Richieste ripetute del fondatore spagnolo Fernando Rielo a Marcel Lefebvre
La risposta inesistente che avrebbe cambiato la storia della FSSPX
Nel 1986, Fernando Rielo, fondatore dei Missionari Idente, fu profondamente turbato dalla grave piega che stavano prendendo gli eventi riguardanti Marcel-François Lefebvre, CSSp., un missionario spiritano nell’Africa francofona che non aveva accettato le riforme del Concilio Vaticano II. Questo prelato aveva manifestato ben più che semplici dissensi durante il pontificato di Paolo VI. Rielo aveva seguito questo processo con la comprensibile preoccupazione di chi si sentiva figlio della Chiesa e totalmente fedele al Vicario di Cristo, quale era. Pertanto, nel novembre di quell’anno, il 1986, intervenne direttamente per cercare di dissuadere Lefebvre dallo scisma che stava per attuare.
Come è noto, nel 1970 il prelato aveva fondato la Fraternità Sacerdotale San Pio X e il suo seminario a Ecône con il consenso del Vescovo di Friburgo (Svizzera). Numerosi seminaristi che desideravano una formazione tradizionale preconciliare entrarono nel seminario, che divenne un terreno fertile per le vocazioni. Il problema era che venivano istruiti al di fuori del quadro del Concilio Vaticano II. E negli anni 1974-1976, gli eventi che si susseguirono preannunciarono il peggio. Il 21 novembre 1974, l’Arcivescovo Lefebvre accusò Roma e il Concilio, definendoli di tendenze neomoderniste e neoprotestanti. Fu convocato a comparire davanti ai Cardinali Garrone, Wright e Tabera, ma da quel momento iniziale, la dolorosa rete di eventi continuò a intrecciarsi. Il 29 giugno 1976, fu sospeso dal sacerdozio dopo aver ordinato un gruppo di seminaristi a Ecône. Ma non fece marcia indietro. Ignorando le voci che si levavano a favore di una soluzione della controversia, nel 1986, dopo diversi dibattiti e scontri aperti, Lefebvre aveva continuato, spingendo la sua intransigenza nei confronti della Santa Sede e del Sommo Pontefice troppo oltre.
Nell’ottobre del 1986, criticò aspramente l’incontro ecumenico promosso da Giovanni Paolo II ad Assisi, sminuendo l’importanza di questo evento storico, carico di speranza, e definendolo sincretistico, presagendo gravi pericoli. Poiché il dialogo proposto a questo vescovo dissidente era impossibile, il Papa si rivolse al cardinale Ratzinger, che esortò il prelato a chiedere perdono al Santo Padre, cosa che egli rifiutò di fare. Il 24 ottobre, alla televisione spagnola, aveva descritto l’incontro ecumenico come qualcosa ispirato “all’infernale idea protestante di riformare la dottrina della Chiesa, poi ereditata da giansenisti, modernisti e cattolici liberali”.
In questo contesto, nel novembre del 1986, Fernando Rielo inviò il Superiore Generale, Padre Jesús Fernández, a Ecône, in Svizzera, per consegnare un messaggio e una lettera all’Arcivescovo Lefebvre. Questa e altre lunghe lettere, datate rispettivamente 8 dicembre 1986, 6 gennaio e 22 febbraio 1987, inviate anche durante una seconda visita del legato nello stesso anno, erano certamente commoventi e di straordinaria profondità. Esse rivelavano, insieme al suo dolore, la sua misericordia e la sua speranza nella riconciliazione del prelato con il Santo Padre, nonché la sua tenerezza senza celare la sua fermezza.
Vi supplico di affidare la coscienza della vostra rettitudine nelle mani del Successore di Pietro, Giovanni Paolo II, rinunciando magnanimamente a qualsiasi accordo con lui. Abbandonatevi a lui, con completa rassegnazione, solo la vostra più rigorosa obbedienza a tutto ciò che vi rivelerà: questo è un devoto segno escatologico di una morte mistica che, trovando la sua ricchezza in Gesù Cristo, eleva la vostra dignità umana. La mia supplica è nel nome di un amore divino che, essendo Trinitario, rende il cielo una realtà viva. […] Non aspirate neanche a essere giudicati da un tribunale ecclesiastico: solo il giudizio divino può essere degno della vostra dignità umana. Nient’altro che questo giudizio è degno: ciò che conta in quest’ora della vostra vita è che il vostro cuore sofferente non vi impedisca di offrire il vostro magnanimo sacrificio al Santo Padre. Correte, possenti atleti, a Roma: con il vostro coraggio angelico, abbracciando con spirito di sacrificio il Vicario di Cristo, avrete scritto uno dei capitoli più gloriosi della storia della Chiesa in Francia. I vostri sacerdoti saranno contemplativi di questo sublime mistero del Suo Sacro Cuore. Anche la tradizione dei santi vi sarà grata. Se ciò avverrà, avrò un solo scopo: ottenere i vostri piedi e baciarli con la stessa passione di Cristo.
Naturalmente, egli aveva precedentemente comunicato questa iniziativa per lettera e tramite il suo legato all’arcivescovo Lustiger di Parigi, il quale, assistito dai Missionari Identi, lo informò, come fece in seguito, dei risultati. Il cardinale, a sua volta, trasmise queste informazioni a San Giovanni Paolo II. Ma, alla fine, nonostante le insistenti preghiere e suppliche del fondatore dei Missionari Identi, e persino dopo avergli inviato la formula per chiedere perdono al Santo Padre, le sue speranze di riconciliazione non ebbero successo e, come è noto, l’arcivescovo Lefebvre fu infine scomunicato.
Il prelato rifletté, come aveva promesso al legato del Fondatore, su quanto quest’ultimo gli aveva espresso nelle sue lettere? La risposta è chiara: no. Se lo avesse fatto, la storia della Fraternità Sacerdotale San Pio X sarebbe stata diversa.
Il resto è noto. Benedetto XVI, in cerca di riconciliazione, revocò la scomunica dei vescovi ordinati da Lefebvre nel 1988 senza l’approvazione di Giovanni Paolo II nel 2009. E il 1° luglio 2026, uno scisma ricorrente culminò in questa grave e dolorosa, ma necessaria, sanzione: la scomunica di sei vescovi ordinati senza l’autorizzazione di Papa Leone XIV.
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