06 Maggio, 2026

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Papa Leone XIV: “La Sacra Scrittura cresce con chi la legge”

Nell'Udienza Generale dedicata alla Dei Verbum, il Pontefice ha sottolineato la vitalità della Parola di Dio, che si dispiega nella Tradizione e nel cuore dei fedeli, sotto la guida dello Spirito Santo

Papa Leone XIV: “La Sacra Scrittura cresce con chi la legge”

Papa Leone XIV ha presieduto questa mattina l’Udienza Generale nell’Aula Paolo VI, proseguendo il suo ciclo di catechesi sui documenti del Concilio Vaticano II. In questa occasione, il Santo Padre ha incentrato la sua riflessione sulla terza sezione della Costituzione Dogmatica Dei Verbum, intitolata “Un unico sacro deposito: il rapporto tra Scrittura e Tradizione”.

Nel suo discorso, Leone XIV ha invitato i fedeli a contemplare due scene chiave del Vangelo: quella del Cenacolo, dove Gesù promette lo Spirito Santo come Paraclito che «insegnerà ogni cosa e ci ricorderà» le sue parole (Gv 14,25-26; 16,13), e quella della Galilea, con la missione universale di fare discepoli e insegnare tutto ciò che ha comandato (Mt 28,19-20). Queste scene, ha spiegato, rivelano la dinamica viva attraverso la quale la Parola di Cristo si trasmette attraverso i secoli.

Il Papa ha sottolineato che, secondo il Concilio, «la Sacra Scrittura e la Sacra Tradizione sono strettamente congiunte e comunicanti tra loro. Scaturiscono dalla stessa fonte divina, formano un’unica realtà e tendono allo stesso fine» (Dei Verbum, 9). La Tradizione progredisce nella Chiesa grazie all’assistenza dello Spirito Santo, attraverso la contemplazione dei fedeli, lo studio teologico, l’esperienza spirituale e la predicazione dei vescovi con il carisma della verità (DV, 8).

Ha citato San Gregorio Magno: “La Sacra Scrittura cresce con chi la legge”, e Sant’Agostino: “C’è una sola Parola di Dio, che si dispiega in tutta la Scrittura”. Ha anche ricordato il contributo di San John Henry Newman sullo sviluppo organico della dottrina cristiana, paragonandola a un seme che cresce (Mc 4,26-29).

Leone XIV ha sottolineato che Tradizione e Scrittura costituiscono “un unico sacro deposito della Parola di Dio affidato alla Chiesa”, la cui interpretazione autentica spetta al Magistero vivente (DV, 10). Questo deposito deve essere custodito intatto, come una “Stella Polare” nella storia della salvezza.

Concludendo la sua catechesi, il Papa ha ribadito che Scrittura e Tradizione non esistono separatamente, ma contribuiscono insieme alla salvezza dell’umanità sotto l’azione dello Spirito Santo.

Al termine, il Papa ha rivolto un caloroso saluto ai pellegrini di lingua spagnola, invitandoli a lasciare che lo Spirito Santo li aiuti a comprendere la Parola attraverso la contemplazione, lo studio e l’ascolto. della predicazione della Chiesa. Chiese inoltre preghiere per la salvaguardia del deposito della fede da parte dei fedeli.

In un momento speciale, Leone XIV celebrò la Giornata Internazionale di Commemorazione delle Vittime dell’Olocausto, rinnovando la sua condanna dell’antisemitismo e di ogni pregiudizio, e invocando la costruzione di società basate sul rispetto reciproco e sul bene comune, per prevenire il genocidio e promuovere la fratellanza umana.

L’Udienza Generale si concluse con la benedizione papale e l’invito a vivere più profondamente questa inscindibile unione tra Scrittura e Tradizione come fonte di vita per la Chiesa oggi.

Testo integrale dell’udienza:

LEONE XIV

UDIENZA GENERALE

Aula Paolo VI
Mercoledì, 28 gennaio 2026

 

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Catechesi. I Documenti del Concilio Vaticano II. Costituzione dogmatica Dei Verbum. 3. Un solo sacro deposito. Il rapporto tra Scrittura e Tradizione

Cari fratelli e sorelle, buongiorno e benvenuti!

Proseguendo nella lettura della Costituzione conciliare Dei Verbum sulla divina Rivelazione, oggi riflettiamo sul rapporto tra la Sacra Scrittura e la Tradizione. Possiamo prendere come sfondo due scene evangeliche. Nella prima, che si svolge nel Cenacolo, Gesù, nel suo grande discorso-testamento rivolto ai discepoli, afferma: «Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paraclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto. […] Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità» (Gv 14,25-26; 16,13).

La seconda scena ci conduce, invece, sulle colline della Galilea. Gesù risorto si mostra ai discepoli, che sono sorpresi e dubbiosi, e dà loro una consegna: «Andate e fate discepoli tutti i popoli, […] insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato» (Mt 28,19-20). In entrambe queste scene è evidente il nesso intimo tra la parola pronunciata da Cristo e la sua diffusione lungo i secoli.

È ciò che il Concilio Vaticano II afferma ricorrendo a un’immagine suggestiva: «La sacra Scrittura e la sacra Tradizione sono strettamente congiunte e comunicanti tra loro. Poiché ambedue scaturiscono dalla stessa divina sorgente, esse formano in certo qual modo un tutto e tendono allo stesso fine» (Dei Verbum, 9). La Tradizione ecclesiale si dirama lungo il percorso della storia attraverso la Chiesa che custodisce, interpreta, incarna la Parola di Dio. Il Catechismo della Chiesa Cattolica (cfr n. 113) rimanda, a questo proposito, a un motto dei Padri della Chiesa: «La Sacra Scrittura è scritta nel cuore della Chiesa prima che su strumenti materiali», cioè nel testo sacro.

Sulla scia delle parole di Cristo che abbiamo sopra citato, il Concilio afferma che «la Tradizione di origine apostolica progredisce nella Chiesa con l’assistenza dello Spirito Santo» (DV, 8). Questo avviene con la comprensione piena mediante «la riflessione e lo studio dei credenti», attraverso l’esperienza che nasce da «una più profonda intelligenza delle cose spirituali» e, soprattutto, con la predicazione dei successori degli apostoli che hanno ricevuto «un carisma sicuro di verità». In sintesi, «la Chiesa nella sua dottrina, nella sua vita e nel suo culto, perpetua e trasmette a tutte le generazioni tutto ciò che essa crede» (ibid.).

Famosa è, al riguardo, l’espressione di San Gregorio Magno: «La Sacra Scrittura cresce con coloro che la leggono». [1] E già Sant’Agostino aveva affermato che «uno solo è il discorso di Dio che si sviluppa in tutta la Scrittura e uno solo è il Verbo che risuona sulla bocca di tanti santi». [2] La Parola di Dio, dunque, non è fossilizzata ma è una realtà vivente e organica che si sviluppa e cresce nella Tradizione. Quest’ultima, grazie allo Spirito Santo, la comprende nella ricchezza della sua verità e la incarna nelle coordinate mutevoli della storia.

Suggestivo, in questa linea, è quanto proponeva il santo Dottore della Chiesa John Henry Newman, nella sua opera dal titolo  Lo sviluppo della dottrina cristiana. Egli affermava che il cristianesimo, sia come esperienza comunitaria, sia come dottrina, è una realtà dinamica, nel modo indicato da Gesù stesso con le parabole del seme (cfr  Mc 4,26-29): una realtà viva che si sviluppa grazie a una forza vitale interiore. [3]

L’apostolo Paolo, esorta più volte il suo discepolo e collaboratore Timoteo: «O Timoteo, custodisci il deposito che ti è stato affidato» (1Tm 6,20; cfr 2Tm 1,12.14). La Costituzione dogmatica Dei Verbum riecheggia questo testo paolino là dove dice: «La sacra Tradizione e la sacra Scrittura costituiscono un solo deposito della Parola di Dio affidato alla Chiesa», interpretato dal «magistero vivo della Chiesa la cui autorità è esercitata nel nome di Gesù Cristo» (n. 10). “Deposito” è un termine che, nella sua matrice originaria, è di natura giuridica e impone al depositario il dovere di conservare il contenuto, che in questo caso è la fede, e di trasmetterlo intatto.

Il “deposito” della Parola di Dio è anche oggi nelle mani della Chiesa e noi tutti, nei diversi ministeri ecclesiali, dobbiamo continuare a custodirlo nella sua integrità, come una stella polare per il nostro cammino nella complessità della storia e dell’esistenza.

In conclusione, carissimi, ascoltiamo ancora la Dei Verbum, che esalta l’intreccio tra la Sacra Scrittura e la Tradizione: esse – afferma – sono talmente connesse e congiunte tra loro da non poter sussistere indipendentemente, e insieme, secondo il proprio modo, sotto l’azione di un solo Spirito Santo, contribuiscono efficacemente alla salvezza delle anime (cfr n. 10).

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[1]  Homiliae in Ezechielem I, VII, 8: PL 76, 843D.

[2]  Enarrationes in Psalmos 103, IV, 1

[3] Cfr. J.H. Newman, Lo sviluppo della dottrina cristiana, Milano 2003, p. 104.

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APPELLO

Ieri ricorreva la Giornata internazionale di commemorazione in memoria delle vittime dell’Olocausto, che ha dato la morte a milioni di ebrei e a numerose altre persone. In questa annuale occasione di doloroso ricordo, chiedo all’Onnipotente il dono di un mondo senza più antisemitismo e senza più pregiudizio, oppressione e persecuzione per alcuna creatura umana. Rinnovo il mio appello alla comunità delle Nazioni affinché sia sempre vigilante, così che l’orrore del genocidio non si abbatta più su alcun popolo e si costruisca una società fondata sul rispetto reciproco e sul bene comune.

Saluti

Rivolgo il mio cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana, in particolare saluto le parrocchie di Cristo Divino Lavoratore in Ancona e San Michele Arcangelo in Manfredonia. Accolgo con affetto i Vigili del Fuoco di Campobasso, l’Associazione Centri sociali e Comitati anziani delle Marche, il Lions club di Eboli-Battipaglia.

Il mio pensiero va infine ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. Celebriamo oggi la memoria liturgica di San Tommaso d’Aquino. Il suo esempio spinga voi, cari giovani, specialmente voi studenti della scuola Flavoni di Civitavecchia e dell’Istituto Tirinnanzi di Legnano-Cislago, a seguire Gesù come autentico maestro di vita e santità. L’intercessione di questo Santo Dottore della Chiesa ottenga per voi, cari malati, la serenità e la pace che si attingono al mistero della croce, e per voi, cari sposi novelli, la sapienza del cuore perchè compiate generosamente la vostra missione nella società.

A tutti la mia benedizione!

Exaudi Redazione

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