“Perché piangi?”: Papa Leone XIV trasforma la domanda del Risorto in un grido contro la distruzione del pianeta
Nella sua Udienza Generale, il Pontefice collega la Risurrezione di Cristo alla cura della casa comune, traendo ispirazione da Maria Maddalena e dall'enciclica Laudato si'
Davanti a oltre 40.000 fedeli riuniti in Piazza San Pietro sotto un cielo autunnale, mercoledì Papa Leone XIV ha tenuto una catechesi vibrante e profetica, collegando la speranza pasquale alla crisi ecologica globale. Nel quadro del suo Ciclo Giubilare, “Gesù Cristo, nostra speranza”, il Successore di Pietro ha trasformato l’incontro di Maria Maddalena con il Signore Risorto in un potente invito all’azione: “La salvaguardia del creato richiede una profonda conversione ecologica, perché il Paradiso non è perduto… è stato ritrovato!”
Il giardiniere che rende nuove tutte le cose
Riprendendo il Vangelo di Giovanni, Leone XIV ha ricordato la scena dell’alba di Pasqua: Maria Maddalena, in lacrime, scambia Gesù risorto per il giardiniere del giardino dove era stato sepolto. “Non aveva tutti i torti!”, ha esclamato il Papa con un sorriso che ha suscitato applausi. Perché Cristo, deposto nella terra come un seme, germoglia per dare frutto abbondante e restaura il Giardino dell’Eden perduto a causa del peccato originale.
«Perché piangi? Chi cerchi?», chiede Gesù a Maria Maddalena… e, attraverso di lei, a ciascuno di noi oggi. Queste parole, ha spiegato il Papa, ci interpellano di fronte «al grido della terra e al grido dei poveri». Solo ascoltando il nostro nome pronunciato dall’«Uomo nuovo» – il Risorto che dice: «Io faccio nuove tutte le cose» (Ap 21,5) – scopriamo la nostra missione: coltivare e custodire il creato.
Laudato si’ è più viva che mai
In un chiaro omaggio all’eredità di Francesco, Leone XIV citò ampiamente l’enciclica Laudato si’: “Se l’umanità non è custode del giardino, ne diventa la distruttrice”. E avvertì con forza: la cultura ecologica “non può ridursi a risposte urgenti e parziali al degrado ambientale, all’esaurimento delle risorse o all’inquinamento”. Ciò che serve, insisteva, è “una prospettiva diversa, un modo diverso di pensare, una politica diversa, un programma educativo, uno stile di vita diverso e una spiritualità diversa che generino resistenza alla distruzione”.
«La morte e la risurrezione di Gesù sono il fondamento di una spiritualità di ecologia integrale», ha affermato. Senza questa radice pasquale, «le parole della fede si staccano dalla realtà e le parole della scienza rimangono fuori dal cuore».
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Convertirsi ancora e ancora: dalla valle delle lacrime alla Nuova Gerusalemme
Il gesto di Maria Maddalena di rivolgersi a Gesù è diventato, nelle parole del Papa, l’icona perfetta della conversione ecologica: «Solo attraverso conversione dopo conversione possiamo passare da questa valle di lacrime alla Nuova Gerusalemme». Un cammino che inizia nel cuore, ma che «cambia la storia, ci impegna pubblicamente e attiva una solidarietà che protegge persone e creature dall’avidità dei lupi, nel nome dell’Agnello-Pastore».
Leone XIV non perse l’occasione di salutare i milioni di giovani e di persone di buona volontà che avevano già ascoltato «il grido dei poveri e della terra». «Tanti cercano una nuova armonia con il creato!», esclamò.
Un’ultima preghiera che ha echeggiato nella Piazza
Concludendo la sua catechesi, il Papa ha rivolto un appello pieno di speranza: «Che lo Spirito ci doni la capacità di ascoltare la voce di chi non ha voce. Allora vedremo ciò che i nostri occhi non riescono ancora a vedere: quel giardino, quel Paradiso che possiamo raggiungere solo accogliendo e realizzando il nostro compito».
Al termine dell’Udienza, dopo il consueto giro in papamobile e le benedizioni ai bambini e agli ammalati, il Papa ha ricordato la Giornata Pro Orantibus e ha atteso con ansia la Giornata mondiale dedicata all’infanzia, prevista per settembre 2026.
Con questa catechesi, Leone XIV ha rimesso l’ecologia integrale al centro del messaggio cristiano, dimostrando che la Risurrezione non è solo un evento del passato: è il seme che può far rifiorire oggi il nostro pianeta ferito. Un messaggio che senza dubbio risuonerà ben oltre le mura vaticane.
Testo completo:
LEONE XIV
UDENZA GENERALE
Piazza San Pietro
Mercoledì, 19 novembre 2025
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Ciclo di Catechesi – Giubileo 2025. Gesù Cristo nostra speranza IV. La Risurrezione di Cristo e le sfide del mondo attuale 5. Spiritualità pasquale ed ecologia integrale
Cari fratelli e sorelle, buongiorno e benvenuti!
Stiamo riflettendo, in questo Anno giubilare dedicato alla speranza, sul rapporto fra la Risurrezione di Cristo e le sfide del mondo attuale, ossia le nostre sfide. Talvolta anche a noi Gesù, il Vivente, vuole chiedere: «Perché piangi? Chi cerchi? Le sfide, infatti, non si possono affrontare da sol e le lacrime sono un dono di vita quando purificano i nostri occhi e liberano il nostro sguardo.
L’evangelista Giovanni suggerisce alla nostra attenzione un dettaglio che non abbiamo riscontrato negli altri Vangeli: piangendo vicino alla tomba vuota, la Maddalena non riconobbe subito Gesù risorto, ma pensiero che fosse il custode del giardino. In effetti, già narrando la sepoltura di Gesù, al termine del venerdì santo, il testo era molto preciso: «Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quele nessuno era stato ancora posto. Là dunque, poiché era il giorno della Parasceve dei Giudei e dato il sepolcro era vicino, posero Gesù» ( Gv 19,40-41).
Si conclude così, nel ritmo del sabato e nella bellezza di un giardino, la drammatica lotta fra tenebre e luz scatenatasi col tradimento, l’arresto, l’abbandono, la condanna, l’umiliazione e l’uccisione del Figlio, che «avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amavano fine alla fine» ( Gv 13.1). Coltiverò e custodirò l’orto e il compito originario (cfr Gen 2,15) che Gesù ha portato in tavola. La sua ultima parola sulla croce – «È compiuto» ( Gv 19,30) – invita ciascuno a ritrovare lo stesso compito, il suo compito. Per questo, «chinato il capo, consegno lo spirito» (v. 30).
Cari fratelli e sorelle, Maria Maddalena, allora, non sbagliò del tutto, credendo di trovare il custode del giardino! Doveva, in effetti, riascoltare il proprio nome e comprendere il proprio compito dall’Uomo nuovo, che in un altro testo Giovanneo dice: «Ecco, io faccio nuove tutte le cose» ( Ap 21,5). Papa Francesco, con l’Enciclica Laudato si’ , ha indicato l’estremo bisogno di protezione contemplativa: non è lui il custode del giardino, dell’essere umano e della devastazione. La speranza cristiana, dunque, risponde a tutte le sfide con tutti gli esseri umani e si impegna a trattenere nel giardino in cui il Crocifisso è stato deposto come un seme, per risorgere e portare molto frutto.
Il Paradiso non è perduto, ma ritrovato. La morte e la risurrezione di Gesù, così, sono fondamento di una spiritualità dell’ecologia integrale, fuori dalla quale le parole della fede restano senza presa sulla realtà e le parole delle scienze rimangono fuori dal cuore. «La cultura ecologica non si può ridurre a una serie di risposte urgenti e parziali ai problemi che si presentano riguardo al degrado ambientale, all’esaurimento delle riserve naturali e all’inquinamento. Dovrebbe essere uno sguardo diverso, un pensiero, una politica, un programma educativo, uno stile di vita e una spiritualità che diano forma ad una resistenza» (Laudato si’, 111).
Per questo, parliamo di una conversione ecologica, che i cristiani non possono separare da quell’inversione di rotta che seguire Gesù richiede loro. Ne è segno il voltarsi di Maria, in quel mattino di Pasqua: solo di conversione in conversione passiamo da questa valle di lacrime alla Gerusalemme nuova. Tale passaggio, che inizia nel cuore ed è spirituale, modifica la storia, ci impegna pubblicamente, attiva solidarietà che fin d’ora proteggono persone e creature dalle brame dei lupi, nel nome e in forza dell’Agnello Pastore.
Così, i figli e le figlie della Chiesa possono oggi incontrare milioni di giovani e di altri uomini e donne di buona volontà che hanno ascoltato il grido dei poveri e della terra lasciandosene toccare il cuore. Sono molte anche le persone che desiderano, attraverso un più diretto rapporto col creato, una nuova armonia che le porti oltre tante lacerazioni. D’altra parte, ancora «i cieli narrano la gloria di Dio, l’opera delle sue mani annuncia il firmamento. Il giorno al giorno ne affida il racconto e la notte alla notte ne trasmette notizia. Senza linguaggio, senza parole, senza che si oda la loro voce, per tutta la terra si diffonde il loro annuncio e ai confini del mondo il loro messaggio» (Sal 18,1-4).
Lo Spirito ci dia la capacità di ascoltare la voce di chi non ha voce. Vedremo, allora, ciò che ancora gli occhi non vedono: quel giardino, o Paradiso, cui andiamo incontro soltanto accogliendo e portando a compimento ciascuno il proprio compito.
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Saluti
Dopodomani, 21 novembre, memoria liturgica della Presentazione della Beata Vergine Maria, si celebrerà in tutta l’Italia la Giornata “Pro Orantibus”. Non manchi a tutti i fratelli e le sorelle di vita contemplativa la concreta solidarietà e l’aiuto efficace della comunità ecclesiale per assicurare ad essi la sopravvivenza e la continuità del loro silenzioso, fecondo e insostituibile apostolato.
Rivolgo un cordiale benvenuto ai soci della lingua italiana, in particolare ai saluti e ai partecipanti al Convegno Internazionale sullo Scautismo, all’Associazione Testimonianza Volontaria Italiana, al Gruppo Propeller Club Italiano, alla Marina Militare di Taranto, al Comando Territoriale Nazionale delle Forze Armate, ai membri dell’Esercito Italiano, alle Scuole delle Maestre Pie Venerini, al gruppo UNITALSI, agli studenti di Lauria e a quelli di Arena Bianca.
Desidero ricordare i pescatori, in occasione della Giornata Mondiale della Pesca, che sarà ricordata prossimamente: Maria, Stella del mare, proteggi i pescatori e le loro famiglie. Il mio pensiero va anche ai Bambini, che hanno trovato il dono nella Giornata a loro dedicata dal 25 al 27 settembre 2026.
Accolgo, infine, con affetto i giovani, i malati e gli sposi novelli. La domenica prossima, ultima del tempo ordinario, celebreremo la solennità di Cristo, re dell’Universo. Caro Giovani, metti Gesù al centro della tua vita. Cristo, che ha dato alla Croce un trono regale, insegni a voi, cari malati, per comprendere il valore redentore della sofferenza vissuta in unione a Lui. Vi invito, cari sposi novelli, a porre Gesù al centro del vostro cammino matrimoniale.
A tutti la mia benedizione!
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