Papa Leone XIV: «Uscite!» dalla tomba dell’egoismo e del materialismo
Angelo della Quinta Domenica di Quaresima: La riflessione sulla risurrezione di Lazzaro ci invita a liberarci da ciò che imprigiona il cuore e ad aprirci all'amore infinito di Cristo
Il 22 marzo 2026, in Piazza San Pietro, Papa Leone XIV ha pronunciato il suo discorso prima della preghiera dell’Angelus davanti a migliaia di fedeli e pellegrini, commentando il Vangelo della Quinta Domenica di Quaresima: la risurrezione di Lazzaro (Gv 11,1-45). In un messaggio carico di speranza quaresimale, il Pontefice ha sottolineato che questo brano non solo rivela la vittoria di Cristo sulla morte, ma costituisce anche un appello urgente a liberarci dalle “tombe” spirituali che ci imprigionano nella vita quotidiana.
Il Papa ha sottolineato come Gesù, presso la tomba dell’amico Lazzaro, proclamò: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno» (Gv 11,25-26). Questa proclamazione, ha spiegato, è segno del dono della vita eterna ricevuto nel Battesimo e anticipazione della Pasqua che si avvicina. Con la Settimana Santa ormai alle porte, ha invitato tutti a meditare sui misteri della Passione, Morte e Risurrezione del Signore per comprenderne il profondo significato e aprirsi pienamente alla grazia.
Nel contesto del mondo odierno, segnato da un’incessante ricerca di novità, Papa Leone XIV ha riflettuto sulla “sete interiore” che dimora in ogni persona. Molti sacrificano tempo, energie e valori alla ricerca di fama, beni materiali, divertimenti o relazioni fugaci, ma “nulla di ciò che è creato può placare la nostra sete interiore, perché siamo fatti per Dio e non troviamo pace finché non riposiamo in Lui”, ci ha ricordato, citando Sant’Agostino (Confessioni, I,1).
Il nucleo del messaggio era un potente invito alla conversione: la storia di Lazzaro ci esorta ad ascoltare questo profondo bisogno e, con la forza dello Spirito Santo, a liberare i nostri cuori da «abitudini, condizionamenti e modi di pensare che, come grandi pietre, ci imprigionano nelle tombe dell’egoismo, del materialismo, della violenza e della superficialità». In questi spazi, ammoniva, «non c’è vita, ma solo disorientamento, insoddisfazione e solitudine».
Gesù, con il suo grido «Vieni fuori!» (Gv 11,43), non solo ha risuscitato Lazzaro dai morti, ma rivolge oggi lo stesso appello a ciascuno di noi: «Anche a noi Gesù grida: “Venite fuori!”, invitandoci a uscire, rinnovati dalla sua grazia, da quegli spazi angusti, per camminare nella luce dell’amore, come uomini e donne nuovi, capaci di sperare e di amare secondo il modello della sua infinita carità, senza calcoli e senza limiti».
Infine, il Papa ha affidato queste santità alla Vergine Maria: «con la sua fede, la sua fiducia, la sua fedeltà, perché anche in noi si rinnovi ogni giorno la luminosa esperienza dell’incontro con il Figlio risorto». Così, Leone XIV ha concluso la sua riflessione invitando tutti a prepararsi alla Pasqua con un cuore libero e aperto al dono trasformatore di Cristo.
Testo integrale dell’Angelus:
PAPA LEONE XIV
ANGELUS
Piazza San Pietro
V Domenica di Quaresima, 22 marzo 2026
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Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
In questa quinta domenica di Quaresima, nella Liturgia viene proclamato il Vangelo della risurrezione di Lazzaro (cfr Gv 11,1-45).
Nell’itinerario quaresimale, questo è un segno che parla della vittoria di Cristo sulla morte e del dono della vita eterna, che riceviamo con il Battesimo (cfr Catechismo della Chiesa Cattolica, 1265). Gesù oggi dice anche a noi, come a Marta, la sorella di Lazzaro: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno» (Gv 11,25-26).
La Liturgia ci invita così a rivivere in questa luce, nella Settimana Santa ormai imminente, gli eventi della Passione del Signore – l’ingresso a Gerusalemme, l’ultima Cena, il processo, la crocifissione, la sepoltura – per coglierne il senso più autentico e aprirci al dono di grazia che racchiudono.
È infatti in Cristo Risorto, vincitore della morte e vivente in noi per la grazia del Battesimo, che tali avvenimenti trovano il loro compimento, per la nostra salvezza e pienezza di vita.
La sua grazia illumina questo mondo, che sembra in continua ricerca di novità e di cambiamento, anche a costo di sacrificare cose importanti – tempo, energie, valori, affetti – come se fama, beni materiali, divertimenti, relazioni effimere, potessero riempirci il cuore o renderci immortali. È il sintomo di un bisogno di infinito che ciascuno di noi porta in sé, la cui risposta però non può essere affidata a ciò che passa. Niente di finito può estinguere la nostra sete interiore, perché noi siamo fatti per Dio e non troviamo pace finché non riposiamo in Lui (cfr Confessiones, I, 1.1).
Il racconto della risurrezione di Lazzaro, allora, ci invita a metterci in ascolto di tale profondo bisogno e, con la forza dello Spirito Santo, a liberare i nostri cuori da abitudini, condizionamenti e modi di pensare che, come macigni, ci chiudono nel sepolcro dell’egoismo, del materialismo, della violenza, della superficialità. In questi luoghi non c’è vita, ma solo smarrimento, insoddisfazione e solitudine.
Anche a noi Gesù grida: «Vieni fuori!» (Gv 11,43), spronandoci a uscire, rigenerati dalla sua grazia, da tali spazi angusti, per camminare nella luce dell’amore, come donne e uomini nuovi, capaci di sperare e amare sul modello della sua carità infinita, senza calcoli e senza misura.
La Vergine Maria ci aiuti a vivere così questi giorni santi: con la sua fede, con la sua fiducia, con la sua fedeltà, perché si rinnovi anche per noi, ogni giorno, l’esperienza luminosa dell’incontro col suo Figlio risorto.
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Dopo l’Angelus
Cari fratelli e sorelle,
continuo a seguire con sgomento la situazione in Medio Oriente, così come in altre regioni del mondo lacerate dalla guerra e della violenza. Non possiamo rimanere in silenzio di fronte alla sofferenza di così tante persone, vittime inermi di questi conflitti. Ciò che li ferisce, ferisce l’intera umanità. La morte e il dolore provocati da queste guerre sono uno scandalo per tutta la famiglia umana e un grido al cospetto di Dio! Rinnovo con forza l’appello a perseverare nella preghiera, affinché cessino le ostilità e si aprano finalmente cammini di pace fondati sul dialogo sincero e sul rispetto della dignità di ogni persona umana.
Oggi a Roma si svolge la grande Maratona, con tantissimi atleti provenienti da tutto il mondo. Questo è un segno di speranza! Possa lo sport tracciare sentieri di pace, di inclusione sociale e di spiritualità.
Rivolgo di cuore il mio saluto a tutti voi, romani e pellegrini di vari Paesi, in particolare a quelli venuti dalla diocesi di Córdoba in Spagna.
Accolgo con gioia i fedeli di Belluno e Pordenone, di Crotone e della parrocchia di Santa Maria delle Grazie in Roma. Saluto i giovani di Nave, diocesi di Brescia, il gruppo di cresimandi della diocesi di Firenze e i rappresentanti dell’Associazione Direttori di Albergo.
Auguro a tutti una buona domenica!
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