23 Febbraio, 2026

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Patrologia, Nicea e Sant’Agostino, Cooperatori della Verità

Il pensiero patristico nel pontificato di Leone XIV: Nicea, Sant'Agostino e la difesa completa della Verità Rivelata

Patrologia, Nicea e Sant’Agostino, Cooperatori della Verità

Il periodo noto come Patristica, che va indicativamente dal I al VI secolo, l’età d’oro della fede e della Chiesa, studiato dalla scienza teologica della Patrologia, tra le altre ragioni, è oggi di grande rilevanza grazie al ministero petrino del nuovo Papa Leone XIV. Come è noto, il Papa è influenzato e citato da Sant’Agostino, il più importante Santo Padre della Chiesa di quell’epoca e, insieme a San Tommaso d’Aquino, da tutta la storia della fede e della Chiesa, della teologia e del pensiero in generale. Si potrebbe persino menzionare il nome di San Leone Magno in relazione al nostro attuale Papa.

La Patristica, con Sant’Agostino o San Leone Magno, che costituisce la Tradizione del Cristianesimo cattolico ed è stata messa in luce (tra gli altri) da J. Ratzinger e Benedetto XVI, è essenziale in questa vita di fede e di Chiesa, poiché è stata quella che ha custodito, protetto e approfondito la verità rivelata da Dio in Gesù Cristo. Ciò si riflette nell’eredità di tutti questi santi padri, che hanno contribuito a Concili come quello di Nicea, di cui ora commemoriamo il 1700° anniversario. In quest’epoca dei santi padri e dei loro Concili, come quello di Nicea, la fede e la Chiesa, in questa cooperazione con la verità, hanno dovuto confrontarsi con errori, deviazioni e altre ideologizzazioni della Rivelazione di Dio.

In questo senso, questi Santi Padri e (molti di loro) Dottori della Chiesa si sono opposti a coloro che negavano la divinità di Gesù Cristo, il Figlio Eterno che, con il Padre e lo Spirito, ci rivela il Dio Trinitario (cfr. Sant’Agostino, De Trinitae), come avvenne con l’arianesimo. In questo modo, il mistero e la verità centrale dell’Incarnazione vengono consolidati. Gesù Cristo, della stessa natura divina del Padre, ci rivela il Dio umanizzato, umile e povero (cfr. Sant’Agostino, Sermone 239. PL 38, 1128). Egli è il Dio vivo e vero che abbraccia fraternamente, con la sua compassionevole misericordia e solidarietà, tutta la realtà umana, le sofferenze, i mali e le ingiustizie che l’umanità subisce, per salvarci e liberarci integralmente. A questo proposito, poi ripreso nella Tradizione della fede e della Chiesa, Sant’Agostino, con la sua spiritualità e la sua etica, mette in luce la sostanziale importanza degli affetti, del cuore, dell’amore (eros-agape), che si esprime nella carità, inscindibile dalla giustizia. Le Confessioni, sicuramente l’opera più nota del santo d’Ippona e, per così dire, il primo trattato di una vera psicologia ispirata dalla fede, esemplificano molto bene cosa siano questa ragione e questa intelligenza cordiale; quella conoscenza e quell’amore che si alimentano reciprocamente, insieme all’unità inscindibile di fede e comprensione, in opposizione a ogni fideismo e razionalismo empirico-positivista. “Vedi la Trinità se vedi l’amore”, scriveva Sant’Agostino (Benedetto XVI, Deus caritas est 19).

In questa linea, come ha sottolineato Francesco, questi pregiudizi e ideologizzazioni della fede che questi santi padri hanno affrontato rimangono validi. Come lo gnosticismo o il docetismo, con le loro varianti manichee o, più tardi, cataro-albigesi, che, con la loro antropologia negativa in quel dualismo che contrappone il materiale corporeo (il male) allo spirituale o all’anima (il bene), negano questa Incarnazione di Dio in Cristo. Nel caso gnostico, come si può vedere, essi rifiutano piuttosto l’umanità di Gesù, vero essere umano e Dio con la sua duplice natura umano-divina.

Quindi, la Patristica ha trasmesso come Dio in Gesù si sia umanizzato (abbassato) per divinizzarci, per rivelarci la nostra identità di immagine e somiglianza e figli di Dio; con questo principio che ciò che non viene assunto in solidarietà, come fa Cristo, il Verbo Incarnato, non può essere salvato. Dio in Gesù, con la sua piena fraternità e solidarietà, condivide la nostra carne, la nostra costitutiva dimensione materiale, fisica e corporea, certamente segnata o ferita dal peccato, ma costituita dalla bontà, dalla bontà e dall’amore che Dio Padre, il Creatore, attraverso la sua Parola (il Logos Cristo), ha originariamente impresso in tutta la sua creazione, nell’intero universo.

Dio in Gesù è presente in tutto il cosmo e, in modo unico, in ogni essere umano, specialmente nei poveri, nelle vittime e nei crocifissi della terra che, uniti all’Eucaristia, sono veri sacramenti (presenze) del Cristo incarnato, umile, povero e crocifisso (Mt 25,31-46). Questo è un insegnamento costante dei Santi Padri, ad esempio in San Leone Magno (cfr. Sermoni VI, IX e X. PL 54, 157, 162, 165-166). Da tutti questi fondamenti teologici o teologici, ugualmente opposti al pelagianesimo, con sant’Agostino e altri Padri, viene sottolineato il significato soprannaturale della Grazia di Dio, che ci porta la salvezza universale e integrale.

Questa Grazia, con i suoi doni teologali e le virtù di amore e carità, fede e speranza rivelate e incarnate in Gesù; con il Dono del Regno e la sua giustizia, la sua vita e storia salvifica (liberatrice) da ogni male, peccato e ingiustizia. Questo Dono (Grazia) di Dio effuso da Cristo incarnato, crocifisso e risorto per il suo Regno, con tutto ciò che abbiamo detto finora, sottolineiamo che questi sono i pilastri che sostengono (rendono possibile) la vita e l’azione di fede, l’azione missionaria, evangelizzatrice, morale e sociale.

Infatti, qui abbiamo un altro dei tesori lasciati in eredità dai Santi Padri con Sant’Agostino: la sua dottrina sociale (patrologia), sconosciuta, nascosta o persino distorta, chiave di ciò che continuerà a essere trasmesso da quella che è nota come Dottrina Sociale della Chiesa (DSC). Da questo fondamento teologico che costituisce l’umanesimo ispirato dalla fede, i Santi Padri dimostreranno, proteggeranno e difenderanno questa sacra e inviolabile vita e dignità delle persone, dei popoli e, preferibilmente, dei poveri o delle vittime.

In quest’epoca patristica, fin dai suoi primi scritti o dalle sue origini, come la Didaché (l’Insegnamento dei Dodici Apostoli), emergono queste chiavi e valori o principi essenziali e non negoziabili, che vengono comunicati oggi dal DSI nella sua ecologia integrale con una bioetica globale. Ovvero, il rispetto e la cura che proteggono ogni vita umana, dalla fecondazione e dal concepimento fino alla morte naturale, i poveri, la famiglia, plasmata da quell’amore fecondo e fedele dell’uomo per la moglie e i figli (cfr. De coniugiis adulterinis di Sant’Agostino), e ogni essere creato.

La patrologia sociale sottolinea che queste realtà sociali, come la famiglia o l’economia (il mercato), e lo stato politico con le sue autorità (leggi), devono essere al servizio di questa legge morale, naturale e spirituale integrale che si prende cura e rispetta questa natura umana integrale (antropologia). E quando queste realtà sociali e storiche, intrinseche all’umano per la sua intrinseca socialità, non servono alla vita e alla dignità della persona, al bene comune e alla giustizia per i poveri, diventano immorali, ingiuste e anti-evangeliche – anti-Regno. Pertanto, non si deve obbedire loro; al contrario, bisogna resistergli, contrastarli e trasformarli affinché si conformino al Regno di Dio con i suoi doni di vita, pace e giustizia liberatrice.

A questo proposito, Sant’Agostino fu un precursore di tutta questa filosofia e teologia della storia o della politica, dove la Grazia dell’Amore di Dio, con la sua salvezza liberatrice e integrale, si confronta con il peccato, l’egoismo e l’ingiustizia che danneggiano o opprimono la realtà storica. Come spiega il Dottore della Grazia nella sua celebre opera su questi temi, La Città di Dio, “uno Stato che non fosse governato secondo giustizia si ridurrebbe a una grande banda di ladri (De Civitate Dei, IV, 4)”, affermò una volta Agostino (Benedetto XVI, Deus caritas est, 28).

In questo modo, queste realtà sociali, politiche ed economiche devono servire i bisogni, le capacità e lo sviluppo umano integrale degli individui, dei popoli e dei poveri. Pertanto, il principio del destino universale dei beni, che Dio ha creato e destinato a tutta l’umanità, ha la priorità sulla proprietà, che possiede sempre questo ineludibile carattere sociale e solidale, ma al tempo stesso personale (cfr. San Leone Magno, Sermone XX. PL 54, 189). Questo è ben insegnato dalle Scienze Sociali attraverso Papi come San Paolo VI, San Giovanni Paolo II e Francesco. «La tradizione cristiana non ha mai sostenuto il diritto alla proprietà come assoluto e intoccabile. Al contrario, lo ha sempre inteso nel contesto più ampio del diritto comune di tutti a usare i beni di tutto il creato: il diritto alla proprietà privata come subordinato al diritto all’uso comune, alla destinazione universale dei beni» (Laborem exercens 14; cfr. Fratelli tutti 120).

Per tutto questo, esercitando il loro vitale ministero profetico, i Santi Padri, con Sant’Agostino, hanno reso visibile e denunciato il male, il peccato, il furto e l’ingiustizia della ricchezza – l’essere ricchi, queste idolatrie del possedere e del possedere che sono anteposte all’essere, causa di tutte queste disuguaglianze e ingiustizie sociali. Come afferma Sant’Agostino, insieme ad altri Santi Padri, «Le ricchezze sono ingiuste (Lc 14,9) o perché le hai acquisite ingiustamente, o perché sono esse stesse ingiuste, poiché tu hai e un altro non ha, tu abbondi e un altro vive in miseria… Gli altri beni che sono superflui per te sono necessari agli altri. I beni superflui dei ricchi sono necessari ai poveri. E ogni volta che possiedi qualcosa di superfluo, possiedi qualcosa che appartiene ad altri» (Sant’Agostino, PL 36, 552).

Chiaramente, il Concilio Vaticano II insegna: «Questo è il sentimento dei Padri e dei Dottori della Chiesa, i quali hanno insegnato che gli uomini sono tenuti a soccorrere i poveri, e certamente non solo con beni superflui. Chi si trova in estremo bisogno ha il diritto di prendere dalle ricchezze altrui ciò di cui ha bisogno per sé. Poiché oggi nel mondo tanti sono oppressi dalla fame, il Santo Concilio esorta tutti, singoli e autorità, ricordando il detto dei Padri: “Date da mangiare agli affamati, perché se non li nutrite, li uccidete”, a condividere e offrire realmente i propri beni, secondo le proprie possibilità. Anzitutto, aiutando i poveri, sia singoli che popoli, affinché possano aiutare e sviluppare se stessi» (Gaudium et Spes 69).

In questo spirito, San Paolo VI continua a comunicarci la Parola di Dio insieme a tutta questa Tradizione dei Santi Padri: «Se uno ha ricchezze di questo mondo e vede il suo fratello nel bisogno e gli chiude il proprio cuore, come potrebbe l’amore di Dio abitare in lui?» (1 Gv 3,17). È noto con quanta fermezza i Padri della Chiesa abbiano chiarito quale debba essere l’atteggiamento di chi possiede nei confronti di chi è nel bisogno: «Ciò che dai ai poveri non è tuo», dice Sant’Ambrogio, «ma ciò che dai ai poveri appartiene a loro. Infatti, ciò che è stato dato per l’uso di tutti, te lo appropri. La terra è stata data a tutti, non solo ai ricchi». Vale a dire, la proprietà privata non costituisce un diritto incondizionato e assoluto per nessuno. Non c’è motivo di riservare a un uso esclusivo ciò che trascende il proprio bisogno quando ad altri manca il necessario. In una parola, «il diritto di proprietà non deve mai essere esercitato a scapito del bene comune, secondo la dottrina tradizionale dei Padri della Chiesa e dei grandi teologi». Se sorge un conflitto «tra i diritti privati ​​acquisiti e le esigenze primordiali della comunità», spetta alle autorità pubbliche «cercare una soluzione con la partecipazione attiva dei singoli e dei gruppi sociali» (Populorum Progressio 23).

Per concludere questa patrologia sociale, come prosegue Francesco, tutto questo «è riassunto da san Giovanni Crisostomo, il quale affermava che «non condividere i propri beni con i poveri significa derubarli e togliere loro la vita. I beni che abbiamo non sono nostri, ma loro»; o, con le parole di san Gregorio Magno: «Quando diamo ai poveri le cose indispensabili, non diamo loro le nostre cose, ma restituiamo loro ciò che è loro»… Faccio ancora una volta mie e propongo a tutti alcune parole di san Giovanni Paolo II, la cui forza forse non è stata percepita: «Dio ha dato la terra a tutto il genere umano perché sostenti tutti i suoi abitanti, senza escludere nessuno e senza privilegiare nessuno» (Fratelli tutti 119).

Agustín Ortega

Nacido en Las Palmas de Gran Canaria, España. Agente de Desarrollo Local (ADL), Animación Sociocultural y Habilidades Sociales. trabajador social, experto en Intervención Social Integral y doctor en la rama de Ciencias Sociales (Dpto. de Psicología y Sociología, Formación del profesorado, ULPGC). Ha cursado asimismo los estudios de licenciatura y posgrado-máster en Filosofía (Magister Universitario Cum Laude, IVCH) y Teología (ISTIC), Experto Universitario en Moral (Ética Filosófica y Teológica) y Derecho (UNED), doctor en Humanidades y Teología (Cum Laude, UM). Profesor e investigador en diversas universidades e instituciones académicas latinoamericanas, pontificias, católicas y seminarios mayores diocesanos. Investigador asociado de la Universidad Anáhuac (México). Es miembro de la Sociedad Peruana de Filosofía. Autor de numerosas publicaciones, artículos y libros.