05 Luglio, 2026

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Papa Leone XIV: “L’umiltà come via”

“Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi”: l’invito alla semplicità e al conforto nell’Angelus

Papa Leone XIV: “L’umiltà come via”

Il 5 luglio 2026, Papa Leone XIV ha offerto una profonda riflessione durante la preghiera dell’Angelus, soffermandosi sull’invito di Gesù: “Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò riposo”. Nel suo discorso, il Pontefice ha sottolineato che la vera saggezza non risiede nella complessità, ma nell’umiltà e nella capacità di donarsi agli altri, specialmente ai “piccoli”.

Il Papa ha sottolineato che il “giogo” di Cristo, lungi dall’essere un peso, è la via per la pace interiore. Ha invitato i fedeli a contemplare la croce non come simbolo di sconfitta, ma come suprema espressione di amore e di donazione di sé, che costituisce l’essenza della vita cristiana di fronte alle lotte e alle sofferenze quotidiane.

Un tempo di preghiera e di vicinanza con il mondo

Oltre alle sue parole sull’umiltà, Papa Leone XIV ha rivolto un pensiero speciale al popolo venezuelano, duramente colpito dal recente terremoto. Il Pontefice ha offerto le sue preghiere per le vittime e ha chiesto al Signore di sostenere l’intera nazione in questo momento di dolore e di prova.

Dopo la preghiera dell’Angelus, è stato annunciato l’inizio ufficiale della pausa estiva del Papa. Si trasferirà nella residenza di Castel Gandolfo per tutto il mese di luglio. Questo trasferimento rappresenta una pausa dalla sua consueta agenda, che gli permetterà di dedicare questo tempo alla preghiera, alla riflessione e al riposo nella tranquillità della residenza papale.

I fedeli, provenienti da diverse parti del mondo, hanno accolto con gratitudine la benedizione del Santo Padre, che segna l’inizio di un mese in cui la figura di Papa Leone XIV manterrà la sua vicinanza spirituale, anche nella serenità dei giardini e delle stanze di Castel Gandolfo.

Le parole complete del Papa durante l’Angelus:

PAPA LEONE XIV

ANGELUS

Piazza San Pietro
Domenica, 5 luglio 2026

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Cari fratelli e sorelle, buona domenica!

Il Vangelo della liturgia odierna (Mt 11,25-30) ci invita a condividere la lode che Gesù eleva al Padre, «Signore del cielo e della terra» (v. 25). Il Figlio di Dio, fatto uomo, manifesta il suo amore coinvolgendo ogni creatura in questo rendimento di grazie.

La semplicità di un gesto così spontaneo e gioioso corrisponde allo stile di Dio, che ama rivelarsi «ai piccoli», mentre resta nascosto «ai sapienti e ai dotti» (cfr v. 25). Costoro, infatti, sono talmente pieni delle proprie idee che non riconoscono la presenza di Cristo, il Messia che visita il suo popolo. L’umana sapienza diventa allora arroganza e la dottrina degrada in superbia. La vera sapienza di Dio si rivela invece nell’umiltà della carne e il suo insegnamento si rivolge a quanti fanno più fatica: «Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi» (v. 28), dice il Signore. Andare da Gesù significa corrispondere al suo amore e condividere la sua vita fino alla croce, come ci ha spiegato Egli stesso: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi sé stesso, prenda la sua croce e mi segua» (Mt 16,24). Proprio il dono di sé per amore è il “giogo” di Gesù (cfr Mt 11,29), cioè la sintesi del suo insegnamento, il cuore della sua sapienza, ardente di carità verso tutti.

Fratelli e sorelle, come può essere “leggero” e “dolce” il peso della croce (cfr v. 30)? Per una sola ragione: perché il Signore lo porta per primo e con tutti noi, senza mai lasciarci soli in ciò che ci abbatte. Da autentico maestro, Gesù si fa carico dell’umanità ferita dal male, per prendersene cura. La sapienza che Egli ci dona è allora un annuncio di salvezza e il suo giogo ci solleva da ogni caduta. Alla sequela di Cristo, il nostro cammino non è dunque un’ascesi che mortifica: è una scuola di libertà, che prende sul serio il dramma della storia e ne illumina sempre il senso, soprattutto nei momenti più oscuri. Difatti, solo nella croce di Gesù il male viene redento: solo nella sua passione la nostra stanchezza mortale trova conforto e riscatto.

Nella schiavitù, Cristo è liberazione. Sotto il flagello della guerra, Cristo è speranza. Nell’ora del peccato, Cristo è perdono. Questa è la vera sapienza, cioè la via che vogliamo percorrere insieme, uniti come discepoli nel suo nome. Gesù ce la insegna da Figlio, diventando nostro fratello: con la forza dello Spirito Santo, Egli stesso manifesta alla Chiesa la verità di Dio e dell’uomo, perché «nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo» (v. 27).

Carissimi, mentre ringraziamo il Signore per questa sua confidenza piena d’amore, chiediamo l’intercessione di Maria, Regina della pace, per il bene della Chiesa e del mondo intero.

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Dopo l’Angelus

Cari fratelli e sorelle,

giovedì scorso, 2 luglio, nel Santuario di Tac Say in Vietnam, è stato beatificato il sacerdote Francesco Saverio Tru’o’ng Bǚu, ucciso nel 1946 in odio alla fede. In un contesto di prevaricazione e di violenza, si pose come difensore dei diritti della gente e non abbandonò i suoi parrocchiani. La sua intercessione e la sua preghiera sostengano gli operai del Vangelo che anche oggi si trovano in situazioni di persecuzione.

Saluto con affetto tutti voi presenti oggi in Piazza San Pietro!

Dou as boas-vindas aos peregrinos do Brasil y bienvenido al Coro de la Universidad de Mérida, en Venezuela. Recuerdo siempre en mis oraciones a las víctimas del terremoto y a todo el pueblo venezolano: que el Señor lo sostenga en este momento tan difícil.

Saluto alcuni gruppi polacchi: i sacerdoti novelli dei Frati Minori Cappuccini della Provincia di Cracovia; il Coro di bambini dell’Arcidiocesi di Łódź, accompagnato dal Vescovo Ausiliare, e il gruppo della Diocesi di Legnica.

Saluto i giovani di Bellagio e la Corale “Jubilaeum” di Augusta, in Sicilia, con il Sindaco e il Parroco.

A tutti auguro una buona domenica!

Exaudi Redazione

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