23 Febbraio, 2026

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Tra fede e vuoto: Il Matto di Dio alla fine del mondo

Recensione del libro: Il Matto di Dio alla fine del mondo di Javier Cercas

Tra fede e vuoto: Il Matto di Dio alla fine del mondo

Il libro  Il pazzo di Dio alla fine del mondo  di Javier Cercas è un’opera suggestiva per la sua narrazione, la cronaca degli eventi, gli incontri con personaggi straordinari, la scrittura che permette di immaginare strade, eventi e scene, ma soprattutto perché l’autore, Javier Cercas, assume una posizione di portavoce esistenziale.

Mi sembra che questo non sia solo il libro di un romanziere nel pieno della sua carriera, ma anche l’opera di un portavoce o di un messaggero che ha perso la fede molto tempo fa. Ciò che troviamo in Javier Cercas è un ateo con un profondo senso religioso della realtà, una persona che legge e interpreta gli eventi contemporanei con ampiezza e profondità. Quest’opera è un esempio concreto della necessità per i cristiani di incontrare questi portavoce.

Il filo conduttore del libro è in gran parte il desiderio di Javier Cercas, un desiderio concreto di incontrare Papa Francesco per porgli una domanda, una domanda che vada oltre le solite questioni controverse; vuole interrogarlo sulla vita eterna per portare la risposta a sua madre. È profondamente bello vedere il desiderio umano in azione in questo ateo convinto, che si alterna tra membri del clero e vaticanisti. Un desiderio che, come cristiani, siamo chiamati a riconoscere, coltivare e custodire nelle nostre preoccupazioni di Chiesa. Nel libro, Javier Cercas si fa portavoce del proprio desiderio e lo paragona al desiderio dell’umanità, che si esprime in molteplici forme nella cultura e nella religione.

Javier Cercas lavora a fondo con un elemento retorico radicato nella letteratura di tutti i tempi, utilizzando espressioni qualificanti usate come elogio, ad esempio, parla degli “occhi da gufo” di padre Spadaro, definisce Fazzini un “orso colto”, si riferisce alle suore che lo ospitano come “squilibrate dal consumo smodato della fede”, si riferisce a Tornielli come a un “leader che dirige un esercito di giornalisti” e si riferisce a papa Francesco come “il pazzo di Dio”.

L’opera di Cercas impiega questa espressione, un’espressione che ha perfettamente senso. Anche Nietzsche, ne  La gaia scienza  e  in Così parlò Zarathustra, parla di un folle che scende dalla montagna per annunciare, con tutto il suo dolore, la morte di Dio. Ma Francesco è un nuovo folle che annuncia l’esatto opposto: che Dio è vivo, e che questa vivacità alimenta tutta la sua opera. Ad esempio, di fronte all’autoritarismo di governi e stati, il folle per Dio promuove il dialogo e la fratellanza universale; di fronte all’autoreferenziali del clero, propone di riprendere la dinamica sinodale della Chiesa. Una dinamica che si nutre dell’ascolto attento del popolo di Dio. E di fronte alla mancanza di educazione all’interpretazione del mondo, della realtà e delle circostanze, propone di utilizzare uno strumento antico chiamato discernimento. Questo folle per Dio, Papa Francesco, si propone di andare verso gli scartati della terra, verso i migranti, i poveri, verso coloro che sono sempre in eccesso.

Trovo commovente il modo in cui Javier Cercas, che si dichiara ateo, riesce a descrivere Papa Francesco in modo così chiaro.

Si tratta di un’opera impegnativa che ci pone di fronte a grandi sfide. Vorrei sottolineare due punti in particolare. Conoscere un po’ di più Francesco attraverso gli occhi di Javier Cercas rivela al lettore una mappa del cammino per il cristiano di oggi, ad esempio: (1) promuovere il dialogo con figure come Cercas stesso, lasciando che ci interroghino e ascoltando i loro desideri umani. Ciò implica la creazione di spazi di incontro, progetti comuni, ma soprattutto l’apertura all’ascolto.

(2) E un elemento che non può passare inosservato è la definizione di evangelizzazione offerta da uno dei personaggi del libro, in particolare quella del cardinale Marengo: evangelizzare è “sussurrare il Vangelo”. È senza dubbio un’immagine vivida di intimità, fiducia e comprensione reciproca, dell’estrema vicinanza a cui siamo chiamati. Ovvero, abbandonare ogni atteggiamento proselitista per immergerci nella lingua, nella cultura e negli stili di vita dell’altro. In altre parole, il libro di Javier Cercas mostra che l’amicizia è possibile e che da essa nascono grandi storie.

Jovani Fernandez Puentes

Jovani Fernández Puentes es doctor en Filosofía por la Universidad Iberoamericana. Es profesor de tiempo completo de la Universidad Anáhuac México en la Facultad de Educación y Humanidades. Sus últimas publicaciones son el artículo "Política, religión y mito. La reconstrucción espiritual de Occidente en el pensamiento de Erich Przywara" (2024) en Revista intersticios y capitulo de libro "El resurgimiento de la sociedad civil a partir de la cultura del encuentro. Notas para el diálogo social" (2025) en editorial Sinderesis.