Riflessione del Vescovo Enrique Díaz: Una sorgente capace di donare la vita eterna
Terza domenica di Quaresima
Monsignor Enrique Díaz Díaz condivide con i lettori di Exaudi la sua riflessione sul Vangelo di questa domenica, 8 marzo 2026, dal titolo: “Una sorgente capace di donare la vita eterna” .
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Esodo 17:3-7: “Abbiamo sete: dateci acqua da bere”
Salmo 94: “Signore, fa’ che non siamo sordi alla tua voce”
Romani 5:1-2, 5-8: “Dio ha riversato il suo amore nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo”
Giovanni 4:5-42: “Una sorgente di vita che zampilla per la vita eterna”
Il Vangelo di oggi ci parla di un ruscello prezioso e dell’importanza della sorgente interiore. Ci avvicina a un Gesù che rompe tutti gli schemi e a una donna che si lascia sedurre dalle parole di uno sconosciuto per trovare la bellezza nel proprio cuore. Nei segni presentati da San Giovanni, ogni oggetto diventa una lezione: la stanchezza e la sete di Gesù seduto sulla riva del pozzo, la brocca della Samaritana, screpolata e secca come la sua anima. Sete, acqua, mariti, luogo di culto… potrebbero sembrare parole che aggirano ed evitano il vero problema, che Gesù, con grande dolcezza, ci guida al punto centrale: la sorgente interiore. Nulla può essere compreso se, dentro una persona, si trovano solo vuoto, ambizione e brama di potere. Si possono mascherare le intenzioni, cercare pretesti per combattere e sfruttare le differenze tra i popoli, ma sarà sempre necessario arrivare al cuore della persona per scoprire se ha una vera origine o se è alimentata da esteriorità e apparenze.
Cosa si nasconde dietro quei volti impassibili che, nella loro fretta, preoccupati e ignari di ciò che li circonda, sembrano dirigersi verso un porto sicuro? Un senso di disillusione e frustrazione è evidente. Non è solo la consapevolezza di una crisi economica che non riusciamo a risolvere, né la violenza che ci destabilizza e ci lascia con un senso di impotenza; è molto più profondo… la paura sociale sta crescendo, insieme a atteggiamenti difensivi e aggressivi, impotenza e vuoto. È come se avessimo toccato il fondo e volessimo rifugiarci dietro una maschera o tra le nostre quattro mura. Ma anche lì, nostalgia, nausea e noia ci raggiungono. Suicidi, droga, alcol, ambizione sfrenata, il rifugio nei cellulari, la pornografia e gli eccessi non sono altro che espressioni di questo vuoto che cerchiamo di colmare con cose esterne, eppure i nostri cuori rimangono screpolati e assetati, alla ricerca di verità e amore. Per molti, questa sarebbe la condanna dell’uomo moderno e l’inizio del suo sterminio, ma per Gesù è un momento di opportunità, un tempo favorevole e ricco di possibilità. Perché quando una persona riconosce il proprio bisogno, quando vede che le sicurezze esterne non possono colmare il suo cuore, può essere disposta a cercare realtà superiori. Gesù percepisce questa aridità nel cuore della Samaritana e le offre “l’acqua che dà la vita”. Gesù percepisce anche le crepe nei nostri cuori ansiosi e ci offre ” acqua viva” affinché non avremo mai più sete.
«Perché tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». Questa domanda maschera la paura di aprirsi all’Altro, nascondendosi dietro argomentazioni religiose, politiche e sociali per esprimere il rifiuto di chi è diverso. Gesù non cade in questa trappola e continua il dialogo, superando le barriere imposte dall’egoismo umano. Offre un nuovo modo di vivere, una nuova relazione e un’accettazione a prescindere dalle differenze. Samaritani ed ebrei si erano lasciati coinvolgere in discussioni e dispute, usando il luogo di culto come pretesto, come se Dio fosse qualcuno esterno e più interessato alla propria adorazione. Gesù rompe questo ciclo di violenza e rivela che, al di là dei sacrifici esteriori, Dio dimora e risiede nel cuore di ogni persona. Ognuno diventa un santuario di Dio, e quella donna samaritana, peccatrice, disprezzata, è anche un tempio di Dio. Non sarà nutrita da fonti esterne, ma avrà dentro di sé un pozzo che le dà l’acqua della vita. L’armatura che nascondeva le sue ferite e mascherava le sue insicurezze – la sua fragilità, il suo dolore e la sua depressione – è svanita, e ora non deve più superarla con aggressività, falso amore o apparenze ipocrite. Può aprire il suo cuore e scoprire che nel profondo trova la sua fonte di acqua viva: l’amore incondizionato di Dio che la accetta, la ama e le offre una fonte di vita.
Gesù offre il dono di Dio; non giudica la persona. Guarda nel cuore della donna samaritana e lì rivela tutto il suo amore. Non è la sua bellezza esteriore, e nemmeno la bontà di quella donna vuota, a fargliela amare. La tenerezza del Padre che ama tutti, che fa sorgere il suo sole sui buoni e sui cattivi, lo spinge a mostrare la sua misericordia, il suo rispetto e il suo affetto a colei che aveva ricevuto solo briciole. E amando, Gesù libera; offrendo il dono di Dio, salva; e accettando la sua piccolezza, riconosce la dignità della persona. Per questo quella donna samaritana, alzando la testa e camminando con grande sicurezza, si rivolge ai fratelli e alle sorelle per offrire dalla propria sorgente una speranza di vita: «Venite e vedete… che sia lui il Messia?». Supera le proprie paure, si ricostruisce e ora può avvicinarsi ai fratelli e alle sorelle con piena fiducia. Chi ha una sorgente dentro di sé trabocca sempre di fecondità e irradia amore. Non vuole più gli altri egoisticamente per sé; è capace di offrire la Buona Novella e di orientare i suoi sentimenti verso un nuovo amore. Ha capito che la felicità non sta nell’accumulo egoistico di beni per sé, ma nel costruire la felicità degli altri, e contribuisce alla loro scoperta di una nuova vita.
In questa terza domenica di Quaresima, lasciamo che Gesù scopra il nostro io interiore, veda i nostri cuori spezzati, guarisca le nostre ferite e insicurezze. Riconosciamoci come santuari di Dio e scopriamo la nostra fonte di vita.
Signore Gesù, guarda la nostra infinita sete di felicità, di pane e di amore, di liberazione totale, di fraternità e di giustizia, di solidarietà e di diritti umani, e concedici di scoprirti nel profondo dei nostri desideri, affinché possiamo essere ricolmi di te. Amen.
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