Il Papa porta conforto e vicinanza ai malati all’Ospedale Cattolico San Paolo
Dopo la solenne Messa a Douala, un incontro intimo e tenero con coloro che soffrono nel corpo e nell'anima
Venerdì 17 aprile 2026, dopo aver celebrato una Messa davanti a una grande folla allo stadio Japoma di Douala, il Papa ha effettuato una visita privata all’Ospedale Cattolico San Paolo, una struttura gestita dall’Arcidiocesi di Douala e situata nel quartiere Bassa. Lì, lontano dalla folla, ha offerto il suo conforto e il suo sostegno ai pazienti, in particolare ai bambini, alle donne e al personale sanitario che lavora quotidianamente in condizioni particolarmente difficili.
Accompagnato dal direttore dell’ospedale, il Papa ha visitato diversi reparti del centro, dove viene fornita assistenza sanitaria accessibile e di alta qualità senza interruzioni. Si è soffermato nella cappella per un momento di preghiera, ha recitato il Padre Nostro con i presenti e ha benedetto tutti i pazienti, le loro famiglie e il personale che era con lui. Con grande tenerezza, si è avvicinato a bambini e adulti, stringendo loro la mano e condividendo la vicinanza del Successore di Pietro alla sofferenza umana.
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Nel cortile, ha salutato brevemente il personale e alcuni pazienti presenti. La visita, conclusasi poco prima delle 14:00 ora locale, ha lasciato un segno tangibile di conforto: molti pazienti e le loro famiglie hanno ricevuto la benedizione personale del Papa prima che questi si recasse all’aeroporto per tornare a Yaoundé, dove lo attendeva un incontro con studenti e accademici dell’Università Cattolica dell’Africa Centrale.
La presenza del Papa all’Ospedale San Paolo ha toccato, simbolicamente e letteralmente, le ferite della carne e dell’anima. In un contesto segnato dalla sofferenza, il suo gesto è servito a ricordare che la guarigione invocata dalla fede abbraccia sia il corpo che lo spirito, avvolgendo i traumi più profondi con speranza e tenerezza.
Un gesto semplice ma potente: la Chiesa che si avvicina ai più bisognosi, senza discorsi altisonanti, ma semplicemente con la vicinanza di chi sa che la sofferenza merita di essere accompagnata. Una visita che, al di là delle telecamere, resterà impressa nei cuori di coloro che hanno ricevuto quel tocco papale nel mezzo della loro prova.
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