Riflessione del Vescovo Enrique Díaz: Dovremmo aspettare qualcun altro?
Terza Domenica di Avvento
Monsignor Enrique Díaz Díaz condivide con i lettori di Exaudi la sua riflessione sul Vangelo di questa domenica, 14 dicembre 2025, dal titolo: “Aspettando un altro?”.
***
Isaia 35:1-6, 10: «Dio stesso viene a salvarci»
Salmo 145: «Vieni, Signore, a salvarci»
Giacomo 5:7-10: «State saldi, perché il Signore è vicino»
Matteo 5:7-10: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?»
Quanto risuonano potenti e piene di speranza le parole che Isaia ci offre questa domenica!: «Rafforzate le mani fiacche, rinfrancate le ginocchia vacillanti. Dite a chi ha il cuore smarrito: “Siate forti, non temete; ecco, il vostro Dio viene a salvarvi con la vendetta e la giustizia”». E inizia a descrivere i segni meravigliosi della presenza del Salvatore tra il suo popolo: i ciechi vedono, i sordi odono, gli zoppi saltano e la lingua del muto canta canti meravigliosi. Mentre il nostro popolo è immerso nel dubbio e nella paura; mentre il crimine e le minacce spezzano anche i più coraggiosi… Il vero discepolo di Gesù contempla le sue opere e continua a confidare unicamente nella sua parola e nella sua presenza salvifica.
Il Vangelo ci sfida a cercare le vere vie. Alcune domande pungono perché nella risposta speriamo di trovare tutta la ragione della vita. Giovanni Battista, che aveva annunciato con coraggio la presenza del Messia, che aveva preteso verità e coerenza dai farisei e dai sadducei quando cercavano di avvicinarsi a lui per essere battezzati, che languisce in prigione per aver denunciato il peccato di Erode, ora ha anche lui i suoi dubbi sull’autenticità del Messia. Forse ha ragione, perché non percepisce le opere di Gesù come le aveva imparate, i suoi connazionali sono delusi, la gente non si converte e i conflitti crescono… Ha forse lottato invano? Per questo invia i suoi messaggeri a chiedere a Gesù. Il Maestro non si sofferma a dare spiegazioni o giustificazioni di un messaggio messianico; Egli semplicemente manda via i messaggeri con questa concisa istruzione: “Andate e riferite a Giovanni ciò che vedete e udite “. Le opere che Gesù presenta ai suoi discepoli non sono atti di vendetta, ma un servizio liberatorio a coloro che hanno bisogno di pienezza di vita. La sua identità è perfettamente allineata con le sue opere che guariscono, restaurano e liberano. Non appare il Messia potente, vendicativo e giusto che il popolo d’Israele desiderava, ma piuttosto il volto misericordioso che si avvicina ai sofferenti; la mano amorevole che solleva i caduti; e la luce che dà nuovi orizzonti e significato a coloro che erano accecati. Egli adempie la profezia di Isaia, rafforzando le mani stanche, raddrizzando le ginocchia vacillanti e incoraggiando i cuori dei deboli con la presenza del Signore.
Il Vangelo di Gesù contiene una teologia della tenerezza che è sempre risanante e liberante. Si esercita nell’agire di tutta la sua persona: con le sue parole, le sue mani, i suoi occhi e, soprattutto, il suo cuore. E diventa tenerezza concreta nell’abbraccio che lenisce, nei baci che redimono, nel cibo che unisce, nei dialoghi che avvicinano, e in ogni singolo contatto. Non è ideologia, non è sottomissione, non è manipolazione; sono gesti liberatori. La sua caratteristica distintiva è un amore appassionato per la vita. I testimoni racconteranno questa lotta contro tutto ciò che blocca la vita, che la mutila o la sminuisce, la sua dedizione ad aiutare le persone a crescere. Ci aspettavamo un Messia simile? Siamo abituati ad altri tipi di priorità; la vita sembra passare in secondo piano, anche se teoricamente la difendiamo. Ci lasciamo travolgere dal turbine del lavoro, dell’ansia e della violenza, e le persone diventano semplici ingranaggi di una società che non si accontenta mai e chiede ogni giorno più vittime. E gli individui e le comunità sono sottoposti a questo vortice che divora e distrugge tutto, che mutila e uccide.
Gesù realizza il sogno di Isaia: gli occhi dei ciechi si aprono, le orecchie dei sordi si sturano e un nuovo canto di speranza viene intonato. È molto più che ideologie o riforme. Cristo offre l’affetto che manca a tante persone nella loro solitudine, nella crisi della vita, nel vuoto interiore, nella disperazione e nella paura. Per rendere il Vangelo una realtà oggi, anche noi dobbiamo offrire affetto, vicinanza amichevole, rispetto e ascolto attento a ogni persona; accogliere e comprendere ogni vita. Altrimenti, non possiamo dire di essere seguaci di Gesù… forse anche noi aspettavamo “qualcun altro” che si occupasse dei nostri desideri, che creasse una religione adatta ai nostri capricci… Ma qui sta la radicalità del Vangelo, che si fa carezza, donazione di sé e solidarietà con i nostri fratelli e sorelle.
Forse non dovremmo chiedere a Gesù se è Lui colui che stiamo aspettando. Dovremmo invece cambiare la domanda: siamo veramente cristiani? Siamo i cristiani che stiamo aspettando? Dovremmo aspettare altri cristiani? La vera domanda è se siamo noi quei cristiani che stiamo aspettando, coloro in cui il Discorso della Montagna ha messo radici profonde e che preferiscono la “follia” del Messia alla prudenza dei potenti che vivono nei palazzi, che indossano abiti lussuosi e che chiudono le finestre per non sentire le grida della gente. La domanda è se non siamo diventati come canne piegate da ogni brezza, dubbio o conforto. Se, invece di condividere la Buona Novella, stiamo criticando, distruggendo e spegnendo il lucignolo fumante. Dobbiamo guardare in profondità dentro di noi per vedere se siamo i cristiani che stiamo aspettando, impegnati per la causa dei poveri, che combattono con cuore aperto contro l’ingiustizia, che denunciano coraggiosamente l’ipocrisia e che sono abbastanza umili da riconoscere i propri difetti prima di giudicare gli altri. Saremo anche noi cristiani come loro o dovremmo aspettare gli altri? È l’Avvento, un tempo per dare veri segni di conversione, amore e fratellanza.
Padre buono, volgi il tuo sguardo al tuo popolo che, nel dolore, attende la venuta del tuo Figlio; concedigli di celebrare il grande mistero del Natale con cuore rinnovato e con immensa gioia. Amen.
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