Papa Leone XIV in Turchia: “Questo Paese è un ponte tra Oriente e Occidente”
Nel suo primo viaggio apostolico fuori dall'Italia dall'inizio del pontificato, a maggio, il Papa ha esortato all'unità sociale, al rispetto della diversità e alla salvaguardia del creato durante un incontro con le autorità ad Ankara, in occasione del 1700° anniversario del Concilio di Nicea
Papa Leone XIV ha intrapreso giovedì il suo primo viaggio apostolico internazionale, visitando la Turchia in un gesto simbolico che rafforza il dialogo interreligioso e la fraternità globale. Eletto successore di Pietro l’8 maggio 2015 e avendo ufficialmente iniziato il suo ministero petrino con una messa in Piazza San Pietro il 18 maggio, questo viaggio segna il debutto del Pontefice fuori dall’Italia. Il tour, che includerà anche una visita in Libano, inizia ad Ankara con un toccante discorso alle autorità turche, alla società civile e al corpo diplomatico, sottolineando il ruolo storico della Turchia come culla del cristianesimo e “ponte” tra continenti e culture.
In una sala gremita di rappresentanti governativi, leader religiosi e diplomatici, Papa Leone XIV – che assunse il pontificato dopo la morte di Francesco nel 2014 – sottolineò la necessità di costruire “fraternità” in un mondo polarizzato da conflitti e disuguaglianze. “Questa terra è indissolubilmente legata alle origini del cristianesimo e oggi invita i figli di Abramo e tutta l’umanità a una fraternità che riconosce e apprezza le differenze”, proclamò il Pontefice all’inizio del suo discorso, rivolto al presidente turco e ai presenti.
Il discorso, pronunciato in inglese con traduzione simultanea in turco, si è incentrato sull’immagine del ponte sullo Stretto dei Dardanelli, logo ufficiale del viaggio, come metafora dell’identità turca. “Prima di unire l’Asia all’Europa, l’Oriente all’Occidente, questo ponte collega la Turchia a se stessa”, ha affermato Leone XIV, sottolineando che la diversità interna del Paese non è una debolezza, ma una ricchezza che alimenta grandi civiltà. A questo proposito, ha messo in guardia contro l'”uniformità” che impoverisce la società e ha auspicato una “cultura dell’incontro”, ispirandosi agli insegnamenti del suo predecessore, Papa Francesco, e alla figura di San Giovanni XXIII, noto come il “Papa turco” per il suo lavoro come delegato apostolico nel Paese tra il 1935 e il 1945.
![]()
Il Papa ha esteso il suo messaggio alle urgenti questioni globali. Ha invocato la protezione del creato di Dio di fronte alla bellezza naturale della Turchia, criticando “ambizioni e scelte che calpestano la giustizia e la pace”. Con un cenno ai progressi tecnologici, ha messo in guardia dal rischio che l’intelligenza artificiale possa “esacerbare l’ingiustizia” se non è orientata al bene comune, riproducendo “le nostre preferenze” invece di promuovere la solidarietà. “Giustizia e misericordia sfidano la mentalità del ‘più forte fa il giusto’ e osano chiedere che compassione e solidarietà siano i criteri autentici per lo sviluppo”, ha dichiarato, ricordando il Dio “misericordioso e compassionevole” del Salmo 103.
Il Papa ha dedicato un capitolo speciale alla famiglia, pilastro della cultura turca, come “primo nucleo della vita sociale” dove si apprende il valore dell'”altro”. Ha elogiato le iniziative locali che sostengono il matrimonio e la procreazione, rifiutando le “economie consumistiche” che trasformano la solitudine in un business. Ha anche sottolineato il ruolo delle donne nella società turca: “Attraverso i loro studi e la partecipazione attiva alla vita professionale, culturale e politica, le donne servono il loro Paese ed esercitano un’influenza positiva sulla scena internazionale”. Questa enfasi sull’uguaglianza e sull’emancipazione femminile è in sintonia con gli sforzi della Turchia per modernizzare la propria società, sebbene permangano sfide relative ai diritti di genere e alle libertà civili.
Papa Leone XIV ha ricordato le visite dei suoi predecessori – Paolo VI nel 1967, Giovanni Paolo II nel 1979, Benedetto XVI nel 2006 e Francesco nel 2014 – come prova delle “buone relazioni” tra la Santa Sede e la Repubblica di Turchia. “Desideriamo cooperare alla costruzione di un mondo migliore con il contributo di questo Paese, che è un ponte tra Oriente e Occidente, Asia ed Europa, e un crocevia di culture e religioni”, ha affermato. Nel contesto dell’anniversario di Nicea, ha invocato lo spirito di dialogo dei primi otto concili ecumenici tenutisi su quello che oggi è suolo turco, esortando tutti a “promuovere il dialogo con ferma risolutezza e paziente determinazione”.
Il Papa non si è sottratto alle tensioni globali: ha denunciato una “terza guerra mondiale a pezzi”, alimentata da strategie di potenza economica e militare che distolgono risorse da sfide reali come la pace, la lotta alla fame, la salute, l’istruzione e la tutela dell’ambiente. “È in gioco il futuro dell’umanità. Non cediamo in nessuna circostanza!”, ha esclamato, proponendo alla Santa Sede, con la sua “forza spirituale e morale”, di collaborare con le nazioni impegnate per lo sviluppo integrale. “Camminiamo insieme, nella verità e nell’amicizia, confidando umilmente nell’aiuto di Dio”, ha concluso, davanti a un pubblico calorosamente applaudito.
![]()
Questo viaggio apostolico, che durerà fino al 2 dicembre e includerà il Libano, avviene in un momento di instabilità regionale, segnato da conflitti in Medio Oriente e tensioni migratorie nel Mediterraneo. La presenza di Leone XIV in Turchia, un Paese con una minoranza cristiana che rappresenta solo lo 0,2% dei suoi 85 milioni di abitanti, rafforza l’impegno della Chiesa cattolica per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso, in un contesto in cui predomina l’Islam sunnita sotto la guida del Presidente Recep Tayyip Erdoğan. Gli analisti vedono questo viaggio come un gesto di continuità con l’eredità di Papa Francesco, ma con una rinnovata enfasi sull'”unità della famiglia umana” di fronte alla polarizzazione globale.
Il discorso è stato accolto con ottimismo dalla comunità cattolica locale, che conta circa 35.000 fedeli, e dagli osservatori diplomatici, che hanno sottolineato il potenziale della Turchia come mediatore nelle crisi globali. Mentre il Papa si prepara al suo pellegrinaggio a Iznik, il suo messaggio risuona come un urgente appello alla riconciliazione in un mondo frammentato.
***
VIAGGIO APOSTOLICO DI SUA SANTITÀ LEONE XIV
IN TÜRKIYE E IN LIBANO
CON PELLEGRINAGGIO A İZNIK (TÜRKIYE)
IN OCCASIONE DEL 1700° ANNIVERSARIO DEL PRIMO CONCILIO DI NICEA
(27 novembre – 2 dicembre 2025)
INCONTRO CON LE AUTORITÀ, CON I RAPPRESENTANTI DELLA SOCIETÀ CIVILE
E CON IL CORPO DIPLOMATICO
DISCORSO DEL SANTO PADRE
Palazzo Presidenziale (Ankara)
Giovedì, 27 novembre 2025
____________________________________
Signor Presidente,
distinte Autorità e membri del Corpo Diplomatico,
Signore e Signori!
Grazie di cuore per la cortese accoglienza! Sono lieto di iniziare dal vostro Paese i viaggi apostolici del mio pontificato, dal momento che questa terra è legata inscindibilmente alle origini del cristianesimo e oggi richiama i figli di Abramo e l’umanità intera a una fraternità che riconosca e apprezzi le differenze.
La bellezza naturale del vostro Paese ci sollecita a custodire la creazione di Dio. Più ancora, la ricchezza culturale, artistica e spirituale dei luoghi che abitate ci ricorda che nell’incontro fra generazioni, tradizioni e idee diverse prendono forma le grandi civiltà, nelle quali sviluppo e sapienza si compongono in unità. È vero, il nostro mondo ha alle spalle secoli di conflitti e attorno a noi esso è ancora destabilizzato da ambizioni e decisioni che calpestano la giustizia e la pace. Tuttavia, davanti alle sfide che ci interpellano, essere un popolo dal grande passato rappresenta un dono e una responsabilità.
L’immagine del ponte sullo Stretto dei Dardanelli, scelta come emblema di questo mio viaggio, esprime con efficacia il ruolo speciale del vostro Paese. Voi avete un posto importante nel presente e nel futuro del Mediterraneo e del mondo intero, anzitutto valorizzando le vostre interne diversità. Prima di collegare Asia ed Europa, Oriente e Occidente, infatti, quel ponte lega la Türkiye a sé stessa, ne compone le parti e così ne fa, per così dire, dall’interno un crocevia di sensibilità, che omologare rappresenterebbe un impoverimento. Una società, infatti, è viva se è plurale: sono i ponti fra le sue diverse anime a renderla una società civile. Oggi le comunità umane sono sempre più polarizzate e lacerate da posizioni estreme, che le frantumano.
Desidero assicurare che all’unità del vostro Paese intendono contribuire positivamente anche i cristiani, che sono e si sentono parte dell’identità turca, tanto apprezzata da San Giovanni XXIII, da voi ricordato come il “Papa turco” per la profonda amicizia che lo legò sempre al vostro popolo. Egli, che fu Amministratore del Vicariato Latino di Istanbul e Delegato Apostolico in Türkiye e Grecia dal 1935 al 1945, si adoperò intensamente affinché i cattolici non si estraniassero dalla costruzione della vostra nuova Repubblica. «Ecco – scriveva in quegli anni –, noi cattolici latini di Istanbul, e cattolici di altro rito: armeno, greco, caldeo, siriano, ecc. siamo qui una modesta minoranza che vive alla superficie di un vasto mondo con cui abbiamo solo contatti di carattere esteriore. Noi amiamo distinguerci da chi non professa la nostra fede: fratelli ortodossi, protestanti, israeliti, musulmani, credenti o non credenti di altre religioni […]. Pare logico che ciascuno si occupi di sé, della sua tradizione familiare o nazionale, tenendosi serrato entro il cerchio limitato della propria consorteria […]. Miei cari fratelli e figliuoli: io debbo dirvi che nella luce del Vangelo e del principio cattolico, questa è una logica falsa». [1] Da allora, indubbiamente, grandi passi avanti sono stati fatti in seno alla Chiesa e nella vostra società, ma quelle parole sprigionano ancora molta luce e continuano a ispirare una logica evangelica e più vera, che Papa Francesco ha definito “cultura dell’incontro”.
Dal cuore del Mediterraneo, infatti, il mio venerato Predecessore oppose alla “globalizzazione dell’indifferenza” l’invito a sentire il dolore altrui, ad ascoltare il grido dei poveri e della terra, ispirando così un agire compassionevole, riflesso dell’unico Dio, che è clemente e misericordioso, «lento all’ira e grande nell’amore» (Sal 103,8). L’immagine del grande ponte è di aiuto anche in questo senso. Dio, rivelandosi, ha stabilito un ponte fra cielo e terra: lo ha fatto perché il nostro cuore cambiasse, diventando simile al suo. È un ponte sospeso, grandioso, che quasi sfida le leggi della fisica: così è l’amore, che, oltre alla dimensione intima e privata, ha anche quella visibile e pubblica.
Giustizia e misericordia sfidano la legge della forza e osano chiedere che la compassione e la solidarietà siano considerate criteri di sviluppo. Per questo, in una società come quella turca, dove la religione ha un ruolo visibile, è fondamentale onorare la dignità e la libertà di tutti i figli di Dio: uomini e donne, connazionali e stranieri, poveri e ricchi. Tutti siamo figli di Dio e questo ha conseguenze personali, sociali e politiche. Chi ha un cuore docile al volere di Dio promuoverà sempre il bene comune e il rispetto per tutti. Oggi questa è una grande sfida, che deve rimodellare le politiche locali e le relazioni internazionali, specialmente davanti a un’evoluzione tecnologica che potrebbe altrimenti accentuare le ingiustizie, invece di contribuire a dissolverle. Persino le intelligenze artificiali, infatti, riproducono le nostre preferenze e accelerano i processi che, a ben vedere, non sono le macchine, ma è l’umanità ad avere intrapreso. Lavoriamo dunque insieme, per modificare la traiettoria dello sviluppo e per riparare i danni già inferti all’unità della famiglia umana.
Signore e Signori, ho parlato di “famiglia umana”. Si tratta di una metafora che ci invita a stabilire un collegamento – ancora una volta un ponte – fra i destini di tutti e l’esperienza di ciascuno. Per ognuno di noi, infatti, la famiglia è stata il primo nucleo della vita sociale, in cui sperimentare che senza l’altro non c’è “io”. Più che in altri Paesi, la famiglia conserva nella cultura turca una grande importanza e non mancano iniziative per sostenerne la centralità. Al suo interno, infatti, maturano atteggiamenti essenziali per la convivenza civile e una prima, fondamentale sensibilità verso il bene comune. Certo, ogni famiglia può anche chiudersi in sé stessa, coltivare inimicizie, o impedire a qualcuno dei suoi membri di esprimersi, fino a ostacolare lo sviluppo dei suoi talenti. Tuttavia, non è da una cultura individualistica, né dal disprezzo del matrimonio e della fecondità, che le persone possono ottenere maggiori opportunità di vita e di felicità.
A questo inganno delle economie consumistiche, in cui le solitudini diventano business, è bene rispondere con una cultura che apprezza gli affetti e i legami. Solo insieme diventiamo autenticamente noi stessi. Solo nell’amore diventa profonda la nostra interiorità e forte la nostra identità. Chi disprezza i legami fondamentali e non impara a sostenerne persino i limiti e le fragilità, più facilmente diventa intollerante e incapace di interagire con un mondo complesso. Nella vita familiare infatti emergono in modo del tutto specifico il valore dell’amore coniugale e l’apporto femminile. Le donne, in particolare, anche attraverso lo studio e la partecipazione attiva alla vita professionale, culturale e politica, sempre più si mettono a servizio del Paese e della sua positiva influenza nel panorama internazionale. Dunque, sono molto da apprezzare le importanti iniziative in tal senso, a sostegno della famiglia e del contributo femminile alla piena fioritura della vita sociale.
Signor Presidente, possa la Türkiye essere un fattore di stabilità e di avvicinamento fra i popoli, a servizio di una pace giusta e duratura. La visita in Türkiye di quattro Papi – Paolo VI nel 1967, Giovanni Paolo II nel 1979, Benedetto XVI nel 2006 e Francesco nel 2014 – attesta che la Santa Sede non solo mantiene buone relazioni con la Repubblica di Türkiye, ma desidera cooperare a costruire un mondo migliore con l’apporto di questo Paese, che costituisce un ponte tra Est e Ovest, tra Asia ed Europa, e un crocevia di culture e religioni. L’occasione stessa di questo viaggio, il 1700° anniversario del Concilio di Nicea, ci parla di incontro e di dialogo, come pure il fatto che i primi otto Concili ecumenici si tennero nelle terre dell’attuale Türkiye.
Oggi più che mai c’è bisogno di personalità che favoriscano il dialogo e lo pratichino con ferma volontà e paziente tenacia. Dopo la stagione della costruzione delle grandi organizzazioni internazionali, seguita alle tragedie delle due guerre mondiali, stiamo attraversando una fase fortemente conflittuale a livello globale, in cui prevalgono strategie di potere economico e militare, alimentando quella che Papa Francesco chiamava “terza guerra mondiale a pezzi”. Non bisogna cedere in alcun modo a questa deriva! Ne va del futuro dell’umanità. Perché le energie e le risorse assorbite da questa dinamica distruttiva sono sottratte alle vere sfide che la famiglia umana oggi dovrebbe affrontare invece unita, cioè la pace, la lotta contro la fame e la miseria, per la salute e l’educazione e per la salvaguardia del creato.
La Santa Sede, con la sua sola forza, che è quella spirituale e morale, desidera cooperare con tutte le Nazioni che hanno a cuore lo sviluppo integrale di ogni uomo e di tutti gli uomini e le donne. Camminiamo insieme, allora, nella verità e nell’amicizia, confidando umilmente nell’aiuto di Dio. Grazie.
________________
[1] Angelo G. Roncalli (Giovanni XXIII), La predicazione a Istanbul. Omelie, discorsi e note pastorali (1935-1944), Olschki, Firenze 1993, 367-368.
Related
Papa Leone XIV: l’Algeria, una magnifica opportunità per costruire ponti e promuovere il dialogo
Exaudi Redazione
15 Aprile, 2026
3 min
Papa Leone XIV lascia l’Algeria per il Camerun: l’unità come tema centrale del suo viaggio africano
Exaudi Redazione
15 Aprile, 2026
3 min
Papa Leone XIV ad Annaba: un vibrante appello alla rinascita “dall’alto”
Exaudi Redazione
14 Aprile, 2026
10 min
Il Papa ritorna ad Annaba come figlio di Sant’Agostino: un viaggio di fede, memoria e Provvidenza
Exaudi Redazione
14 Aprile, 2026
4 min
(EN)
(ES)
(IT)
