19 Aprile, 2026

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Papa Leone XIV: La Resurrezione di Cristo, antidoto alla tristezza contemporanea

Durante l'Udienza Generale del 22 ottobre 2025, il Pontefice ha evidenziato come la speranza in Gesù Risorto possa trasformare il dolore in gioia e senso della vita

Papa Leone XIV: La Resurrezione di Cristo, antidoto alla tristezza contemporanea

Durante l’Udienza Generale tenutasi questo mercoledì in Piazza San Pietro, Papa Leone XIV ha riflettuto su un tema profondamente umano: la tristezza e come la risurrezione di Cristo possa offrire conforto e speranza. Davanti a migliaia di pellegrini, il Pontefice ha osservato che, sebbene la tristezza sia un’esperienza comune, non è destinata a dominare le nostre vite.

Il Papa ha descritto la tristezza come una “compagna invadente”, capace di offuscare la visione della vita e di isolare le persone dal loro ambiente. Ha spiegato che il senso di vuoto e di scoraggiamento può influenzare sia la vita quotidiana che quella spirituale, portandoci a una sorta di paralisi interiore. Tuttavia, ha sottolineato che l’esperienza dei discepoli di Emmaus offre un modello di come la presenza di Gesù Risorto possa invertire questa dinamica.

«L’incontro con Cristo trasforma il dolore in gioia», ha affermato il Papa, ricordando che i discepoli in cammino verso Emmaus, sopraffatti dalla tristezza dopo la morte di Gesù, riacquistarono la speranza nel riconoscerlo. Questo episodio, secondo Leone XIV, è un esempio vivente di come la risurrezione non solo celebri la vittoria sulla morte, ma agisca anche come rimedio spirituale alla desolazione e alla disperazione.

Durante la sua catechesi, il Pontefice ha invitato i fedeli a coltivare la presenza di Gesù nella loro vita quotidiana, soprattutto nei momenti di difficoltà. Ha esortato affinché la gioia della Pasqua diventi motore di solidarietà, servizio e impegno verso gli altri, sottolineando che la speranza cristiana non è un sentimento astratto, ma una forza concreta che trasforma la realtà.

Infine, Papa Leone XIV ha ricordato che riconoscere la risurrezione di Cristo implica aprire il cuore alla luce che dissipa le tenebre interiori e rafforza la vita comunitaria. “Nessuna tristezza può vincere l’amore di Dio manifestato in Gesù Risorto”, ha concluso, incoraggiando i presenti a portare questa certezza oltre Piazza San Pietro e a condividerla in ogni spazio della vita quotidiana.

Testo della catechesi:

LEONE XIV

UDIENZA GENERALE

Piazza San Pietro
Mercoledì, 22 ottobre 2025

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Ciclo di Catechesi – Giubileo 2025. Gesù Cristo nostra speranza. IV. La Risurrezione di Cristo e le sfide del mondo attuale. 2. La Risurrezione di Cristo, risposta alla tristezza dell’essere umano

 

Cari fratelli e sorelle, buongiorno! E benvenuti tutti!

La risurrezione di Gesù Cristo è un evento che non si finisce mai di contemplare e di meditare, e più lo si approfondisce, più si resta pieni di meraviglia, si viene attratti, come da una luce insostenibile e al tempo stesso affascinante. È stata un’esplosione di vita e di gioia che ha cambiato il senso dell’intera realtà, da negativo a positivo; eppure non è avvenuta in modo eclatante, men che meno violento, ma mite, nascosto, si direbbe umile.

Oggi rifletteremo su come la risurrezione di Cristo può guarire una delle malattie del nostro tempo: la tristezza. Invasiva e diffusa, la tristezza accompagna le giornate di tante persone. Si tratta di un sentimento di precarietà, a volte di disperazione profonda che invade lo spazio interiore e che sembra prevalere su ogni slancio di gioia.

La tristezza sottrae senso e vigore alla vita, che diventa come un viaggio senza direzione e senza significato. Questo vissuto così attuale ci rimanda al celebre racconto del Vangelo di Luca (24,13-29) sui due discepoli di Emmaus. Essi, delusi e scoraggiati, se ne vanno da Gerusalemme, lasciandosi alle spalle le speranze riposte in Gesù, che è stato crocifisso e sepolto. Nelle battute iniziali, questo episodio mostra come un paradigma della tristezza umana: la fine del traguardo su cui si sono investite tante energie, la distruzione di ciò che appariva l’essenziale della propria vita. La speranza è svanita, la desolazione ha preso possesso del cuore. Tutto è imploso in brevissimo tempo, tra il venerdì e il sabato, in una drammatica successione di eventi.

Il paradosso è davvero emblematico: questo triste viaggio di sconfitta e di ritorno all’ordinario si compie lo stesso giorno della vittoria della luce, della Pasqua che si è pienamente consumata. I due uomini danno le spalle al Golgota, al terribile scenario della croce ancora impresso nei loro occhi e nel loro cuore. Tutto sembra perduto. Occorre tornare alla vita di prima, col profilo basso, sperando di non essere riconosciuti.

A un certo punto, si affianca ai due discepoli un viandante, forse uno dei tanti pellegrini che sono stati a Gerusalemme per la Pasqua. È Gesù risorto, ma loro non lo riconoscono. La tristezza annebbia il loro sguardo, cancella la promessa che il Maestro aveva fatto più volte: che sarebbe stato ucciso e che il terzo giorno sarebbe risuscitato. Lo sconosciuto si accosta e si mostra interessato alle cose che loro stanno dicendo. Il testo dice che i due «si fermarono, col volto triste» (Lc 24,17). L’aggettivo greco utilizzato descrive una tristezza integrale: sul loro viso traspare la paralisi dell’anima.

Gesù li ascolta, lascia che sfoghino la loro delusione. Poi, con grande franchezza, li rimprovera di essere «stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti!» (v. 25), e attraverso le Scritture dimostra che il Cristo doveva soffrire, morire e risorgere. Nei cuori dei due discepoli si riaccende il calore della speranza, e allora, quando ormai scende la sera e arrivano alla meta, invitano il misterioso compagno a restare con loro.

Gesù accetta e siede a tavola con loro. Poi prende il pane, lo spezza e lo offre. In quel momento i due discepoli lo riconoscono… ma Lui subito sparisce dalla loro vista (vv. 30-31). Il gesto del pane spezzato riapre gli occhi del cuore, illumina di nuovo la vista annebbiata dalla disperazione. E allora tutto si chiarisce: il cammino condiviso, la parola tenera e forte, la luce della verità… Subito si riaccende la gioia, l’energia scorre di nuovo nelle membra stanche, la memoria torna a farsi grata. E i due tornano in fretta a Gerusalemme, per raccontare tutto agli altri.

“Il Signore è veramente Risorto” (cfr v. 34). In questo avverbio, veramente, si compie l’approdo certo della nostra storia di esseri umani. Non a caso è il saluto che i cristiani si scambiano nel giorno di Pasqua. Gesù non è risorto a parole, ma con i fatti, con il suo corpo che conserva i segni della passione, sigillo perenne del suo amore per noi. La vittoria della vita non è una parola vana, ma un fatto reale, concreto.

La gioia inattesa dei discepoli di Emmaus ci sia di dolce monito quando il cammino si fa duro. È il Risorto che cambia radicalmente la prospettiva, infondendo la speranza che riempie il vuoto della tristezza. Nei sentieri del cuore, il Risorto cammina con noi e per noi. Testimonia la sconfitta della morte, afferma la vittoria della vita, nonostante le tenebre del Calvario. La storia ha ancora molto da sperare in bene.

Riconoscere la Risurrezione significa cambiare sguardo sul mondo: tornare alla luce per riconoscere la Verità che ci ha salvato e ci salva. Sorelle e fratelli, restiamo vigili ogni giorno nello stupore della Pasqua di Gesù risorto. Lui solo rende possibile l’impossibile!

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Saluti

Rivolgo un cordiale benvenuto ai fedeli di lingua italiana, in particolare ai partecipanti al Capitolo Generale dei Missionari della Sacra Famiglia e li incoraggio a rendere sempre più attuale nel mondo il carisma del Fondatore. Saluto i Frati Minori Conventuali di Assisi; i pellegrini della Diocesi di Faenza, con il Vescovo Mons. Ovidio Vezzoli; le parrocchie di San Salvo, Praia a Mare, Bancali; i partecipanti alla Giornata giubilare degli Adoratori. A tutti auguro di crescere sempre nell’amore di Cristo per testimoniarlo in ogni ambito della società.

Saluto, infine, i malati, gli sposi novelli e i giovani, specialmente gli studenti di Sala Consilina, Genzano di Lucania e quelli della Scuola Pio XII di Roma. Cari amici, il mese di ottobre ci invita a rinnovare la nostra attiva cooperazione alla missione della Chiesa. Con la forza della preghiera, con le potenzialità della vita coniugale e con le fresche energie della giovinezza, sappiate essere missionari del Vangelo, offrendo il vostro concreto sostegno a quanti dedicano l’esistenza alla evangelizzazione dei popoli.

A tutti la mia benedizione!

Exaudi Redazione

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