Cammino di Santiago:
Prepara lo zaino. Inizia il Cammino.
In tempi di fretta e schermi, il Cammino offre qualcosa di unico: disconnessione esterna e riconnessone interna. Ci riconnette con la nostra “casa comune”, con gli altri e con noi stessi, con Dio…
Percorri il Cammino. Al tuo ritmo. A modo tuo. Ma fallo.
Non importa come: a piedi, in bicicletta, in gruppo, da soli, camminando o cavalcando…
Non importa quanto tempo ci vorrà.
Perché la vera destinazione non è un punto sulla mappa, ma una chiamata nella tua anima che urla
FUORI DALLA TUA TERRA!
PERCHÉ IL VIAGGIO INIZIA ORA!
ULTREIA E SUSEIA!
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