Papa Leone XIV: “Che i minori e i vulnerabili siano rispettati e valorizzati”
Attività del Santo Padre: 17 e 18 novembre
Il Papa affronta temi che spaziano dai rischi dell’intelligenza artificiale in ambito sanitario al ruolo delle Chiese nella lotta ai cambiamenti climatici, passando per la formazione liturgica e la diplomazia vaticana.
Papa Leone XIV è stato molto attivo nella sfera pubblica negli ultimi giorni, pronunciando discorsi e messaggi che affrontano questioni di profonda importanza sociale, ecclesiale e globale. Dagli allarmi sulla disumanizzazione della gestione sanitaria agli urgenti appelli alla tutela ambientale in occasione della prossima COP30, il Pontefice ha unito riflessioni etiche a esortazioni pratiche, rivolte sia agli specialisti che a intere comunità.
Uno dei suoi messaggi più incisivi è stato pronunciato durante il IX Seminario sull’etica nella gestione sanitaria, tenutosi in Vaticano con professionisti ispanoamericani. Leone XIV ha messo in guardia dal pericolo che l’intelligenza artificiale e certi pregiudizi nella gestione delle risorse possano trasformare i pazienti in semplici “statistiche” o “dati”, manipolati da interessi economici o politici. “Il rischio imminente è che le persone cadano così in una manipolazione perversa che le classificherà in base ai trattamenti di cui hanno bisogno e al loro costo”, ha ammonito, proponendo come antidoto una prospettiva ampia “come quella di Dio”, che dia priorità al bene comune, alla solidarietà e all’interazione umana diretta, senza mai separarla dalla compassione e dal riconoscimento della dignità di ogni paziente.
In ambito liturgico, il Papa ha incontrato i responsabili diocesani del ministero liturgico e ha sottolineato la necessità di una formazione competente nelle parrocchie e nelle diocesi. Ha criticato pratiche come la proclamazione delle letture senza un’adeguata preparazione o celebrazioni prive di profondità biblica, e ha esortato a ravvivare i gruppi liturgici parrocchiali e a promuovere percorsi di iniziazione cristiana che rendano comprensibile il mistero della fede attraverso riti e segni. “La liturgia sia coltivata con cura e spiegata con competenza”, ha riassunto, invocando una creatività pastorale che coinvolga lettori, cantori e fedeli in generale.
Rivolgendosi al personale diplomatico delle nunziature apostoliche durante una messa nella Basilica di San Pietro, Leone XIV li esortò a essere “pellegrini di speranza” in contesti di conflitto e povertà. Invitò loro a resistere all’isolamento, a coltivare radici profonde nella loro identità sacerdotale e a portare luce dove mancano pace e giustizia, ricordando loro le parole di Gesù: “Voi siete il sale della terra e la luce del mondo”.
La protezione dei più vulnerabili è stata al centro del suo messaggio alla Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori. In un workshop sulla costruzione di comunità che salvaguardino la dignità, il Papa ha insistito sul fatto che “la dignità non è qualcosa che si ottiene con il merito o con la forza”, ma un dono divino che precede tutto. Ha chiesto la prevenzione degli abusi di coscienza, di potere e di sessualità nella vita consacrata, promuovendo relazioni sane e comunità in cui “la ferita si trasformi in una scheggia di grazia” attraverso la giustizia e la misericordia.
Infine, in un videomessaggio rivolto alle Chiese del Sud del mondo riunite a Belém, in Brasile, in preparazione alla COP30, Leone XIV ha chiesto un’azione immediata sulla crisi climatica. “Siamo custodi del creato, non rivali per le sue risorse”, ha affermato, osservando che una persona su tre vive in condizioni di estrema vulnerabilità a causa di inondazioni, siccità e caldo estremo. Pur riconoscendo i progressi compiuti dall’Accordo di Parigi, ha lamentato la mancanza di volontà politica e ha concluso con un appello all’unità: “Inviamo insieme un chiaro messaggio globale: le nazioni sono unite in una ferma solidarietà attraverso la cooperazione sul clima”.
Di seguito tutti i discorsi del Santo Padre:
DISCORSO DEL SANTO PADRE LEONE XIV
AI PARTECIPANTI AL
“SEMINARIO DE ETICA EN EL
GERENCIAMIENTO DE EMPRESAS DEL SECTOR SALUD”
Sala Clementina
Lunedì, 17 novembre 2025
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Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. La pace sia con voi!
Grazie mille. Un benvenuto a tutti.
Saluto monsignor Bochatey, direttore di questo Seminario di Etica nella Gestione della Salute, e tutti i partecipanti al suddetto seminario che hanno voluto incontrarsi, sotto l’egida della Pontificia Accademia per la Vita, per dialogare sull’etica nella salute, sull’intelligenza artificiale e sulle innovazioni tecnologiche e digitali.
Tuttavia, avvicinandovi alle tombe degli apostoli Pietro e Paolo nell’ambito di questo anno di Giubileo, il vostro incontro non ha solo un valore formativo, ma diventa anche un pellegrinaggio, nel quale la riflessione sul valore etico delle nostre proposte diviene una bella tappa del cammino che come società e come Chiesa siamo chiamati a percorrere. Oggi la Chiesa vi accoglie come pellegrini di speranza, considerando preziosi i vostri diversi approcci, competenze e propositi, per stabilire un dialogo di vita e di azione nel compito comune della cura del malato.
Sono molti gli aspetti interessanti che emergono dai temi che affronterete, forse troppi per trattarli insieme in questo breve saluto, tuttavia mi permetto di evidenziare un concetto che mi sembra li accomuni. Mi riferisco alla possibilità di un pregiudizio, all’introduzione di una condizione, di una premessa, di una nota che falsifica, tronca, esclude in modo fraudolento la percezione che abbiamo della realtà della società e del malato concreto, creando una situazione di ingiustizia nella gestione delle risorse necessarie alla corretta amministrazione della salute.
Se come individui e come società siamo chiamati a difendere attivamente l’inequivocabile dignità di ogni essere umano, in tutte le tappe e sfaccettature della sua esistenza, purtroppo, ciò non corrisponde sempre alla realtà. Strumenti tanto efficaci come l’intelligenza artificiale possono essere manipolati, addestrati, orientati affinché, per motivi di opportunità o interesse, siano essi economici, politici o di altra indole, si generi tale pregiudizio, a volte impercettibile, nell’informazione, nella gestione e nel modo in cui ci presentiamo o ci avviciniamo all’altro.
Le persone entreranno così in una perversa manipolazione che le classificherà in base ai trattamenti necessari e al loro costo, alla natura delle loro malattie, trasformandole in oggetti, in dati, in statistiche. Il modo per evitarlo penso consista nel cambiare il nostro sguardo, nel percepire il valore del bene con una visione ampia, nel guardare, se mi permettete, come guarda Dio, per non concentrarci sul profitto immediato, ma su ciò che sarà meglio per tutti, sapendo essere pazienti, generosi e solidali, creando legami e costruendo ponti, per lavorare in rete, per ottimizzare le risorse, affinché tutti possano sentirsi protagonisti e beneficiari del lavoro comune.
Al tempo stesso, Dio ci insegna che questa visione ampia non deve mai essere separata dal rapporto umano, dalla carezza, dal riconoscimento della persona concreta, nella sua fragilità e nella sua dignità. È una visione profonda, una visione che giunge al cuore dell’altro e dilata il nostro. Queste due visioni saranno l’antidoto migliore affinché le nostre strutture gestionali non perdano di vista la cosa più importante: il bene che siamo chiamati a custodire. Che il Signore ci aiuti a essere fedeli in questo servizio. Molte grazie.
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L’Osservatore Romano, Edizione Quotidiana, Anno CLXV n. 265, lunedì 17 novembre 2025, p. 7.
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MESSAGGIO DEL SANTO PADRE LEONE XIV
AI PARTECIPANTI ALL’INCONTRO
“COSTRUIRE COMUNITÀ CHE TUTELANO LA DIGNITÀ”
PROMOSSO DALLA PONTIFICIA COMMISSIONE PER LA TUTELA DEI MINORI
[Roma, 17-19 novembre 2025]
______________________
Cari fratelli e sorelle!
Saluto con affetto e gratitudine tutti voi, rappresentanti di diverse conferenze di religiosi e religiose e di numerosi istituti di vita consacrata, apostolica e contemplativa, riuniti per riflettere su un tema che mi sta molto a cuore: come costruire comunità dove la dignità di ogni persona, specialmente dei minori e dei più vulnerabili, sia tutelata e promossa.
La dignità è dono di Dio, che ha creato l’essere umano a propria immagine e somiglianza (cfr Gen 1,26). Non è qualcosa che si ottiene per merito o per forza, né dipende da ciò che possediamo o realizziamo. È un dono che ci precede: nasce dallo sguardo d’amore con cui Dio ci ha voluti, uno per uno, e continua a volerci. In ogni volto umano, anche quando è segnato dalla fatica o dal dolore, c’è il riflesso della bontà del Creatore, una luce che nessuna oscurità può eliminare.
Anche la cura e la tutela dell’uomo verso il suo prossimo sono frutto di uno sguardo che sa riconoscere, di un cuore che sa ascoltare. Nascono dal desiderio di avvicinarsi con rispetto e tenerezza, di condividere i pesi e le speranze dell’altro. È nel farci carico della vita del prossimo che impariamo la libertà vera, quella che non domina ma serve, non possiede ma accompagna.
La vita consacrata, espressione del dono totale di sé a Cristo, è chiamata in modo speciale a essere casa che accoglie e luogo di incontro e di grazia. Chi segue il Signore nella via della castità, della povertà e dell’obbedienza scopre che l’amore autentico nasce dal riconoscimento del proprio limite: dal sapere di essere amati anche nella debolezza, e proprio questo rende capaci di amare gli altri con rispetto, delicatezza e cuore libero.
Apprezzo, pertanto, e incoraggio il vostro proposito di condividere esperienze e percorsi di apprendimento su come prevenire ogni forma di abuso e su come rendere conto, con verità e umiltà, dei cammini di tutela intrapresi. Vi esorto a portare avanti questo impegno affinché le comunità diventino sempre più esempio di fiducia e di dialogo, dove ogni persona sia rispettata, ascoltata e valorizzata. Là dove si vive la giustizia con misericordia, la ferita si trasforma in feritoia di grazia.
Vi invito anche a proseguire la collaborazione con la Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori, che promuove e accompagna con dedizione il cammino di crescita della Chiesa intera nella cultura della tutela.
Vi affido a Cristo, Pastore e Sposo della Chiesa, e a Maria Santissima, Madre di ogni consacrato e consacrata, e invio di cuore a tutti voi la mia benedizione.
Dal Vaticano, 15 novembre 2025
LEONE PP. XIV
VIDEOMESSAGGIO DEL SANTO PADRE LEONE XIV
ALLE CHIESE PARTICOLARI DEL SUD DEL MONDO RIUNITE AL MUSEO AMAZZONICO DI BELÉM
[17 novembre 2025]
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Saluto le Chiese particolari del Sud del Mondo riunite nel Museo Amazzonico di Belém, e mi unisco alla voce profetica dei miei fratelli cardinali che hanno partecipato alla COP30, dicendo al mondo con parole e con gesti che la regione amazzonica continua a essere un simbolo vivente della creazione con un bisogno urgente di cure.
Voi avete preferito la speranza e l’azione alla disperazione, costruendo una comunità globale che lavora insieme. Ciò ha prodotto progressi, ma non abbastanza. La speranza e la determinazione devono essere rinnovate, non solo con le parole e le aspirazioni, ma anche attraverso azioni concrete.
Il creato sta gridando attraverso inondazioni, siccità, tempeste e caldo implacabile. Una persona su tre vive in situazione di grande vulnerabilità a causa di questi cambiamenti climatici. Per loro, il cambiamento climatico non è una minaccia lontana, e ignorare queste persone significa negare la nostra comune umanità. C’è ancora tempo per mantenere l’aumento della temperatura globale al di sotto degli 1,5°C, ma la finestra si sta chiudendo. Come custodi del creato di Dio, siamo chiamati ad agire rapidamente, con fede e profezia, per proteggere il dono che Lui ci ha affidato.
L’Accordo di Parigi ha portato progressi concreti e continua a essere il nostro strumento più forte per proteggere le persone e il pianeta. Ma dobbiamo essere onesti: non è l’Accordo che sta fallendo, ma siamo noi che stiamo fallendo nella nostra risposta. Quel che manca è la volontà politica di alcuni. Vera leadership significa servizio e sostegno in una misura che faccia davvero la differenza. Azioni climatiche più forti creeranno sistemi economici più forti e più equi. Azioni e politiche climatiche più forti sono entrambe un investimento in un mondo più giusto e stabile.
Camminiamo al fianco di scienziati, leader e pastori di ogni nazione e credo. Siamo custodi del creato, non rivali per le sue spoglie. Inviamo insieme un segnale globale chiaro: nazioni che sostengono con incrollabile solidarietà l’Accordo di Parigi e la cooperazione climatica.
Che questo Museo Amazzonico sia ricordato come il luogo in cui l’umanità ha preferito la cooperazione alla divisione e alla negazione.
E che Dio benedica tutti voi nei vostri sforzi per continuare a prendevi cura del creato di Dio. Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
L’Osservatore Romano, Edizione Quotidiana, Anno CLXV n. 265, lunedì 18 novembre 2025, p. 3.
DISCORSO DEL SANTO PADRE LEONE XIV
AI COLLABORATORI DI RUOLO DIPLOMATICO
NELLE RAPPRESENTANZE PONTIFICIE
Sala Clementina
Lunedì, 17 novembre 2025
__________________
Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. La pace sia con voi.
Eminenza, Eccellenze,
cari Sacerdoti!
Esprimo la mia gratitudine al Cardinale Segretario di Stato per le sue cortesi parole, come pure ai Superiori della Segreteria di Stato, in particolare al Segretario per le Rappresentanze Pontificie e a quella che si chiama la Terza Sezione, che con premura ha organizzato queste giornate di fraternità, preghiera e dialogo.
La vostra presenza è motivo per me di speciale letizia, perché per la prima volta vi accolgo tutti insieme. L’occasione è molto significativa: il Giubileo della Speranza. Anche voi, come tanti pellegrini, siete venuti a Roma, presso la Tomba dell’Apostolo Pietro, per confermare la fede e rinnovare i propositi che animano il vostro ministero. Si potrebbe veramente sottolineare che l’abbiamo fatto, l’avete fatto insieme a tutto il popolo di Dio e quanto è importante riconoscere che il vostro servizio è con il popolo di Dio, non separato da loro. E allora venire in pellegrinaggio è veramente una maniera per camminare insieme con tutta la Chiesa. L’Anno Santo è per tutti noi provvidenziale opportunità di riscoprire e approfondire la bellezza della vocazione, cioè della nostra comune chiamata alla santità, che ci impegna ogni giorno a essere testimoni di Cristo, viva speranza per il mondo.
Desidero anzitutto ringraziarvi perché, come ci ricorda l’Apostolo (cfr Fil 3,12), non avete esitato dinanzi alla voce del Maestro, che invita a seguirlo lasciando ogni cosa per portare ai confini della terra la parola redentrice del Vangelo. Quest’appello risuona in maniera davvero speciale per voi, che siete stati scelti per esercitare il ministero sacerdotale nelle Rappresentanze Pontificie: dono e impegno di farsi ovunque presenza della Chiesa tutta e, in particolare, della sollecitudine pastorale del Papa, che la presiede nella carità.
Certo, il vostro peculiare servizio è arduo e richiede perciò un cuore ardente per Dio e aperto per gli uomini; esige studio e perizia, abnegazione e coraggio; cresce nella confidenza in Gesù e nella docilità alla Chiesa che si esprime con l’obbedienza ai Superiori. Nei Paesi dove operate, incontrando diversi popoli e lingue, non dimenticate che la prima testimonianza da dare è quella di sacerdoti innamorati di Cristo e dediti all’edificazione del suo Corpo. Servendo le Comunità ecclesiali, siate riflesso dell’affetto e della vicinanza che il Papa ha per ciascuna, mantenendo un vivo sentire cum Ecclesia. Penso specialmente a quanti di voi si trovano in contesti di difficoltà, conflitto e povertà, dove non mancano momenti di sconforto. Proprio in queste fatiche, ricordate che la Chiesa vi sostiene nella preghiera: pertanto, rinsaldate la vostra identità sacerdotale attingendo forza dai Sacramenti, dalla comunione fraterna e dalla costante docilità allo Spirito Santo.
Coltivando quelle virtù umane che si esprimono in parole e gesti quotidiani, costruite relazioni con tutti, resistendo alla tentazione di isolarvi. Restate invece innestati nel corpo ecclesiale e nella storia dei popoli: sia quello dal quale provenite, sia quelli ai quali siete mandati. Ciascuna Nazione vi offre le proprie tradizioni da conoscere, amare e rispettare, come l’agricoltore rispetta la terra e, coltivandola, ne trae il buon frutto del proprio lavoro. Non siate dunque uomini distaccati, ma appassionati discepoli di Cristo, immergendovi con stile evangelico nei contesti in cui vivete e lavorate. I grandi missionari ci ricordano, infatti, che l’inculturazione non è un atteggiamento folkloristico, perché nasce dal desiderio di dedicarsi alla terra e alle persone che serviamo.
La nuova appartenenza che sperimentate non costituisce un’alternativa ai contesti sociali ed ecclesiali che vi hanno generato. Occorre perciò continuare a nutrire, come possibile, il legame con la propria Chiesa particolare. Quando tale senso di appartenenza viene meno, sopraggiunge la demotivazione: allora diventiamo come alberi senza radici. Se invece non cessa di ricevere la linfa vitale, l’albero può essere anche trapiantato altrove e così portare nuovi frutti.
Nei momenti di difficoltà, che talvolta si sperimentano, ci fa bene confermare la nostra motivazione con le parole, per esempio, di Sant’Agostino: «Pondus meum, amor meus» (Confessiones XIII, 9). Anche il grande profeta Elia, ad un certo punto, ebbe l’impressione che tutta la sua opera fosse stata vana. Il Signore però lo rialzò, indicandogli una meta certa e una strada sicura sulla quale camminare (cfr 1Re 19,1-18). Carissimi, salite anche voi ogni giorno sul vostro Oreb interiore, ovvero nel luogo dove lo Spirito di Dio parla al cuore. In ogni Rappresentanza Pontificia c’è una cappella, vero centro della vostra casa, dove quotidianamente, insieme al Nunzio Apostolico, alle religiose e ai collaboratori celebrate l’Eucaristia, innalzando al Signore la preghiera della lode e della supplica. La luce del Tabernacolo dissipi ombre e inquietudini, rischiarando il cammino che state percorrendo. Si avvera così la parola del Signore Gesù: voi siete il sale della terra e la luce del mondo (cfr Mt 5,13-14). Custodendo questo miracolo della grazia, siate pellegrini di speranza soprattutto là dove ai popoli mancano giustizia e pace.
Auspico che questi giorni vissuti in fraternità e preghiera possano rinvigorire la vostra vita spirituale e aiutarvi a proseguire con fervore la missione che la Chiesa vi ha affidato. Portate il mio saluto ai Capi-missione con i quali cooperate e che ho avuto modo di incontrare nel giugno scorso, e anche ai vostri familiari. Vi affido tutti alla custodia dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, per intercessione della Beata Vergine Maria, Mater Ecclesiae, e vi imparto di cuore la Benedizione Apostolica. Grazie.
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DISCORSO DEL SANTO PADRE LEONE XIV
AI PARTECIPANTI AL CORSO PER INCARICATI DIOCESANI
DI PASTORALE LITURGICA
PROMOSSO DAL PONTIFICIO ISTITUTO LITURGICO SANT’ANSELMO
Lunedì, 17 novembre 2025
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Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
La pace sia con voi!
Buongiorno e benvenuti a tutti!
Saluto l’Abate Primate, il Rettore dell’Ateneo S. Anselmo, il Preside del Pontificio Istituto Liturgico, i professori e tutti i partecipanti al Corso di aggiornamento per gli incaricati diocesani di pastorale liturgica. Sono lieto di accogliervi all’inizio del vostro itinerario di approfondimento.
La proposta formativa a cui partecipate corrisponde alla duplice missione del Pontificio Istituto Liturgico. Come auspicava il Santo Padre Benedetto XVI, esso prosegue con slancio il suo servizio alla Chiesa, nella piena fedeltà alla tradizione liturgica e alla riforma voluta dal Concilio Vaticano II, secondo le linee maestre della Sacrosanctum Concilium e dei pronunciamenti del Magistero (cfr Discorso ai partecipanti al convegno promosso dal Pontificio Ateneo S. Anselmo, 6 maggio 2011). Dall’altra parte, iniziative come questa danno attuazione ai compiti formativi enunciati nella Costituzione apostolica Veritatis gaudium, come quello di formare ministri e fedeli per prepararli al loro servizio nella pastorale e nella liturgia.
Mi sembra che anche al vostro Istituto sia rivolto il caloroso invito di Papa Francesco, che nella Lettera apostolica Desiderio desideravi raccomandava: «È necessario trovare i canali per una formazione come studio della liturgia: a partire dal movimento liturgico molto in tal senso è stato fatto, con contributi preziosi di molti studiosi e istituzioni accademiche. Occorre tuttavia diffondere queste conoscenze al di fuori dell’ambito accademico, in modo accessibile, perché ogni fedele cresca in una conoscenza del senso teologico della liturgia […] come pure dello sviluppo del celebrare cristiano» (n. 35).
In effetti, nelle diocesi e nelle parrocchie c’è bisogno di tale formazione ed è importante, laddove non vi siano, iniziare percorsi biblici e liturgici. Il Pontificio Istituto Liturgico potrebbe qualificarli, per aiutare le Chiese particolari e le comunità parrocchiali a lasciarsi formare dalla Parola di Dio, spiegando i testi del Lezionario feriale e festivo, e anche per proseguire una iniziazione cristiana e liturgica che aiuti i fedeli a comprendere, per mezzo dei riti, delle preghiere e dei segni sensibili, il mistero di fede che si celebra (cfr Cost. Sacrosanctum Concilium, 48).
A proposito della formazione biblica unita a quella liturgica, raccomando alla cura dei direttori degli uffici di pastorale liturgica la particolare attenzione verso coloro che proclamano la Parola di Dio. Assicurate una preparazione approfondita dei lettori istituiti e di quanti leggono le Scritture in modo stabile nelle celebrazioni. Le competenze bibliche di base, una dizione chiara, la capacità di cantare il salmo responsoriale, come pure di comporre le preghiere dei fedeli per la comunità sono aspetti importanti che attuano la riforma liturgica e fanno crescere il cammino del Popolo di Dio.
Sappiamo bene che la formazione liturgica è uno dei temi principali di tutto il percorso conciliare e post-conciliare. Si sono compiuti tanti passi in avanti, ma c’è ancora molta strada da percorrere. Non ci stanchiamo: riprendiamo con slancio le buone iniziative suscitate dalla riforma e al tempo stesso ricerchiamo nuove vie e nuovi metodi.
L’ufficio per la pastorale liturgica è responsabile in ogni diocesi della formazione liturgica permanente del clero e dei fedeli, della preparazione ai ministeri, della cura dei gruppi liturgici parrocchiali, dei ministranti, dei lettori, dei cantori. Si tratta di favorire una fruttuosa partecipazione del Popolo di Dio, come pure una liturgia decorosa, attenta alle diverse sensibilità e sobria nella sua solennità.
Tra gli aspetti legati al vostro servizio di direttori, desidero richiamare la promozione della Liturgia delle Ore, la cura per la pietà popolare, l’attenzione alla dimensione celebrativa nella costruzione delle nuove chiese e nell’adeguamento di quelle già esistenti. Sono temi che affronterete durante il Corso e con cui vi cimentate ogni giorno.
In molte parrocchie, poi, sono anche presenti i gruppi liturgici, che devono lavorare in sinergia con la commissione diocesana. L’esperienza di un gruppo, anche piccolo ma ben motivato, che si occupa della preparazione della liturgia è espressione di una comunità che cura le sue celebrazioni, le prepara, le vive in pienezza, in accordo con il parroco. In questo modo si evita di delegare a lui tutto e di lasciare solo a pochi la responsabilità del canto, della proclamazione della Parola, dell’ornamento della chiesa. Col tempo, purtroppo, alcuni di questi gruppi si sono assottigliati fino a sparire, quasi avessero smarrito la loro identità; occorre allora impegnarsi perché questo ambito della vita della Chiesa torni a essere attraente, capace di coinvolgere persone competenti o almeno inclini a questo tipo di servizio.
Come direttori incaricati dei Vescovi, potreste proporre ai confratelli parroci percorsi di formazione per avviare o consolidare in parrocchia i gruppi liturgici, formandone i membri e offrendo suggerimenti per la loro attività. I laboratori del Corso vi aiuteranno in tal senso a trovare e sperimentare forme opportune, che potrete introdurre nelle Chiese particolari. La vostra creatività pastorale saprà poi trovare le forme più idonee.
Carissimi, mentre iniziate questo percorso formativo, vi auguro che la tappa a Roma, nell’Anno giubilare, oltre ad offrirvi strumenti di approfondimento, rinvigorisca le vostre energie spirituali, così che tornando alle Chiese locali possiate proseguire con rinnovato slancio l’azione pastorale a servizio della liturgia. È questo il mio augurio, mentre di cuore vi benedico. Grazie.
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