Riflessione di Monsignor Enrique Díaz: Una mensa per tutti
26ª Domenica del Tempo Ordinario
Monsignor Enrique Díaz Díaz condivide con i lettori di Exaudi la sua riflessione sul Vangelo di questa domenica, 21 settembre 2025, intitolata: “Una mensa per tutti”.
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Amos 6:1, 4-7: «Voi che vivete in modo dissoluto andrete in esilio».
Salmo 145: «Benediremo il Signore che viene a salvarci»
1 Timoteo 6:11-16: “Compiate tutto ciò che vi è comandato fino alla venuta del nostro Signore Gesù Cristo”.
Luca 16:19-31: “Tu hai ricevuto i tuoi beni durante la vita, Lazzaro invece ha ricevuto i suoi mali. Ora lui è consolato, tu invece sei nei tormenti”.
Vorrei credere che il divario tra ricchezza e povertà si stia riducendo, ma la realtà colpisce nel segno quando vengono presentate le cifre reali e schiette del dolore, della fame, della malattia, dell’isolamento e della mancanza di accesso alle condizioni di base per una vita dignitosa. I volti dei nostri fratelli e sorelle che lottano e muoiono per una migliore qualità della vita ci urlano che il Vangelo non si è avverato e che ci sono molti “Lazzaro” che giacciono alle porte degli ospedali o dei luoghi di lavoro, bramosi di qualche briciola per sostentarsi.
Il Vangelo non ci permette di rimanere indifferenti quando contempliamo tanti nostri fratelli e sorelle che vivono in estrema povertà. Sono esclusi dalla società, non presi in considerazione se non in tempo di elezioni o quando i gruppi politici hanno bisogno di sostegno. Sono fuori dalla società. Si trovano non solo nelle nostre periferie, ma in ogni parte del mondo. La tavola dei ricchi, degli autosufficienti, si allarga ogni giorno di più, con piatti sempre più raffinati, ma con meno commensali, e il vasto numero di Lazzaro gettati alla porta del nuovo sistema si allarga sempre di più. I Vescovi di Aparecida riconoscono che questo grande abisso che si sta creando tra poveri e ricchi non è più semplicemente un fenomeno di sfruttamento e oppressione, ma qualcosa di nuovo: l’esclusione sociale. Con essa, si intacca l’appartenenza alla società in cui si vive, perché non si è più in fondo, in periferia, o impotenti, ma fuori. Gli esclusi non sono solo “sfruttati”, ma “in eccesso” e scartabili.
La società, spinta da una tendenza che privilegia il profitto e incoraggia la competizione, segue una dinamica di concentrazione del potere e della ricchezza nelle mani di pochi, non solo risorse fisiche e monetarie, ma soprattutto informazione, potere e risorse umane. Ciò si traduce nell’esclusione di tutti coloro che non sono sufficientemente formati e informati, aumentando le disuguaglianze che purtroppo segnano il nostro continente e mantengono innumerevoli persone in povertà. La povertà oggi è povertà di conoscenza, di diritto all’istruzione, di opportunità sanitarie e di accesso alle nuove tecnologie. La povertà oggi è esclusione, abbandono ed emarginazione.
Se è vero che la ricchezza appare spesso nella Bibbia legata a una vita retta, la parabola del ricco e del povero Lazzaro non può mai essere considerata un’accettazione fatalistica di un disordine in cui i ricchi saranno sempre più ricchi e i poveri saranno sempre più poveri. Non è una consolazione alienante, né l’oppio che culla e placa i poveri. Leggerla in questo modo è una caricatura del Vangelo. La Parola è denuncia di ogni ordine ingiusto e rivelazione delle cause profonde dell’ingiustizia. E le vere cause risiedono nella concezione stessa dell’uomo e dei “suoi fratelli”. Se non si pensa ai fratelli, non si può condividere la tavola. Solo una tavola condivisa è segno di fratellanza. Non si tratta di dare briciole o di mettere a tacere la propria coscienza regalando gli avanzi. Non si tratta di sovvertire l’ordine vigente, solo perché i poveri appaiano come nuovi “padroni” che opprimono altri poveri, loro fratelli. Si tratta di creare un nuovo ordine, un nuovo sistema, dove siamo tutti fratelli.
Pertanto, di fronte a questa globalizzazione disumana, sentiamo forte la chiamata a promuovere una globalizzazione diversa, caratterizzata dalla solidarietà, dalla giustizia e dal rispetto dei diritti umani, che dia origine alla speranza e all’amore.
Il Vangelo ci presenta una dinamica di trasformazione e cambiamento in cui le scuse per perseverare in un mondo di ingiustizia sono inutili. “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non crederanno neanche se uno risuscitasse dai morti”. C’è chi chiude gli occhi e tira le tende per oscurare la realtà. Oppure si nasconde dietro la scusa di non poter cambiare il sistema globale. Ma la trasformazione globale passa attraverso le piccole azioni che ognuno di noi compie. Se non cambiamo il nostro cuore, il mondo non cambierà mai.
Molti Paesi si sono prefissati obiettivi per raggiungere “Fame Zero”, combattere il problema della droga, aumentare l’alfabetizzazione ed eliminare la povertà. Per raggiungere questi obiettivi e quindi ridurre le disuguaglianze tra chi ha tutto e chi è privo di beni di prima necessità come istruzione, assistenza sanitaria e alloggio, la trasparenza e l’onestà nella pubblica amministrazione sono essenziali. Di fronte a qualsiasi forma di corruzione, rafforzano la credibilità delle autorità tra i cittadini e sono cruciali per uno sviluppo giusto. Solo con un cuore di fratelli e sorelle possiamo realizzare una mensa per tutti, una mensa di fratellanza. Come è il sogno di Gesù, come è la proposta di Dio: una mensa per tutti i fratelli e le sorelle.
Dio nostro, che hai creato un mondo meraviglioso e fai sorgere il tuo sole su tutti gli uomini, donaci un cuore generoso per condividere la mensa e aiutaci a non vacillare nella lotta per costruire il tuo Regno. Amen.
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