13 Maggio, 2026

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Francisco Bobadilla

Voci

02 Dicembre, 2025

4 min

Su Dio: Pensare con Simone Weil

Quando il sé si ritira, Dio e l'altro possono entrare

Su Dio: Pensare con Simone Weil
Michele Purin . Unsplash

Byung-Chul Han tasta il polso di diverse tendenze culturali del mondo contemporaneo, argomenti che affronto con interesse. Il suo nuovo libro,  On God: Thinking with Simone Weil  (Planeta, 2025), mi ha attratto sia per  Dio  sia per la mia “carissima e irritante” Simone Weil, come la chiamava José Jiménez Lozano. I principali testi di Weil che Han ha consultato per il suo studio sono  Gravità e grazia, Aspettando Dio  e i suoi  Quaderni. Il libro include brani di Weil commentati dall’autore, nello stile di altre sue opere, sempre stimolanti, che riaffermano, da un lato, la sua critica alla società neoliberista basata sulla performance; e dall’altro, la sua proposta di un’urgente svolta verso l’intimità umana per riscoprire le fibre più essenziali dell’essere personale.

Han afferma che “lo sguardo attento non è uno sguardo naturale, ma soprannaturale. Trascende l’economia del potere. È uno sguardo amorevole e amichevole. Chi presta attenzione all’altro è trattenuto. Lo sguardo attento non mi allontana dal mio essere. Piuttosto, mi assicura che io riscopra me stesso. Mi aiuta a essere, invece di catturare il mio sguardo” (p. 27). Guardare attentamente è contemplare, l’esatto opposto della vigilanza del cacciatore, che attende furtivamente la sua preda. Lo sguardo attento, d’altra parte, mostra rispetto per la realtà dell’altro, che ricambia, rivelando con modestia il proprio essere. Per elevazione, questo atteggiamento si apre alla trascendenza, rompendo il soffitto del potere, del denaro e della fama vana. Ne consegue, quindi, che quando questo orientamento primario verso l’altro viene a mancare, le relazioni umane diventano strumentalizzate: ognuno cerca il proprio interesse e tratta l’altro come un mero oggetto. La fiducia si deteriora e l’indifferenza cresce esponenzialmente. Diventiamo estranei gli uni agli altri.

Han osserva inoltre che “un’altra ragione strutturale della crisi della religione, oltre al declino dell’attenzione, è l’enorme rafforzamento del sé. Oggi, la nostra attenzione ruota solo ed esclusivamente attorno al sé (p. 43)”. Forse c’è un tocco di esagerazione in questa affermazione, ma l’autore ha certamente ragione a sottolineare questa infiammazione del “sé” nella cultura contemporanea, al punto da ridurre l’orizzonte visivo ed esistenziale di ciò che ci circonda. In un’esistenza traboccante di “sé”, non c’è più spazio per Dio o per il prossimo. Per far loro spazio, dobbiamo praticare il distacco, svuotando il nostro cuore e la nostra mente dall’auto indulgenza che indebolisce lo spirito. In questo modo, diventiamo “l’occhio limpido di Dio attraverso il quale contempla la sua creazione, senza che il sé danneggi o distorce nulla. Si tratta di ritirarsi dalla nostra anima, di svuotare la nostra anima affinché le cose possano sperimentare la gioia di essere viste da Dio (p. 44)”.

Simone Weil consiglia di alleggerire l’ego in questi termini: «Tutte le cose che vedo, sento, annuso, mangio e tocco, tutti gli esseri che conosco, li privo del contatto con Dio, e privo Dio del contatto con tutti loro nella misura in cui qualcosa in me dice “io”. C’è qualcosa che posso fare per tutti loro e per Dio, vale a dire, ritirarmi, rispettare quell’incontro faccia a faccia» (Gravità e grazia,  Trotta, p. 88). Sta a noi rendere trasparente la luce divina od ostruirla attraverso l’eccesso di “io” che oscura il nostro essere.

Usare Weil come punto di riferimento non significa tracciare un sentiero morbido, ma piuttosto insegnare a camminare tra pietre e dirupi. Un sentiero ripido e difficile, una sorta di per aspera ad astra (attraverso le difficoltà verso le stelle). È la strada intrapresa da Simone Weil, ed è la strada che segue Han. Una vita orientata agli altri, senza rifuggire dalle difficoltà e dall’espansione del cuore, perché “non solo la misericordia è asimmetrica e soprannaturale, ma lo sono anche l’amicizia o il sorriso discreto e senza scopo che offriamo a uno sconosciuto. Le relazioni asimmetriche generano spazi sociali che ci permettono di respirare al di fuori dell’economia. Senza questi spazi per respirare nel vuoto, la società soffocherebbe tra le relazioni di scambio economico” (p. 56).

L’anima ha bisogno di respirare. La logica del mercato, del dare per ricevere, è insufficiente a mantenere viva e radiosa la qualità della vita. Nella migliore delle ipotesi, realizzeremo una società che funziona, ma non una buona società. Per quest’ultima, abbiamo bisogno delle relazioni asimmetriche insite nella logica del dono – a cui Benedetto XVI ha fatto riferimento nella sua enciclica  Caritas in veritate –  espresse nelle virtù della magnanimità, dell’amicizia, della generosità e del principio di gratuità. Simone Weil e Byung-Chul Han sono una coppia ideale per il compito di costruire una società veramente buona.

Francisco Bobadilla

Francisco Bobadilla es profesor principal de la Universidad de Piura, donde dicta clases para el pre-grado y posgrado. Interesado en las Humanidades y en la dimensión ética de la conducta humana. Lector habitual, de cuyas lecturas se nutre en gran parte este blog. Es autor, entre otros, de los libros “Pasión por la Excelencia”, “Empresas con alma”, «Progreso económico y desarrollo humano», «El Código da Vinci: de la ficción a la realidad»; «La disponibilidad de los derechos de la personalidad». Abogado y Master en Derecho Civil por la PUCP, doctor en Derecho por la Universidad de Zaragoza; Licenciado en Ciencias de la Información por la Universidad de Piura. Sus temas: pensamiento político y social, ética y cultura, derechos de la persona.