14 Aprile, 2026

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Papa Leone XIV in Algeria: “Moltiplichiamo le oasi di pace”

Il Pontefice invita a trasformare il Mediterraneo e il Sahara in luoghi di incontro, non di disperazione, denunciando le violazioni del diritto internazionale e le tentazioni neocoloniali

Papa Leone XIV in Algeria: “Moltiplichiamo le oasi di pace”

Nel primo giorno della sua visita apostolica di tre giorni in Algeria, Papa Leone XIV si è rivolto alle autorità civili, alla società civile e al corpo diplomatico riuniti presso il Centro Congressi Djamaa el Djazair, davanti a circa 1.400 persone. Dopo un incontro di cortesia con il Presidente Abdelmadjid Tebboune, il Pontefice ha pronunciato un discorso pieno di speranza e determinazione, nel quale si è presentato come un “pellegrino di pace” e ha ricordato il suo legame personale con l’Algeria come figlio spirituale di Sant’Agostino.

«Vengo tra voi come pellegrino di pace, desideroso di incontrare il nobile popolo algerino. Siamo fratelli e sorelle, perché abbiamo lo stesso Padre nei cieli», ha affermato il Papa, sottolineando la cultura dell’incontro e della riconciliazione del popolo algerino, la sua ospitalità e il suo profondo senso religioso. Ha elogiato in particolare la pratica della  sadaka  (elemosina), la cui radice significa «giustizia»: «Non tenere per sé, ma condividere ciò che si ha, è davvero una questione di giustizia. È ingiusto chi accumula ricchezze e rimane indifferente agli altri». Ha aggiunto: «Questa visione di giustizia è al tempo stesso semplice e radicale, perché riconosce nell’altro l’immagine di Dio. Una religione senza misericordia e una società senza solidarietà sono uno scandalo agli occhi di Dio».

Il Santo Padre ha sottolineato che la vera forza di una nazione non risiede nel dominio, ma nella cooperazione di tutti per il bene comune. «Le autorità non sono chiamate a dominare, ma a servire il popolo e il suo sviluppo. L’azione politica trova il suo criterio nella giustizia, senza la quale non c’è pace autentica», ha insistito, citando anche gli insegnamenti di Benedetto XVI e Francesco su una globalizzazione che giovi a tutti e promuova la partecipazione sociale, politica ed economica, soprattutto degli esclusi e dei giovani.

Uno dei momenti più toccanti del discorso è stato quando ha evocato la geografia unica dell’Algeria, incastonata tra il Mediterraneo e il Sahara. “Per millenni, il mare e il deserto sono stati luoghi di reciproco arricchimento tra popoli e culture. Guai a noi se li trasformiamo in cimiteri dove muore la speranza stessa!”, ha esclamato. “Liberiamo questi immensi depositi di storia e di futuro dal male. Moltiplichiamo le oasi di pace, denunciamo ed eliminiamo le cause della disperazione e combattiamo coloro che traggono profitto dalla sventura altrui”. Ha dichiarato che trarre profitto dalla speculazione sulla vita umana, la cui dignità è inviolabile, è illecito.

Leone XIV non si sottrasse alle difficoltà del presente: denunciò le “continue violazioni del diritto internazionale” e le “tentazioni neocoloniali” che minacciano la convivenza. “Non moltiplicando incomprensioni e conflitti, ma rispettando la dignità di ogni persona e lasciandoci toccare dalla sofferenza altrui, potrete diventare protagonisti di un nuovo corso della storia, oggi più urgente che mai”, affermò. Invocò l’educazione al pensiero critico, alla libertà, all’ascolto e al dialogo, riconoscendo in chi è diverso un compagno di viaggio e non una minaccia. “Dobbiamo lavorare per la guarigione della memoria e per la riconciliazione tra gli ex avversari”, propose.

Il Papa ha anche riflettuto sulle tensioni tra fondamentalismo e secolarizzazione che affliggono la società algerina e molte altre: i simboli religiosi possono diventare «linguaggi blasfemi di violenza e oppressione» o «segni vuoti nell’immenso mercato dei consumi che non offre alcuna soddisfazione». Tuttavia, queste assurde polarizzazioni non devono spaventarci: sono segno che viviamo in «un’epoca straordinaria di grande rinnovamento», in cui coloro che mantengono il cuore libero e la coscienza vigile sapranno trarre dalle tradizioni spirituali nuove vie per vedere il mondo e un incrollabile scopo nella vita.

In conclusione, Leone XIV ha ribadito la volontà della Chiesa cattolica di contribuire al bene comune dell’Algeria, rafforzando la sua identità di ponte tra Nord e Sud, Oriente e Occidente. Ha inoltre rivolto la sua attenzione ai giovani, chiamati ad ampliare l’orizzonte della speranza per tutti.

Con questo messaggio, pronunciato lo stesso giorno della sua visita al Monumento ai Martiri di Maqam Echahid, Papa Leone XIV lanciò dall’Algeria un appello chiaro e urgente: che deserti e mari diventino serbatoi di vita, di incontro e di meraviglia, e non scenari di morte e sfruttamento. È un discorso che invita a una lettura lenta, perché risuona come un’eco di speranza in un mondo che ha urgente bisogno di oasi di pace.

Discorso del Santo Padre:

VIAGGIO APOSTOLICO DI SUA SANTITÀ PAPA LEONE XIV
IN ALGERIA, CAMERUN, ANGOLA E GUINEA EQUATORIALE
(13-23 APRILE 2026)

INCONTRO CON LE AUTORITÀ, CON LA SOCIETÀ CIVILE E CON IL CORPO DIPLOMATICO

DISCORSO DEL SANTO PADRE

Centro Convegni “Djamaa el Djazair” (Algeri)
Lunedì, 13 aprile 2026

 

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Signor Presidente,
distinte Autorità e membri del Corpo Diplomatico,
Signore e Signori!

Esprimo profonda gratitudine per l’invito a visitare l’Algeria, giunto proprio all’inizio del mio Ministero Petrino. E grazie per la vostra accoglienza! Voi sapete che, come figlio spirituale di Sant’Agostino, già due volte – nel 2004 e nel 2013 – sono venuto ad Annaba, e sono grato alla Provvidenza divina, perché secondo il suo misterioso disegno, ha disposto che io vi tornassi di nuovo come Successore di Pietro. Vengo in mezzo a voi come pellegrino di pace, desideroso di incontrare il nobile popolo algerino. Siamo fratelli e sorelle, perché abbiamo lo stesso Padre nei cieli: il profondo senso religioso del popolo algerino è il segreto di una cultura dell’incontro e della riconciliazione, di cui anche questa mia visita vuole essere segno. In un mondo pieno di scontri e incomprensioni, incontriamoci e cerchiamo di comprenderci, riconoscendo che siamo tutti una sola famiglia! Oggi la semplicità di questa consapevolezza è la chiave per aprire molte porte chiuse.

Cari fratelli e sorelle, vengo a voi come testimone della pace e della speranza che il mondo desidera ardentemente e che il vostro popolo ha sempre cercato: un popolo mai sconfitto dalle sue prove, perché radicato in quel senso di solidarietà, di accoglienza e di comunità di cui è intessuta la vita quotidiana di milioni di persone umili e giuste. Sono loro i forti, sono loro il futuro: chi non si lascia accecare dal potere e dalla ricchezza, chi non sacrifica la dignità dei concittadini alla propria fortuna personale o di gruppo. In particolare, da molte parti ho testimonianza di come il popolo algerino dimostri grande generosità nei confronti sia dei connazionali, sia degli stranieri. Questo atteggiamento riflette un’ospitalità profondamente radicata nelle comunità arabe e berbere, quel dovere sacro che ovunque vorremmo trovare come valore sociale fondamentale. Ugualmente, l’elemosina (sadaka) è una pratica comune e naturale fra voi, anche per chi ha mezzi limitati. In origine la parola sadaka significa giustizia: non tenere per sé, ma condividere ciò che si ha, è infatti una questione di giustizia. Ingiusto è chi accumula ricchezze e resta indifferente agli altri. Questa visione della giustizia è semplice e radicale: riconosce nell’altro l’immagine di Dio. Una religione senza pietà e una vita sociale senza solidarietà sono uno scandalo agli occhi di Dio. Eppure, molte società che si credono avanzate precipitano sempre più nella diseguaglianza e nell’esclusione. Le persone e le organizzazioni che dominano sugli altri – questo l’Africa lo sa bene – distruggono il mondo che l’Altissimo ha creato perché vivessimo tutti insieme.

Le drammatiche vicende storiche trascorse offrono al vostro Paese un particolare sguardo critico sugli equilibri mondiali. Se saprete entrare in dialogo con le istanze di tutti e solidarizzare con le sofferenze di tanti Paesi vicini e lontani, la vostra esperienza potrà contribuire a immaginare e a realizzare una maggiore giustizia fra i popoli. Non moltiplicando incomprensioni e conflitti, ma rispettando la dignità di ognuno e lasciandovi toccare dal dolore altrui, potrete infatti diventare protagonisti di un nuovo corso della storia, oggi più urgente che mai, a fronte di continue violazioni del diritto internazionale e di tentazioni neocoloniali.

Già i miei Predecessori hanno lucidamente percepito la portata epocale di questa sfida. Benedetto XVI osservò che «i processi di globalizzazione, se adeguatamente compresi e orientati, aprono possibilità senza precedenti di ridistribuzione su vasta scala della ricchezza a livello mondiale; se invece sono mal orientati, possono portare ad un aumento della povertà e delle disuguaglianze e potrebbero persino innescare una crisi globale» (Lett. enc. Caritas in veritate, 42). Papa Francesco, poi, forte di una lunga esperienza fra le contraddizioni del Sud globale, ha indicato l’importanza di ciò che può essere compreso solo alla periferia dei grandi centri di potere e di decisione. Papa Francesco scriveva: «Occorre pensare alla partecipazione sociale, politica ed economica in modalità tali che includano i movimenti popolari e animino le strutture di governo locali, nazionali e internazionali con quel torrente di energia morale che nasce dal coinvolgimento degli esclusi nella costruzione del destino comune» (Lett. enc. Fratelli tutti, 169).

Esorto, dunque, voi che avete autorità in questo Paese a non temere tale prospettiva e a promuovere una società civile viva, dinamica, libera, in cui specialmente ai giovani sia riconosciuta la capacità di contribuire ad allargare l’orizzonte della speranza per tutti. La vera forza di un Paese è data dalla cooperazione di tutti alla realizzazione del bene comune. Le autorità sono chiamate non a dominare, ma a servire il popolo e il suo sviluppo. L’azione politica trova quindi il suo criterio nella giustizia, senza la quale non vi è pace autentica, e si esprime nella promozione di condizioni eque e dignitose per tutti. Anche la Chiesa cattolica, con le sue comunità e iniziative, desidera contribuire al bene comune dell’Algeria, rafforzando la sua particolare identità di ponte fra Nord e Sud, fra Oriente e Occidente.

Il Mediterraneo, da una parte, e il Sahara, dall’altra, rappresentano infatti crocevia geografici e spirituali di enorme portata. Se ne approfondiamo la storia, senza semplificazioni e ideologie, vi troveremo nascosti immensi tesori di umanità, perché il mare e il deserto sono da millenni luoghi di reciproco arricchimento fra i popoli e le culture. Guai, se ne facciamo cimiteri dove muore anche la speranza! Liberiamo dal male questi immensi bacini di storia e di futuro! Moltiplichiamo le oasi di pace, denunciamo e rimuoviamo le cause della disperazione, combattiamo chi lucra sulla sventura altrui! Sono illeciti guadagni, infatti, quelli di chi specula sulla vita umana, la cui dignità è inviolabile. Uniamo, allora, le nostre forze, le nostre energie spirituali, ogni intelligenza e risorsa che renda la terra e il mare luoghi di vita, di incontro, di meraviglia. La loro maestosa bellezza ci tocchi il cuore; il loro aspetto sconfinato ci interroghi sulla trascendenza. Il Mediterraneo, il Sahara e il cielo immenso che li sovrasta ci sussurrano che la realtà ci supera da tutte le parti, che Dio è veramente grande e che tutto viviamo alla sua misteriosa presenza.

Questo pensiero ha enormi conseguenze sulla realtà. Sono molti oggi a sottovalutarne la portata. A ben vedere, anche la società algerina conosce la tensione fra senso religioso e vita moderna. Qui, come in tutto il mondo, tendono così a manifestarsi dinamiche opposte, di fondamentalismo o di secolarizzazione, per le quali molti perdono il senso autentico di Dio e della dignità di tutte le sue creature. Allora i simboli e le parole religiose possono diventare, da una parte, linguaggi blasfemi di violenza e sopraffazione, dall’altra, segni senza più significato, nel grande mercato di consumi che non saziano.

Queste assurde polarizzazioni, però, non devono spaventarci. Vanno affrontate con intelligenza. Sono il segno che viviamo un tempo straordinario, di grande rinnovamento, nel quale chi tiene libero il cuore e desta la coscienza può attingere dalle grandi tradizioni spirituali e religiose nuove visioni della realtà e motivazioni incrollabili di impegno. Occorre educare al senso critico e alla libertà, all’ascolto e al dialogo, alla fiducia che ci fa riconoscere nel diverso un compagno di viaggio, non una minaccia. Dobbiamo lavorare insieme alla guarigione della memoria e alla riconciliazione fra antichi avversari. È il dono che chiedo per voi, per l’Algeria e per l’intero suo popolo, sul quale invoco abbondanti le benedizioni dell’Altissimo.

Exaudi Staff

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