Senza coerenza, non c’è credibilità
Ciò che diciamo, ciò che pensiamo e ciò che facciamo devono essere coerenti
Ogni giorno trovo sempre più difficile ascoltare alcuni discorsi, non per mancanza di interesse per la vita pubblica, ma per questa sensazione sempre più diffusa che ci sia un divario scomodo tra ciò che viene proclamato e ciò che viene praticato. E credo sinceramente che in questo risieda una delle maggiori preoccupazioni della nostra società: il bisogno di coerenza.
Non mi riferisco alla perfezione o alla purezza morale, concetti che non sono insiti nella natura umana. Mi riferisco a qualcosa di molto più semplice e, allo stesso tempo, più esigente: la coerenza tra i valori che si afferma di difendere e le decisioni che si prendono nella vita reale. Quella sincera congruenza tra parola e azione che, quando esiste, genera rispetto anche nel disaccordo.
Attualmente, la fiducia è maggiormente erosa, non tanto dall’errore in sé, quanto dalla ripetuta incoerenza . È facile comprendere l’errore; ciò che è sconcertante è la mancanza di correzione, i doppi standard, la facilità con cui vengono richiesti sacrifici che non si è disposti a fare. In questa disconnessione quotidiana, si coltivano disaffezione, scetticismo e, peggio ancora, rassegnazione.
La coerenza è silenziosa . Di solito non fa notizia né scatena accesi dibattiti. È discreta, costante, quasi silenziosa. Ma è proprio questa coerenza a renderla il fondamento della credibilità. Si tratta di agire in conformità con ciò che si predica, anche quando non c’è alcun beneficio immediato. Coerenza: un valore silenzioso e recuperabile.
Questa riflessione non è rivolta solo a coloro che occupano posizioni di potere. Interpella anche coloro che osservano, commentano e pretendono. Non possiamo aspirare a una vita pubblica etica mentre normalizziamo piccole incongruenze nella nostra vita quotidiana. L’etica non può essere solo una richiesta esterna; è anche un esercizio interiore, personale.
Ecco perché credo che ritrovare la coerenza non sia solo una questione politica, ma culturale e personale. Significa riscoprire che le parole hanno un peso, che gli impegni sono vincolanti e che i valori non sono uno strumento di marketing, ma una guida per la vita. Significa capire che la credibilità non si decreta: si costruisce con i fatti, giorno dopo giorno.
Anche se non possiamo trasformare le strutture dall’oggi al domani, ciò che possiamo fare è esaminare onestamente il divario tra ciò in cui crediamo e ciò che facciamo. Perché forse è lì, in quel gesto silenzioso e quotidiano, che inizia la vera rigenerazione.
Tomasa Calvo Sánchez – Professore Universitario
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